La Msu non ebbe compiti
statici e rese sicuro il territorio con una attività di
ricerca informativa, pattugliamento e controllo; quando fu
necessario, fece da supporto per il controllo del traffico. In
sostanza ebbe complessivamente gli stessi compiti che
l'omologa Unità schierata in Bosnia, ad eccezione di quelli di
ordine pubblico e pubblica sicurezza. È opportuno ricordare,
per meglio comprenderne la caratteristica, che questa Unità
non doveva essere messa a presidio di installazioni militari o
civili, perché era una Unità Specializzata, con una base
professionale ed esperienze di alto profilo, che non poteva
operare a livelli inferiori al Plotone (21 persone e 4
veicoli). Doveva avere la più ampia possibilità di ottenere
informazioni per la conoscenza del territorio, per controllare
l'area di propria responsabilità e garantire la sicurezza
delle altre, affidate alle Forze Nato. Nel caso specifico,
dovette rendere sicura la zona destinata ad accogliere i
rifugiati.
Da ricordare che, oltre ai carabinieri della Msu, erano presenti
nell'Operazione Allied Harbour anche i
carabinieri a disposizione del Comando della "Taurinense" e quelli
a disposizione del Comando Afor. La Msu, nell'ambito dei compiti a
lei attribuiti, garantì la sicurezza del territorio e quella dei
trasporti dei profughi, anche in controesodo. Ebbe la delicata
funzione di leadership dei convogli verso il Kosovo, organizzando
tempestivamente delle pattuglie di copertura che dovevano essere
fornite dalla Kfor (Kosovo Force, Forza per il Kosovo), come era
stato concordato con Afor, ma che spesso mancarono all'ultimo
momento.
La Msu ha sempre dimostrato una duttilità particolare
nell'assolvimento dei compiti previsti, anche quando occorreva
uscire dagli schemi tradizionali operativi per adattarsi alle
esigenze del momento, fornendo la necessaria sicurezza sia alle
persone, sia nell'area di competenza. Il compito di condurre i
rifugiati nel loro Paese di origine consentì agli uomini della
Unità di stabilire contatti con gli Uffici dell'Alto Commissario
per i Rifugiati, di conoscere il territorio kosovaro, e in
particolare di perlustrare e meglio documentare le maggiori vie di
comunicazione stradali e ferroviarie tra l'Albania e il Kosovo, già
individuate dalla Kfor.
Per esemplificare, operativamente bonificò percorsi garantendo
diversi livelli di sicurezza per i convogli dei rimpatriandi;
provvide ad ispezioni preventive e servizi sui treni, pattugliando
anche le rotabili che costeggiavano la sede ferroviaria; a Kukes
dislocò due squadre di paracadutisti ed elementi del Modulo di
manovra, per collegarsi con le altre Forze operanti e per
sviluppare quella attività informativa necessaria a conoscere la
situazione del territorio; inviò anche una aliquota di collegamento
e pronto impiego a Mjede, località dove sarebbero stati concentrati
i rifugiati registrati, suddivisi per destinazione; a Durazzo
predispose una forza di pronto impiego per garantire la
sostituzione al personale che veniva impegnato in turni molto duri
con lunghe permanenze fuori dalla sede.
A luglio 1999 il controesodo dei kosovari era stato immane come la
loro fuga: Afor aveva favorito le operazioni di rientro.
Progressivamente si era ridotta da 7.900 unità a circa 1.100 nel
periodo giugno-ottobre, ma persisteva la necessità di tenere la Msu
in piena attività. Completato il piano di rimpatrio dei profughi
per ottobre, alla Afor rimasero residuali compiti umanitari, in
quanto circa 35.000 kosovari non erano rientrati nella loro terra
di origine. Occorreva ancora fare delle operazioni a supporto della
Kfor, soprattutto per quanto riguardava le linee di comunicazione,
nella previsione che le forze di Afor si sarebbero dovute integrare
in quelle di Kfor e con questo stabilire un Quartier Generale
multinazionale per il necessario Controllo e Comando in Albania. A
questo Quartier Generale fu dato il nome di Zona Occidentale
[militare] di Comunicazione (Commz-W, Communication
Zone West).
Nell'agosto del
1999 iniziò la previsione del ripiegamento della Msu: rimase in
Albania il Plotone di Polizia Militare del Comando Afor. Anche la
Kfor sembrava avesse terminato quasi completamente la sua missione
e quindi ne se preparava un ridimensionamento per il mese di
ottobre. Da ricordare che in realtà i rifugiati erano competenza
delle Nazioni Unite e che l'Alto Commissario per i Rifugiati era
l'autorità che doveva provvedere al rimpatrio degli stessi: la Nato
con la Afor forniva le forze per poter attuare i piani relativi,
che erano iniziati il 1° luglio 1999, secondo le decisioni
dell'Alto Commissario. Gli interessi della Nato si venivano
concentrando in Kosovo, ma, per tenere stabile uno dei fianchi di
quello Stato, occorreva comunque avere una forza sia pur ridotta in
Albania.
L'Operazione Allied Harbour terminò
nell'ottobre 1999, ma non terminò, e non è ancora terminata, la
presenza delle truppe dei Paesi Nato in
Albania. |