|
|
Comunicati Stampa
Varese - Stroncato un sodalizio
criminale dedito all'usura e alle estorsioni
Comando Provinciale di
Varese
02/09/2010 Ore 12:45
Un'indagine iniziata nel maggio del 2010 condotta dal
Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Varese
si è conclusa con l'esecuzione di 5 Ordinanze di Custodia Cautelare
in Carcere nei confronti di appartenenti ad un sodalizio criminale
dedito all'usura, alle estorsioni e al riciclaggio, che operava
ormai da anni principalmente nelle province di Varese e Milano. Per
il capo dell'organizzazione è scattata anche l'accusa di "illecita
attività di intermediazione finanziaria", avendo lo stesso
esercitato abusivamente l'attività di concessione di finanziamenti.
L'attività di indagine, coordinata dal Sostituto Procuratore della
Repubblica di Varese, trae origine da una notizia acquisita dai
militari inerente le vicissitudini di una vittima di usura che era
stata costretta a trovare rifugio lontano dalla propria abitazione
per difendersi dalle intimidazioni degli "strozzini". Le indagini
hanno consentito poi di individuare la rete di estorsori che
approfittava del forte potere intimidatorio esercitato dalla figura
del capo dell'organizzazione, un soggetto di origine catanese noto
per i suoi precedenti penali che lo hanno visto coinvolto in alcune
tra le attività investigative di maggior rilievo degli anni scorsi,
specie in materia di spaccio di sostanze stupefacenti.
Il capo dell'organizzazione trattava direttamente e personalmente
con le vittime dell'usura, le quali si rivolgevano a lui con
estrema deferenza e rispetto; al "boss" si affiancava una rete di
"intermediari" che agivano solo su specifica delega, gestendo di
volta in volta le vittime che venivano loro assegnate
nominativamente, ad esempio quando il capo trascorreva periodi di
vacanza presso la sua abitazione di Lido delle Nazioni in provincia
di Ferrara. A loro il compito di occuparsi delle operazioni di
ricossione. Gli incontri avvenivano presso "uffici volanti", ma
veniva preferita l'area all'esterno di un bar di Busto Arsizio
(VA). Il sodalizio individuava le vittime prevalentemente tra
piccoli imprenditori - talvolta a rischio di fallimento - e in
nuclei familiari in gravi difficoltà economiche. A questi, dopo
aver beneficiato di prestiti (da 4.000 a 60.000 euro), applicavano
tassi che superavano il 20% mensile ed il 200% annuo.
Complessivamente è stato verificato un volume d'affari pari ad
oltre 500.000 euro. Oltre 30 sono le vittime dei reati accertate.
In diverse occasioni i debitori, in preda alla disperazione, sono
stati costretti a far contrarre ai propri familiari ulteriori
debiti, oppure si sono dovuti rivolgere ad amici e parenti per
ottenere denaro in prestito. Le richieste di denaro avevano una
accelerazione verso la fine di ogni mese, quando le "scadenze
contrattuali" prevedevano il rientro degli interessi e/o dei
capitali.
Il sistema adottato dalla banda era quello tipico del "cappio
usuraio": spesso i debiti venivano "prorogati" mediante il
versamento dei soli interessi mensili, con l'effetto collaterale di
prolungare "l'agonia" finanziaria della vittima, fino a portarla
alla cessione dell'attività. Il sodalizio proponeva anche metodi di
pagamento alternativi: sono infatti al vaglio degli investigatori
le compravendite di alcuni immobili di proprietà delle vittime siti
in rinomate località turistiche sia di mare che di montagna -
localizzati nelle province di Varese, Milano, Novara e Catania -
sulle quali grava il sospetto che possano essere state cedute a
saldo del debito tramite operazioni fittizie. In altri casi i
debitori sono stati costretti a prestazioni lavorative gratuite
presso alcune imprese edili riconducibili - direttamente o tramite
prestanome - all'organizzazione, alle quali talvolta è stata
altresì garantita la fornitura gratuita di materiale edile vario. E
proprio nel settore dell'edilizia avveniva il riciclaggio del
denaro, sia attraverso imprese direttamente riconducibili ai membri
dell'organizzazione che attraverso false fatturazioni emesse
tramite imprese compiacenti.
Alcuni soggetti, in corrispondenza delle scadenze, hanno anche
cercato di sottrarsi all'azione assillante del "boss" e dei suoi
"soci", non rispondendo più alle chiamate. Ma il capo
dell'organizzazione è sempre stato comunque in grado di
raggiungerli, per "ricordare" le condizioni da rispettare,
aumentando così lo stato di totale sudditanza delle vittime.
L'attività di riscossione era affidata principalmente ad un
soggetto particolarmente vicino al "boss" (che lo definiva
"nipote"), che entrava in scena dopo che lo stesso capo, attraverso
minacce più o meno velate, costringeva le vittime a restituire il
prestito usuraio. L'estrema spregiudicatezza del sodalizio è
dimostrata dalle numerose risultanze investigative acquisite che
hanno consentito di verificare -in varie circostanze - la volontà
di alcuni di dare luogo anche ad azioni minatorie eclatanti, come
ad esempio incendiare le attività delle vittime morose. In alcuni
casi è stato lo stesso "boss" a fermare l'irruenza di qualche suo
correo, convinto di poter risolvere la situazione con un suo
diretto intervento, salvo poi rendersi in prima persona
protagonista di episodi di violenza: in una circostanza infatti ha
colpito violentemente al volto un usurato in forte ritardo con i
pagamenti, causandogli la rottura del setto nasale e la perdita di
un dente.
Non sono mancati neanche episodi di cinico scherno a danno delle
vittime: emblematiche sono alcune intercettazioni che riportano i
commenti sulle condizioni di un soggetto che si aggirava a bordo di
una bicicletta alla disperata ricerca di denaro da consegnare agli
"strozzini". Lo stato di soggezione era tale che alcune delle
persone offese, per timore di più gravi ritorsioni, non hanno
collaborato rischiando di rispondere anche per il reato di
favoreggiamento. Negli ultimi due anni l'azione di contrasto
all'usura e alle estorsioni è stata una priorità strategica del
Comando Provinciale di Varese. Numerose sono state le operazioni
contro questi reati, che hanno visto complessivamente l'arresto di
179 soggetti e la denuncia per altri 96
indagati. |
|
|
|