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I Carabinieri subacquei
Li chiamano anche "angeli neri" questi Carabinieri che da
trent'anni s'immergono con la loro muta scura nelle profondità
marine e lacuali, nelle acque dei fiumi o delle caverne, là dove
c'è qualcuno o qualcosa da salvare o da cercare, qualcuno o
qualcosa da riportare in superficie per porre fine ad un dramma o
per fare luce di verità.La preziosa attività di ricerca svolta nel
dopoguerra dai palombari sui fondi portuali, spesso anche di
sussidio alle indagini di polizia giudiziaria dell'Arma, la
progressiva trasformazione dei pesanti scafandri nelle agili
attrezzature dell'uomo-rana, diedero l'ispirazione per la creazione
dei Carabinieri Subacquei, la cui esigenza d'impiego si manifestava
nelle operazioni di ricerca e recupero di corpi di reato, cadaveri,
armi ed altro casualmente o espressamente occultato nelle acque,
come pure negli interventi di soccorso in occasione di
alluvioni.Genova e Napoli, i cui porti dopo le vicende della guerra
avevano dovuto fare più largo ricorso ai palombari ed erano perciò
centri di addestramento subacqueo, furono le sedi prescelte
nell'estate del 1953 per iniziare i Carabinieri alla nuova
specialità ed in ciascuna di esse venne costituito un "Nucleo,
Carabinieri Subacquei". Il rilevante rendimento fornito dai due
reparti, sempre sottolineato con ampio rilievo dalla stampa, portò
nel 1964 ad una ristrutturazione del servizio. Al nucleo di Genova
fu assegnata la funzione di Centro addestrativo dei Carabinieri
subacquei, che vennero ripartiti tra le motovedette dell'Arma in
servizio presso le Legioni di Genova, Udine, Livorno, Napoli, Bari,
Palermo e Messina, in modo da assicurare un tempestivo intervento
in tutto il territorio nazionale. Un anno più tardi il "Centro"
venne articolato nella "Sezione Corsi", in quella "Operativa" e in
quella "Fotografica", mentre i nuclei vennero dislocati a Livorno,
Trieste, Roma, Napoli, Taranto, Palermo, Messina. L'istituzione del
Servizio Navale dell'Arma, avvenuta l'11 novembre 1969, accrebbe la
consistenza ed 9 numero dei nuclei Carabinieri subacquei, ora
integrati dalle "Unità subacquee" imbarcate sui mezzi navali
d'altura e formate da militari a specializzazione trivalente
(subacquei-nocchieri-motoristi).Nella storia degli "Angeli neri" si
contano già a migliaia gli interventi clamorosi, ma ce n'è uno che
tutti idealizza ed esprime, quello del Carabiniere Pietro Pirisi,
che nel lontano luglio 1963 s'immerse nelle acque gelide ed infide
di un fiume per recuperare la salma di un soldato annegato,
perdendo a sua volta la vita tra i vortici della corrente. Una
prima prova di professionalità e di altruismo i Carabinieri
subacquei avevano dato nel 1959, con le estenuanti immersioni
occasionate dal crollo della diga del Frejus. Sopravvennero, poi,
l'intervento nell'alluvione di Firenze nel 1966, il salvataggio
della motonave Lalla e dell'equipaggio del mercantile inglese
London Valour, la spossante localizzazione sul fondo del Lago
Maggiore del sommergibile tascabile Squalo Tigre, richiesta nel
luglio 1965 agli uomini-rana dei Carabinieri dal municipio svizzero
di Locarno dopo sei mesi di infruttuose ricerche. Va ancora
ricordato il recupero delle salme dell'aereo militare Hercules
C/130, inabissatosi a Livorno nel novembre 1971 con 52 persone tra
equipaggio e paracadutisti della Brigata Folgore, come non va
sottaciuta la partecipazione determinante a numerosi ritrovamenti
archeologici di grande valore e tra questi i famosi Bronzi di
Riace, riportati alla luce dai Carabinieri subacquei. Tante altre
citazioni non farebbero che ribadire uno stato di servizio divenuto
già tradizione e che un grande quotidiano ha sintetizzato con
questo titolo "Anche sott'acqua non si spegne la fiamma della
Benemerita". |