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Ministero della Difesa

Violenza e abuso: chi, come, quando, perché

La violenza può essere definita come "qualsiasi coazione fisica o morale esercitata da un soggetto su un altro al fine di indurlo a subire o a compiere atti che non avrebbe altrimenti liberamente consentito o commesso".

Questa definizione generale comprende non solo la violenza fisica, ma anche quella psicologica che lede la personalità della vittima e ne compromette il diritto ad esprimere il proprio consenso autonomo e consapevole. In questi termini un atto di violenza si può concretizzare anche in una non-azione, cioè in una condotta puramente omissiva.

Un concetto correlato è quello di abuso che si sostanzia in una "qualunque situazione, attiva od omissiva, volontaria o involontaria che comporti la compressione illegittima dei fondamentali diritti collegati alla vita ed espressione della dignità di ogni individuo".

Questa definizione integra il concetto di violenza nel suo significato più ampio. Tuttavia il concetto di abuso è stato spesso utilizzato in riferimento alla sua connotazione sessuale rivolto a soggetti minori. In questa ottica, una definizione che mette in luce la condizione della vittima, impossibilitata a scegliere o a comprendere correttamente quello che sta accadendo, parla di "coinvolgimento di soggetti immaturi e dipendenti in attività sessuali, soggetti a cui manca la consapevolezza delle proprie azioni nonché la possibilità di scegliere. Rientrano nell'abuso anche le attività sessuali realizzate in violazione dei tabù sociali sui ruoli familiari pur con l'accettazione del minore".

L'abuso sessuale intrafamiliare produce danni più gravi rispetto a quello esercitato all'esterno e può dare origine a problematiche psicologiche anche ad insorgenza tardiva e di difficile risoluzione spontanea, soprattutto se sono presenti le seguenti caratteristiche:

  • un legame intenso con la persona che effettua l'abuso;
  • una lunga durata dell'abuso;
  • il mancato riconoscimento dell'abuso da parte dell'ambiente familiare;
  • l'incapacità di parlare dell'accaduto da parte della vittima;
  • la condizione in età evolutiva dell'abusato.

Le statistiche indicano che le categorie maggiormente a rischio sono costituite dai minori e dalle donne che per motivi socio-culturali possono trovarsi più frequentemente in condizioni di minore tutela.

Spesso veniamo a conoscenza di situazioni familiari multiproblematiche, dovute ad emarginazione sociale, nelle quali gli episodi di violenza sono all'ordine del giorno. Occorre, comunque, sfatare il mito di una violenza domestica circoscritta esclusivamente a realtà sociali degradate. Le statistiche hanno evidenziato che si tratta di un fenomeno trasversale che comprende e interessa tutte le classi sociali e le condizioni economiche.

Dedichiamo questo spazio all'osservazione di questo preoccupante fenomeno per fornire suggerimenti e consigli utili per prevenirlo o comunque affrontarlo con le misure di tutela più adeguate.


Maltrattamento e abuso sessuale sui minori

La violenza, di cui i bambini e le bambine sono vittime, è un fenomeno complesso e trasversale alle condizioni sociali ed economiche delle famiglie.

La letteratura specialistica concorda nel suddividere la violenza sui minori nelle seguenti categorie concettuali: Un uomo si avvicina ad una bambina con atteggiamento violento. [d]

  • maltrattamento fisico e/o psicologico;
  • abuso sessuale come coinvolgimento in pratiche sessuali intrafamiliari oppure in atti di violenza da parte di estranei che possono concretizzarsi in qualunque forma di abuso compresa la prostituzione e lo sfruttamento di minori finalizzato alla produzione di materiale pornografico;
  • patologie delle cure quali incuria e sindrome di Munchausen per procura (situazione in cui i genitori sottopongono ad una serie di accertamenti, esami e interventi inutili i loro figli, in assenza di disturbi e sintomi clinici, procurandogli gravi danni o addirittura uccidendoli);
  • abbandono così come individuato dall'art. 591 del c. p.

In particolare, se si prende in considerazione l'autore del reato, l'abuso sessuale sui minori è riconducibile alle seguenti categorie:

  • intrafamiliare, cioè attuato da membri della famiglia nucleare (come genitori e fratelli) oppure da componenti della famiglia allargata (come nonno, zii, cugini, etc.) o anche da amici di famiglia;
  • extrafamiliare, perpetrato da persone conosciute dal minore all'esterno della cerchia di conoscenza o amicizia familiare;
  • istituzionale in cui il minore è coinvolto in atti sessuali da parte di persone a cui è stato affidato per ragioni di cura, custodia, educazione, istruzione, etc;
  • di strada cioè da parte di persone sconosciute;
  • a fini di lucro, cioè commesso da singoli o da gruppi criminali organizzati per lo sviluppo di attività illecite quali sfruttamento della prostituzione, produzione di materiale pornografico, etc.;
  • da parte di gruppi organizzati (sette, gruppi di pedofili, etc.) esterni al nucleo familiare.

La violenza sessuale, che si verifica tra le mura domestiche, costituisce la modalità più frequente e ricorrente. E' di solito perpetrata dai padri e dalle madri sui figli, maschi e femmine, ma possono essere coinvolti anche altri parenti. Questa forma di violenza è la meno denunciata e, comunque, nei casi segnalati, l'accertamento della verità e delle responsabilità è reso difficoltoso dai tentativi di manipolazione dei fatti.

Il bambino, quando è vittima di maltrattamenti, mostra spesso una sintomatologia composita, aspecifica, che, pur non essendo un segno certo di abuso ai suoi danni, può certamente rappresentare un segnale d'allarme per la famiglia.

Gli studiosi del settore forniscono una serie di indicatori caratteristici del bambino vittima di violenza:

  • riduzione dell'autostima;
  • difficoltà ad amare o a dipendere dagli altri;
  • comportamenti aggressivi o distruttivi;
  • comportamenti di ritiro e paura di intraprendere nuove relazioni o attività;
  • fallimenti scolastici o cadute nel rendimento;
  • abuso di droga o alcool.

Più in particolare, il bambino sessualmente abusato può mostrare, oltre ai segni sopra elencati:

  • interesse inusuale verso questioni sessuali;
  • disturbi del sonno, incubi, terrore notturno, enuresi (pipì a letto);
  • ansia, depressione e comportamenti di isolamento;
  • comportamenti seduttivi nei confronti degli adulti;
  • sentimenti relativi al proprio corpo vissuto come sporco o danneggiato;
  • contenuti sessuali o aspetti dell'abuso rappresentati in giochi, disegni o fantasie;
  • condotte delinquenziali e fughe;
  • comportamenti suicidari.

Parliamo di... pedofilia

La pedofilia è un caso particolare di abuso sessuale perpetrato a danno di minori che si concretizza in fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti che comportano attività sessuale con uno o più bambini prepuberi. Si parla di pedofilia in presenza dei seguenti parametri distintivi: [d]

  • Un pedofilo riprende con la telecamera un bambino.la vittima è un minore di 13 anni, sostanzialmente in età prepubere;
  • il soggetto attivo deve avere almeno 16 anni e deve essere di minimo 5 anni più grande rispetto al soggetto passivo. Tuttavia per i soggetti tardo-adolescenti affetti da pedofilia, la clinica non precisa una chiara differenza di età ma preferisce ricorrere alla valutazione del caso;
  • il comportamento pedofilo, per essere qualificato come tale, deve avere una durata di almeno 6 mesi e produrre una seria compromissione dell'area sociale e lavorativa dell'agente.


Le modalità di approccio si diversificano secondo il tipo di rapporto che il pedofilo intrattiene con il bambino e quindi in base alla possibilità di accessibilità allo stesso. Il denominatore comune è costituito dai comportamenti, anche di minaccia verbali e non verbali, del soggetto attivo che vincolano la vittima al mantenimento del segreto.

Consigli

  • Raccomandate ai bambini di non dare confidenza agli sconosciuti e dite loro che qualsiasi forma di approccio sessuale con gli adulti è sempre sbagliato.
  • Raccomandate loro di rifiutare qualsiasi richiesta da parte di adulti che li metta in imbarazzo o li spaventi. Invitateli a rivelare immediatamente qualsiasi episodio sospetto ad una persona adulta di cui si fidano.
  • State attenti a quelle persone che mostrano particolare interesse e curiosità nei confronti dei bambini: le persone con comportamento pedofilo si mostrano sempre particolarmente gentili e garbate.
  • Mostrate particolare attenzione ad improvvisi cambiamenti emozionali e comportamentali come chiusura affettiva, silenzio, ritiro sociale, rifiuto di relazionarsi con altre persone, perdita di spontaneità, difficoltà nel gioco, etc.. Imparate a leggere anche quei segnali di malessere che i bambini non riescono a manifestare direttamente.
  • Se un bambino vi dovesse rivelare che ha subito un abuso mostrate un ascolto attento di quanto è accaduto senza manifestare reazioni eccessive di allarme che potrebbero ulteriormente ferirlo o spaventarlo. Non forzatelo a rievocare i particolari e non fatelo sentire "in colpa". Rivolgetevi al più presto ad un numero di Pronto Intervento delle Forze di Polizia (112, 113, 117).

Forme di violenza sulle donne

La violenza contro la donna può essere sintetizzata in ogni azione che comporta o potrebbe comportare danno fisico e/o psicologico compresa la minaccia di tali azioni, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà nella vita privata e/o pubblica.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha suggerito di distinguere tre diverse forme di violenza perpetrata a danno delle donne:

  • violenza interpersonale, comprende quelle forme di sopruso che si consumano nei rapporti interpersonali quotidiani della vittima, sia all'interno delle mura domestiche sia in ambito extrafamiliare, spesso con finalità di sfruttamento sessuale;
  • violenza organizzata, si concretizza in tutte le forme di violenza compiute all'insegna di motivazioni politiche, sociali ed economiche, rivolte spesso contro uno specifico gruppo etnico;
  • violenza auto-inflitta, generata dalla umiliazione subita. Molte vittime tendono ad isolarsi volontariamente a seguito degli abusi subiti o a procurarsi ulteriori violenze, fino ad arrivare a veri e propri tentativi di suicidio, quasi per autopunirsi perché si sentono in colpa a motivo dei soprusi subiti.

La violenza domestica è quella più frequente ed è costituita da ogni forma di abuso, che si manifesta attraverso il sopruso fisico, sessuale e psicologico. La maggior parte delle violenze sessuali è opera del partner. Si tratta di un fenomeno diffuso, benché ancora sommerso e sottodimensionato. Gli studi mostrano che la maggior parte degli episodi di violenza è posta in essere da uomini, esenti da particolari problemi dovuti ad alcool, droghe e disturbi psichici. Nei casi in cui questi elementi sono presenti, pur non essendo l'unica causa della condotta violenta, possono far precipitare la situazione.

All'interno della coppia, il clima di violenza genera un circolo vizioso che si autoalimenta e genera conseguenze sempre più gravi. Si instaura in modo graduale, attraverso litigi che, inizialmente banali, col tempo diventano più frequenti e intensi, fino a quando la situazione precipita ed esplode l'aggressività. Quasi sempre, ai maltrattamenti seguono periodi di "luna di miele", in cui il partner si dimostra particolarmente affettuoso e disponibile, che, però, non durano a lungo. Così il "ciclo della violenza" ricomincia di nuovo.


Saper leggere un messaggio

Saper interpretare la richiesta di aiuto di una donna vuol dire imparare a leggere un messaggio diretto o indiretto che la donna desidera inviare, sperando che venga colto da chi le sta vicino.
Occorre essere molto attenti e cauti per non creare allarmi inutili, scambiando magari un banale litigio per una situazione potenzialmente pericolosa. Bisogna considerare, inoltre, che il reato di violenza si configura solo ed esclusivamente quando vi sia querela da parte della vittima, quindi anche una eventuale segnalazione va fatta nel rispetto della volontà altrui.

Consigli

Il "ciclo della violenza" conduce al progressivo isolamento della donna maltrattata che pensa di vivere una anomala situazione di disagio, di cui si sente addirittura responsabile.
Un breve vademecum, può fornire dei suggerimenti utili:

  • non confidare sui cambiamenti di carattere e di comportamento promessi da un partner violento e non lasciarti influenzare negativamente dalle sue offese e dalle sue minacce;
  • non provare sensi di colpa per i figli, ricordati che è meglio vivere in una famiglia monoparentale, con un genitore equilibrato, piuttosto che con una coppia di genitori in conflitto;
  • se sei ferita e hai dei lividi vai al Pronto Soccorso di un ospedale e dichiara la verità. Pretendi un certificato medico veritiero, anche se il medico ti fa presente che potrebbe esserci un procedimento penale nei confronti di tuo marito;
  • chiama un numero di pronto intervento (112, 113 o 117), appena possibile;
  • rivolgiti ad un centro di orientamento sui diritti della donna, che può darti consulenze legali, bancarie e psicologiche gratuite.