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Il Ministero della Guerra,
nell'agosto del 1903, con grande pragmatismo decise che il non
risoluto atteggiamento dell'Alto Commissario di fronte ai
reclami di alcuni graduati cretesi contro il capitano Caprini
aveva in qualche modo minato il prestigio del valente
ufficiale quale quest'ultimo era. Inoltre, il non completo
buon accordo esistente fra il francese colonnello Destelle,
Comandante Superiore delle Truppe Internazionali, ancora
presenti in Creta, e l'Alto Commissario rendeva assai delicata
la situazione dell'ufficiale comandante la Gendarmeria il
quale, come incaricato dell'ordine e della sicurezza, doveva
essere agli ordini del principe Giorgio, ma, come ufficiale
del Corpo d'Occupazione, doveva obbedienza al Comandante
Superiore e, nel caso non impossibile di un conflitto, non
avrebbe potuto esimersi dallo schierarsi con le potenze
europee. Vi era anche il pericolo di attriti con i consoli,
poiché vigevano in Creta le capitolazioni con le giurisdizioni
consolari e conseguenti privilegi di extraterritorialità. Era
invece ormai chiaro che le autorità locali si sforzavano di
guadagnare terreno e di limare continuamente i diritti, e
soprattutto le consuetudini, che si erano consolidati di anno
in anno nel lungo periodo di applicazione degli accordi
capitolari.
 Quindi, per una lunga serie
di ragioni di opportunità politica, era meglio predisporre un
normale avvicendamento nel comando, per continuare con
efficacia l'opera iniziata, tanto più che il Governo ottomano,
in quel periodo, aveva nominato al Comando della Gendarmeria
macedone il tenente generale Emilio De Giorgis, il quale
richiedeva di avere a sua disposizione un ufficiale dell'Arma
con vasta competenza nel settore. Il capitano Balduino
Caprini, da tre anni al lavoro a Creta, dimostrava di aver
maturato una sostanziosa esperienza e quindi poteva
efficacemente affiancare l'opera del De Giorgis in un'impresa
così importante.
Al momento in cui Caprini lasciò Creta, il 23 settembre del 1903,
la Gendarmeria cretese era così organizzata: uno Stato Maggiore, 5
Compagnie, 5 Tenenze, 11 Sezioni e 99 Stazioni, con un organico
complessivo di circa 1.095 militari di Gendarmeria indigena. Il
personale dell'Arma era di 60 unità, così suddiviso: 5 marescialli
maggiori per il Comando delle 5 Tenenze; 11 marescialli ordinari
per il Comando delle 11 Sezioni; 3 marescialli ordinari per
l'Ufficio del Comando; 7 brigadieri, i quali servivano nei vari
Uffici del Comando; 5 brigadieri scrivani per gli Uffici di
Compagnia (in totale 10); un brigadiere scrivano in ogni Comando di
Tenenza, per coadiuvare il titolare (in totale 11); un brigadiere
titolare per ogni Comando di Sezione, per coadiuvare il titolare
(in totale 11); 4 brigadieri per il Comando delle più importanti
Stazioni (e cioè: Canea principale; i Tribunali; Canea Porto;
Aleppo); 2 brigadieri istruttori addetti per la Scuola allievi
gendarmi; e, infine, un brigadiere a cavallo e un carabiniere a
cavallo, per la sicurezza personale dell'Alto Commissario in Creta,
Sua Altezza Reale il principe Giorgio di Grecia.
 Ultimata la sua missione,
Caprini fece un rapporto riassuntivo dei primi nove anni di
presenza dei Carabinieri a Creta; analizzò il lavoro svolto,
concludendo che molti fattori avevano garantito i
soddisfacenti risultati fino ad allora conseguiti. Si
dovevano: alla buona volontà delle ragioni politiche del
popolo cretese e del principe Giorgio,
«(...) 2° alla autorità, quasi illimitata e senza discussione,
che era stata lasciata al comandante della gendarmeria; 3° ai mezzi
pecuniari che, senza condizione, furono forniti; 4° al
funzionamento del Tribunale militare con procedura di guerra; 5°
all'essere stata la gendarmeria formata con un solo elemento,
essendosi di per sé e gradatamente eliminato quello turco; 6°
all'essersi nella gendarmeria imperniata l'idea nazionale; 7° ai
presidi internazionali pronti sempre ad intervenire contro un
movimento insurrezionale o contro un pronunciamento; 8° dall'avere
gli ufficiali e i sottufficiali in Creta mantenute complete
le loro qualità e la loro
indipendenza di fronte a S.A.R. e alle Autorità del luogo, che
solo il Comandante della gendarmeria fu messo alla sola
dipendenza di S.A.R., ma sempre nella sua qualità di capitano
dell'Arma, mentre tutti gli altri ufficiali e sottufficiali
dipesero esclusivamente dal capitano comandante la gendarmeria
nella sua qualità di comandante del distaccamento dei
carabinieri reali in Creta (...) poi alla dipendenza della
Legione di Napoli e parte del corpo d'occupazione in
Creta».
Parole che chiariscono il modo di pensare dell'ufficiale e il
vigore con il quale prestò il suo servizio in
missione. |
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