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1918 - 1920
1918 - 1920. Una missione
particolare: Cosma Manera e gli "Irredenti".
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 Piemontese, Cosma Manera
nacque ad Asti il 15 giugno del 1876 da Ferdinando e da
Delfina Ruggero. Dopo aver frequentato il Collegio Militare di
Milano e terminato gli studi nell'Accademia di Modena, nel
1899 partì per l'isola di Creta, di rinforzo al 2° Battaglione
del 93° Fanteria, con il grado di tenente. Nel 1901 passò con
lo stesso grado nell'Arma dei Carabinieri Reali, destinato
alla Legione di Palermo e poi a quella di Verona. Alla fine
del 1904 era stato messo a disposizione del Ministero degli
Affari Esteri, per essere inviato in Macedonia, come membro
della Missione italiana per la riorganizzazione della locale
Gendarmeria. Anche per Manera iniziava così una carriera molto
particolare, che l'avrebbe portato a compiere straordinarie
missioni.
Dalla Macedonia Manera rientrò nei ruoli di provenienza il 5 agosto
del 1908, destinato alla Legione Allievi. Nominato capitano nel
1911, nel febbraio del 1913 partì in missione per l'Albania, ove
restò fino al luglio dello stesso anno.
Nel primo periodo della guerra 1915-18, fu assegnato ad operazioni
in Cadore; nel 1916 fu inviato prima a Bengasi per una rapida
missione, poi in Russia, quale membro della Missione militare
italiana per la ricerca e il rimpatrio dei prigionieri di guerra,
agli ordini del colonnello dello Stato Maggiore dell'Esercito
Achille Bassignano; dopo il rimpatrio di quest'ultimo, nell'aprile
del 1918, ebbe il comando di quella che ufficialmente era la
Missione Militare Italiana in Siberia.
Il periodo più critico della Missione fu tra il luglio 1917 e
l'aprile 1918. Nel luglio 1917, in attesa di essere rimpatriati, 57
ex-ufficiali e 2.600 uomini erano stati concentrati a Kirsanoff. Si
trattava di prigionieri italiani "irredenti" (nati cioè in
territorio italiano non ancora "redento", e quindi militari sotto
bandiera austro-ungarica) che, inviati sul fronte russo, erano
stati fatti prigionieri o si erano sbandati nelle lande desolate
della Russia, della Siberia e del Turkestan. La Missione Militare
Italiana aveva appunto lo scopo di recuperarli come italiani
"irredenti" e di organizzarne il trasferimento. Manera trovò quegli
uomini e, durante la permanenza a Kirsanoff, li riorganizzò
militarmente in tre Battaglioni su quattro Compagnie ciascuno,
provvedendo alla loro istruzione militare.
Con lo scoppio e l'infuriare della rivoluzione russa, però, la
sicurezza del contingente era seriamente minacciata. La situazione
dei trasporti era critica, il clima generale teso e ostile: urgeva
lasciare il territorio russo, divenuto sempre più pericoloso per
gli italiani a causa dell'attivissima propaganda tedescofila e
bolscevica contro i soldati stranieri, di qualsiasi parte fossero.
Gli uomini lasciarono Kirsanoff alla spicciolata, in piccoli
gruppi, con treni che partivano per la Siberia: Manera partì con
l'ultimo gruppo.
 Giunti a Vladivostok,
l'ufficiale pensò di poter evacuare il contingente via mare.
Non fu possibile, e quindi non rimase che tentare la via della
Cina, per arrivare nella Concessione italiana di Tien Tsin.
Gli uomini vennero allora provvisoriamente fermati in alcune
località della Manciuria, per essere poi concentrati in parte
nella Concessione e in parte a Pechino. Nel febbraio del 1918
Manera era riuscito a ritirarsi in Cina insieme con gli
"irredenti"; durante il suo soggiorno in Manciuria aveva avuto
la possibilità di venire in contatto con elementi di spicco
del movimento russo di controrivoluzione: con il suo spirito
di osservazione e di analisi, ebbe molto chiara la situazione
politica in Estremo Oriente, e così gli venne l'idea di
utilizzare quel contingente di uomini che aveva fortunosamente
sottratto allo sfacelo russo e alla dominazione germanica,
decidendo di organizzare un "Corpo di Irredenti", efficienti,
disciplinati e in grado di dare un fattivo apporto ad
eventuali azioni belliche, prevedibili nella regione, pronti a
servire la causa dell'Italia e dei suoi alleati.
Il Comandante della Missione Militare Italiana in Siberia, nel
marzo del 1918, poteva telegrafare al Ministero della Guerra e al
Ministero degli Affari Esteri che, in caso di intervento alleato in
Russia e in Siberia, l'Italia avrebbe potuto essere rappresentata
dal Corpo che il maggiore Manera aveva organizzato.
 Sempre nel mese di marzo
Manera fu nominato Addetto Militare dell'Ambasciata d'Italia a
Tokyo, ma con residenza a Pechino: la funzione gli conferiva
ampia possibilità di manovra, legittimando la sua presenza in
loco e la sua attività di comando di quel Battaglione, ormai
conosciuto con il suo stesso nome. A questo scopo fu ripreso
su vasta scala l'addestramento militare del "Corpo di
Irredenti" ormai "redenti" e, con l'aiuto di pochi fucili
presi in prestito dall'Amministrazione della Concessione
italiana, un centinaio dei più volenterosi furono addestrati
per compiti particolarmente rischiosi. A Tien Tsin il
Distaccamento dei "redenti" aveva circa 1.500 uomini su cinque
Compagnie, delle quali una sola poté essere armata, con
prestiti dalle truppe francesi. Una parte dei "redenti"
risiedeva invece a Pechino, agli ordini del capitano di
corvetta Varalda, che coadiuvava Manera nel comando.
L'organizzazione del Distaccamento fu ben avviata, tanto che,
nella parata del luglio 1918, i "redenti" sfilarono a Tien
Tsin tra la simpatia della popolazione straniera.
In seguito alla Pace di Brest-Litowsk del luglio 1918 tra gli
Imperi centrali e il Governo rivoluzionario russo, il Consiglio
Supremo di Guerra alleato aveva deciso un intervento in Russia per
impedire che i tedeschi si appropriassero delle armi e munizioni
che, in quantità ingente, erano state abbandonate allo scoppio
della rivoluzione bolscevica, sbarcando nella penisola di Kola.
Anche l'Italia partecipò con un contingente alla missione
interalleata. Le truppe alleate raggiunsero anche la Siberia, sia
per evitare che la Germania utilizzasse i prigionieri di guerra
austriaci e tedeschi dei campi siberiani, sia per aiutare la
Legione Cecoslovacca, in ritirata verso Vladivostok, ad imbarcarsi
e raggiungere il fronte occidentale. Nel giugno 1918 Manera aveva
iniziato l'arruolamento volontario di altri 10 uomini e 843
militari di truppa. Il 6 settembre poté consegnare il Battaglione
Volontario degli Irredenti al colonnello Gustavo Fassini-Camossi,
Comandante del Corpo di Spedizione in Estremo Oriente, che era
partito da Napoli due mesi prima.
Dopo un breve soggiorno a Tokyo come Addetto Militare, Manera fece
varie volte la spola tra il Giappone e Vladivostok: poiché si era
avuta notizia che vi erano molti altri militari italiani sperduti o
prigionieri in Siberia, fu incaricato di riorganizzare la Missione
militare di aiuto. L'opera di ricerca degli italiani non fu facile,
né lo fu ottenerne la liberazione. Manera li trovò e riuscì ad
organizzare militarmente anche questi uomini, che avevano patito la
prigionia ed erano piuttosto stanchi della condizione militare.
Furono raccolti 1.700 uomini, divisi in 8 Compagnie e un Reparto di
"prigionieri di guerra", che non avevano ancora deciso se
impegnarsi o meno nel contingente, cioè non avevano ancora deciso
se giurare fedeltà all'Italia: formarono quella che venne chiamata
ufficialmente "Legione dei Redenti". Nelle caserme della Baia di
Gornostai, i "redenti" riuscirono a ritrovare la loro identità,
scossa da tante disavventure, e il loro amor di patria. Con un
deciso addestramento, riuscirono a divenire una unità ben istruita
e forte, che si distinse nel prosieguo delle attività militari in
Siberia.
Manera lasciò Vladivostok nel febbraio del 1920 e sbarcò a Trieste
nell'aprile dello stesso anno, dopo aver visitato il Mar Rosso e
l'Egitto. Ormai era divenuto molto famoso come "Padre degli
Irredenti" e la sua carriera aveva preso una piega totalmente
differente da quella di un ufficiale dell'Arma rimasto sempre sul
territorio metropolitano: con il grado di tenente colonnello, che
aveva conseguito nel frattempo per meriti speciali, fu infatti
messo a disposizione della Presidenza del Consiglio pochi mesi dopo
il suo rientro e inviato a Batum, sul Mar Nero, quale capo della
locale Missione italiana. Rientrò in Italia nell'agosto del 1921,
reinserito nei quadri e assegnato al Battaglione mobile dei
Carabinieri Reali di Roma. Tra il 1921 e il 1925, quando passò nel
quadro ordinario d'avanzamento a scelta, prestò servizio nelle
Legioni di Salerno, Roma e Ancona. Nominato colonnello il 1° aprile
del 1927, fu destinato a comandare la Legione di Roma, e in seguito
quelle di Milano, Livorno e Bologna.
 Tornato ad una vita più
normale e meno pericolosa, decise di costruire una famiglia, e
il 30 aprile del 1923 si sposò con Amelia Maria Pozzolo, dalla
quale ebbe due figlie. Alla fine del 1932 fu collocato in
ausiliaria a domanda. L'anno successivo ebbe la promozione a
generale di Brigata e nel 1940 fu trasferito nella riserva.
Nello stesso anno conseguì la promozione a generale di
Divisione. Anche Cosma Manera ebbe una lunga vita: morì a
Torino nel 1958.
Il suo curriculum vanta numerosissime ricompense al valore,
attestati, decorazioni, encomi. Onorificenze gli furono attribuite
anche da molti Stati esteri, quali la Polonia, la Russia, la
Bulgaria. Ne ricevette anche, nel 1908, una sultaniale di grande
importanza, quella di Commendatore dell'ottomano Ordine del
Madjdieh. Ebbe la Croce di Guerra inglese nel 1920. Era un
poliglotta: conosceva, oltre al francese e al tedesco, anche il
russo. Aveva nozioni di lingua bulgara, greca e turca. Un uomo
molto particolare, al quale la sorte ha concesso di dimostrare il
proprio valore.
 Scriveva di Cosma Manera il
Capo della Missione Militare Italiana in Siberia, tenente
colonnello Vittorio Filippi di Baldissero, in un rapporto
«riservatissimo» del 1° settembre 1919, perorandone
l'avanzamento per meriti speciali, nonché la prestigiosa
nomina ad ufficiale dei SS. Maurizio e Lazzaro:
«Dando uno sguardo a tutta l'opera spiegata in Russia dal
Maggiore Manera non si può non rimanere ammirati di fronte a tanta
feconda attività. Sono tre anni interamente dedicati alla causa dei
redenti che di lui sono stati e sono la occupazione e la
preoccupazione costante, che di lui hanno assorbita ogni attività
fisica e intellettuale, attraverso difficoltà d'ogni genere dalle
quali solo una tempra salda quale è quella del maggiore Manera
poteva trionfare (...) si tratta di ufficiale che conta 25 anni di
spalline, la maggior parte dei quali impiegata in importanti
missioni all'estero i cui ottimi risultati dicono delle di lui
elevate qualità personali (...) ottimo conoscitore di uomini e di
cose, dotato di spirito di penetrazione, sa in ogni questione
scegliere la via giusta e va senza tergiversare diritto allo
scopo».
 Per i tempi attuali, lo stile
del rapporto può sembrare molto retorico, ma ripensando alle
difficoltà dell'epoca, e alla crudezza del primo conflitto
mondiale in terre come la Siberia, non si può fare a meno di
comprendere quale forza interiore dovesse avere Cosma Manera
per restare tre anni tra la Siberia, la Manciuria e il
Giappone, e trovare, addestrare, ridare fiducia a uomini che
forse avrebbero volentieri disertato.
Era un operativo, ma anche un buon diplomatico: comunque una
persona di forte spessore umano e professionale, qualità alle quali
si aggiungeva, secondo gli scritti d'epoca, una serena
modestia.
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