
Unikom (
United Nations Iraqi-Kuwait Observation Mission,
Missione delle Nazioni Unite di Monitoraggio Iraq-Kuwait) è
una missione di supporto alla pace in Kuwait, che originò da
una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'0nu: la n. 687
del 3 aprile 1991. Ritiratesi le truppe irachene dal Kuwait,
in seguito agli accordi siglati dopo la Guerra del Golfo, il
Consiglio aveva stabilito una Zona Smilitarizzata
(
Demilitarized Zone, Dmz) lungo il
confine Iraq-Kuwait comprendendo il bacino del fiume Khawr
Abd Allah, e aveva altresì deciso di stabilirvi una unità di
osservatori; con la risoluzione n. 689 del successivo 9
aprile aveva inoltre autorizzato la relativa Missione delle
Nazioni Unite, la Unikom.
La missione aveva il mandato di monitorare la Dmz e di sorvegliare
il bacino idrico che correva lungo il confine; di prevenire le
violazioni di confine e di osservare ogni possibile azione ostile
condotta dai due belligeranti l'uno contro l'altro. I due Governi
interessati, iracheno e kuwaitiano, diedero il loro consenso alla
massima libertà di movimento degli osservatori attraverso il
confine, in modo che l'area di operazione della missione rimanesse
indivisa e fosse facilitato il lavoro di monitorizzazione.
Agli inizi della missione furono presenti 280 osservatori militari,
provenienti da moltissimi Stati membri dell'Onu: in seguito il loro
numero si estese fino a 1.102 unità. L'Italia decise di partecipare
a questo nuovo sforzo internazionale con 7 unità. La sede della
missione fu scelta con particolare cura: la città di Umm Kasr,
unico sbocco al mare per l'Iraq.
Il 13 aprile 1991 arrivò sul territorio il primo osservatore
militare, un alto ufficiale austriaco, con il compito di delimitare
la Dmz e di coordinare nel contempo l'attività di monitoraggio dei
300 osservatori militari che giungevano in sede. La Dmz fu
stabilita lungo tutto il confine per circa 200 km, comprendendo
anche 40 km dell'importante bacino idrico del Khawr Abd Allah: la
zona venne organizzata in tre settori.
Nel febbraio del 1993, a causa delle crescenti tensioni che
mettevano in pericolo il personale internazionale, con la
risoluzione n. 806 del Consiglio di Sicurezza fu aumentato il
contingente della Unikom fino a 3.500 uomini e fu esteso il mandato
all'utilizzo della forza in caso di violazione della Dmz. La Unikom
era iniziata come missione non armata di osservatori e si era
trasformata in seguito in una operazione di sorveglianza e di
deterrenza.
Nel 1999 la Forza si componeva di circa 1.300 unità, comprendenti
195 osservatori militari provenienti da 32 Stati membri Onu, tra i
quali era ancora presente l'Italia: i 5 componenti del Consiglio di
Sicurezza vi partecipavano con 11 elementi ciascuno. Vi era inoltre
un Battaglione di Fanteria meccanizzata del Bangladesh di 772
unità, assegnato quale rinforzo alla missione; uno Squadrone di
Genieri argentini di 50 unità per la bonifica dei territori minati
e il mantenimento delle piste, allo scopo di non farle ricoprire di
sabbia; una unità logistica dell'Esercito argentino di 34 elementi,
che si occupava del trasporto dei materiali pesanti necessari; una
unità medica tedesca della Croce di Malta per la sanità della
missione e delle popolazioni locali; oltre a 200 impiegati civili
che assicuravano il funzionamento amministrativo e il mantenimento
della missione stessa. L'Italia ha partecipato con una componente
dell'Esercito
Nel giugno del 1998 dal Palazzo di Vetro di New York giunse la
richiesta specifica per un ufficiale dei Carabinieri: sarebbe stato
utilizzato nella Sezione di Polizia Militare della missione, che
aveva compiti di vigilanza sulle truppe Onu e di assistenza alla
Polizia locale, specie nella zona confinaria Iraq-Kuwait. Da notare
che la Polizia Militare nell'ambito della Unikom era la sola
organizzazione di Polizia che avesse autorità sul personale
militare e civile della missione; era l'unica che intrattenesse
collegamenti con la Polizia della nazione ospitante, in relazione a
tutte le incombenze di pertinenza, quali la pianificazione,
l'attività di indagine, quella di controllo del traffico stradale,
le attività doganali per prevenire il commercio della droga e gli
illeciti commerci di alcool e altro materiale. Esercitava il
controllo aeroportuale, in entrata e in uscita dal Kuwait, ed era
altresì responsabile della disciplina: ovviamente l'azione
disciplinare vera e propria rimaneva di competenza di ciasc un
contingente nazionale, ma la Polizia Militare doveva assicurare il
rispetto da parte del personale della Unikom delle direttive a
riguardo, emanate dal Comandante della missione. Altro compito era
garantire la sicurezza con scorte di vario genere, compresa quella
alla Banca Nazionale del Kuwait ogni volta che si fosse reso
necessario. La Sezione di Polizia Militare si articolava in due
aliquote operanti a Kuwait City e nella Dmz, con una rotazione del
personale assegnato.
L'ufficiale dell'Arma, con il grado di capitano, raggiunse il
Kuwait il 5 settembre 1998, inserendosi nella Sezione di Polizia
Militare a livello operativo anche se tutti i posti chiave nella
catena di Comando e di Controllo erano stati affidati a ufficiali
statunitensi. Dopo un anno il capitano veniva avvicendato da un
ufficiale dell'Esercito perché erano cessate le esigenze dirette
alla Polizia Militare da parte internazionale e si era creata
invece la necessità di ulteriori osservatori militari. La
componente italiana aveva dimostrato, nel relativamente breve
periodo di permanenza, la sua competenza e la sua professionalità
in tutti i settori di impiego.
È interessante ricordare che tra il dicembre 1996 e il dicembre
1997 l'incarico di Comandante della Forza Unikom fu affidato ad un
generale dell'Esercito
italiano.