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No a sacchetti trasparenti nel "porta a porta" e a
controlli indiscriminati. No alle telecamere per controllare lo
smaltimento dei rifiuti.
Il Garante ha rilevato che la
raccolta differenziata dei rifiuti prevista da specifiche norme,
risponde ad un importante interesse pubblico. Ma non ha ritenuto
proporzionato l'obbligo imposto da alcuni enti locali ad utilizzare
sacchetti trasparenti per la raccolta "porta a porta", perché
chiunque si trovi a transitare sul pianerottolo o nell'area
antistante l'abitazione può visionare agevolmente il contenuto.
Sproporzionata anche la misura che obbliga ad applicare al
sacchetto targhette adesive in cui sia riportato a vista nominativo
ed indirizzo della persona cui si riferiscono i rifiuti, in
particolare se lasciati in strada.
Invasiva è stata ritenuta anche la pratica d'ispezioni
generalizzate dei sacchetti. Gli organi addetti ai controlli
possono procedere ad ispezioni selettive solo nei casi in cui
abbiamo ragione di ritenere che i rifiuti siano stati lasciati
senza osservare le norme in materia di raccolta differenziata e il
cittadino non sia identificabile in altro modo.
Inoltre, non è lecito utilizzare sistemi di videosorveglianza solo
per accertare eventuali violazioni amministrative derivanti dal
mancato rispetto delle disposizioni su modalità e orari di deposito
dei sacchetti dei rifiuti dentro gli appositi contenitori.
E' lecito, invece, l'utilizzo di codici a barre, microchip o Rfid
che consentono di delimitare l'identificabilità della persona solo
nel caso in cui sia accertata la violazione delle norme sulla
raccolta differenziata. In questo modo gli operatori che verificano
l'omogeneità del contenuto del sacchetto (carta, vetro, plastica)
non vengono a conoscenza dell'identità della persona, che rimane
riservata fino alla decodifica dei codice a barre o del microchip
da parte dei soggetti che applicano la
sanzione. |