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I Carabinieri del mare
In un Paese come il nostro, proteso fra tre grandi mari e dotato
di una fascia litoranea estesa per migliaia di chilometri, sin
quasi al 1960 si presentava arduo per l'Arma il compito
istituzionale della vigilanza costiera, affidato di massima ai
servizi da terra e sussidiato da qualche rara ed ansimante lancia a
motore. Nel 1957 la grande svolta. Di fronte al dilagare di una
criminalità sempre più organizzata e che ormai operava con mezzi
adeguati anche sui mari e sulle acque interne, il Ministero
Difesa-Marina autorizzò la fornitura all'Arma di sei
motoimbarcazioni da mt. 14 (larghezza m. 3,30, dislocamento massimo
12 tonn., velocità 16 nodi, 4 uomini di equipaggio) e di 12
motoscafi (lunghezza m. 6, larghezza m. 1,75, velocità 13 nodi e 3
uomini di equipaggio).Era anche il momento in cui cominciava a
manifestarsi in Italia il turismo di massa, per cui apparve
provvidenziale dotare i Carabinieri di mezzi nautici che
consentissero ai militari dell'Arma di svolgere anche sul mare
quell'opera di sorveglianza e di soccorso che costituisce da sempre
l'altro polo della sua funzione istituzionale.L'11 novembre 1969 il
Comando Generale istituì nella propria sede il "Servizio Navale",
complesso degli organi direttivi, di comando ed esecutivi composto
da un ufficiale superiore del Genio Navale e da un ufficiale
superiore dei Carabinieri per i compiti addestrativi, logistici e
di consulenza nel servizio d'istituto. Il centro motorio
dell'attività dei natanti venne fissato - e lo è tuttora - nella
Sala Operativa del Comando Generale, che la coordina e la controlla
attraverso i comandi territoriali, sino a quelli di Gruppo.L'Arma,
si sa, opera un continuo rinnovamento dalle proprie radici,
aderendo costantemente alle mutate esigenze dei tempi. Le sono,
perciò, bastati tre decenni per poter coprire l'intera fascia
costiera della penisola e delle maggiori superfici lacustri con
unità dai modernissimi requisiti nautici, dotate di perfetti
strumenti di collegamento radio, munite di radar e di ecoscandagli.
Tali unità si classificano in motovedette di altura, con impiego
continuativo nell'arco dell'anno, e in motovedette costiere, che
possono essere utilizzate anche solo stagionalmente. I natanti di
altura comprendono le classi 700, 600, S 500 e N 500, tutte con
caratteristiche diverse in funzione degli impieghi cui sono
destinati; quelli costieri appartengono alle classi 500 e 400.
Speciali sono le caratteristiche dei mezzi in servizio a Venezia
(classi 350, 300, 220 e 200), ai quali si aggiungono la classe 100
ad idrogetto e la motovedetta CC 120 per il trasporto di militari.I
compiti ordinari dei mezzi navali dell'Arma consistono
principalmente nell'attività di pattugliamento, al fine di
prevenire e reprimere ogni violazione delle norme relative alla
navigazione, alla nautica da diporto ed allo sci nautico, alla
pesca, all'inquinamento delle acque litoranee ed interne. I mezzi
nautici dell'Arma assicurano, inoltre, la vigilanza sulle
attrezzature portuali e sugli scafi, i servizi di scorta e di
ordine pubblico, l'appoggio e l'assistenza ai Carabinieri
subacquei, il soccorso in occasione di sinistri (come nel caso
dell'aliscafo incendiatosi in navigazione verso le isole Eolie), il
concorso nelle operazioni di polizia di frontiera e nella
repressione del contrabbando.I compiti "eventuali" concernono le
traduzioni, l'appoggio dal mare ai rastrellamenti effettuati sulla
terraferma, i collegamenti con i comandi dell'Arma dislocati nelle
isole in caso d'interruzione dei servizi civili di linea, il
trasporto rapido di militari per motivi urgenti di servizio,
l'intervento disposto dalle centrali operative dell'Arma per
circostanze particolari e di emergenza. |