|
Le norme che in Italia
prevedono il divieto di fumo risalgono al 1934, anno di
pubblicazione del Regio Decreto n. 2316 che proibiva sia ai
minori di anni 16 di fumare in luogo pubblico - pena la sanzione
amministrativa di 4000 lire! - sia la vendita di tabacco a persone
di quella stessa età.
La situazione è rimasta invariata
fino al 1975, quando con la legge n. 584, per la prima volta
lo Stato intese tutelare la salute dei cittadini dal fumo
cosiddetto "passivo", proibendo ai fumatori di consumare il
"rituale" della sigaretta in alcuni ambienti.
Nel 1995, il Governo è ritornato sul
divieto di fumo con una direttiva del Presidente del Consiglio dei
Ministri che ha focalizzato l'attenzione sulle Amministrazioni
Pubbliche, interpretando in maniera estensiva lo stesso divieto già
imposto dalla legge.
Una rivisitazione del problema si è
avuta ancora da parte del Governo nel 2001 grazie ad una maggiore
presa di coscienza da parte dell'opinione pubblica sui problemi
causati dalla nicotina.
E recentemente il Decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2003, in
attuazione dell'art. 51, comma 2 della legge 16 gennaio 2003,
n.3, ha ridefinito "i requisiti tecnici dei locali per
fumatori", cui i gestori degli esercizi di ristorazione, bar e
ristoranti, devono adeguarsi entro il 10 gennaio 2005 (Art. 19 D.L.
9 novembre 2004, n. 266), fermo restando il divieto di fumare nei
locali chiusi ad eccezione di quelli privati non aperti ad utenti o
al pubblico e quelli riservati (e quindi adeguati) riservati ai
fumatori e come tali contrassegnati.
Numerosi studi scientifici hanno
evidenziato gli effetti nocivi, generati direttamente o
indirettamente da questo... passatempo.
Gli effetti nocivi
Il fumo contiene sostanze
irritanti e dannose per l'apparato respiratorio come il monossido
di carbonio, il catrame, la nicotina e metalli come il cadmio.
Dalla combustione del tabacco e della carta che lo avvolge si
sviluppa un fumo contenente 4000 sostanze diverse delle
quali 40 considerate cancerogene.
La nicotina è la sostanza che
determina l'assuefazione e che fa del fumo una delle
tossicodipendenze più pericolose. Essa determina degli effetti
diretti sul sistema nervoso instaurando il fenomeno della
dipendenza, fisica e psicologica, che si trasforma in una
vera crisi di astinenza nel momento in cui si decide di smettere di
fumare.
[d]
Il  fumo non nuoce solo
al fumatore ma anche a tutti coloro che sono costretti a
respirarlo: il cosiddetto fumo passivo riguarda i familiari,
specialmente i bambini, gli amici e i colleghi di lavoro, insomma
tutte quelle persone che vivono a stretto contatto con il fumatore.
Le sostanze contenute nel fumo di un ambiente, producono dei danni
a breve termine, come per es. l'arrossamento della congiuntiva
degli occhi e il fastidio alle mucose del naso, e a lungo termine
aumentando il rischio di contrarre patologie cardiache, asmatiche e
respiratorie, per non parlare dell'aumento del pericolo di cancro
ai polmoni. Quindi le leggi fatte per regolare il fumo nei locali
pubblici, imponendo dei precisi divieti, rappresentano certamente
una buona regola di civiltà perché evitano di imporre il fumo a chi
non lo gradisce.
Bisogna capire quali siano i
reali danni del fumo per poter decidere di smettere. Recenti
indagini affermano che muoiono per fumo più persone di quanto ne
muoiano ogni anno per incidenti stradali, eroina, AIDS, omicidi e
suicidi.
Sono allarmanti le previsioni
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sull'aumento del
numero di morti per patologie cardiache, polmonari e tumorali
determinate dal tabagismo che si avranno nei prossimi anni se non
si modificherà il tasso di assunzione di questa sostanza
considerata, a tutti gli effetti, una droga.
Il fumatore in genere conosce i
rischi connessi al fumo, ma tende a rimuoverli ed evita di
pensarci, essendo condizionato dai modelli di comportamento
veicolati dalla pubblicità, dai personaggi famosi che
tranquillamente fumano in pubblico e talvolta dai medici stessi,
dall'ambiente in cui lavora, dai
mass-media. |