|
Secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la
violenza domestica è un fenomeno molto diffuso che riguarda ogni
forma di abuso psicologico, fisico, sessuale e le varie forme di
comportamenti coercitivi esercitati per controllare emotivamente
una persona che fa parte del nucleo familiare. Può portare gravi
conseguenze nella vita psichica delle donne, degli uomini e dei
bambini che la subiscono perché può far sviluppare problemi
psicologici come sindromi depressive, problemi somatici come
tachicardia, sintomi di ansia, tensione, sensi di colpa e vergogna,
bassa autostima, disturbo post-traumatico da stress e molti altri.
Le condizioni di chi subisce la violenza sono tanto più gravi
quanto più la violenza si protrae nel tempo, o quanto più esiste un
legame consanguineo tra l'aggressore e la vittima. Dal punto di
vista fisico le violenze domestiche possono generare gravi danni
permanenti e portare difficoltà del sonno o nella respirazione. Le
conseguenze della violenza domestica protratta nel tempo lasciano
segni anche sul piano relazionale perché le vittime che la
subiscono spesso perdono il lavoro, la casa, gli amici e le risorse
economiche di sostentamento.
Il fenomeno della violenza domestica risulta essere diffuso in
tutti i paesi e in tutte le fasce sociali; gli aggressori
appartengono a tutte le classi e a tutti i ceti economici, senza
distinzione di età, razza, etnia. Le vittime sono uomini, donne e
bambini che spesso non denunciano il fatto per paura o
vergogna.
RIFLESSIONI SUI DATI ISTAT
In una indagine ISTAT (2006) condotta su un campione di 25.000
donne tra i 16 e i 70 anni sono emersi dati allarmanti. Sono più di
6 milioni le donne dai 16 ai 70 anni che hanno subito abusi fisici
o sessuali nell'arco della loro vita. Sono 2 milioni le
donne che hanno subito violenza domestica dal partner
attuale o da un ex partner, mentre 5 milioni di donne hanno subito
violenza fuori dalle mura domestiche. Gli autori delle violenze
sono sconosciuti (15,3%), o persone conosciute superficialmente
(6,3%), a volte apparentemente insospettabili come amici (3%),
colleghi di lavoro (2,6%), parenti (2,1%), partner (7,2%) o ex
partner (17,4%).
In realtà non è possibile sapere il numero esatto delle donne
che hanno subito queste terribili esperienze, perché questi dati
sono relativi soltanto al numero esiguo di donne che hanno
denunciato il fatto alle autorità. Si è stimato che oltre
il 90% delle vittime non denuncia il
fatto; precisamente si è stimato che le donne che hanno
subito una violenza da un "non partner" senza denunciare il fatto
sono state il 96%, mentre il 93% è la percentuale di donne che non
ha denunciato la violenza subita da parte del partner.
Un rapporto EURES-ANSA del 2005 ha portato alla luce un'altra
grave conseguenza della violenza domestica; si è scoperto che un
omicidio su 4 in Italia avviene in famiglia, tra le mura
domestiche: il 70% delle vittime sono donne e in 8 casi su 10
l'autore è un uomo.
IMPARARE A RICONOSCERE L'ABUSANTE…
Per difendersi da situazioni di abuso domestico è necessario
prima di tutto imparare a riconoscere i comportamenti
tipici dell'abusante. Occorre sapere che dalle ricerche
condotte sulla problematica è emerso che, al contrario del pensiero
comune, la violenza domestica non èsempre legata a patologie o al
consumo cronico di sostanze alcoliche e di stupefacenti. I dati ci
confermano che fra i casi sottoposti ad indagine solo il 10% degli
abusanti era affetto da disturbi patologici e abusava normalmente
di sostanze tossiche.
Chi commette ripetutamente azioni violente fra le mura
domestiche di solito ha un unico obiettivo:
desidera porre la sua vittima in uno stato di "sudditanza" perché
vuole sentirsi potente e perché esercitare azioni di comando e di
controllo su un membro della famiglia lo fa sentire appagato e
sicuro di sé. I suoi comportamenti hanno sempre come unico scopo
quello di controllare tutto il vissuto del partner per rafforzare
il suo personale sentimento di potere; per raggiungere questo
obiettivo sente che deve eliminare tutto ciò che potrà ostacolare
il rafforzamento di questo senso di sicurezza. Di solito gli
abusanti sono soggetti estremamente insicuri nella vita sociale,
non hanno grandi possibilità di sfogo e relazioni sociali
appaganti. Trovano più facile colpire gli appartenenti al nucleo
familiare, soprattutto se i membri della famiglia hanno bisogno di
loro per il sostentamento. Per fuggire dalla responsabilità delle
proprie azioni, l'abusante tenta con qualunque mezzo di
favorire l'oblio e il segreto perché vuole
impedire che si creino attorno alla vittima relazioni sociali
rassicuranti.
Nelle storie raccontate dalle vittime di violenza domestica, si
apprende che la vittima nel tempo impara a "sopportare" eventi
orribili, iniziando così a soffrire di problemi psichici che la
spingono alla chiusura e ad una riduzione drastica della sua
personale autostima ossia ad avere un atteggiamento eccessivamente
critico verso se stessa e a sentirsi costantemente insoddisfatta
delle proprie qualità.
Uscire da questo problema è possibile. Prima di
tutto la vittima deve rendersi conto che quello che sta accadendo
fra le mura domestiche è un reato. Per arrivare a questa
consapevolezza deve osservare e analizzare quello che le accade
attorno, imparare ad essere obiettiva e giudicante nei confronti di
chi sta abusando.
Analizzando le esperienze attraverso i racconti di chi ha
vissuto questo dramma è emerso che chi abusa:
- controlla i movimenti, i progetti e le attività della vittima
generando isolamento sociale. La vittima così
prende le distanze dal mondo, diventa più introversa e inizia a non
amare più il contatto con gli altri;
- per generare la paura spesso distrugge cose e
oggetti ai quali la vittima tiene particolarmente e se ci sono
animali in casa prenderà di mira anche loro;
- in situazioni sociali, come nei locali pubblici o in ambienti
all'aperto frequentati da altre persone, l'abusante cerca in tutti
i modi di umiliare pubblicamente la vittima. Una
delle frasi che gli viene facile pronunciare in tali ambiti e che è
stata spesso riferita dalle vittime è "Sei un/a pazzo/a". Questa
espressione, proprio per la forza che contiene, aumenta
psicologicamente la percezione di debolezza della vittima e la pone
immediatamente in una condizione di passività;
- spesso accompagna alle violenze fisiche minacce
verbali, parole che hanno un forte senso dispregiativo
finalizzate a far sentire la vittima "invisibile" e che portano a
ridurre l'autostima. Frasi tipiche possono essere: "Sei una
stupido/a", oppure "Non capisci niente", "Non sei intelligente"
oppure "Non fai mai niente che possa andare bene!";
- teme l'autonomia della vittima. Di fronte ai
comportamenti che manifestano il desiderio di autonomia del/la
partner, ricorre a stratagemmi psicologici finalizzati ad annullare
le sue volontà. Se la vittima lavora e gode di una certa autonomia
cerca in tutti i modi di ostacolare la sua serenità nei rapporti di
lavoro. La vittima può così sviluppare atteggiamenti negativi verso
i colleghi di lavoro, sentirsi in difficoltà di fronte alle nuove
attività, ha problemi di concentrazione. Venendo meno il supporto
familiare, lavora in continua tensione e con senso di
oppressione;
- rinforza nella vittima comportamenti servili
ripetendole che lui/lei è la persona che comanda nel nucleo e che
per questo deve essere sempre rispettato/a;
- l'abusante usa i figli per raggiungere i suoi
scopi minacciando di portarli via qualora la vittima
manifestasse la volontà di lasciare la casa;
- se durante una lite la vittima rimane ferita e tenta di mettere
l'abusante di fronte all'evidenza delle violenze inflitte egli
tende a negare i fatti di violenza;
- di fronte ai tentativi della vittima di voler parlare con altri
dei fatti che accadono fra le mura domestiche l'aggressore le dice
che sta esagerando e minimizza l'accaduto affermando che "si
trattava solo di una banale lite" e che "simili liti sono normali
in ogni rapporto di coppia".
…E POI…
In caso di violenza domestica è importante rompere
l'isolamento e trovare il coraggio di parlare con qualcuno
di ciò che avviene fra le mura domestiche. Ci si deve rivolgere
alle Forze dell'Ordine oppure si può individuare una persona vicina
con la quale si ha confidenza.
Nella fase critica è importante individuare
testimoni, se ci sono dei referti in casa vanno portati
dove ci si reca per sporgere denuncia.
LA LEGGE TUTELA DALLE FORME DI
VIOLENZA
La violenza fisica e psicologica può essere legata a forme di
reato descritte da molti articoli del Codice Penale. Alcuni vengono
riportati di seguito:
- art. 570 - Violazione degli obblighi di assistenza
familiare;
- art. 571 - Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina;
- art. 572 - Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli;
- art. 575 - Omicidio;
- art. 580 - Istigazione o aiuto al suicidio;
- art. 581 - Percosse;
- art. 582 - Lesione personale;
- art. 583 bis -Pratiche di mutilazione degli organi genitali
femminili;
- art. 594 - Ingiuria;
- art. 595 - Diffamazione;
- art. 605 - Sequestro di persona;
- art. 609 bis -Violenza sessuale;
- art. 609 octies -Violenza sessuale di gruppo;
- art. 610 - Violenza privata;
- art. 612 - Minaccia;
- art. 612 bis - Atti persecutori (stalking);
- art. 616 - Violazione, sottrazione e soppressione di
corrispondenza;
- art. 617 - Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di
comunicazioni o conversazioni telegrafiche
o telefoniche;
- art. 617 bis -Installazione di apparecchiature atte ad
intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni
telegrafiche o telefoniche;
- art. 660 - Molestia o disturbo alle
persone.
|