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Il mobbing di per sé non è una patologia. Si tratta di una
grave e perdurante distorsione delle relazioni interpersonali che
diventa fonte di intense sofferenze psichiche e spesso di
alterazioni permanenti dell'umore e della personalità. Le
conseguenze sulla salute sono così gravi perché il lavoro
rappresenta una parte molto importante nella vita di ogni
lavoratore dato che contribuisce in misura significativa a
definirne il ruolo sociale, la considerazione della famiglia e
della collettività e la stima di sé.
Il mobbing induce una grave ed assai particolare forma di stress
perché porta la vittima verso una condizione di "pressione
continua", presente anche nei momenti della giornata che dovrebbero
essere di recupero energetico, come le ore di sonno in cui il
mobbizzato stenta a dormire, ripensa, rielabora, rivive le angosce
sorte sul posto di lavoro che appaiono ingigantite nella notte ed
immagina il giorno che verrà come un vero e proprio tormento.
A tutti questi effetti distruttivi vanno aggiunti altri elementi,
tra cui:
- il c.d. "doppio mobbing", consistente negli
effetti negativi che si ripercuotono nei rapporti familiari del
mobbizzato. La crisi psicologica in atto spesso minaccia
l'integrità familiare ed il soggetto passivo viene a trovarsi, in
casi estremi, privo della comprensione dei propri cari se non,
addirittura, in una condizione di isolamento all'interno del
proprio nucleo;
- il calo di produttività nell'attività
lavorativa, i costi aziendali delle assenze per malattia e quelli
prospettici in caso di prepensionamento.
Esistono diverse classificazioni del fenomeno e in base alla
finalità, più o meno esplicita, si
riconoscono i seguenti tipi di mobbing.
Strategico: quando corrisponde ad un
preciso disegno di esclusione di un lavoratore da parte della
stessa Amministrazione e/o del management aziendale.
Emozionale o
relazionale: se deriva da un'alterazione
delle relazioni interpersonali (esaltazione ed esasperazione dei
comuni sentimenti di ciascun individuo di rivalità, gelosia,
antipatia, diffidenza, etc.).
Senza intenzionalità dichiarata: nel caso
in cui non ci sia da parte dei vertici organizzativi una precisa
volontà strategica di eliminare o condizionare negativamente un
preciso lavoratore, ma esiste una nicchia di conflitto che esorbita
dalla dimensione normale del conflitto interpersonale sul luogo di
lavoro. |