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1855 - 1856
Trotti descrisse vividamente la scena che gli si
presentava agli occhi:
«Nei giorni 9 e 10
settembre io visitai la Torre Malakoff e Sebastopoli. Quanti
morti, quante rovine vid'io? Nella Torre Malakoff ammassati
erano i cadaveri russi, zuavi, algerini, fanteria di linea,
tutti gli uni sopra gli altri addossati. La terra era talmente
percossa dalle bombe che difficilmente sarebbesene trovato un
palmo intatto. Le palle d'ogni specie ed i frantumi di bombe a
centinaia di migliaia coprivano il prato. La Torre, quella
torre diventata così celebre in questa guerra, la vidi
parimenti sotterrata da tre parti e scoperta solo verso la
città; la sua altezza è di tre metri circa, per cui quasi la
si crederebbe piuttosto anziché una torre, un basamento
qualsiasi. Il numero dei morti è immenso da ambo le parti; i
francesi tra i feriti e i morti ne ebbero più di seimila,
oltre ad un numero grandissimo di ufficiali, e 14 generali, su
diciannove che erano al combattimento; gl'inglesi n'ebbero
2380 e 150 ufficiali, più del terzo delle truppe che presero
parte all'azione. Ma la nostra brigata Cialdini, la quale fu
mandata alla trincea, ebbenché non abbia partecipato al
combattimento, ebbe tuttavia 37 feriti e 4 morti. Piola,
Generale dello Stato Maggiore, che era con essa, fu
leggermente ferito alla mano sinistra. Le perdite dei russi
non si contano, ma da quanto dicono i disertori, furono
grandissime; in Sebastopoli lasciarono 1000 e più feriti, dei
quali più di 50 furono trovati morti per essere rimasti oltre
due giorni senza soccorsi. Essi sono ora al di là ed occupano
i forti del Nord, Sukerman e il Plateau Makenzie, dove da
quanto vociferasi andremo quanto prima (...) siamo 100.000
uomini di truppe animate da buona volontà contro 80.000
scoraggiati e demoralizzati per le continue sconfitte, la
vittoria non può far a meno di essere nostra (...)».
E ancora
scriveva:
«Sebastopoli,
povera città! Le case furono pei tre quarti rovinate dalle
artiglierie, quelle che rimasero in piedi furono dai russi
incendiate. L'incendio durò tre giorni e si spense da sé per
mancanza d'alimento giacché il disboscamento per la maggior parte
era stato fatto dai russi per costruirne ripari e batterie. La
città è ben situata e vasta quanto Alessandria (...). Quello però
che merita maggiore attenzione sono gli stabilimenti militari,
quartieri, dochs (ndr: Sic nel testo) (zona del porto ove si
svolgono le operazioni di carico e scarico delle navi, n.d.A.),
arsenale, tutto colossale e ben costrutto. I forti furono in gran
parte ruinati».
I Carabinieri Reali si distinsero in varie occasioni, quali quella,
ad esempio, dell'incendio che divampò una notte nel bazar di
Kadi-Koi: una pattuglia di carabinieri diede subito l'allarme e
accorsero rinforzi per domare le fiamme. Per la prontezza del loro
intervento, per la rapidità e l'intensità dei soccorsi, fu
risparmiato un danno assai grave a quello che era un vasto deposito
di merci varie. Scriveva il generale Giovanni Durando, Comandante
del Corpo di Spedizione in Oriente ad interim in quel periodo, il
21 gennaio 1856: «Meritano lode in questa circostanza, come in
tutte, i nostri reali carabinieri principalmente per lo zelo e la
vigilanza che spiegano costantemente (...)».
 Ai 4 ufficiali e 52
militari partiti con un primo invio si aggiunsero un altro
ufficiale e 13 uomini, portando il contingente a 70 unità, a
regime. Rimpatriarono con il Corpo di Spedizione 4 ufficiali e
54 carabinieri. Escludendo gli ufficiali, l'età dei
carabinieri che operarono in Crimea era molto bassa:
mediamente dai ventuno ai trent'anni. Uno solo ne aveva più di
quaranta.
I componenti il contingente ebbero anche delle decorazioni: il
capitano Emanuele Trotti fu insignito della Croce di Cavaliere
dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e nominato Cavaliere della
Legion d'Onore francese il 17 giugno 1856; Trotti ebbe anche una
Medaglia di Sua Maestà Britannica. La Legion d'Onore fu concessa
anche ad un tenente dei carabinieri, Antonio Frutteri di
Costigliole; così come altri 4 componenti il Distaccamento ebbero
delle Medaglie Militari francesi. Onorificenze inglesi furono date
a 4 ufficiali e a 33 componenti il Distaccamento dei Carabinieri
Reali, che erano stati molto apprezzati per il loro comportamento
non solo all'interno del Corpo di Spedizione ma anche dagli
alleati.
I militari dell'Arma furono stimati anche dal Sultano a
Costantinopoli: infatti, a causa della difficile situazione
dell'ordine pubblico in quella città, Francia, Inghilterra,
Sardegna, Austria e Grecia decisero di promuovere, il 29 ottobre
del 1855, facendo intervenire anche il delegato della Polizia
ottomana, l'adozione di qualche misura straordinaria, specialmente
nei quartieri di Pera e Galata. Non sarebbe stato l'ultimo
«controllo» alleato a Costantinopoli: alla fine del primo conflitto
mondiale la città ne avrebbe sperimentato uno ancora più rigoroso,
effettuato verso un nemico vinto, e non come un'offerta di
«collaborazione» e assistenza.
 Fu così richiesta la
«collaborazione» dei Carabinieri Reali aggregati al piemontese
Comando d'Armi in Costantinopoli: essi furono protagonisti,
sempre insieme alla Polizia turca, di pattugliamenti e di
arresti importanti. Azioni che avrebbero avuto notevoli
ripercussioni sull'ordine pubblico, tanto che «ne ebbero lodi
sia dal nostro Signor Ministro in questa città che dalle
autorità turche», come scriveva il Comandante d'Armi Camillo
Della Chiesa della Torre, il 3 gennaio del 1856.
Dal punto di
vista politico, è interessante notare quanto appunto sottolineava
quel Comandante nella stessa lettera. Egli teneva a precisare che
si escludeva «ogni questione internazionale» nel progetto di
assistenza alla Polizia turca: si dava invece a questa istituzione
la possibilità di esercitare il controllo anche su esercizi o
dimore abitati da europei, dove, sempre per gli accordi capitolari,
la giurisdizione turca non era ammessa, essendo quei cittadini
sotto la protezione delle rispettive Legazioni di
appartenenza.
Si affermava così, con questa missione e con questo tipo di
assistenza tecnica, la fama dei Carabinieri all'estero, fama per la
quale sarebbero stati più volte richiesti per la riorganizzazione
di polizie locali. |
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