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1918 - 1923
Analizzare in dettaglio i
progetti sarebbe molto interessante, ma estremamente tecnico.
Basti notare che le differenze si notavano soprattutto
nell'ambito della struttura organizzativa: più pesante e
articolata in quello di Caprini, mentre Carossini aveva
preferito fosse più snella e meno onerosa, anche dal punto di
vista finanziario. Un elemento curioso, ma significativo da
ricordare, è poi quello relativo alle uniformi da indossare
per gli ufficiali italiani eventualmente integrati nella
Gendarmeria turca: mentre i due ufficiali avevano previsto che
i militari italiani avrebbero dovuto continuare a indossare la
propria uniforme, il Governatore dell'Egeo, Felice Maissa, nel
1920, nell'inoltrare al Ministero della Guerra e a quello
degli Affari Esteri il progetto Carossini con le sue
valutazioni in proposito, aveva notato che sarebbe invece
stato opportuno che gli italiani impiegati nella Gendarmeria
turca indossassero l'uniforme di quella istituzione, così da
ridare prestigio al Governo ottomano, considerato che si
voleva anche ristabilire l'autorevolezza di quest'ultimo, per
conseguire buoni risultati nella sicurezza e nell'ordine
pubblico. Ma di lì a poco si sarebbe concluso l'impegno
italiano.
Un primo tentativo di pace tra l'Impero Ottomano e le potenze
vincitrici non era andato a buon fine: infatti il Trattato di
Sèvres del 1920 non fu ratificato dalla Turchia che non ne accettò
le clausole, ritenendole vessatorie e ingiuste. Ma gli accordi che
vennero poi firmati con il Trattato di Losanna del 1923 erano già
stati delineati nel 1922. In seguito a questi preliminari e alla
lunga occupazione di Costantinopoli, che non poteva venire più
accettata dalle truppe vincitrici di Mustafà Kemal, anche se ormai
Angora era il cuore politico del defunto Impero Ottomano, Rifaat
Pascià, che dopo la destituzione del Governo di Costantinopoli
aveva assunto l'incarico provvisorio di Governatore della città,
chiese al Comitato di Controllo della Gendarmeria che la Polizia
alleata si limitasse al servizio di polizia militare. Questa
richiesta non fu accettata e Rifaat mise in essere una serie di
contromisure, anche doganali, per indurre i generali ad accettare
il suo punto di vista. Dopo una serie di forti contrasti, il 22
novembre 1922 fu deciso che la Polizia alleata avrebbe limitato la
propria azione ai sudditi europei, mentre quella turca avrebbe
avuto giurisdizione esclusiva sui concittadini. Con questo genere
di accordo continuò però ancora il controllo alleato sulla
Gendarmeria turca, anche se in qualche modo temperato dalle misure
sopra ricordate.
Il 26 luglio del 1923 gli
Alti Commissari delle potenze occupanti decisero l'abolizione
della Polizia internazionale: nella seduta dei Generali del
Comitato del 24 luglio, gli esperti giuristi, incaricati di
verificare la situazione giuridica dei Corpi di Occupazione,
furono dell'avviso che l'Occupazione Interalleata non cambiava
natura giuridica in seguito alla firma del trattato di pace;
l'avrebbe cambiata quando il trattato avesse ottenuto le
ratifiche bilaterali e pertanto fosse entrato pienamente in
vigore. Dissero anche che nondimeno, a seguito della ratifica
da parte della Turchia, l'Occupazione passava per un periodo
di transizione, durante il quale sembrava opportuno apportare
delle modifiche concernenti il servizio della Polizia e i
tribunali militari e speciali. Pertanto la Polizia
interalleata doveva limitarsi all'attività e alle funzioni di
polizia militare e i tribunali non avrebbero dovuto aprire
nuovi giudizi. Tale limitazione doveva essere resa nota o con
bandi pubblici o tramite istruzioni chiare che i generali
avrebbero impartito alle truppe dipendenti incaricate dei
servizi di polizia e dei tribunali.
Il 3 agosto 1923 fu stabilito che i tribunali non avrebbero aperto
nuovi giudizi; il 6 agosto che la Polizia interalleata avrebbe
avuto esclusivamente funzioni di polizia militare e sarebbe
intervenuta negli affari civili solo a protezione di sudditi
europei. Il 4 settembre Caprini, ormai a capo della Delegazione
italiana, firmava, insieme ai colleghi inglese e francese, i
verbali di cessazione della Polizia interalleata: l'attività di
controllo internazionale a Costantinopoli terminava e la sua fine
fu sancita proprio dal Caprini, il 24 settembre del
1923.
La presenza in
Anatolia
Contemporaneamente alla presenza a Costantinopoli, truppe italiane
erano sbarcate, nel 1919, in Anatolia. Entrando in guerra a fianco
delle potenze dell'Intesa, l'Italia aveva firmato a Londra, il 26
aprile del 1915, un patto, confermato successivamente il 17 aprile
1917 a Saint Jean de Maurienne (e noto come Accordo di San Giovanni
di Moriana), che chiariva le condizioni di questo intervento:
infatti a Londra era stata promessa all'Italia la parte occidentale
dell'Anatolia, con le province di Aydin e Smirne, la costa
mediterranea meridionale fino al porto di Mersina, oltre al
possesso di Rodi e del Dodecaneso.
 Le clausole del cosiddetto
Accordo tripartito del 10 agosto 1920 - che aveva avuto le
premesse nel ricordato accordo anglo-franco-italiano del 1917,
nella Conferenza di Londra del febbraio 1920 e in quella di
San Remo del 1920 - prendevano in considerazione «gli
interessi particolari» della Francia nella Cilicia e nel
Kurdistan e quelli dell'Italia nell'Anatolia meridionale, in
particolare in quella zona che si estendeva tra il Golfo di
Alessandretta, la ferrovia di Akshahr-Konya-Kutaya, il limite
della città di Smirne e il Mediterraneo. Questo accordo
sarebbe divenuto operativo solo con la ratifica del sopra
ricordato Trattato di Sèvres, primo trattato di pace con
l'Impero Ottomano, ratifica mai avvenuta, per rifiuto delle
autorità turche di approvarlo. Quindi l'accordo decadde senza
aver sortito alcun effetto. Nel settembre del 1921 l'Italia
lasciò interamente la zona di Adalia, dove era appunto
sbarcata solo due anni prima; nel 1922, definitivamente
lasciava l'Anatolia.
Per quanto riguarda l'Arma, l'importante spedizione in Anatolia
viene ricordata come la "Missione Caprini": anche su questa
speciale missione, nelle Carte Caprini sono conservati tutti i
progetti elaborati per l'azione da svolgere, con le varie
modifiche. Contemporaneamente al suo impegno a Costantinopoli,
infatti, il Caprini era stato molto attivo anche in Anatolia,
quando il Regio Esercito aveva occupato una zona costiera tra
Scalanova e Adalia, ove fin dagli inizi del conflitto l'Italia
aveva deciso di creare una propria zona di influenza e di
espansione in Asia Minore, di carattere principalmente economico,
non disgiunto comunque da interessi politici.
Alla missione del riordinamento della Gendarmeria ottomana
partecipò anche il maggiore Giovanni Battista Carossini, uno degli
ufficiali più noti nel Mediterraneo. Egli coadiuvava ufficialmente
il generale francese Foulon, nominato Ispettore Generale della
Gendarmeria ottomana: in realtà fu soprattutto impiegato con
compiti informativi a Smirne, sua residenza ufficiosa. Carossini
creò un'efficiente rete, istruendo molto bene i suoi collaboratori:
sono numerosi e interessanti i rapporti sulla situazione locale,
sulle possibilità logistiche e di trasporto nella zona
d'occupazione italiana. Particolarmente dettagliato è il rapporto
sul viaggio di un carabiniere aggiunto indigeno scelto e di un
carabiniere aggiunto italiano da Marmaritza ad Adin e viceversa,
compiuto a dorso di mulo nell'aprile del 1919: strade, ferrovie,
ponti, distruzioni dovute ad eventi bellici, accoglienza agli
italiani, stato della gendarmeria, tutto viene notato e riferito
per formarsi un'idea quanto più possibile reale della situazione
locale e dell'accoglienza che le popolazioni indigene avrebbero
riservato all'Italia. |
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