Ad iniziativa danese, fu
formata nel 1996 una Brigata di Pronto Intervento delle
Nazioni Unite (Shirbrig, Standby Forces High Readiness
Brigade), considerata l'insufficienza del Sistema di
Predisposizioni delle Forze Onu in Attesa (United Nations
Standby Arrangements System, Unsas): un accordo di cornice,
non vincolante, stipulato tra le Nazioni Unite e la
maggioranza degli Stati membri. Scopo dell'Unsas era infatti
quello di rendere disponibili, in modo già precostituito,
degli elementi per operazioni di peace-keeping che trovano la
loro legittimazione nel Capitolo VI dello Statuto delle
Nazioni Unite.
L'idea danese era di costituire una Forza di Pronto Intervento,
sempre operativa: una Grande Unità di Reazione Rapida a livello di
Brigata, composta da Reggimenti o Battaglioni e Compagnie
nazionali, predesignate con uno Stato Maggiore multinazionale, nel
quale gli incarichi più importanti vengono conferiti a tutti gli
Stati partecipanti con un sistema di turnazione. Quando è operativa
su un territorio, la Brigata dipende dal Rappresentante Speciale
del Segretario Generale delle Nazioni Unite, indicato per la
relativa missione. Lo Stato Maggiore di questa Brigata è permanente
e dipende da un Comitato di Direzione (Steering Committee) che deve
prendere le sue decisioni all'unanimità. Il Comitato ha sede a
Copenhagen.
Nel 1999 anche l'Italia ha deciso di far parte della Shirbrig,
insieme a molti altri Paesi della Nato e non, nel quadro di una
giusta rappresentatività della propria presenza e di un inserimento
della componente dei Carabinieri nella Polizia Militare della
Brigata. Le Forze Armate italiane stanno dando un valido contributo
alla formazione di questa Brigata, e per quanto riguarda l'Arma dei
Carabinieri di grande rilievo, e con un ruolo primario, è la
partecipazione all'attività propositiva e concettuale delle Polizie
Militari internazionali. Alle unità di Polizia Militare inserite
nella Shirbrig devono essere devoluti compiti specializzati nel
campo delle investigazioni, della sicurezza, del controllo del
traffico, degli attraversamenti di confine.
Nel novembre del 1999 le nazioni partecipanti hanno raggiunto
importanti accordi-quadro per quello che riguarda appunto la
Compagnia di Polizia Militare, anche se non sono stati ancora
superati tutti i punti di divergenza concettuale. Sinteticamente, e
ricordando che quanto indicato può essere soggetto a ulteriori
modifiche sul piano ordinativo e operativo, è stato deciso, in
varie riunioni del Comitato Direzionale della Brigata Rapida, con
un apporto propositivo e concettuale rilevante dato dagli ufficiali
rappresentanti dell'Arma, che: il Comandante della Compagnia di
Polizia Militare ha anche le funzioni di Provost Marshal della
Brigata; la Compagnia ha competenza sull'intera Area di
Responsabilità (Aor, Area of Responsability) della Brigata; il
Comandante esercita la propria giurisdizione su tutto il personale
militare implicato, anche se appartenente a diverse nazioni, sul
personale civile Onu, e sulla popolazione locale eventualmente
coinvolta, con riguardo a gravi reati o incidenti stradali; egli s
volge le funzioni primarie di polizia militare per quei contingenti
che non abbiano previsto al loro interno le unità di Polizia
Militare; può trarre in arresto personale appartenente alla
Brigata, consegnandolo nelle 24 ore al contingente nazionale di
appartenenza.
L'Arma, che in questa programmazione ha senza dubbio un ruolo di
rilievo relativamente alla definizione dei compiti e delle modalità
operative, partecipa con un Plotone quale componente della
Compagnia di Polizia Militare della Shirbrig. In quanto tale è
stata segnalata dallo Stato Maggiore della Difesa italiano alle
Nazioni Unite per l'inserimento nel Sistema di Predisposizioni
delle Forze Onu in Attesa (il succitato Unsas): un altro contributo
della professionalità italiana alla ricerca della stabilità e della
pace a livello internazionale.
Per meglio
partecipare alle missioni multinazionali, razionalizzare e
ottimizzare gli interventi e la loro preparazione, l'Arma dei
Carabinieri ha previsto la costituzione di una Brigata mobile su 3
Reggimenti, dei quali uno di paracadutisti, addestrati e
strutturati per le particolari necessità che si richiedono nelle
missioni "fuori area", con un Centro Nazionale di
Addestramento.
L'Arma sta anche elaborando a livello europeo l'idea della
costituzione di Unità integrate di Polizia, a schieramento rapido,
flessibili e interagenti con la componente militare, autonome dal
punto di vista logistico, che si ispirano alle esperienze già fatte
con le Msu (Multinational Specialized Units, Unità Multinazionali
Specializzate). In tale ambito essa concreta la sua partecipazione,
dando la possibilità di una Unità di nuova concezione. Prevede di
impiegare una media di 800 uomini, dei quali 200 a schieramento
rapido, che possono agire individualmente, sia come esperti
integrati nelle strutture che li richiedono, sia come componenti
inseriti nelle Unità multinazionali di Polizia.
L'importanza di questa formazione è quella di essere concepita in
modo da favorire l'inserimento di contributi di altri Stati, e di
avere altresì delle strutture di comando, anch'esse modulabili
secondo la necessità (attualmente conosciute con il nome tecnico di
"comandi framework") e la partecipazione di Forze Armate di altri
Paesi partecipanti alla missione. Allo stesso tempo ha al suo
interno elementi altamente qualificati e specializzati in settori
particolari dei compiti istituzionali di polizia, tra i quali ad
esempio investigazioni scientifiche, salvaguardia della salute
pubblica e dell'ambiente, tutela del patrimonio artistico,
antifalsificazione monetaria, analisi informatica e reati
connessi.
Nel quadro generale della cooperazione europea, al di là dei
dettagli dottrinari e tecnici, quel che è soprattutto importante
sottolineare di quanto si prepara per i prossimi anni è che l'Arma
dei Carabinieri ormai è una delle protagoniste della elaborazione
concettuale, oltre che operativa, dei nuovi assetti della
integrazione europea per quello che riguarda Unità Specializzate di
Polizia per interventi in aree destabilizzate, quando così previsto
dalle organizzazioni mondiali. Si tratta dell'applicazione pratica
delle esperienze di quasi duecento anni di presenza sul territorio
nazionale e di proiezione internazionale, iniziata quasi
centocinquant'anni fa in Crimea. L'Arma rivela anche una dinamicità
di evoluzione e una elasticità di contributi che la rende moderna e
professionalmente in continua trasformazione, dando all'Italia la
possibilità di essere ancora una volta al centro di importanti
mutamenti epocali, con originali contributi di pensiero e di
azione. |