|
In questi giorni sono stati rimpatriati, da personale del
Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, due
importantissimi reperti archeologici appartenenti al patrimonio
culturale italiano. I due beni sono stati individuati a seguito di
accertamenti effettuati sulla Banca Dati delle opere d'arte da
ricercare e recuperati negli Stati Uniti d'America a seguito di
indagini svolte in diretta collaborazione con l'Immigration and
Customs Enforcement (ICE), autorità doganale USA, a cui sono stati
forniti tutti gli elementi comprovanti la illecita provenienza
dall'Italia e la legittima appartenenza all'eredità culturale
italiana.
Il primo reperto è un affresco, eseguito in secondo stile
pompeiano, databile al I secolo d.C., raffigurante una "ministra
sacrificante", delle dimensioni di cm 80 x 60. L'opera era parte di
una serie di sei affreschi ritrovati in una villa romana, portata
alla luce nel comune di Boscoreale (NA), alle pendici del Vesuvio.
I reperti, ritrovati in ottimo stato di conservazione,
probabilmente per l'opera di copertura della lava, nel lontano 1957
vennero depositati nei magazzini dell'area archeologica degli scavi
di Pompei. Soltanto nel 1997 fu formalmente denunciato l'ammanco di
uno degli affreschi, probabilmente rubato molti anni prima ed
esportato illegalmente. Tale affresco è stato poi individuato
presso la casa d'aste Christie's di New York in attesa di essere
venduto.
Il secondo è un cratere corinzio a colonnette, scavato
illegalmente in Italia e le cui foto polaroid, scattate
presumibilmente all'atto del ritrovamento e dopo il restauro, sono
state poi trovate presso il porto Franco di Ginevra tra la
documentazione sequestrata al noto trafficante Giacomo Medici.
Questo reperto, scomparso per diverso tempo, era stato
commercializzato in Giappone e comprato da un noto museo nipponico
del settore, che lo aveva rimesso in vendita nel dicembre 2008 sul
mercato di New York, sempre presso la casa d'aste Christie's.
Entrambi i reperti sono stati sequestrati da funzionari dell'ICE
di quella città, su richiesta dei militari del Reparto Operativo
TPC e successivamente confiscati dalle autorità statunitensi che li
hanno restituiti, a titolo definitivo, al patrimonio culturale
dello Stato Italiano. |