|
|
Home > L'Arma > Oggi >
Missioni all'estero >
1936 - 2001
Introduzione
Se nel secolo XIX e nella
prima metà del XX l'attività dell'Arma dei Carabinieri
all'estero fu notevole, nella seconda metà del secolo che si è
appena concluso la sua proiezione internazionale si è molto
sviluppata nel nuovo quadro storico delle missioni a supporto
della pace, organizzate dalle comunità internazionali, Nazioni
Unite o Organizzazioni regionali, per dare una risposta
concreta alle richieste di sicurezza collettiva.
Le missioni di mantenimento della pace nel diritto internazionale
sono un sistema di garanzie giuridico-militari molto delicato, che
si è sviluppato recentemente: secondo lo Statuto delle Nazioni
Unite, solo il Consiglio di Sicurezza, previsto dall'articolo 24,
ha la responsabilità primaria del mantenimento della pace e della
sicurezza internazionale, con la possibilità di usare la forza per
raggiungere gli obbiettivi. È al Capitolo VII che sono disciplinate
le modalità degli interventi coercitivi, attraverso i reparti
militari che dal Consiglio ricevono gli ordini per operare, mentre
il Capitolo VI disciplina la soluzione pacifica delle
controversie.
È questa la grande differenza con la Società delle Nazioni, che
ebbe vita tra la prima e la seconda guerra mondiale: la Società
delle Nazioni non aveva la possibilità di imporre le proprie
decisioni agli Stati membri altro che con le sanzioni, ma senza una
possibilità coercitiva: in questo modo non riuscì a salvare la
pace.
Non vi è un esercito permanente del Consiglio di Sicurezza, ma di
volta in volta, tramite accordi bilaterali tra gli Stati membri e
l'Organizzazione, vengono messe a disposizione truppe per
costituire una forza multinazionale, in grado di garantire
l'efficacia delle risoluzioni prese.
La comunità internazionale ha cercato strumenti alternativi agli
interventi diretti delle Nazioni Unite e al Capitolo VIII dello
Statuto ha previsto la possibilità di una autorizzazione ad uno o
più Stati membri, o ad organizzazioni regionali, a intervenire
usando la forza per il mantenimento e il ripristino della pace. La
Nato, organizzazione regionale di difesa, nei primi anni Novanta ha
ridefinito i suoi compiti nell'elaborazione della sua nuova linea
strategica; compiti tra i quali è da notare la gestione delle crisi
per la prevenzione dei conflitti e il mantenimento della capacità
di deterrenza, in un totale processo di revisione, imposto
anch'esso dalla fine dell'antagonismo tra Est e Ovest.
Le Nazioni Unite, prendendo coscienza di alcuni fallimenti dei
propri interventi (quali quello Unosom in Somalia, o quello nei
Balcani), hanno delegato un certo numero di missioni di
mantenimento e imposizione della pace in sede regionale alla Nato,
riservandosi un ruolo più deciso per la costruzione della pace a
livello sociale e umanitario.
Se dal 1945 al 1988 erano state organizzate 13 missioni, dal 1988
al 1993 esse sono state ben 20; dal 1993 sono aumentate in modo
esponenziale, differenziandosi sempre di più per obbiettivi,
strategie e modalità operative. Infatti, la fine di quel
bipolarismo tra Est e Ovest, che aveva portato alla cosiddetta
"guerra fredda", ha segnato l'inizio di una svolta epocale nelle
relazioni internazionali tra i due ex blocchi contrapposti: è così
venuta a cessare una situazione di stallo che si era creata
all'interno del Consiglio di Sicurezza, le decisioni del quale
debbono essere prese all'unanimità dagli Stati titolari dei cinque
seggi permanenti.
Decisamente, dopo il 1989 l'Onu è tornata ad avere un ruolo
importante nella politica globale, superato un periodo di crisi nei
rapporti internazionali gestiti in quel consesso, causata proprio
dalla bipolarità esclusiva dominante delle due superpotenze. Il
ritrovato accordo fra i Cinque Grandi (Usa, Russia, Cina, Gran
Bretagna e Francia) e una diversa stagione dei rapporti
multilaterali a livello mondiale, ha portato alla piena
applicazione delle disposizioni ai Capitoli VI, VII e VIII,
previste con sapiente conoscenza e preveggenza ancora prima della
fine del conflitto: un conflitto che, pur con le sue distruzioni e
i milioni di morti, preparava un nuovo ordine mondiale, per il
quale la quasi totalità degli Stati, riuniti in una organizzazione
internazionale, decisero di convivere con delle regole chiare e
precise. Non sempre queste regole sono state osservate, soprattutto
all'interno dei singoli Stati, ma la comunità internazionale ha
cercato e cerca di vegliare sull'applicazione dei diritti umani, e
nella maggior parte dei casi gli interventi hanno avuto risultati
positivi.
Dal 1989 vi è stata una profonda evoluzione del concetto di
mantenimento della pace e di interventi per la sicurezza
internazionale. Le nuove operazioni si avvalgono sempre più spesso
di una componente civile, per agevolare il raggiungimento di quanto
richiesto anche con gli strumenti di quella "diplomazia preventiva"
che cerca di evitare i conflitti incidendo in primis sulle realtà
politico-sociali che spesso ne sono la prima scintilla. Si è
cercato di mantenere la pace con operazioni militari di prevenzione
(peace-making) o di eliminazione dei
conflitti (peace-keeping), o di imposizione
della pace (peace-enforcing): operazioni
difficili e delicate, che vedono impegnate le forze militari anche
in possibili scontri e combattimenti. Vi sono poi delle operazioni
che vengono fatte dopo il ristabilimento della pace
(peace-building), affinché questa sia
duratura e per evitare che sorgano nuovi elementi economici o
politici tali da distruggere quanto raggiunto faticosamente
da tutta la comunità internazionale, spesso con notevole
dispendio di vite umane, oltre che di risorse finanziarie.
Esse si concretano normalmente in aiuti finanziari
internazionali e in una assistenza di cooperazione
tecnica.
La politica estera del Governo italiano è sempre stata quella di
appoggiare il ruolo delle Nazioni Unite, per una più incisiva
presenza di questa Organizzazione a garanzia della sicurezza
mondiale, accettandone e favorendone le misure. Allo stesso tempo
il Governo ha deciso di avere una più forte presenza a livello
regionale, nel quadro della Nato. Ha avallato e spinto il processo
di integrazione in Europa, approvando anche la formazione di una
forza militare europea. Alcuni degli strumenti per attuare la
politica estera italiana di partecipazione allo sforzo
internazionale di sicurezza collettiva sono state le Forze Armate e
il Corpo della Guardia di Finanza e, dopo il 1997, anche la Polizia
di Stato, che hanno applicato gli indirizzi di politica estera in
modo operativo nelle missioni di supporto alla pace.
L'impegno dello Stato Maggiore della Difesa, nella sua linea di
indirizzo e coordinamento a tutti i livelli, è notevole e incisivo,
anche per affermare la professionalità dei militari italiani e
ottenere la dovuta visibilità con incarichi di alto profilo, che
consentano il migliore adempimento del mandato ricevuto.
I Carabinieri hanno sempre partecipato, integrati nei vari
contingenti delle Forze Armate, a missioni "fuori area", come arma
combattente e/o con compiti di polizia militare, come, per
ricordare uno dei tanti episodi, durante il conflitto nel Golfo
Persico, quando un loro contingente, distaccato presso la base
aerea di El Dhafra, ha assolto i previsti compiti di polizia
militare, oltre che di sicurezza dell'Ambasciata d'Italia a
Riyadh.
Nel Decreto legislativo del 5 ottobre 2000, n. 297, che disciplina
il Riordino dell'Arma dei Carabinieri, tra i compiti militari,
oltre alla difesa della Patria, la salvaguardia delle Istituzioni e
la tutela del bene della collettività nazionale, all'art. 5, § 1.b,
vi è la partecipazione ad operazioni militari in Italia e
all'estero; all'art. 6 sono disciplinate le funzioni di polizia
militare e all'art. 11 l'attribuzione della responsabilità per la
sicurezza delle rappresentanze diplomatiche, consolari e degli
uffici degli addetti militari all'estero.
Con l'aumento degli interventi umanitari, anche l'impegno
dell'Arma si è sempre più sviluppato nel settore dell'assistenza e
della ricostituzione di polizie locali, considerata obbiettivo
prioritario per poter rifondare le istituzioni di uno Stato e
mantenerle, in concorso con un sistema giudiziario funzionante e un
apparato per l'ordine pubblico e la sicurezza professionalmente
preparato. Dal 1993-1995 ai Carabinieri è stata richiesta una
partecipazione sempre più qualificata, che non riguarda solamente
la loro professionalità come polizia militare, ma nella loro
duplice identità di arma combattente e di polizia ad ordinamento
militare.
Sono attualmente in forza all'Arma dei Carabinieri 113.000 unità,
935 delle quali (al 30 giugno 2001) sono impegnate all'estero in
missioni di peace-keeping o di assistenza
umanitaria, previste dall'Onu, dalla Nato e in ambito Osce o Ueo.
Dei circa 1.000 carabinieri all'estero, 624 sono impegnati nelle
Unità Multinazionali Specializzate (Msu): unità a livello di
reggimento presenti in zona d'operazioni, ideate, progettate e
organizzate interamente dall'Arma, che ne ha il Comando fin dalla
loro prima costituzione. Una svolta decisiva nell'economia delle
missioni di supporto alla pace.
L'elaborazione concettuale di una Unità, con elevata mobilità, che
ha al suo interno capacità professionali e strumenti operativi,
ordinativi e organizzativi per il controllo del territorio e
dell'ordine pubblico, per la gestione dei momenti di crisi in cui
sono coinvolte le popolazioni civili, per la garanzia della
sicurezza ove operano le forze di pace, ha portato alla
costituzione di una formazione assolutamente nuova e vincente alla
prova degli avvenimenti, nel quadro delle attività di supporto alla
pace.
Il carattere vincente dell'Unità è stato dato anche da una ferma
decisione, presa e imposta con intelligente determinazione,
conditio sine qua non per l'ulteriore contributo dei Carabinieri e
perché ne assumessero la responsabilità: dovevano essere adottati
totalmente i sistemi operativi in uso presso l'Arma, compreso
l'aspetto investigativo e di raccolta di informazioni, che fa
dell'Unità un elemento di raccordo indispensabile e prezioso tra
schieramenti puramente militari, non ancora addestrati
istituzionalmente al mantenimento dell'ordine pubblico, e missioni
di polizia civile, costituite solo per il monitoraggio,
l'addestramento e l'istruzione delle polizie locali, senza compiti
operativi, colmando un pericoloso vuoto di competenze.
La raccolta delle informazioni e l'aspetto investigativo, insieme
alla estrema duttilità di applicazione e di movimento, sono tra gli
elementi più significativi che caratterizzano le Msu: dove la
ripresa del funzionamento delle istituzioni e la stabilità e
sicurezza locale e regionale sono messe in serio pericolo, per non
dire completamente ostacolate, da una criminalità organizzata,
connotata anche da una grande violenza, la lotta per il
ristabilimento della piena legalità ha bisogno di strumenti
investigativi, informativi e legali corretti ed efficienti. Come
un'intelligence correctly collected and
used: una informazione correttamente collazionata e usata,
al servizio del ripristino della democrazia e non per contrastarla.
Le Msu, che hanno ottenuto risultati notevolissimi, non
sostituendosi peraltro alle Forze di Polizia locali, sono state e
sono oggetto di elaborazione nella nuova fase dottrinale del
concetto strategico dell'Alleanza Atlantica.
Il successo professionale, coronato con l'attribuzione all'Arma
del Comando in Capo di una missione dell'Ueo, la Mape, e
internazionale, nelle Msu, è stato costruito missione dopo
missione, con una attenta e generosa risposta professionale alle
richieste della comunità mondiale. Sono altresì importanti gli
incarichi che, a livello internazionale, ricoprono ufficiali
dell'Arma in posti decisionali dal punto di vista concettuale e
operativo, come ad esempio è stata la presenza di un ufficiale
dell'Arma nel Dipartimento per le Operazioni di Mantenimento della
Pace delle Nazioni Unite (Dpko) a New York, o in Cellule di
Pianificazione presso gli organismi internazionali, o in funzione
di collegamento tra diverse Organizzazioni.
L'invio di circa mille uomini all'estero è stato reso ed è
possibile grazie ad un imponente lavoro di preparazione a tutti i
livelli degli Uffici del Comando Generale e delle Strutture
territoriali: elaborazione di studi, di piani e logistica del
materiale da portare al seguito.
Nel volume non sono stati dati dettagli di cifre per non
appesantire troppo la narrazione, ma bisogna ricordare che sempre
queste missioni hanno avuto e hanno dei costi piuttosto alti in
termini umani ed economici: alcune sono state quasi integralmente
finanziate dalle Nazioni Unite; in altre vi è stato un notevole
esborso da parte dello Stato italiano e delle singole Forze Armate
interessate, sottraendo risorse ad altre necessità. Accanto alla
programmazione operativa, vi è stata anche una notevole
preparazione contabile e amministrativa, per assicurare un decorso
quanto più possibile ottimale della missione. Anche in termini
umani, fermi restando la volontarietà della partecipazione e alcuni
vantaggi finanziari consentiti dalla permanenza all'estero,
l'impegno è notevole e non esente da rischi.
Tra i costi sostenuti dall'Istituzione, bisogna sempre ricordare
anche tutta l'attività di selezione, di addestramento e di amalgama
fra le varie componenti del contingente inviato: costi in termini
finanziari diretti e ore-lavoro-uomo. Altro punto importante nella
fase di preparazione, con ricaduta sui costi, riguarda la
profilassi sanitaria, ove richiesta, che viene attentamente
seguita, prima di inviare qualsiasi elemento in missione.
L'analisi attenta dei vari interventi ai quali i Carabinieri hanno
partecipato evidenzia il grande sforzo operativo messo in atto con
presenze capillari, anche nell'ambito delle esperienze estere e gli
impegni economici sostenuti per inviare elementi professionalmente
preparati fuori dai reparti di appartenenza originaria. Anche le
assenze dalle strutture metropolitane producono costi notevoli in
termini di maggior lavoro affidato a chi resta. Tutto quanto sopra
ricordato, senza calcolare il valore del materiale messo a
disposizione per le missioni e quello dei materiali e dei mezzi a
volte ceduti nel quadro dell'assistenza tecnica. Non sono stati
riportati dati statistici, per la connotazione del volume, che si è
voluto storico: ma le cifre totali sono imponenti.
Un impegno gravoso e difficile, che continua con sviluppi sempre
più complessi, ma probabilmente forieri di nuove soddisfazioni a
livello internazionale, oltre che di nuovi sacrifici.
|
|
|
|