|
Il capitano
Eugenio Monaco fu nominato al posto del Caprini: a lui fu
raccomandata «una particolare cautela e prudenza» per continuare a
operare in Creta con il pieno appoggio delle autorità
locali. La partenza di Monaco
dall'Italia, però, fu sottoposta alla condizione che venisse
risolta, con soddisfazione della parte italiana, la questione
relativa al Codice penale militare greco, in sostituzione di
quello italiano, in vigore fino ad allora nella Gendarmeria
cretese. Fu raggiunto un accordo con le autorità cretesi, che
temevano, nonostante la loro ostilità generica a militari
stranieri, un ritiro totale dei Carabinieri: Monaco poté così
dare il cambio a Caprini, che raggiunse il suo nuovo incarico
a fianco del tenente generale Emilio De Giorgis, posto al
Comando della Gendarmeria macedone. Alla partenza del capitano
Caprini da Creta, il principe Giorgio espresse ancora una
volta la sua stima e il suo apprezzamento per l'opera svolta
dall'ufficiale che lasciava il Comando e per tutto il
Distaccamento del l'Arma in Creta. I malintesi si erano
chiarificati e la reale valutazione dell'impegno fornito dagli
italiani veniva fatta con serenità e obbiettività.

Il compito del capitano Monaco fu assai complesso: scriveva in data
30 marzo 1904 il Comandante della Legione di Napoli al Comando
Generale che non erano poche le difficoltà per il compimento
dell'organizzazione della Gendarmeria cretese, a causa soprattutto
di una corrente ostile a tutti gli stranieri, non esclusi gli
italiani. Il Ministro della Guerra scrisse al Comando Generale
dell'Arma e fece prendere conoscenza al capitano Monaco della
lettera inviata, ove si raccomandava al nuovo Comandante
«una particolare cautela e prudenza nell'opera che sarà
chiamato a prestare a Creta, allo scopo di adempiere con onor suo e
con soddisfazione del R° Governo la sua missione non ostante le
difficoltà a cui dovrà andare incontro. Cotesto Comando
raccomanderà a detto ufficiale di esercitarsi costantemente nella
conversazione francese per mettersi in grado di rendere facili e
spedite le sue relazioni coll'Alto Commissario, avendo questi già
più volte espresso il desiderio che il comandante della gendarmeria
possa speditamente discorrere seco lui; condizione questa
indispensabile per potergli facilitare l'arduo suo
compito».
Si avvicinava il momento previsto in cui il Distaccamento militare
italiano, compresi i Carabinieri, avrebbe dovuto lasciare l'isola,
in quanto i cretesi sempre più consideravano incongrua e non
dignitosa la presenza di militari stranieri sul loro suolo.
Nell'agosto del 1906 il Regio Console italiano a Creta, in quel
periodo il barone Carlo Fasciotti, nel consigliare al Ministero
degli Affari Esteri il ritiro delle truppe italiane dall'isola,
proponeva che comunque rimanesse a La Canea una Stazione di
carabinieri a piedi, al comando di un maresciallo, per provvedere
al servizio di polizia giudiziaria del Consolato stesso, in
relazione alla colonia italiana della Canea. Il Comando Generale e
la Legione di Napoli, in quel momento, non ritenevano opportuna,
per una serie di considerazioni di tipo operativo e organizzativo
interno all'Istituzione, la proposta del Console e ai primi di
settembre del 1906 decisero il rimpatrio, di lì a pochi giorni, di
tutto il personale dei Carabinieri Reali presente nell'isola.

Comunicata per vie diplomatiche la decisione ai governi di Francia,
Inghilterra e Russia, la reazione di queste potenze fu immediata.
Esse chiesero che l'attuazione del provvedimento fosse rinviata:
l'Arma aveva costantemente reso «segnalati servizi - da tutti
riconosciuti - per il mantenimento dell'ordine pubblico a Creta»
(in tal modo si esprimeva, per il Ministro degli Affari Esteri,
Riccardo Bollati, Segretario Generale di quel Ministero, in una
lettera al suo collega del dicastero della Guerra) e il richiamo
delle unità ad essa appartenenti non sarebbe stato in armonia con
lo spirito delle proposte che le potenze avevano avanzato sulle
riforme da introdursi a Creta, dopo la preventivata partenza del
principe Giorgio e la fine del commissariamento dell'isola. Tra le
diverse proposte vi era anche la sostituzione degli elementi
stranieri della Gendarmeria cretese con elementi indigeni ed
ellenici, ma tale sostituzione avrebbe dovuto avvenire
«progressivamente». Ragione per la quale il ritiro venne
momentaneamente sospeso.
Nel novembre successivo, allo scopo di provvedere alla polizia
militare delle truppe e di evitare eventuali incidenti al momento
in cui tutti i carabinieri avessero lasciato Creta, rivedendo le
precedenti valutazioni fu deciso di istituire a La Canea una
Stazione composta da un ufficiale subalterno, un maresciallo, un
brigadiere e 6 carabinieri. La Stazione iniziò a funzionare nel
mese di dicembre 1906, con i compiti proposti dal Regio Console
Fasciotti, cosicché al Distaccamento dei Carabinieri presenti nella
Gendarmeria cretese fu possibile in breve tempo lasciare
l'isola.
Il servizio dei Carabinieri Reali nell'isola di Creta per l'ordine
pubblico e per l'organizzazione e istruzione della Gendarmeria fu
vario e articolato, e può riassumersi cronologicamente nel modo
seguente: dal 6 febbraio 1897 al 18 aprile 1898 i militari italiani
effettuarono speciali missioni e numerosi controlli e verifiche
all'interno dell'isola, organizzando il servizio di Gendarmeria nel
settore affidato all'Italia. In quel periodo il comando del settore
internazionale di La Canea era stato affidato al capitano Federico
Craveri.
Dal 18 agosto 1898 al 26 giugno 1899 gli italiani cedettero, per
avvicendamento, il comando del settore internazionale di La Canea.
Furono costituite le Guardie civiche cretesi per il settore
italiano e l'incarico di procedere alla formazione del nuovo Corpo
di Gendarmeria cretese fu affidato al Craveri. Il contingente dei
Carabinieri nell'isola venne aumentato con l'invio dall'Italia di
altre unità. Fu fondata la Gendarmeria cretese e Craveri ne assunse
il comando. Dal 26 giugno 1899 al 6 giugno 1900 si ebbe il
funzionamento regolare della Gendarmeria, sempre agli ordini di
Craveri.
Dal 6 giugno 1900 al
settembre 1903, la Gendarmeria passò agli ordini del capitano
Balduino Caprini, che ne completò l'organizzazione. Nel maggio
1903 il capitano Caprini aveva apportato al Corpo alcune
modifiche, approvate dall'assemblea cretese, intese per il
regolare e definitivo funzionamento disciplinare e giuridico
del Corpo stesso, che era l'unica milizia del luogo.
Dal settembre 1903 al dicembre 1906, infine, la Gendarmeria venne
affidata al capitano Eugenio Monaco.
Terminava così l'opera dei Carabinieri nell'isola di Creta, con
ampi attestati di stima e di riconoscenza per la loro preparazione
umana e professionale. Da sottolineare che tra gli ufficiali che vi
prestarono un ottimo servizio si distinse, in particolare, un
giovane tenente, Giovanni Battista Carossini, che avrebbe svolto in
seguito numerose missioni nella regione mediterranea.
Nonostante l'impegno, i problemi politici e di ordine pubblico
dell'isola non cessarono. La situazione fu risolta solo nel 1913
con l'annessione definitiva di Creta alla Grecia. La fama della
professionalità militare dei Carabinieri Reali iniziava comunque ad
estendersi ben oltre il Mediterraneo e
l'Europa. |