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III >
Dal 1998
Dal 1998. Un contributo
importante: la Msu.
Su richiesta della Nato, l'Arma
progetta concettualmente e operativamente una nuova Unità
Specializzata Multinazionale. La prima applicazione in Bosnia.
L'Arma ne assume il Comando.
Nel 1998, con la formazione
della Msu (Multinational Specialized
Unit, Unità Multinazionale Specializzata), una
importante svolta viene attuata nei presupposti concettuali
della formazione e dell'impiego di Forze di Polizia
multinazionali. L'Arma dei Carabinieri è stata l'ispiratrice e
la protagonista concreta del sostanziale mutamento nella
caratterizzazione e nelle modalità operative di quelle
Polizie. La Msu ha costituito, e costituisce ancora, un
elemento di assoluta novità nel quadro delle operazioni a
supporto della pace: è una unità con compiti sicuramente
complessi e articolati, una commistione di incombenze di forza
militare e di polizia civile in un territorio con etnie
diverse, soprattutto sostanzialmente armate, che solo Forze di
Polizia a ordinamento militare sono professionalmente
preparate ad affrontare. Ad imporla fu il clima socio-politico
che si era creato in Bosnia.
Nonostante la prolungata presenza di truppe straniere e organi di
Polizia multinazionale, la situazione in Bosnia-Erzegovina diveniva
sempre più instabile, anche a causa di una criminalità organizzata,
dalle complesse ramificazioni, finanziariamente molto forte, che in
qualche modo influenzava le vicende politiche del territorio e
inquinava profondamente il tessuto economico e sociale della
popolazione.
La Polizia locale bosniaca, etnicamente composta e orientata, era
quella che, ai termini del General Framework
Agreement for Peace (Gfap, Accordo Quadro Generale per la
Pace) del 1995, aveva la responsabilità di controllare il rispetto
della legalità. Però, per la corruzione largamente diffusa, per la
tolleranza delle autorità politiche che istituzionalmente ne
esercitavano il controllo, per pregiudizi etnici, per lo scarso
livello di addestramento, equipaggiamento e organizzazione, era
assolutamente incapace di mantenere l'ordine pubblico e di far
osservare le leggi. La Stabilization Force
(Sfor, Forza di Stabilizzazione) e la International
Police Task Force (Iptf, Forza Speciale di Polizia
Internazionale) non riuscivano ad assolvere totalmente al proprio
difficile mandato.
Vi era un vuoto di competenze, con riflessi sul livello operativo,
derivante dai diversi compiti istituzionali di Sfor e di Iptf;
vuoto che impediva di preparare efficacemente in Bosnia le premesse
ad una stabilità necessaria per i Balcani e per l'Europa stessa: la
Sfor, come Forza militare, non era addestrata per gestire
situazioni civili di crisi e la Iptf non aveva alcun compito
operativo, in quanto doveva solamente monitorare e istruire la
Polizia locale, agendo disarmata. La situazione contingente
lasciava spazio a chi non desiderava il ritorno della piena
legalità, per fomentare disordini e perpetuare condizioni di facile
sviluppo delle attività criminali e di illeciti guadagni.
Soprattutto, non si riusciva a passare alla fase cosiddetta del
processo di "autoalimentazione" della pace.
Presa coscienza della situazione, e allo scopo di migliorare la
presenza multinazionale in Bosnia, in una riunione del 20 febbraio
1998 i sedici Ministri degli Affari Esteri della Nato decidevano di
creare una unità di pubblica sicurezza per i casi di emergenza: una
Forza di Polizia professionale, a ordinamento militare,
particolarmente addestrata per operare in situazioni civili di
grande instabilità. Veniva così autorizzata la costituzione di una
Msu, formazione a livello di reggimento, da porre alle dirette
dipendenze del Comandante delle Operazioni della Follow on Force
(Fof, lett.: Forza successiva) in Bosnia-Erzegovina: quella Forza
ridotta e con alcune differenze di mandato che avrebbe dovuto
sostituire quanto prima la Sfor, nel tentativo di stabilizzare
l'area con sempre più finalizzate forme di intervento militare
multinazionale, nell'ambito dell'Operazione Joint
Forge.
 In realtà la Sfor fu
sostituita dalla Fof, che però mantenne il nome di Sfor:
continuò e continua ad essere presente in Bosnia, dando il suo
supporto alla realizzazione di quanto concordato nel Gfap, per
gli aspetti civili dell'applicazione dell'Accordo. Il mandato
della Forza è stato esteso e sono state grandemente potenziate
le sue capacità relative al mantenimento dell'ordine pubblico,
proprio con la costituzione della Msu, che in un primo momento
progettuale venne chiamata Police Civil
Response Force (Pcrf, Forza di Polizia Civile di
Intervento). La Msu doveva dare il suo contribuito a Sfor,
fornendo una professionalità militare specializzata nel campo
della sicurezza pubblica.
Nell'ambito delle Polizie Civili multinazionali, questa Forza di
Polizia multinazionale sarebbe stata caratterizzata da tre novità
importanti: la prima, una mobilità e una duttilità di impiego
notevolissima per la sua costituzione di nuova progettazione e le
sue modalità operative; la seconda: avrebbe avuto anche poteri
ufficiali di investigazione, in un quadro chiaro di fonti
giuridiche, di campi d'applicazione, di limiti e procedure. Per
contrastare gli elementi dissonanti nel contesto serbo-bosniaco,
mantenere l'ordine pubblico, assicurare una progressiva stabilità e
il relativo ritorno alla legalità, erano e sono indispensabili la
raccolta e la valutazione delle informazioni, le indagini sulle
attività criminali, le investigazioni e le operazioni speciali. È
anche necessario ricostruire il tessuto umano della società,
stimolando il rientro dei profughi e garantendo una condizione di
sicurezza per lo svolgimento di libere elezioni, così da favorire
l'insediamento di un Governo locale. Un'attività infomativa
chiaramente delineata e correttamente usata è uno strumento di
lavoro prezioso per il mantenimento di una stabilità sociale. La
terza novità fu che, conseguentemente alle sue caratteristiche di
impiego, questa Forza avrebbe avuto un addestramento antisommossa e
un equipaggiamento adeguato, per intervenire nelle situazioni di
crisi a connotato civile.
Già alla fine del 1997 l'Arma, per le sue caratteristiche
istituzionali e per la generale stima goduta a livello
internazionale, consolidata in un gran numero di brillanti
operazioni all'estero, fu coinvolta in prima istanza dagli Alti
Comandi della Nato nella progettazione della nuova Forza, di cui
era in realtà l'ispiratrice. Non si trattò più solamente di
partecipare a formazioni con compiti e caratteristiche già decise
altrove. L'Italia, e quindi l'Arma, quale sua espressione
professionalmente indicata per tale compito, partecipava alla
costruzione concettuale, ordinativa e alla organizzazione operativa
di una speciale Forza di Polizia internazionale di assoluta nuova
concezione. Un Reparto di carabinieri ne doveva formare
l'"ossatura" centrale, di 300-400 unità.
Anche altre nazioni avrebbero contribuito al contingente, ma la
nazione leader sarebbe stata l'Italia. L'Arma doveva fornire il
Comandante della Forza, con il grado di colonnello, con dipendenza
di impiego dal Comandante delle Operazioni della nuova Sfor,
prevista anch'essa sulle tre Divisioni, già esistenti, sotto il
comando di Stati Uniti (Divisione Multinazionale Nord), Gran
Bretagna (Divisione Multinazionale Sud-Ovest) e Francia (Divisione
Multinazionale Sud-Est), che ne costituivano il dispositivo
militare. Doveva fornire altresì il Capo di Stato Maggiore
dell'Unità e organizzare la struttura portante della stessa, oltre
che la struttura centrale.
Ai Carabinieri venne chiesto anche di provvedere all'addestramento
individuale e di reparto delle unità straniere, appartenenti o non
alla Nato, che avessero contribuito alla Forza. Dovevano garantire
quasi integralmente la motorizzazione, le trasmissioni,
l'equipaggiamento e il vestiario, l'armamento antisommossa,
l'assistenza sanitaria, il servizio di amministrazione e tutta la
restante eventuale logistica, prevista e necessaria. Il Comando
dell'Unità Specializzata sarebbe stato inserito nella catena di
Comando e di Controllo determinata dalla Nato per la Sfor. Un
compito complesso, con responsabilità connesse "a tutto azimut".
Per l'Italia un ruolo di protagonista di grande prestigio,
esercitato dall'Arma, leading nation di
questa Unità di nuova concezione e formazione, con la sicurezza
della conoscenza e dell'esperienza.
 Il 20 gennaio 1998 presso il
Comando Generale fu attivata una Cellula di Pianificazione per
studiare concettualmente la struttura ordinativa e operativa
della nuova Unità e dare inizio a tutte le attività
organizzative e esecutive necessarie alla costituzione del
Reparto da impiegare, con particolare riguardo anche
all'addestramento pre-missione del contingente inviato.
Contemporaneamente a questa febbrile attività a Roma, un
ufficiale dell'Arma prendeva parte ai lavori della Cellula di
Pianificazione multinazionale istituita in Belgio, in ambito
Nato, presso il Quartier Generale Supremo delle Potenze
Alleate in Europa ( Shape, Supreme Headquarters
of the Allied Powers in Europe): una presenza
indispensabile per un diretto apporto professionale
conoscitivo e il necessario coordinamento con gli Uffici del
Comando Generale nella delicata fase preparatoria.
In sede di costituzione della Msu è stato rilevantissimo lo sforzo
prodotto dal Comando Generale, oltre che per la parte concettuale e
organizzativa, anche per il necessario coordinamento con le altre
nazioni partecipanti, per preparare i Memorandum d'Intesa
( Memorandum of Understanding, Mou) e gli
accordi tecnici necessari per le forniture di supporto logistico in
territorio italiano e presso la base logistica di Butmir (un
piccolo sobborgo a pochi chilometri da Sarajevo), tra i Ministeri
della Difesa italiano e di ciascuna nazione partecipante
all'Unità.
Il lavoro di studio, minuzioso e profondamente innovativo, degli
Uffici del Comando Generale, incluso quello delle due Cellule, in
collaborazione stretta con gli Organi internazionali e nazionali
preposti alla costituzione della Forza di Polizia di nuova
concezione, portarono rapidamente a concreti e soddisfacenti
risultati. La Msu fu modellata come una Unità con connotati
spiccatamente operativi e con una componente logistica ridotta
all'essenziale; una Unità con una struttura agile che ne garantisse
una rapida mobilità e un altrettanto rapido impiego; una Unità che
doveva essere sganciata dagli schemi tradizionali della
organizzazione convenzionale delle Forze terrestri: una novità
assoluta, si sottolinea ancora una volta, nel panorama delle
Polizie multinazionali fino allora attivate.
In meno di due mesi la struttura ordinativa era stata delineata: in
Italia la Msu prendeva corpo e sostanza il 27 febbraio 1998. In
quella data fu costituito il Reparto Carabinieri Msu, con sede a
Gorizia, presso il 13° Battaglione Carabinieri "Friuli-Venezia
Giulia". Ai primi di marzo del 1998 erano state definite, così come
i suoi compiti, le linee essenziali della nuova Forza che prese,
come detto, il nome definitivo di Multinational
Specialized Unit, Unità Specializzata Multinazionale. Può
essere interessante conoscere i termini esatti della missione che
il Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa ha affidato
alla Msu in Bosnia:
«...La Msu contribuirà a fornire a Sfor una capacità militare
specificatamente indirizzata nel campo della sicurezza pubblica. In
questo senso fornirà, attraverso una presenza militare, il proprio
contributo alla sicurezza pubblica...».
In via definitiva, i compiti istituzionali dell'Unità sono quelli
di osservare e promuovere la sicurezza pubblica, in accordo con il
Comando di Sfor (raccogliere informazioni, analizzare l'evoluzione
della situazione sul campo, identificare abituali perturbatori
dell'ordine pubblico); di assistere il ritorno dei profughi e dei
rifugiati e di facilitare l'insediamento dei Governi eletti dalle
minoranze. La Msu deve anche contribuire alla gestione delle
situazioni di crisi, prevenendo attività di disturbo nelle aree a
più alto rischio, coordinandosi con la Iptf e assicurando il
rispetto delle direttive dell'Alto Rappresentante delle Nazioni
Unite (Ohr, Onu High Representative). Per
l'Unità è ammesso l'uso graduale della forza, secondo le diverse
esigenze dell'ordine pubblico. A sua volta essa opera in un
ambiente reso sicuro dalle altre forze delle Divisioni
Multinazionali. Conseguentemente all'apporto costruttivo dato
all'ideazione e alla progettazione dell'Unità, fu deciso in sede
Nato che l'intera responsabilità della costituzione, del
funzionamento, dell'impiego e del comando della Msu sarebbe stata
dell'Arma. |
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