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1.
Introduzione
La Sezione Telematica del RIS di Roma è unica nel suo genere tra i
Reparti Investigazione Scientifica dell'Arma dei Carabinieri
presenti in Italia nelle città di Roma, Parma, Messina e Cagliari.
Proprio tale peculiarità le conferisce competenza su tutto il
territorio nazionale in relazione a quelle attività investigative
inerenti l'informatica, la telematica ed in generale i sistemi
elettronici digitali. A tale settore, pedissequamente a quanto
stabilito dal Gruppo per il Crimine ad Alta Tecnologia del G8, ci
si riferirà, in questo lavoro, con il termine specifico di Crimine
ad Alta Tecnologia (High Tech Crimes).
2. Le investigazioni tecniche
La Sezione Telematica del RIS di RM analizza ordinariamente dei
reperti digitali a seguito della richiesta dell'Arma Territoriale,
della Magistratura e raramente di altre F.P. Gli esperti del
repertamento dell'Arma territoriale prelevano i reperti digitali
generalmente sulla scena del crimine per inviarli ai laboratori
della Sezione.
Una prassi alternativa a quella evidenziata vede il personale
tecnico della Sezione intervenire direttamente sulla scena del
crimine assieme al personale repertatore al fine di supportarne
l'attività quando questa divenisse di natura eccessivamente
complessa dal punto di vista tecnico.
Eccezione alle citate procedure risulta ovviamente il fatto
criminoso che avviene in ambiente virtuale (Internet). Può accadere
che la Sezione stessa verifichi la presenza di un fatto illegale
nella rete delle reti ed allora vengono prontamente interpellati
gli investigatori della territoriale affinché si ristabilisca il
normale flusso investigativo. Si può essere invece nella situazione
in cui un utente comune individua il fatto-reato su Internet e ne
da' comunicazione all'Arma territoriale (situazione assimilabile
alla consuetudine). Per finire si può verificare che la stessa
territoriale individui il reato su Internet per poi attivare le
indagini e chiedere il necessario supporto alla Sezione Telematica
e/o a specialisti esterni (quando siano stati disposti dalla
magistratura).
In definitiva l'investigazione tecnica nasce sempre a seguito o in
parallelo all'investigazione tradizionale e ne resta supporto
evitando di assurgere a elemento autosufficiente.
3. Le aree di studio
Le aree di studio scientifico forense della Sezione sono molto
aumentate negli ultimi 5 anni allargandosi dall'iniziale studio
delle memorie di massa, che ad oggi è il settore più voluminoso ad
Internet in diversi suoi aspetti fino a sofisticati e particolari
sistemi elettronici.
Le seguenti categorizzazioni sono state fatte sulla base
dell'esperienza e delle direttive e pubblicazioni internazionali
nel settore:
3.1 L'analisi forense delle memorie di
massa
Settore a cui ci si riferisce spesso con il termine Forensic
Computing (FC) di cui sono state date diverse definizioni ma le
seguenti due possono raccogliere sicuramente i concetti
fondamentali inerenti: "…il processo di: Identificazione,
Conservazione, Analisi e Presentazione di 'digital evidence' in
processo garantendone l'ammissibilità" [3] e/o "…la raccolta e
l'analisi di dati secondo una prassi che ne garantisca la libertà
da distorsioni e pregiudizi cercando di ricostruire dati ed azioni
avvenuti nel passato all'interno del sistema informatico" [4]. In
ogni caso, dato che le attività di FC tendono ad ottenere elementi
atti a testimoniare un fatto accaduto-in o per-tramite-di un
sistema informatico, la loro caratteristica principale è che
intervengono sempre dopo il fatto stesso. Si noti che le due
definizioni riportate tendono a completarsi e spiegarsi perché
l'ammissibilità citata in [3], nella maggioranza degli ambiti
legali è proprio la "libertà da distorsioni
(volontarie/involontarie) e pregiudizi (di analisi)" di cui in
[4].
Il termine memorie di massa raccoglie le memorie digitali di
qualsiasi natura e principio, da quelle elettroniche a quelle
magnetiche fino alle ottiche. La FC deve quindi tener conto delle
peculiarità fisiche di ciascuno di questi supporti digitali al fine
di garantire un'analisi accurata, completa e ripetibile (che non
alteri in nessun modo il contenuto). A tale scopo i fattori
predominanti nella procedura di laboratorio sono la copia iniziale
e gli strumenti di analisi della copia.
In [5] viene sottolineato che "…la speciale natura delle prove
digitali richiede considerazioni aggiuntive ed alcuni cambiamenti
rispetto le prove reali" ed in particolare il fatto che le
informazioni memorizzate su un sistema digitale sono per loro
natura indipendenti da quest'ultimo. In pratica, senza la
necessaria e forzata caratterizzazione esterna (fisica), le prove
digitali non sono associabili ad un apparato o ad un istante di
tempo. Questo determina il fatto fondamentale che la
differenziazione tra copia ed originale, quando si opera su memorie
digitali ed in mancanza di specifiche direttive dell'operatore è
impossibile. Ecco quindi un principio di indistinguibilità che ha
condotto la preservazione dei dati utili (anche chiamata
repertamento dei dati) ad essere un'attività equivalente alla copia
degli stessi su supporti di memoria particolarmente affidabili
(ottici e/o nastri magnetici con "blindatura").
La caratterizzazione delle copie avviene includendo in esse
informazioni ausiliarie come: data ed ora in cui avviene la copia,
ID dell'operatore, commenti, ecc.. Tali elementi vengono sottoposti
ad un processo di hashing assieme ai dati utili ed i valori
calcolati rimangono definitivamente storicizzati in supporti
ausiliari a quelli di destinazione della copia. A questo proposito,
nel FC, si impiegano delle funzioni di hash standard come DIVA [6]
(proprietario della ditta Computer forensics ltd) o MD5 [7]
(standard open largamente impiegato da diversi prodotti di punta
nel FC come EnCase, Ilook, ecc.). I valori di hash calcolati
durante la copia sono utili per garantire due fatti essenziali:
- data la possibilità di calcolare l'hash sia sui dati di
partenza che su quelli copiati e fermo restando le proprietà di
univocità degli algoritmi che implementano la funzione di hash, è
possibile verificare l'aderenza "assoluta" della copia ai dati di
partenza durante il processo di clonazione, impiegando tale metodo
come un pesante (computazionalmente) e rigoroso sistema di
controllo errore;
- successivamente alla copia, la disponibilità del valore(i) di
hash, consente di stabilire se la copia è ancora valida e se sono
intervenute delle alterazioni (volontarie e/o
involontarie).
Una nota molto importante deve poi essere riportata in relazione
al tipo di copia dei dati di una memoria di massa o di una device
digitale in genere. Si possono distinguere infatti almeno tre
livelli di copia:
a. copia di livello fisico: o bitstream copy, in
cui il contenuto dell'unità fisica viene letto sequenzialmente (la
sequenza è stabilita dall'indirizzamento fisico, in genere gestito
dal controller dell'unità di memoria) caricando la minima quantità
di memoria di volta in volta indirizzabile (ad es. negli hard disk
il settore fisico, nelle ROM il byte, ecc.) per poi registrarla
nella stessa sequenza su di un comune file binario (immagine fisica
dell'unità);
b. copia di basso livello del file system: o
cluster-copy, in cui il contenuto di una partizione logica
(strutturatasi a seguito di una formattazione correlata ad un
preciso file system) viene letto sequenzialmente caricando la
minima quantità di memoria che il file system consente di
indirizzare di volta in volta (ad es. il cluster in FATxx) per poi
registrarla nella stessa sequenza su di un comune file binario
(immagine di basso livello del file system);
c. copia del file system: in cui parte o tutto il
contenuto di alto livello di una partizione logica (strutturatasi a
seguito di una formattazione correlata ad un preciso file system),
ivi intendendo i contenuti di file e directory evidenti (non
cancellati), viene sottoposto a backup su di un file (file di
backup) di particolare formato (dipendente dal tool impiegato).
Il classico comando dd dei sistemi operativi Unix-like può ad
esempio effettuare delle copie sia di tipo a. che b. mentre il tool
software Ghost svolge copie di tipo c.. Il dd, per la semplicità di
impiego e per la disponibilità del codice sorgente (es. in Linux) è
divenuto un punto di riferimento anche nel dump di sistemi digitali
come ad esempio le smart-card. Sfortunatamente non fornisce nessuna
garanzia di tipo forense, nel senso che non effettua controlli di
aderenza o calcoli di hash-function, ecc..
Si sottolinea, infine, che i citati livelli di copia non sono
affatto equivalenti se lo scopo è individuare elementi probatori di
tipo forense. In [10] si asserisce che "La persistenza dei dati è
enorme. Contrariamente a quanto si possa pensare è molto difficile
rimuovere dei dati da una memoria di massa, a prescindere dalla
propria volontà…abbiamo impiegato un hard disk di discrete
dimensioni per installare prima una copia di Windows, poi una di
Solaris ed infine una di Linux ed il risultato è stato che con un
opportuno software forense i file delle prime due installazioni
erano facilmente recuperabili…". La ricerca dei dati cancellati
(generalmente ricchissimi di informazioni sull'attività svolta) è
un elemento fondamentale dal punto di vista legale e le tre copie
di cui sopra non permettono parimenti la citata analisi. In
particolare la copia fisica a. mantiene tutte le informazioni
possibili anche sul partizionamento (ad es. coesistenza di più
sistemi operativi, ecc.), quella b. contiene sia i file cancellati
che quelli evidenti ma non i dati sulle partizioni includendo una
sola di esse, per finire la c. mantiene solo il contenuto di file e
directory evidenti. Ovviamente a tali fattori si contrappongono la
velocità di svolgimento della copia che aumenta da a. fino a c.. La
scelta del tipo di copia da svolgere dipende quindi molto dal tipo
di prova digitale che si intende ottenere e dal tempo che si ha a
disposizione.
3.2 L'analisi forense dei sistemi di comunicazione
senza fili
Primeggia, in questo settore, l'analisi forense dei cellulari nei
diversi protocolli attualmente presenti: ETACS, GSM, GPRS, UMTS.
Tale analisi si esplica attraverso l'esplorazione del contenuto
dell'hardware del cellulare, SIM esclusa e poi della memoria del
chip di quest'ultima. Mentre per il FC la consolidata esperienza
permette di selezionare procedure e tool validati in migliaia di
casi lo stesso non può dirsi per il mondo dei telefoni cellulari in
cui metodi e strumenti sono diversi a seconda degli studi tecnici e
delle garanzie che il laboratorio forense garantisce.
La Sezione Telematica tende, come prassi, a garantire la minima
alterazione del contenuto delle memorie del cellulare
disconnettendolo dalla rete mediante l'analisi in condizioni di
assenza di segnale radio.
Eccezioni a questo tipo quasi-ideale di approccio purtroppo
esistono, soprattutto in relazione a quando bisogna superare le
protezioni (PIN) della SIM. Il fatto viene superato dal punto di
vista legale mediante una specifica disposizione della magistratura
ma il fatto tecnico che l'inserimento ad esempio del PUK per
superare il PIN porta ad un'alterazione irreversibile della memoria
della SIM.
Altri sistemi "senza-fili" oggetto dell'analisi forense possono
essere le cosiddette LAN-wireless in cui risorse di ogni tipo
vengono a condividersi attraverso segnali radio. Questo sub-settore
è non solo rilevamente quanto nuovo dal punto di vista puramente
forense per cui sono in studio specifiche soluzioni mediante
sistemi sperimentali realizzati dalla Sezione Telematica
stessa.
Assieme allo studio forense dei telefoni cellulari la Sezione
Telematica ha poi affrontato il mondo delle intercettazioni e della
radiolocalizzazione per le quali è stata referente tecnico in
materia normativa a livello nazionale.
3.3 L'analisi forense delle reti di
computer
La Sezione svolge anche investigazioni in relazione ai crimini che
vengono perpetrati mediante l'ausilio della Rete delle reti o
esclusivamente in ambito virtuale su Internet.
Internet non determina solo un nuovo strumento di ausilio ai
crimini ma genera proprio nuove categorie di crimini per i quali a
volte è difficile anche trovare delle risposte legali efficaci
(talvolta inesistenti). A ciò va aggiunto che Internet è anche e
soprattutto un nuovo mezzo di comunicazione e coordinamento tra le
forze della criminalità organizzata e comune.
La Sezione Telematica si propone come strumento di ausilio per i
Reparti Territoriali dell'Arma dei Carabinieri in questo delicato
settore fornendo, una collaborazione continua che consente agli
investigatori di rispondere a situazioni per le quali è necessaria
una preparazione tecnica specifica.
Il trattamento dei casi investigativi avviene sia attraverso gli
strumenti di laboratorio del RIS che mediante l'azione dei provider
Internet (ISP) diretta da personale della stessa Sezione.
I casi maggiormente trattati riguardano: pedofilia, diffamazione,
spionaggio industriale, terrorismo, frodi, ecc.. Di seguito alcuni
generici riferimenti alle attività di indagine nel settore svolte
dalla Sezione Telematica:
3.4.1 Remote control (controllo
remoto)
L'uso sempre più frequente e massiccio della posta elettronica ha
portato allo studio di sistemi software in grado di spostare
tramite posta elettronica virus, cavalli di troia e programmi di
controllo remoto nel destinatario senza che questo abbia la
possibilità di filtrare i dati in ricezione.
In particolare i programmi di controllo remoto sono software
originariamente pensati per il controllo ed il collaudo delle reti
aziendali che permettevano all'amministratore di far svolgere ad un
computer collegato tramite Internet o Intranet delle specifiche
azioni senza che qualcuno lo manovrasse localmente. I programmi di
controllo remoto possono avere scopi criminali rilevanti come, ad
esempio, lo spionaggio industriale e l'intrusione.
3.4.2 Intrusion & Cracking
Per "intrusione" s'intende l'accesso a delle risorse
informatiche negate all'utente richiedente. La protezione delle
risorse avviene attraverso dei meccanismi di autorizzazione che
tengono conto di diversi elementi:
- password: parola chiave privata conosciuta dal
possessore e talvolta dall'amministratore del sistema che finisce
per identificare le azioni del primo;
- priorità e livelli: l'utente può essere
abilitato o meno a sfruttare certe categorie di risorse a seguito
della sua posizione gerarchica e funzionale all'interno
dell'organizzazione cui appartiene da cui vengono stabiliti livelli
di appartenza e priorità degli stessi sulle risorse presenti;
- tempi: certe risorse informatiche devono
essere rese disponibili solo in determinati periodi di tempo (ad
es. il classico lavoro d'ufficio 8.00-16.00) perché non è consono
ai regolamenti dell'organizzazione sfruttarle in altri;
- accesso fisico: se certe risorse non devono
essere accedute di principio da una classe di utenti si fa in modo
di renderle irraggiungibili fisicamente (nessun cavo di
connessione) ma tale eventualità si è fatta sempre più remota causa
la flessibilità di impiego di un sistema totalmente
connesso.
Da tali vincoli di protezione scaturiscono studi su come
aggirare i sistemi: ad esempio modificando l'orologio di
riferimento della macchina protettrice delle risorse, oppure
emulando l'identità di un utente abilitato dopo aver "ascoltato" in
rete i messaggi di identificazione (sniffing), o ancora ingannando
l'amministratore richiedendo via fax o telefono dati di
identificazione fingendo di esserne i legittimi proprietari,
ecc.
Le operazioni di intrusione su un sistema informatico protetto sono
comunque una violazione di un'area privata in quanto
internazionalmente una risorsa informatica la si ritiene privata ad
una organizzazione se e solo se quest'ultima ha provveduto con ogni
mezzo idoneo a proteggerla. Si noti che una informazione privata
non protetta in Italia risulta comunque tutelata da una legge sulla
privacy molto restrittiva ma nel resto del mondo ciò non è così
comune.
Nelle operazioni di intrusione ha un ruolo fondamentale la
procedura di "cracking", ossia il sistema hardware/software per
violare un meccanismo di protezione basato su password oppure per
individuare una password ed avere così l'accesso a delle risorse
protette non proprie.
3.4.3 Comunicazioni illegali
Internet rimane prima di tutto un potente e flessibile mezzo di
comunicazione multimediale e quindi la maggioranza dei reati
attualmente perseguiti sulla rete delle reti è di tipo
comunicazione non legale. Di seguito si andranno ad esaminare delle
tipologie di riferimento per i reati di tale classe:
- pedofilia e Pornografia su rete telematica: argomento di grande
attualità in Italia e nel mondo che ha fatto di Internet quasi un
mezzo di comunicazione demoniaco. La possibilità di inviare
anonimamente informazioni di tipo pedofilo come foto, testi,
contatti ecc. è ben nota alle organizzazioni criminali operanti che
talvolta creano anche siti di riferimento in cui espongono le
ragioni della loro attività di scambio ed i principi di libertà cui
tali scambi sono basati;
- diffamazione e minaccia: in genere tramite e-mail;
- e-mail Bombing: la posta elettronica, da utente ad utente deve
passare attraverso dei server di posta, computer dotati di poderose
memorie di massa e specifici software in grado di mantenere e
smistare i messaggi di posta elettronica. Esistono tecniche legate
al protocollo di comunicazione della posta elettronica che
consentono in poche ore di far arrivare migliaia di messaggi allo
stesso server di posta da direzioni differenti fino a saturarne le
capacità di gestione;
- e-commerce frauds: le comunicazioni alla base delle transazioni
economiche del commercio elettronico devono risultare estremamente
sicure pena l'impossibilità di svolgere transazioni corrette. Le
frodi in questo settore sono diverse e molto sofisticate, prendono
in considerazione lo sniffing (ascolto in rete) e la simulazione di
identità. In questo modo si possono, per esempio ottenere numeri di
carte di credito o accollare le transazioni ad altri
utenti.
3.5 L'analisi forense di sistemi
elettronici
La Sezione Telematica del RIS di RM si occupa anche di analizzare
una grande varietà di sistemi elettronici digitali non propriamente
inquadrabili nelle categorie dei precedenti paragrafi. Si tratta
spesso di moduli di difficile analisi per i quali la conoscenza
procedurale deve essere studiata empiricamente o ricercata mediante
collaborazioni esterne (università, ditte specializzate, ecc.).
Si riportano di seguito alcuni esempi:
- sistemi di clonazione delle carte magnetiche: microtelecamere,
microfoni, sistemi di trasmissione a media/corta distanza, lettori
di bande magnetiche, ecc.. Il problema fondamentale è dimostrare
l'operatività di questi strumenti evidenziandone il raggio d'azione
e segnalando eventualmente nominativi e dati di utenti frodati.
Diverse sono le frodi possibili ma quella più ricorrente in Italia
è lo skimming, ossia la lettura e riproduzione di carte di credito
magnetiche al fine di ottenere cloni rivendibili all'estero;
- sistemi di clonazione delle smartcard: le smartcard, ossia le
carte plastificate dotate di microprocessore (chip digitale con
capacità di memoria ed elaborazione) costituiscono una nuova via di
spostamento di denaro e dati all'interno di una società
tecnologicamente avanzata. Ampio settore investigativo in fase di
crescita, le "smartcard frauds" raggruppano tutte le frodi
operabili mediante carte intelligenti (smartcard, molto diffuse nei
paesi in cui la criminalità ha compiuto i maggiori passi avanti).
Il campo di studio è molto ampio e si ricollega anche alle frodi
tramite carte di credito su Internet;
- agende elettroniche: campo di studio simile a quello della
forensic computing da cui differisce a causa del particolare
hardware che si va ad analizzare. Tali sistemi hanno protezioni
elettroniche ed una complessità globale inferiori di qualità
rispetto ai comuni personal computer. In tal senso, l'analisi ed il
superamento delle protezioni (eliminazione delle password di
protezione) possono essere compiute in maniera sistematica
attraverso dei particolari strumenti hardware/software ad uso
esclusivo delle polizie scientifiche;
- sistemi di videocontrollo: i nuovi sistemi di ripresa adibiti
al controllo nelle banche ed in altri luoghi pubblicci sono ormai
quasi tutti digitali e quindi memorizzano sequenze video digitali
su hard disk invece che su VHS o altri standard video analogici. Da
questo punto di vista tali sistemi possono essere considerati come
computer special-purpose (specializzati) e quindi devono essere
analizzati con criteri riconducibili a quelli del forensic
computing;
- sistemi di innesco e di controllo delle armi: sistemi digitali
spesso controllabili a distanza che consentono di attivare armi,
meccanismi esplosivi, ecc.;
- altro…
Questo settore, cui ci si riferisce quale electronic-forensics
ha un volume di analisi tecniche limitato per quantità ma non per
importanza e per impegno degli operatori di laboratorio in quanto
ogni indagine tecnica sembra quasi essere un mondo a sé e
difficilmente si arriva a riunirle in categorie di analisi.
3.6 L'analisi forense del software
Le attività della Sezione in questo particolare ed esteso settore
hanno riguardato:
- individuazione di software pirata;
- analisi di video-game a livello di programmazione e
firmware;
- analisi di software di protezione al fine di aggirarne le
difese;
- Impiego di programmatori di EEPROM per l'alterazione delle
memorie di smartcard.
4. Le statistiche
La Sezione impiega un database specializzato nel trattamento della
documentazione inerente le indagini tecniche con gli attributi che
le caratterizzano. Tale archivio elettronico consente di realizzare
interessanti statistiche tra le quali:
Casi Investigativi Trattati
Negli Anni
|
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
| Nr. di casi |
37 |
70 |
119 |
160 |
202 |
Come si può vedere l'incremento del
volume di lavoro della Sezione è palesemente evidente. A tale
incremento corrisponde un notevole problema di aggiornamento del
personale e della strumentazione tecnico-forense da impiegare per
le analisi di laboratorio. Ciò soprattutto alla luce dell'enorme
velocità di cambiamento e progresso dei sistemi informatici e
telematici.
Risulta poi molto interessante vedere come si sono distribuiti i
casi in relazione alle varie categorie di analisi forense:
LE ANALISI FORENSI
| Settore |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
| Internet |
2% |
4% |
12% |
15% |
20% |
| FC |
45% |
75% |
61% |
75% |
70% |
| Mobile |
8% |
8% |
8% |
6% |
8% |
| Electronic |
45% |
13% |
19% |
4% |
2% |
Come evidente le indagini tecniche su Internet, seppure limitate
dato che la Sezione è nata principalmente per il forensic computing
(settore ad oggi di punta nelle sue attività), sono andate
incrementando percentualmente dal 2000 fino ad oggi mentre le
analisi di sistemi elettronici speciali, pur essendo determinanti
in casi di rilevanza nazionale sono numericamente andate
scemando.
Bisogna poi tenere conto che di tutte le indagini tecniche più del
40% riguarda la pedopornografia. Anche tale percentuale è in
continua ascesa dal 2000 fino ad oggi, con notevoli ripercussioni
sul personale tecnico che, oltre ad avere una limitata preparazione
nello specifico settore pedofilo, si è trovato ad operare in un
argomento di difficile approccio umano che, secondo studio in
corso, porterebbe a delle alterazioni nella personalità comunque da
valutare periodicamente mediante test, colloqui, ecc..
5. Gli strumenti forensi
La Sezione Telematica svolge le sue attività di analisi forense
basandosi su alcuni degli strumenti più diffusi e consolidati a
livello nazionale ed europeo:
- DIBS: (Disk Image Backup System) uno dei primi
sistemi di repertamento ed analisi dei dati nel forensic computing
ormai in disuso dato l'enorme sviluppo della capacità delle memorie
di massa;
- EnCase: software di repertamento dati ed
analisi nel settore forensic computing impiegato da diversi anni
dalla maggioranza delle FFPP al mondo;
- Linux: sistema operativo Unix-like la cui
apertura a livello di sorgente consente di customizzarlo facilmente
anche a livello forense (come già fatto con il comando "dd" per il
dump delle memorie di massa).
- Una serie di software di cracking, decryption,
sniffing, tracing, ecc. spesso artigianali o ricavato da
alterazioni di software liberamente disponibili anche a livello di
sorgente. Questi ultimi sono determinanti per alcune attività,
soprattutto nelle Internet investigation ma non sono generalmente
certificati né sono stati sottoposti ad una discreta casistica
sperimentale.
6. Problematiche tecnico-investigative
Le investigazioni tecniche nel settore ad alta
tecnologia nascondono diverse problematiche sia di natura tecnica
che legale. Si riporta di seguito una carrellata di essi partendo
da questioni comuni ad altre molto specifiche. Ciò al fine di
sottolineare l'importanza di generare uno standard nel settore
almeno a livello europeo.
6.1 Problematiche comuni
Al fine di garantire le parti processuali il procedimento di
analisi tecnica dei reperti informatici/telematici deve rispondere
ad uno standard di qualità totale ed in particolare bisogna
ottenere certificazione ed accreditamento di:
- strumenti di analisi;
- procedure per l'impiego degli strumenti;
- operatore che svolge le analisi;
- strumenti per la creazione delle Relazioni Tecniche
(reporting);
- direttore di laboratorio responsabile per il
reporting.
Data poi la citata velocità di evoluzione dello specifico settore
vi è la necessità di un continuo aggiornamento degli:
- strumenti impiegati;
- conoscenze degli attori coinvolti.
Oltre a tali aspetti di garanzia bisogna poi stabilire delle
metodologie ottimali di natura legale che consentano una effettiva
investigazione a livello almeno europeo in relazione a crimini come
quelli su Internet la cui natura transnazionale è fin troppo
evidente e da anni impedisce di proseguire in un congruo numero di
attività investigative.
Si arriva quindi alla problematica tecnica più evidente che è
quella dell'incremento della capacità delle memorie di massa. Il
processo di filtering che l'operatore si trova a dover applicare è
sicuramente legato al suo acume investigativo ma la possibilità di
tralasciare tracce importanti durante l'analisi di più di 10000
file (numero comune in un normale PC) diviene notevole. Ciò
soprattutto considerando che le tipologie di file possono essere
alterate mostrando un contenuto non rispondente alla realtà oppure
si può far ricorso a crittazione, steganografia, ecc. che possono
impedire con meccanismi, talvolta non superabili, la lettura dei
dati.
Un'altra problematica di natura tecnica particolarmente sentita
dagli operatori è relativa la loro possibilità di valutare
correttamente il materiale in esame. Ad esempio il semplice fatto
di stabilire se un'immagine porno vede coinvolto un minore o meno
al suo interno non può essere delegata ad un tecnico informatico
forense che poco dovrebbe in assoluto sapere su come valutare tale
fatto (non è sua specifica competenza). Tale problema si estende
ovviamente a tanti altri settori della criminalità in cui si
richiede erroneamente all'operatore di laboratorio di selezionare i
file/dati di interesse quando quest'ultimo potrebbe non averne la
competenza specifica.
L'ultima problematica cui si accennerà comune a diversi laboratori
forensi "high tech" in Europa e nel mondo è l'influenza psicologica
che attività quali le indagini pedo sui sistemi digitali hanno
sugli operatori. Negli ultimi anni si è sollevato in tal senso un
allarme non indifferente che ha portato diversi Dipartimenti
scientifici ad imporre un controllo periodico del personale
coinvolto mediante test scritti, colloqui, ecc..
6.2 Problematiche tecniche specifiche
La Sezione Telematica ha incontrato una grande varietà di problemi
tecnici specifici durante le analisi svolte negli ultimi 5 anni da
cui se ne riportano alcuni di rilevanza che possono fungere da base
per ulteriori studi e soprattutto da metro di confronto con le
altre realtà europee:
- decrittazione: indagini che dovrebbero durare solo alcuni
giorni spesso si protraggono per settimane a causa del problema di
aprire archivi e/o documenti protetti mediante meccanismi di
crittazione.
I tempi di decrittazione variano in funzione dell'algoritmo di
cifratura impiegato, della quantità di informazioni presenti
nell'archivio sottoposto alla procedura di "sfondamento" nonché
della potenza di elaborazione disponibile.
Il formato compresso con password .zip impiega, ad esempio, un
algoritmo relativamente debole e risulta suscettibile ad ogni tipo
di attacco sia esso a forza bruta, basato su dizionario, su
maschera, di tipo plain text o tendente a recuperare direttamente
le chiavi di criptazione a prescindere dalla password. Uno
qualsiasi dei suddetti metodi consente l'accesso all'archivio in
tempi ragionevoli con una percentuale di successo di circa il
95%.
I formati .rar o .ace presentano delle difficoltà maggiori:
l'algoritmo di cifratura che impiegano è nettamente più pesante di
quello precedente e la loro intrinseca natura consente attacchi
basati esclusivamente su forza bruta o dizionario, ovvero il
tentativo di inserimento selettivo di password recuperate da un
file di testo opportunamente preparato (dizionario) o generate
mediante una combinazione progressiva di stringhe alfanumeriche.
Tale metodo risulta dipendente ovviamente dalla dimensione
dell'archivio e dal numero di file ivi presenti poiché ogni
password generata o letta dal dizionario viene provata per ognuno
dei file presenti in archivio. La velocità di decriptazione e
quindi inversamente proporzionale al numero di file arrivando, in
alcuni casi, ad attestarsi su un valore di 8-10 password al secondo
usando un elaboratore basato su Pentium 4 a 3 GHz, valore che
determina tempi di elaborazione improponibili per il recupero delle
chiavi d'accesso.
In tal caso si rende pertanto necessario sfruttare una potenza di
calcolo maggiore di quella che può offrire un singolo elaboratore
ad esempio mediante l'impiego di tools che supportino una
decrittazione distribuita attraverso l'uso di un cluster di
computer o, meglio ancora, di una intera rete di macchine.
Si noti, a tale proposito che la realtà dell'impiego di network di
PC per la decrittazione è una realtà emergente in Europa come
sottolineato dal resoconto sulla conferenza sul Cyber Crime tenuta
a L'Aia il 19 aprile 2004, e che coinvolge le varie unità High Tech
Europee. In tale meeting si è proposto infatti di gettare le basi
verso la costituzione di una rete privata virtuale a livello
europeo gestita dall'Europol (EU HTC VPN - già attivo e, almeno in
parte, funzionale) che potrebbe, tra le altre importanti funzioni,
divenire ausilio agli investigatori tecnici forensi per la
decrittazione dei file;
- filtraggio delle informazioni: l'incremento della capacità
delle memorie di massa ha fatto divenire critico un problema che
fino ad alcuni anni fa era risolvibile dal tecnico forense con un
minimo di arguzia ed esperienza. Si tratta del come filtrare le
informazioni di interesse ai fini delle indagini da una memoria di
massa digitale.
Esistono problematiche di filtraggio ad almeno due livelli ma se
ne potrebbero individuare diversi altri. In particolare:
- scelta delle informazioni evidenti: anche ammettendo che tutte
le informazioni contenute in una memoria di massa siano evidenti
(cosa affatto scontata), l'onere di selezionarle è divenuto sempre
maggiore negli ultimi anni perché innanzitutto la selezione non è
brutalmente tecnica ma deve basarsi su diversi fattori non
informatici quali: la personalità e le capacità tecniche
dell'utente, il tipo di reato, ecc.. Ad esempio quando l'operatore
High Tech deve selezionare delle immagini pedo tra tante immagini
porno al fine di presentarle alla magistratura effettua un'attività
di natura medica o psicologica ma certamente non coinvolge la sua
competenza informatica. In questo senso risultano importanti nuovi
studi che si stanno sempre più affacciando nel settore della
criminologia, come il profiling degli utenti di computer. Tale
affascinante settore di natura prettamente psicologico dovrebbe
affiancarsi al forensic computing in fase di analisi al fine di
consentire selezioni giustificate ma soprattutto corrette e quindi
utili all'incriminazione e/o al prosieguo delle indagini.Come
esempio pratico, uno degli accertamenti tecnici informatici più
ricorrenti è la ricerca, nelle memorie di massa di un PC posto in
sequestro, di documenti contenenti immagini fotografiche di natura
pedo-pornografica che quindi possano essere ricondotti ad
un'attività delittuosa nell'ambito della pedofilia.In un tale
contesto, l'accertamento tecnico condotto con un prodotto forense
come EnCase consente di analizzare tutti i file contenenti immagini
fotografiche al fine di evidenziare l'eventuale presenza di
documenti di interesse per le indagini. Tuttavia l'enorme mole di
immagini solitamente rinvenibili rende estremamente lunga e tediosa
la fase di individuazione preliminare dei possibili file di
interesse. Ciò è ancor più vero se si tiene conto del fatto che di
norma la maggioranza dei file contenenti immagini (grafiche o
fotografiche) è costituita da materiale grafico facente parte del
software del sistema operativo o dei vari pacchetti applicativi
installati dall'utente.L'esperienza acquisita nel corso dei
numerosi accertamenti tecnici finora effettuati ha permesso di
individuare dei criteri di selezione medianti i quali si può
sensibilmente ridurre il numero dei file da analizzare.Un primo
criterio è basato sul confronto dei valori Hash MD5 tra i file
rinvenuti sulla memoria di massa e le librerie di Hash a
disposizione del tecnico. In tal modo è subito possibile
evidenziare l'appartenenza di determinati file a specifici
pacchetti software, siano essi sistemi operativi o applicazioni
varie. Ciò consente quindi di escludere una parte più o meno
significativa di file dalla successiva analisi individuale. Questo
stesso criterio, del resto, consente anche l'immediata
identificazione di eventuali file contenenti immagini fotografiche
di natura pedo-pornografica, qualora risulti positivo il match dei
valori Hash MD5 di tali file con quelli disponibili in apposite
librerie. Può quindi essere di estrema utilità la costituzione di
una ricca libreria di Hash MD5, generati a partire dai file
contenenti immagini pedo-pornografiche individuati nel corso degli
stessi accertamenti tecnici condotti in precedenza.Un secondo
criterio di selezione è poi basato sull'identificazione e
successiva valutazione della risoluzione di ciascuna immagine
grafica, con particolare attenzione ai file del formato JPEG i
quali risultano di fatto quelli di gran lunga più utilizzati per la
memorizzazione di immagini fotografiche. La valutazione della
risoluzione delle singole immagini consente infatti di scartare
dalla successiva analisi individuale tutte le immagini "troppo
piccole", ovvero non sufficientemente grandi in termini di
risoluzione da poter essere di oggettivo interesse per le indagini.
Tale criterio è stato messo in pratica mediante la scrittura di
un'apposita script per EnCase (nelle sue versioni 3 e 4) che
consente all'utente di specificare la risoluzione minima delle
immagini JPEG da ricercare. I file così selezionati vengono
segnalati tramite bookmark ed eventualmente estratti in un'apposita
cartella. Della citata script sono state sviluppate due distinte
versioni: la prima prende in considerazione i file JPEG rinvenuti
da EnCase in area allocata e quindi mostrati in tabella; la seconda
invece ricerca i file JPEG nell'intera area non allocata della
memoria di massa in esame. Entrambe le versioni della script
sviluppata consentono una riduzione in media del 60% del numero
complessivo di file JPEG da destinare all'analisi visuale
individuale;
- scelta delle informazioni non evidenti: dalla crittazione al
nascondere informazioni in file la cui estensione non corrisponde
al contenuto fino a confondere piccoli file in cartelle enormi
quali quelle del sistema operativo, ecc.. Si tratta di metodi molto
fruibili che permettono di nascondere efficacemente le
informazioni.Si ponga il caso, ad esempio, che l'investigatore stia
cercando in un Hard Disk delle foto digitali. Per prima cosa si
tenterà di isolare tutti i file che verosimilmente possano
contenere tali immagini. L'individuazione sarà basata
fondamentalmente sull'analisi dell'estensione del file,
concentrando l'attenzione su specifici formati (jpg, bmp, tif, png,
…) che comunemente sono destinati a contenere immagini. In questo
modo, però, si escludono dalla ricerca quei file ai quali l'utente
indiziato potrebbe aver modificato l'estensione, proprio al fine di
sviare l'attenzione dell'investigatore dal contenuto
particolarmente riservato.Per evitare tali circostanze,
l'investigatore potrebbe allora avvalersi di strumenti software
capaci di confrontare l'estensione con l'header di ciascun file, al
fine di evidenziarne eventuali anomalie. L'header di un file,
infatti, costituisce una sequenza di particolari valori (stringa di
byte) posti all'inizio del file, che identificano (spesso
univocamente, ma non sempre) la tipologia dei dati contenuti.
Utilizzando questa tecnica si riduce notevolmente la possibilità
che particolari file sfuggano all'attenzione dell'investigatore
forense, tuttavia potrebbero ancora rimanere esclusi taluni file
nei quali sia stato appositamente inserito un header anomalo ma
compatibile con la nuova estensione opportunamente assegnata.A tal
punto l'investigatore non dispone attualmente di collaudati
strumenti di analisi, capaci di evidenziare la presenza di file
così profondamente alterati. Per questo motivo ci si spinge verso
altre metodologie di analisi del contenuto delle memorie di massa,
che possano prescindere dall'esame dell'estensione e dell'header,
come lo scanning statistico.La Sezione Telematica ha realizzato a
tale scopo un software denominato "FileScanner", operante in
ambiente Windows, grazie al quale è possibile evidenziare
graficamente alcune proprietà statistiche che utilmente possono
essere prese in considerazione al fine di caratterizzare
automaticamente il formato del file partendo dalla sua analisi
binaria.
È importante sottolineare, per finire, che l'ambito del
filtraggio delle informazioni non è solo importante nel forensic
computing ma la sua prima apparizione ed il settore di punta in cui
si evidenzia la sua necessità è ovviamente nella supervisione dei
canali dati (ad es. il controllo delle dorsali). L'information
filtering, in questo caso, fa sue diverse tecniche mutuate dal
consolidato settore del data mining (o più limitatamente text
mining) che si occupa di "estrarre automaticamente non note ma
valide ed utili informazioni da grandi sorgenti di dati quali ad
esempio database per poi poter impiegare in processi
decisionali"[16].
- Immagini virtuali: esistono almeno due
tipologie di immagini digitali che possono essere utili nel settore
delle indagini sul pedo-porno e che attualmente non possono essere
considerate illegali in stretto riferimento allo specifico. La
prima categoria racchiude le immagini ottenute come mistificazione
di foto reali o composizione di parte di esse. La seconda quei
disegni realizzati con strumenti generalmente software che
richiamano situazioni pedo-porno o pedo-erotiche. La legge
italiana, ad oggi, non consente di riferirsi a tali materiali come
esplicitamente pedofili.
Tali rappresentazioni, che tendono attualmente ad aggirare le norme
vigenti, vanno comunque ad incrementare un mercato sempre crescente
della pedo-pornografia, assemblando pezzi di corpi reali con parti
disegnate o pezzi di veri e propri fumetti o cartoni animati.
Le condotte mirate alla trattazione del materiale di cui sopra, se
riconosciute tali, consentono in base alla normativa vigente una
riduzione della pena di un terzo rispetto alle sanzioni per le
immagini di minori reali.
Un fenomeno molto diffuso fra i procacciatori di tale materiale,
stante ai dati relativi alle analisi finora trattate da questa
Sezione, consiste nella ricerca, scambio etc., di materiale dai
contenuti pornografici e pedopornografici sia sottoforma di fumetti
o cartoni animati realizzati con tali contenuti (vds Manga) sia
sottoforma di ritocchi di fumetti esistenti ed innocenti, ove i
protagonisti (spesso miti per i bambini) vengono raffigurati in
atti sessuali (vds Simpson, Pokemon etc.).
In data 7 novembre 2003 il Governo italiano, durante la riunione
del Consiglio dei Ministri, ha approvato un disegno di legge per
far fronte al preoccupante fenomeno della pornografia infantile e
dello sfruttamento sessuale dei minori, mirata in particolar modo e
quella realizzata e veicolata attraverso gli strumenti
informatici.
La proposta di legge, frutto del lavoro del Comitato
Interministeriale di Coordinamento per la lotta alla Pedofilia
(CICLOPE), e suddivisa in 19 articoli organizzati in due Capi:
"Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale
dei bambini e la pedo-pornografia" e "Norme contro la pornografia
infantile a mezzo internet", deriva dall'intenzione di:
(1) superare rapidamente quelle che si sono rivelate nel tempo
delle gravi lacune dell'impianto normativo, sostanziale e
processuale, realizzato dalla legge n. 269 del 1998, intitolata
"Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della
pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove
forme di riduzione in schiavitù", alla luce delle nuove tecnologie
informatiche e dei nuovi mezzi di diffusione e commercializzazione
del materiale pornografico realizzato attraverso lo sfruttamento di
minori (vds programmi di file-sharing, diffusione a mezzo newsgroup
con contenuti binari etc.);
(2) adeguare sostanzialmente la disciplina processuale vigente al
contenuto della Decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio Europeo,
che induce gli Stati membri, tra le altre cose, ad incriminare
anche la pornografia infantile c.d. "apparente" (anche se del
problema delle immagini tipiche dei fumetti pedo-pornografici nulla
è evidenziato direttamente).
- Nuovi media digitali e nuovi aspetti
investigativi: la Sezione Telematica incontra
continuamente nuovi problemi in relazione all'analisi di
dispositivi digitali di rinnovata concezione. Un tipico esempio è
costituito dai dispositivi wireless.
(1) Sono comunemente disponibili sul mercato dei prodotti che
permettono di rendere di tipo wireless gli hard-disk e le
informazioni in esso contenute. Vedasi il prodotto che l'Asus mette
in vendita ampliando ulteriormente la propria gamma nell'ambito
delle soluzioni WLan, presentando il nuovo WL-HDD, un compatto
dispositivo di memorizzazione unico nel suo genere. Si tratta di
una nuova soluzione nata per rispondere alle esigenze di
memorizzazione e condivisione dei dati anche attraverso un
collegamento Wireless basato su protocollo IEEE 802.11g e
compatibile con lo standard 802.11b. I problemi che si creano sono
di natura sia tecnica che legale: (a) riuscire a trovare
fisicamente i dispositivi durante l'intervento sulla scena del
crimine, (b) avere la corrispondente autorizzazione formale della
magistratura ad effettuate il sequestro (ad es. un WL-HDD può
trovarsi in un domicilio adiacente ma comunque diverso da quello
dell'intervento.
(2) Con l'evoluzione di protocolli di comunicazione mobile quali ad
esempio l'UMTS, che garantiscono un flusso dati paragonabile a
quello degli ormai più comuni servizi su cavo, dispositivi
portatili come i cellulari stanno divenendo sempre di più vere e
proprie mini-workstation da tasca. Computer palmari o smartphone,
che sino a pochi mesi fa consentivano esclusivamente di utilizzare
servizi da organizer, attualmente integrano sistemi di
comunicazione che spaziano dal BT al Wi-Fi, dal wap-gsm-gprs sino
all'UMTS e utilizzano unità di memorizzazione che superano ormai le
dimensioni del Gigabyte. In questo modo è possibile, oltre che a
visualizzare immagini, riprodurre contenuti audio e video,
prelevare o riversare in rete grandi quantità di dati senza aver
necessariamente dover utilizzare un desktop o un notebook.
Attraverso questi stessi dispositivi si possono effettuare riprese
fotografiche o piccoli clip, utilizzando le camere ccd integrate,
pronti per poter essere trasmessi in rete o attraverso i servizi di
messaggistica avenzati come l'mms, il video-mms o l'e-mail. Tutto
ciò porta a: (a) la difficoltà di monitoraggio del flusso dati tra
questi sistemi che di fatto possono anche realizzare canali
crittati "sicuri" e (b) difficoltà nel repertamento dei dati
multimediali che contengono.
7. Conclusioni
Il Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche, con il
presente progetto, si è proposto quanto segue:
- aggiornare ed allineare le proprie conoscenze relative alle
investigazioni su Internet nel settore specifico della
pedo-pornografia;
- incentivare, nell'ambito delle investigazioni telematiche, il
ricorso a metodi e strumenti standard di investigazione tecnica al
fine di fornire agli organi giudiziari referti inequivocabilmente
interpretabili e sensibilizzare le competenti autorità nella
direzione di realizzazione di uno standard per le analisi forensi
High Tech in Europa;
- agevolare le procedure di cooperazione internazionale,
attraverso l'approfondito esame delle normative vigenti e della
diretta conoscenza interpersonale tra i funzionari che si occupano
del settore nell'ambito dei Paesi destinatari del progetto
proponendo utili modifiche inerenti le direttive europee nel
settore della pedo-pornografia;
- ottenere documentazione valida da sottoporre all'attenzione di
tutti i partecipanti la conferenza e dei reparti dell'Arma
direttamente coinvolti nel contrasto al fenomeno pedo-pornografia
su Internet.
La Sezione Telematica ha contribuito per l'aspetto
tecnico/legale di stretta competenza provvedendo ad evidenziare
sommariamente il proprio inquadramento operativo, i mezzi tecnici,
le statistiche sulle indagini e le inevitabili problematiche
affrontate e da affrontare nei prossimi anni per continuare la
lotta alla criminalità nel settore Alta Tecnologia.
Cap. M. Mattiucci, Mar.Ord. R. Olivieri, Mar. Ord. A.
Natale, Mar. Ord. G. Finizia, Mar. Ord. A. Turco, Car. Sc. L.
Giampieri, Car. Sc. S. G. Monfreda del Raggruppamento
Investigazioni Scientifiche CC di Roma - Sezione
Telematica.
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Tasmania, Australia, Journal of Information Warfare.
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