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1912 - 1923 (Grecia)
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 Nel gennaio del 1913
D'Aulisio inviava a Roma una corposa relazione sulla storia e
sulla situazione della Gendarmeria greca (casermaggio,
armamento, quadrupedi eccetera), e sugli usi e costumi sociali
del Corpo. Allegata vi era anche una relazione sulle proposte
da lui avanzate al Governo greco. Anche in un successivo
rapporto, del 28 aprile dello stesso anno, aveva chiarito il
lavoro fatto e il perché della mancanza di risultati
tangibili. Dichiarava che, dai tempi della guerra balcanica,
«l'atteggiamento e l'azione, politicamente assenti, del
Governo italiano verso la Grecia ha (...) originata una
corrente sfavorevole agli italiani; e, conseguentemente, anche
alla missione dei CC.RR.». D'Aulisio aveva saputo di alcune
critiche mosse alla lentezza del suo operato e cercava di far
comprendere che questo problema non era dipeso dalla Missione,
ma dalle situazioni contingenti.
Qualche problema interno iniziava a farsi sentire: D'Aulisio
chiedeva di avere l'esclusiva responsabilità del servizio di
polizia, specialmente nelle zone più pericolose come quella di
Salonicco, dove era stato ucciso re Giorgio e dove aveva avuto il
comando delle Forze di Polizia un colonnello d'Artiglieria, che, a
suo parere, non aveva alcuna esperienza di servizi di ordine
pubblico. Ma era molto difficile cedere totalmente la
responsabilità dell'ordine pubblico ad una Missione che aveva
chiare caratteristiche di cooperazione tecnica e non di assunzione
di responsabilità operative.
Nonostante le difficoltà incontrate e nonostante quel che riteneva
D'Aulisio sulle non buone relazioni fra i due Stati, tanto la loro
opera veniva apprezzata che il Presidente del Consiglio Venizelos,
alla fine del 1913, avanzò al Governo italiano la richiesta di
inviare una decina di sottufficiali dei Carabinieri da adibirsi ad
istruttori della Scuola di Gendarmeria, che nel frattempo era stata
riorganizzata sulla base dei progetti italiani. La richiesta fu
estremamente puntuale, perché in particolare furono richiesti
elementi che avevano già servito a Creta, nel periodo in cui
l'allora principe Giorgio era stato Alto Commissario
dell'Isola.
Il 15 febbraio 1914 scadeva il primo biennio di ingaggio degli
ufficiali italiani in Grecia: nell'ottobre precedente, con largo
anticipo sulla scadenza, il Governo greco fece sapere
ufficiosamente che avrebbe prorogato volentieri il contratto, e
anzi chiedeva che fosse accresciuto il numero dei componenti la
Missione. Il Ministro degli Affari Esteri Antonino Di Sangiuliano,
scriveva al Regio Ministero della Guerra il 18 ottobre,
caldeggiando la richiesta greca di continuare la Missione
italiana:
«Con tale domanda il Signor Venizelos dà prova di apprezzare
altamente i servizi che i nostri Ufficiali hanno già reso e saranno
per rendere in avvenire; ma anche e sopra tutto di ravvisare nel
mantenimento della Missione uno strumento politico assai efficace
per conservare, in momenti difficili, i buoni rapporti con l'Italia
- cosa questa alla quale egli ha ripetuto con insistenza al Conte
Bosdari (Alessandro de Bosdari, Regio Ambasciatore ad Atene al
posto del Carlotti, n.d.A.) di tenere immensamente».
Il Ministero della Guerra e il Comando Generale dell'Arma aderirono
prontamente alla richiesta.
La nuova contrattazione non fu facile, però, principalmente dal
punto di vista finanziario, poiché D'Aulisio chiedeva la
parificazione con quanto ottenuto dalla Missione francese e da
quella britannica, non tanto per gli aspetti remunerativi, quanto
per il prestigio e l'autorità della Missione e l'immagine
dell'Italia. Alcuni degli ufficiali rimpatriarono a fine contratto:
Rodda e Lauro furono restituiti ai ruoli di provenienza e De
Mandato fu collocato di nuovo in congedo. Ne aveva chiesto il
rimpatrio in una lettera riservata proprio il D'Aulisio
nell'ottobre del 1913: la collaborazione non era stata positiva; i
caratteri di quegli uomini, tutti nel loro lavoro ottimi ufficiali,
non erano compatibili. Dalla corrispondenza nell'ArchivioStorico
dell'Arma, di pugno del D'Aulisio, si può notare che egli era un
ottimo soldato, ma molto accentratore.
 Il rinnovo del contratto fu
un problema che turbò molto il Capo della Missione,
indubbiamente nel superiore interesse della stessa e
dell'immagine dell'Italia: nelle sue lettere e rapporti al
riguardo non dava l'impressione di essere molto sereno e
lottava per alcuni cambiamenti nel contratto con grande
impeto, dolendosi non poco della rituale lentezza del Governo
locale. Allo stesso tempo al Comando Generale inviava un
elenco di ufficiali, con il grado di capitano, che avrebbe
gradito avere al suo servizio.
I nuovi membri prescelti della Missione furono i capitani Giovanni
Battista Carossini, dalla Legione di Firenze, e Giacomo Giovenale,
dalla Legione di Bologna, assegnato alla Scuola di Gendarmeria di
Atene; il maggiore Guido Gandini, dalla Legione di Verona, che fu
destinato a Creta quale Comandante Superiore della Gendarmeria
dell'isola (rinnovando le precedenti tradizioni) su richiesta
specifica di Venizelos, e il tenente Costantino Mondelli, dal
Comando Generale, che venne addetto al Comando Generale della
Gendarmeria ellenica. Furono anche inviati il maresciallo
d'alloggio Domenico Patassini, dalla Legione di Firenze, e il
maresciallo maggiore Stefano Baraldo, dalla Legione di Verona, che
sarebbe deceduto nell'agosto del 1915 in servizio in Grecia.
Carossini venne mandato a Salonicco, insieme al Patassini, per la
direzione e il funzionamento della Scuola di Gendarmeria.
Nell'agosto del 1915, dopo lo scoppio del primo conflitto mondiale,
la posizione degli ufficiali dei Carabinieri in Grecia attraversò
un periodo difficile, a causa dell'eccezionale momento politico, ma
essi continuarono ad operare con piena soddisfazione delle autorità
elleniche. Nonostante gli eventi bellici, nel mese di settembre si
iniziò a preparare il terzo rinnovo del contratto di ingaggio, che
sarebbe scaduto il 14 febbraio del 1916: Venizelos ne parlò
all'Ambasciatore italiano de Bosdari, in modo positivo. Anche
questa volta la negoziazione per il rinnovo incontrò qualche seria
difficoltà, dovuta peraltro al tentativo di migliorare sia le
condizioni economiche che quelle organizzative della
Missione.
A Roma, al Ministero della Guerra, intanto, per mantenere alcuni
equilibri interni alla Missione, avendo preso atto del carattere
difficile del Capo Missione, si stava pensando di sostituire il
colonnello D'Aulisio, richiamandolo in patria e conferendogli un
alto incarico. De Bosdari fu molto chiaro nei suoi rapporti con le
autorità italiane: ancora una volta si era consumato un dissidio
tra il Capo Missione e i nuovi membri della Missione stessa. Il
fatto iniziava a divenire imbarazzante, perché lo stesso Venizelos
ne aveva fatto cenno all'Ambasciatore italiano. Si decise così,
anche su indicazione del de Bosdari, di dare il comando interinale
della Missione al Gandini che aveva dato un'ottima prova di
sé.
Infatti il Governatore Generale di Creta, Lucas Ruffos, aveva fatto
pubblicare sulla locale Gazzetta Ufficiale del 13/26 settembre
1914, una nota di encomio che aveva inviato al tenente colonnello
della Missione italiana, Gandini, e al capitano della Gendarmeria
cretese, Minosse Milonojannis, al suo ritorno da una visita alla
Scuola di Gendarmeria, e parimenti la inviò al Ministro degli
Interni:
«La cosa che particolarmente mi piacque e mi entusiasmò è che la
prestanza dell'aspetto e persino dello sguardo, la bella presenza,
attestante la ferrea disciplina - che credevo finora essere un
privilegio del popolo cretese a cagione delle sue qualità fisiche -
cominciarono ad acquistare anche gli alunni di altre località
dell'Ellade che frequentano ora la Scuola (...). Sono rimasto
stupefatto per esempio dal mutamento in ogni cosa (...). In
conseguenza La prego, Signor Ministro, di voler basarsi con fiducia
a queste assicurazioni, dovute a personale mia constatazione, e di
voler esprimere il di Lei compiacimento al tenente colonnello della
Missione Italiana, Comandante della Gendarmeria in Creta, e al
capitano Minosse Milonojannis, direttore della scuola di
Gendarmeria».
Il 10 gennaio 1915 Venizelos aveva risposto alla richiesta del
Governatore di Creta in questi termini:
«Avendo esaminato la Sua lettera, comunicatami da S.E. il
Ministro degli Interni, con somma soddisfazione ho rilevato che
codesta Scuola allievi gendarmi, per l'ottimo comando del tenente
Colonnello della Missione italiana, Signor Gandini, e per la cura
diligente del comandante in seconda, capitano Minosse Milonojannis,
funziona senza alcun ostacolo, e raggiunge con ottimi risultati, lo
scopo per cui fu istituita.
Lo zelo incomparabile e la cura efficace che detti ufficiali
pongono per istruire gli allievi e renderli perfettamente
conoscitori dell'alta missione cui sono destinati, mi procurano la
gradita occasione, date le fatiche incessanti, sostenute dai
medesimi ufficiali, per corrispondere alle speranze dello stato
greco, di esprimere loro il mio sommo compiacimento.
Questo mio desiderio La prego, signor Governatore, di compiacersi
comunicare a detti ufficiali.
Il Ministro Venizelos. Atene 10 gennaio 1915».
[d] Questa ed altre
ragioni indussero Roma a non spingere per rinnovare la terza
volta il contratto e a ritirare, almeno in via temporanea, gli
ufficiali. La campagna stampa contro gli stranieri in genere e
contro la Missione era forte, e da parte militare vi era il
desiderio di azzerare quella cooperazione, che dava molti
problemi e non riusciva a conseguire gli effetti sperati, almeno
sul piano dell'immagine. Ancora il 16 gennaio 1916
l'Ambasciatore de Bosdari aveva ricevuto dal Governo italiano
l'autorizzazione a trattare il rinnovo del contratto, in quanto
Roma continuava a ritenere utile la presenza della Missione
italiana ad Atene, dove poteva costituire un ottimo mezzo
d'informazione e, malgrado gli attacchi della stampa, svolgere
un lavoro che rispondeva «agli interessi della Patria». Ma il 9
febbraio successivo arrivava l'istruzione tassativa del
Ministero degli Affari Esteri al Regio Ministro in Atene,
secondo la quale non si doveva dar corso al rinnovo del
contratto della Missione italiana per la riorganizzazione della
Gendarmeria ellenica. Il 14 febbraio finì la missione: i membri
della stessa si imbarcarono a Patrasso per l'Italia il 24
successivo su un cacciatorpediniere italiano.
In realtà, volendo, il contratto avrebbe potuto essere rinnovato,
perché, nel secondo biennio di permanenza in Grecia della Missione
italiana, durante il Governo Venizelos, sebbene non fosse stata
convertita in legge buona parte dei provvedimenti richiesti dai
carabinieri, erano state però aperte due Scuole per gendarmi, dopo
aver ampliato e rafforzato quella storica della Gendarmeria cretese
della Canea, fondata anni prima dagli italiani. Le nuove Scuole
erano state istituite a Atene e a Salonicco. Non appena erano
riuscite a formare un certo numero di gendarmi e di sottufficiali,
il servizio aveva iniziato a funzionare in modo soddisfacente, sia
nella capitale che in altri centri maggiori.
Gli ufficiali italiani, con l'intento di alleviare in parte le
difficoltà finanziarie governative per il funzionamento degli
istituti di istruzione, si erano attivati per ottenere delle
gratuità, che potremmo definire sponsorizzazioni ante litteram,
cercando cioè privati fornitori che provvedessero alla vestizione
degli allievi e anche in parte cospicua al loro vitto. La Missione
aveva continuato a studiare tutti i miglioramenti possibili e a
proporre al Governo, per organizzare soprattutto le rafferme,
progetti intesi a migliorare le condizioni economiche della truppa
e a procurare un numeroso arruolamento di elementi maggiormente
idonei, così come venne regolato con nuove e più razionali
disposizioni l'avanzamento dei militari di truppa e dei quadri
superiori.
Fu compilato un dettagliato progetto per l'istituzione di una
Scuola Allievi Ufficiali di Gendarmeria. Venne curata
approfonditamente anche la parte amministrativa, proponendo uno
schema di regolamento sul carteggio e sulla tenuta degli uffici del
Corpo di Gendarmeria, per riorganizzare anche questo importante
ramo del servizio.
Però, durante i cinque mesi del Governo Gunaris, la stampa ellenica
aveva ripreso a criticare violentemente la Missione italiana: erano
critiche di natura politica, soprattutto dirette contro Venizelos.
Nonostante ogni sforzo propagandistico della stampa, Gunaris aveva
perduto le elezioni del giugno 1915. In quell'occasione, D'Aulisio
aveva prospettato a Venizelos, in vista del suo nuovo avvento al
potere, la delicata situazione in cui si era venuta a trovare la
Missione nel periodo precedente, adombrando la possibilità di
domandare al Governo italiano di ritirare i Carabinieri Reali.
Venizelos aveva pregato D'Aulisio di soprassedere, ritenendo ancora
molto importante e necessaria la loro presenza in Grecia.
Tornato al Governo, Venizelos aveva cercato di dare ampia
soddisfazione morale alla Missione italiana, precedentemente assai
criticata. Rimaneva comunque la grande difficoltà finanziaria che
faceva ritenere al D'Aulisio che gli italiani non avessero molte
possibilità di successo. Nel suo lungo rapporto al de Bosdari,
l'ufficiale aveva lasciato intendere che forse sarebbe stato meglio
richiamarli, a meno che la presenza degli ufficiali italiani non
rispondesse ad un ben preciso interesse politico del Regio Governo
che giudicava comunque «utile» la loro presenza ad Atene.
Infatti il Regio Ministero della Guerra, «pur riconoscendo tutta la
delicatezza della posizione degli ufficiali ad Atene», riteneva
che, in quel particolare momento politico (1916), fosse di
«speciale importanza» che il comando della Gendarmeria ellenica
rimanesse affidato ad ufficiali italiani; era necessario che
continuassero «con abnegazione» ad esercitare le loro mansioni
«nella fiducia» che quel Ministero avrebbe saputo «apprezzare nella
giusta misura tutti i sacrifizi d'indole morale» che essi avrebbero
affrontato «nell'interesse del paese colla loro permanenza in
ambiente manifestamente ostile».
Carossini e Patassini, nonostante questa sollecitazione autorevole,
chiesero di rientrare in patria. Tutta la situazione era abbastanza
compromessa per voler continuare la collaborazione con il Governo
greco, che peraltro mostrò di dispiacersi profondamente del ritiro
della Missione. Il 14 febbraio del 1916 Carossini avrebbe fatto
ritorno in patria. A Salonicco, con le parole del Regio Console in
quella città, «rese segnalati servigi», per quanto concerneva «le
informazioni militari» al Consolato, al Comandante della Regia Nave
Piemonte. Una raccolta di informazioni militari ben organizzata,
discreta e intelligente. La situazione politica nel Mediterraneo si
evolveva e la guerra procedeva. In realtà in un primo momento il
Regio Governo aveva dato mandato a de Bosdari, come sopra
ricordato, di iniziare le trattative per il rinnovo del contratto,
ma in seguito ritenne che non ci fossero più quelle ragioni di
opportunità politica che avevano consigliato la permanenza della
Missione. Durante le trattative si considerò anche la possibilità
che gli ufficiali della Missione, restituita al suo numero
originario, rimanessero in Grecia con la semplice funzione di
consiglieri militari, togliendo loro quindi il comando della
Gendarmeria e qualsiasi diretta responsabilità operativa,
amministrativa e disciplinare. Ma anche questa possibilità venne
scartata, e quindi, allo scadere del contratto, fu deciso che tutti
gli ufficiali sarebbero stati rimpatriati. La stampa italiana, nel
riportare la notizia, accusò del mancato rinnovo del contratto la
stampa ellenica, ritenuta filo-tedesca, e che, per motivi politici,
aveva cercato di distruggere il lavoro fatto dalla Missione nei
quattro anni di permanenza in Grecia. Approvò a gran voce la
decisione del Governo di ritirare i nostri militari, per un senso
di dignità.
Al momento della rottura delle trattative, unilaterale da parte
italiana, il de Bosdari informò il Ministero degli Affari Esteri
che il Capo del Governo greco, in quel momento Scoulidis, si era
mostrato dolente per il provvedimento italiano e aveva deciso di
esternare ai nostri ufficiali la riconoscenza e la benevolenza del
Governo greco, concedendo loro delle onorificenze cavalleresche: lo
stesso re Costantino lo confermò al D'Aulisio, quando costui, in
qualità di Capo Missione, si presentò per l'udienza di congedo.
Infatti il D'Aulisio, che già aveva ricevuto la Commenda del
Salvatore, fu insignito della Gran Croce dello stesso ordine
cavalleresco; al maggiore Gandini e ai capitani Carossini, Mondelli
e Giovenale fu conferita la Croce di Cavaliere Ufficiale di
quell'ordine. Anche da parte italiana vi furono attestazioni: il
Comando Supremo del Regio Esercito fece pervenire una lettera di
encomio, fortemente motivato, al Comando Generale dell'Arma per
l'opera svolta dagli ufficiali in Grecia: i componenti la Missione
avevano contribuito alla sorveglianza delle persone sospette, alla
segnalazione delle basi di rifornimento dei sottomarini nemici,
alla scoperta dei carichi di contrabbando e, in genere, al servizio
di controspionaggio, fornendo frequenti interessanti notizie circa
i movimenti delle truppe greche.
Però la collaborazione con il Governo ellenico non era affatto
terminata, nonostante il periodo, che vide alcuni degli ufficiali
dei Carabinieri già impegnati nella riorganizzazione della
Gendarmeria ellenica occuparsi della Missione Alleata di Controllo
predisposta da Gran Bretagna, Francia, Italia e Russia per il
concentramento forzato delle truppe greche e del loro armamento nel
Peloponneso. Questo periodo di permanenza di alcuni degli ufficiali
dei Carabinieri Reali in Grecia, tra i quali lo stesso D'Aulisio,
non può essere considerato come una Missione di pace, nel senso di
"cooperazione tecnica", perché il servizio venne attuato nel quadro
del primo conflitto mondiale, che si stava evolvendo, con numerose
complicazioni, nei Balcani e nel Mediterraneo.
La Missione Militare Italiana di Controllo in Grecia, secondo
l'interpretazione del D'Aulisio, doveva sorvegliare l'operato della
Polizia locale e riferire sulle eventuali deficienze, illegalità o
atti partigiani della Polizia stessa, nel controllare il
progressivo concentramento delle truppe greche nel Peloponneso, a
termine degli accordi intervenuti nella Commissione degli Addetti
Militari delle potenze interessate. In realtà tutti gli ufficiali
incaricati del controllo militare dovevano constatare in quale
misura le autorità greche eseguivano gli accordi riguardanti il
trasporto delle loro truppe e del loro materiale di guerra nel
Peloponneso.
Si trattava di una Missione di Controllo puramente militare, posta
agli ordini del generale divisionario francese Cauboue, Comandante
in Capo degli Eserciti alleati che avevano sede a Salonicco e
Comandante dell'Armata Francese d'Oriente. Agli effetti del
Controllo il Comando avrebbe avuto però sede ad Atene, dove ogni
Esercito alleato avrebbe avuto l'ufficiale più anziano nel grado
impegnato nel servizio istituzionale, quale Comandante aggiunto
presso quel Comando: questo incarico fu affidato al D'Aulisio che,
rientrato in Grecia nel marzo 1916, dipendente direttamente dal
Comando Italiano di Salonicco, vi sarebbe restato fino all'agosto
dell'anno successivo.
Ebbe inoltre funzioni di Addetto Militare ad interim durante
l'assenza del titolare colonnello, poi generale, Ernesto Mombelli.
Anche in questa circostanza D'Aulisio dovette affrontare alcune
difficoltà di collaborazione con gli altri ufficiali italiani
preposti al Controllo, che coordinava con certa professionalità, ma
anche con molta rudezza, quantomeno evidente nella sua
corrispondenza con loro.
Le difficoltà contingenti che avevano determinato il ritiro della
Missione erano da ascriversi a indubbie difficoltà di
contrattazione, nonostante le pubbliche dichiarazioni; erano però
da attribuirsi anche a quei dissidi interni alla Missione che non
era stato possibile sanare se non con l'annullamento completo della
stessa.
Già nel 1917 ripresero le trattative tra il Governo italiano e
quello ellenico per un contratto con i Carabinieri Reali, sempre
volto alla riorganizzazione della Gendarmeria. Furono analizzati
con cura i contratti precedenti per apportare quelle modifiche che
rendessero più agevole il lavoro degli ufficiali stranieri e non si
dovessero ripetere spiacevoli episodi quali quelli verificatisi
sotto il Governo Gunaris, ad esempio, quando si era tentato di
mettere sotto processo disciplinare il capitano Giovenale, per
alcune sue dichiarazioni sulla condotta dell'Italia nel conflitto e
per non aver vestito l'uniforme greca. Quindi si tese a specificare
in modo più preciso le attribuzioni della Missione, stabilendo
chiaramente che i membri di essa sarebbero dipesi disciplinarmente
soltanto dall'autorità del Capo Missione e dalle autorità militari
italiane. La nuova Missione sarebbe stata composta dal tenente
colonnello Capo Missione e da sette fra maggiori e capitani. Il
contratto avrebbe avuto durata triennale. Il Governo greco aveva
fretta di concludere.
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