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II >
M - O 1991
Maggio - Ottobre 1991. In
Kurdistan per la Missione Airone.
In Iraq, alla fine della
Guerra del Golfo, nella crisi economica e politica che aveva
seguito il conflitto anche a causa delle sanzioni imposte al
Governo di Saddam Hussein, molti erano stati i tentativi di
insurrezione della minoranza etnica dei curdi verso il regime
iracheno, ma nessuno era andato a buon fine. Grandi masse di
profughi migrarono allora verso le zone di confine, la Turchia
e l'Iran, dove comunque non godono di particolare benevolenza,
in quanto i governi di quei Paesi vedono le minoranze curde
come un pericolo latente alla loro sovranità e alla loro
stabilità. Altri si rifugiarono sulle alte montagne irachene,
iniziando una resistenza armata contro Baghdad e conducendo
una vita molto difficile, a causa dell'asprezza del clima e
delle condizioni proibitive per l'approvvigionamento di cibo e
vestiario.
È ben noto che nell'ambito dell'etnia curda sono molti i conflitti
che non permettono una unità di intenti tale da ottenere,
all'interno e sulla scena internazionale, seri riconoscimenti della
loro identità e di una autonomia sostanziale di Governo. Il
territorio del Kurdistan è diviso fra tre Stati diversi (Turchia,
Iran, Iraq) e le correnti politiche si rifanno spesso anche a
divisioni geografiche.
Il 5 aprile 1991 la risoluzione n. 688 del Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite condannò la repressione della popolazione
civile irachena, soprattutto quella praticata ai danni della etnia
curda, che portava instabilità e metteva a rischio la pace e la
sicurezza in quella regione. Intimò all'Iraq di cessare la
repressione in atto contro la minoranza curda e di agevolare le
azioni umanitarie. Decise anche per l'intervento di una missione
umanitaria: una vera missione multinazionale di pace.
Il Governo italiano aderì, decidendo di inviare un contingente
composto da unità della Brigata Paracadutisti "Folgore" e da un
Reparto di Sanità aviotrasportabile della Brigata alpina
"Taurinense": una «missione nazionale di concorso ad operazioni
multinazionali». Ancor prima di formalizzare la partecipazione alla
Missione Provide Comfort (Dare Conforto), conosciuta in Italia come
Missione Airone, il 21 aprile 1991 l'Aeronautica Militare italiana
e un Nucleo di aviofornitori della "Folgore" assicurò un lancio di
generi di prima necessità sui territori iracheni dove si erano
rifugiati i curdi.
La missione aveva scopi umanitari, per ripristinare normali
condizioni di vita in quei territori, assicurando così anche la
stabilità e la sicurezza della regione. Si svolgeva a livello
multinazionale e aveva le sue basi operative in un Paese terzo,
considerato per quella emergenza «non completamente sicuro» perché
anch'esso era ed è coinvolto nel problema curdo: la Turchia,
peraltro membro della Nato. Infatti mentre le tendopoli da
allestire e le unità ospedaliere erano situate a Zako, in
territorio iracheno, l'aeroporto per i movimenti di truppe e
materiale era situato a Diyarbakir, in Turchia, e il Centro di
Coordinamento Multinazionale era localizzato a Incirlik, sempre in
Turchia, sede anche del Comando italiano della missione. Il
territorio, quindi, sul quale operavano le Forze internazionali era
quello della Turchia meridionale e del Kurdistan iracheno, a nord
del parallelo 36°30'N, con la presenza di unità terrestri turche,
irachene, iraniane e raggruppamenti di guerriglieri curdi (circa
80.000) nell'Iraq settentrionale.
Airone ha avuto un'alta connotazione politica, che ha fatto
emergere la professionalità delle Forze Armate italiane insieme a
qualità come il rispetto per il debole, la serietà e, non ultima,
una militarità correttamente sentita e gestita: in questo quadro,
come gli altri militari italiani, i Carabinieri seppero mostrare
non soltanto la propria professionalità, ma anche una profonda
umanità nel dare assistenza e aiuto.
Agli inizi della missione erano presenti nella base di Incirlik,
sede del Comando delle Forze terrestri italiane: un Reparto di
aviolancio costituito da 35 elementi della Brigata Paracadutisti
"Folgore"; 2 sottufficiali e un apparato satellitare dell'11°
Battaglione Trasmissioni "Leonessa" e 2 G-222 dell'Aeronautica
Militare. Era inoltre a disposizione la nave "San Marco" della
Marina Militare per il trasporto di materiali e mezzi fra l'Italia
e la Turchia. A Zako (Iraq) vi era il Comando delle Forze
operative, costituite da unità della Brigata "Folgore" e
dall'ospedale di campo; negli aeroporti di Diyarbakir, con
possibilità dell'uso di quello di Silopi (ambedue in Turchia), il
Comando del Gruppo Squadroni Elicotteristi dell'Aviazione Leggera
dell'Esercito (Ale).
Il 23 aprile 1991 il Comandante del Battaglione Carabinieri
Paracadutisti "Tuscania" informava che il Comando della Brigata
Paracadutisti "Folgore" aveva preavvisato l'impiego di un
ufficiale, 3 sottufficiali, e 18 carabinieri per una missione di
pace in Iraq a favore del popolo curdo. I militari dell'Arma
avevano, in quel quadro, compiti di polizia militare. Il 3 maggio,
sulla nave da sbarco della Marina Militare "San Marco" partiva da
Livorno, per il porto di Mersin, in Turchia, un contingente di 245
militari della "Folgore", tra cui 2 sottufficiali e 5 carabinieri.
Il 4 maggio seguì una seconda aliquota dell'Arma, con un ufficiale
e 2 carabinieri. La composizione del Reparto Carabinieri sarebbe
stata in seguito portata a un ufficiale e 13 tra sottufficiali,
appuntati e carabinieri. L'aliquota del "Tuscania" venne dislocata
a Zako. Il contingente italiano in tutto schierava 170 ufficiali,
370 sottufficiali e 950 soldati, ai quali si aggiunsero 8 ufficiali
e 13 sottufficiali dell'Aeronautica Militare, e 8 infermiere
volontarie della Croce Rossa. Il 16 maggio fu completato lo
schieramento in tutte le sue componenti.
Il compito di questa missione era quello di assicurare le primarie
necessità delle popolazioni curde presenti nell'area di Zako.
Compito che si sarebbe appunto concretato nell'allestimento di una
tendopoli e di un ospedale da campo e nell'assistenza sanitaria,
anche sulle montagne e nei villaggi sperduti, dove la neve tardava
a scomparire e non era possibile ai civili giungere all'ospedale
con normali mezzi. La missione doveva inoltre rifornire i curdi di
generi di conforto e provvedere alle varie esigenze di trasporto,
realizzando le condizioni di sicurezza. L'intervento aveva spiccate
caratteristiche umanitarie e quindi il comportamento dei militari
italiani tenne conto delle finalità precipue della missione. In
questo quadro generale il Plotone del Battaglione "Tuscania" ebbe
particolari compiti: non solo prevalenti di polizia militare, in
concorso con le altre Forze multinazionali, ma anche come arma
combattente. Doveva infatti esercitare azioni di deterrenza nei
confronti delle forze irachene e compiere un'attività di controllo
diretto del trattamento delle popolazioni curde sul confine
Iraq-Turchia. |
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