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1. PREMESSA
Tra la massa crescente di documenti dedicati al fenomeno della
pornografia minorile non è sempre facile districarsi e rispondere
ad alcune semplici domande, obbligatorie per l'investigatore
telematico: quale è esattamente il «campo conflittuale» , chi sono
gli attori che si muovono in questo scenario e con quali obiettivi
?
Per rispondere al primo quesito può essere utile prendere in
prestito un termine nato nella letteratura fantascientifica degli
anni ottanta, ovvero il concetto di "cyberspazio" . Tale idea rende
molto bene la dimensione delocalizzata e immateriale caratteristica
della rete tematica Internet. La "rete" è per sua natura
internazionale o, volendo utilizzare un termine piuttosto abusato,
"globale". Ciò rende assolutamente improbabile ogni valutazione di
contrasto del fenomeno criminale in termini nazionali. Non vi è
infatti dubbio che la "rete", con la sua capacità di far circolare
velocemente ad anonimamente il materiale illecito ha consentito di
far evolvere un fenomeno, del tutto irrilevante fino a non molti
anni fa, verso una dimensione organizzata.
Una volta acquisito che è Internet il veicolo e, allo stesso
tempo, il valore aggiunto della esponenziale diffusione della
pedo-pornografia, occorre adesso rispondere alla seconda parte del
problema ovvero chi sono gli attori che, a vario titolo, si muovono
in questo contesto. La sovraesposizione mediatica sull'argomento
non contribuisce certo a fare chiarezza su questo aspetto
ricondotto, nella terminologia più frequente, solo ai suoi tratti
più efferati o grotteschi ("orchi", "mostri", …).
Dovendo invece porre dei limiti concettuali alla materia è
opportuno utilizzare un criterio guida che ci permetta di
individuare differenti livelli analitici, utili per la comprensione
e la spiegazione del fenomeno. Utilizzando come criterio di
demarcazione quello del profitto economico è possibile distinguere
chiaramente due macro categorie.
Della prima fanno parte tutti coloro il cui scopo è esclusivamente
economico. Vale a dire tutti coloro i quali dallo sfruttamento
sessuale dei minori ne intendono ricavare un profitto. In questa
categoria vanno ricondotti tutti i fenomeni connessi ai
numerosissimi siti Internet a carattere commerciale che, previa
abbonamento, consentono all'utente di scaricare (fare il "download"
in gergo) di immagini e video pedo-pornografici.
Esiste poi una seconda fascia di pedo-pornografia basata
effettivamente su un altro movente, che è il soddisfacimento di un
interesse sessuale. In questo caso non c'è profitto economico. È
questo un ambito più oscuro del web basato sulla creazione di vere
a proprie comunità "virtuali" che utilizzano le più sofisticate
tecniche per rimanere nell'ombra e continuare a produrre e
scambiare il materiale illecito.
I due ambiti possono interagire in determinate circostanze, ma ciò
non avviene frequentemente e, soprattutto, non si verifica seguendo
alcuna procedura codificata.
I due casi di studio che si riportano di seguito, tratti da reali
esperienze investigative cui ha partecipato il Nucleo Operativo dei
Carabinieri di Roma, possono chiarire quanto appena descritto,
nonché contribuire a delineare un profilo strategico del contrasto
alla diffusione di pornografia minorile sulla rete
Internet.
2. CASES STUDY.
a. Case Study 1. INDAGINE "FALCON". Cooperazione U.S.A.
- Italia. L'indagine è frutto della cooperazione
investigativa stabilita tra l'U.S. Immigration and Customs
Enforcement (I.C.E.) e l'Arma dei Carabinieri. Il lavoro
investigativo, iniziato negli Stati Uniti con l'obiettivo di
colpire i proventi economici della diffusione di materiale
pedo-pornografico, ha permesso di risalire alla società bielorussa
RegPay Co. Ltd, (con sedi negli USA, Francia e Spagna) quale
responsabile, attraverso un complesso sistema di società satellite,
della gestione e degli introiti di oltre 50 siti Internet a
contenuto pedo-pornografico. L'indagine ha poi consentito di
smantellare il gruppo che gestiva le sedi occidentali della società
e, allo stesso tempo, di perseguire tutti coloro che avevano
acquistato il materiale illecito a livello mondiale. Per la parte
italiana è stata richiesta la collaborazione dell'Arma che ha
sviluppato l'attività attraverso il riscontro incrociato dei dati
relativi all'analisi delle transazioni elettroniche effettuate
dall'Italia e dei files di log relativi agli IP delle connessioni
Internet verso i siti a contenuto pedo-pornografico. In
conclusione, il lavoro investigativo ha consentito di indagare 96
soggetti nei confronti dei quali sono state effettuate altrettante
perquisizioni, con esito positivo.
I pagamenti venivano effettuati attraverso società di credito
elettronico (e-billing) con sede negli Stati Uniti. Il materiale di
pornografia minorile era accessibile solo dopo il pagamento di un
abbonamento. Per avere un'idea dell'ingente volume d'affari
generato da un' "impresa economica" del genere basti pensare che i
prezzi degli abbonamenti oscillavano tra i 20 ed i 30 euro mensili
e che ogni sito aveva in media sui 3000 abbonati. Le fotografie ed
i video raffiguravano minori in una fascia adolescenziale (tra gli
11 ed i 16 anni) in atteggiamenti che, seguendo le categorie
tracciate da un famoso studio dell'Università di Cork (Irlanda),
si possono inquadrare come "Erotic Posing" ovvero immagini che
ritraggono i minori nudi (o parzialmente vestiti) in pose
esplicitamente provocatorie dal punto di vista sessuale. I siti
oggetto delle indagini erano facilmente raggiungibili sia perché
pubblicizzati (e "linkati") su vari siti pornografici sia perché
individuabili con un normale motore di ricerca Internet.
Riguardo ai fruitori del materiale, ovvero gli abbonati, va qui
richiamato un elemento contrario a quello generalmente presente ai
media, infatti non ci si è trovati di fronte ai famosi
"insospettabili professionisti". Le persone indagate percorrono
trasversalmente i vari strati sociali e non denotavano particolari
capacità nell'uso degli strumenti informatici. Nessuno di essi si è
definito pedofilo, né sono state trovate tracce di contatti con
altri soggetti accomunati dagli stessi interessi. Tralasciando le
scuse più inverosimili e fantasiose (hackers che hanno preso il
controllo del computer, …), la giustificazione più frequente che
gli stessi hanno fornito è stata quella di una curiosità
occasionale, maturata nel corso di assidue navigazioni Internet su
siti pornografici.
b. Case Study 2 - INDAGINE "TWINS". Cooperazione Italia
- Europol. L'indagine si è svolta mediante la
cooperazione ed il coordinamento dell'Ufficio di Polizia Europea ed
ha coinvolto sette Stati dell'Unione Europea, tra cui l'Italia. Il
lavoro ha avuto come oggetto la produzione e lo scambio di
pornografia minorile via Internet che avveniva tra pedofili
inseriti in una rete mondiale e che comunicavano tra loro
attraverso un sistema di BBS. Questo termine è l'acronimo
dell'espressione inglese Bulletin Board of System e si tratta di un
sistema di comunicazione che può essere paragonato ad una sorta di
"bacheca" elettronica dove ogni utente può lasciare messaggi cui
gli altri utenti possono rispondere o aggiungere delle
considerazioni. Il sistema delle BBS è molto diffuso tra i pedofili
telematici perché garantisce l'anonimato e la sicurezza delle
conversazioni. Ed infatti, essendo la BBS uno strumento gestito
anche tecnicamente dallo stesso gruppo che l'ha creata risulta
estremamente difficile ottenere dati circa i suoi utenti i quali, a
loro volta, non si conoscono tra loro se non virtualmente, né
possono ottenere informazioni sugli altri membri. Questo semplice
schema di base può essere implementato sotto il profilo della
sicurezza con infinite varianti quali l'accesso con password ,
l'uso di proxy servers , l'adozione di sistemi di crittografia ,
steganografia e molto altro ancora. Inoltre, le BBS non sono
pubblicizzate su altri siti, né sono indicizzate sui classici
motori di ricerca Internet.
Va evidenziato che l'attività di analisi svolta da Europol, sulla
base dei dati forniti dai Paesi membri, ha permesso di tracciare un
significativo profilo dei pedofili che operano nelle "comunità
virtuali" di Internet. L'uso del termine "comunità" è sicuramente
appropriato a motivo che la BBS, sofisticato strumento di
comunicazione non noto ai più, tende necessariamente a connotare i
suoi appartenenti come membri di un gruppo elitario. Tali
caratteristiche hanno reso possibili aggregazioni omogenee e
fortemente strutturate di soggetti dediti alla pedofilia,
nonostante l'uso quasi esclusivo di contatti virtuali. È questo un
punto fondamentale poiché la possibilità di dar vita al "gruppo",
inteso in senso sociologico quale aggregazione di individui per
soddisfare bisogni di origine sia psicologica che fisiologica, è
un'opportunità che ai pedofili è concessa solo nella dimensione
virtuale del "cyberspazio". Se si analizzano con attenzione le
conversazioni apparse sulle BBS saranno evidenti i tratti di un
fenomeno definito "groupthink" . Nelle scienze sociali, il
"groupthink" viene considerato tipico dei gruppi chiusi e molto
coesi e si manifesta con alcuni tipici sintomi quali: illusione di
invulnerabilità, convinzione della propria moralità, visione
stereotipata del campo avversario. I vari messaggi apparsi nelle
BBS ne sono una riprova evidente.
Ad ulteriore riprova di ciò, l'analisi dei messaggi presenti sulla
BBS evidenzia che i suoi membri non si sono limitati a darsi
indicazioni sulle modalità di scambio del materiale pedo. Al
contrario, numerosi sono i messaggi relativi alle tecniche di
sicurezza (navigazione anonima, procedure per occultare i dati,
comportamento da tenere in caso di perquisizioni, …), tanto che le
BBS individuate si possono configurare anche come una sorta di
forum permanente sulla sicurezza informatica per i soggetti dediti
alla pedo-pornografia. In questo aspetto si evidenzia un profilo di
netta differenza con l'ambiente dei fruitori di pornografia
minorile commerciale, ovvero la consapevolezza dei propri membri
dell'essere pedofili.
Anche il materiale scambiato è adeguato a tale ambiente. L'età dei
minori ritratti si abbassa notevolmente fino a toccare anche, in
alcuni casi, bimbi di appena qualche anno. Anche il tipo di
pornografia è più spinto e prevede, quasi sempre, scene di atti
sessuali espliciti e, talvolta, anche di violenza. Essendo questo
un ambito "elitario", il materiale richiesto per poterne fare parte
deve essere nuovo (non si possono inviare le classiche "serie" che
circolano sulla rete da diversi anni). Questo spiega anche perché
tra i membri delle BBS si trovano spesso anche "produttori" del
materiale.
Il carattere "elitario", più volte richiamato, non deve tuttavia
far pensare che si tratti di poche persone. Poiché Internet ha una
dimensione planetaria, le BBS possono comprendere anche migliaia di
utenti. Essi però, per farne parte, devono necessariamente
possedere i seguenti "requisiti": significative abilità
informatiche, conoscenza della lingua inglese e capacità di
procurarsi materiale pedo-pornografico nuovo.
3. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE.
Entrambi i casi, pur nella loro diversità, presentano dei tratti
comuni. Infatti, in un ambito delocalizzato quale è la dimensione
virtuale della rete Internet, il crimine di cui si parla ha sempre
uno sviluppo di carattere internazionale. Il contrasto alla
diffusione della pedo-pornografia telematica evidenzia quindi una
sfida importante per il prossimo futuro, ovvero quella di colmare
il gap tra il livello di "interdipendenza" tecnologica che ha
assunto la struttura mondiale (processo spontaneo) e l'ottimale
livello di "integrazione" (normativa, organizzativa, …) che la
comunità internazionale deve necessariamente raggiungere.
Altrimenti, a garantire l'impunità delle condotte illecite
basterebbe la semplice attestazione di un sito, di una bbs, un
newsgroup, … in uno Stato estero estraneo a qualsiasi
collaborazione. Ovviamente, si tratta di una collocazione
anch'essa del tutto virtuale poiché un sito può benissimo essere
registrato in un Paese e tecnicamente gestito da persone residenti
in un altro Stato.
In conclusione, le positive esperienze investigative sopra
richiamate testimoniano che la via della cooperazione
internazionale di polizia da auspicabile è divenuta
imprescindibile. Nonostante ciò è forte il rischio che tali
attività si connotino di un carattere di estemporaneità operativa.
Pertanto, allo scopo di contribuire ad una sempre maggiore
prospettiva internazionale del settore si segnalano gli elementi di
maggiore criticità riscontrati nella prassi investigativa e sui
quali andrebbe concentrata l'attenzione futura:
- a. Velocità dello scambio di informazioni.
- A motivo che le informazioni presenti sulla rete Internet sono
soggette a rapidissimi cambiamenti o cancellazione (ad es. il
mantenimento di dati di fondamentale importanza, quali i files di
log, non ha una normativa uniforme nemmeno in Europa).
- b. Utilizzabilità in sede giudiziaria delle prove acquisite da
un altro Stato.
- Le normative procedurali e la giurisprudenza relativa
all'acquisizione dei dati informatici evidenziano spesso profonde
differenze tra i vari Stati e possono pregiudicare l'utilizzabilità
degli stessi dati in altri Paesi;
- c. Attitudine al pensiero in termini di indagini
internazionali.
- La polizia giudiziaria che opera nel campo del contrasto alla
pedo-pornografia deve maturare una prassi operativa orientata in
termini internazionali, avvalendosi di tutti gli strumenti
disponibili (Europol, Interpol, Ufficiali di collegamento in Stati
esteri,…) e comunicando gli elementi utili (immagini, nicknames,
e-mail, …) in modo tale da non tralasciare alcuno sviluppo
investigativo che potrebbe rivelarsi utile sia per lo Stato
procedente che per altri Stati esteri.
Ten. CC Luigi Mancuso, Nucleo Operativo di Roma Comandante Quarta
Sezione.
- 1 Per un definizione di "campo conflittuale" applicata
all'analisi strategica vds. C.Jean, Studi Strategici, Milano,
Franco Angelo Libri, 1990.
- 2 Questo termine, ormai entrato nell'uso comune come sinonimo
di Internet, è stato coniato dallo scrittore W. Gibson nel romanzo
Neuromancer (New ACE SF Special, 1984).
- 3 Rif. Progetto "COPINE" iniziato nel 1997 dal Dipartimento di
Psicologia Applicata dell'Università di Cork.
- 4 Nell'accezione di quei Proxy Servers creato con lo scopo di
far perdere i dati tecnici relativi alle connessioni degli
utenti.
- 5 Uso di codici in grado di convertire i dati in modo che
possano essere letti solo da uno specifico destinatario che
utilizza una apposita "chiave" di decifrazione.
- 6 Tecnica che permette di nascondere un file (immagine,
messaggio, …) all'interno di un altro file (in genere
un'immagine).
- 7 Janis I., Groupthink, Boston, Houghton Mifflin,
1982.
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