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Adua

Quando l'Onu non c'era

Le tristi vicende della ex Jugoslavia hanno ancora una volta portato alla ribalta un termine tecnico, peacekeeping, per un'attività che dal 1946 è stata spesso svolta dall'ONU nei cinque continenti. In senso tecnico il peacekeeping si è sviluppato come prassi, addestramento e dottrina proprio in seno all'ONU, ma non dovrebbe sorprendere il fatto che questo compito non sia del tutto nuovo.

Senza tornare indietro di secoli, vale la pena di ricordare l'intricata vicenda di cui furono protagonisti i carabinieri a Creta.

Il Corpo di spedizione a Creta; in prima fila tre Carabinieri.Per i classicisti Creta è l'isola del Minotauro, del favoloso palazzo di Cnosso e dell'enigmatica scrittura lineare B; per qualcuno dei nostri padri o nonni è la vivida memoria di un leggendario aviosbarco durante la seconda guerra mondiale, ma nel 1897 non c'erano né sensuali fanciulle minoiche dal caratteristico corpetto, né multicolori paracadute ad accogliere tre solitari ufficiali davanti alla rovente spianata del forte di La Canea.

Strano trio (un colonnello turco, uno inglese e un capitano dei Carabinieri), ed ancor più strana la situazione in quel 2 marzo 1897. Davanti a loro, asserragliata nella fortezza, mezza gendarmeria turca in rivolta per il mancato pagamento del soldo. Una sentinella nervosissima fa partire un colpo d'intimidazione ed il colonnello turco cerca di convincere gli ammutinati a non fare sciocchezze. Ma l'appello non viene raccolto: una secca fucilata abbatte l'ufficiale.

Che faranno i due rimasti? Quello con l'uniforme nera, un tipetto asciutto, capelli a spazzola ultracorta e due splendidi baffoni, si fa speditamente avanti verso la sentinella. L'altro con andatura dinoccolata lo segue a ruota. La sentinella punta nuovamente l'arma e si rimedia un potente ceffone dal carabiniere. Un calcio al portone che si spalanca e dentro in un silenzio di tomba. Minuti interminabili e poi, come un gregge spaurito, escono i gendarmi ribelli, disarmati. L'ufficiale italiano è quel capitano Craveri (ora alla sua seconda medaglia d'argento), già segnalatosi come valido elemento di intelligence militare e comandante a Coatit. I suoi superiori non potevano scegliere elemento migliore per una situazione così complicata.

Creta era sempre stata un'isola inquieta e ribelle verso i suoi occupanti, soprattutto contro il dispotico regime dei turchi. Per quanto l'isola non sia molto grande, le caverne del Monte Ida e le aspre rocce dei Monti Bianchi (Leukà Ore) offrono un rifugio ideale per banditi e guerriglieri. Così dal 1770 al 1848 si ebbe una catena di insurrezioni, represse dal pugno di ferro ottomano.

L'insurrezione di Candia in una tavola dell'Illustrazione Italiana.Soltanto nel 1868, dopo l'ennesima rivolta, si affaccia nel governo della Sublime Porta l'idea che si possano accogliere moderate richieste di autogoverno limitato. E' una primavera cretese di breve durata: nel 1889 il sultano decide di inviare un pascià ad amministrare l'isola, cancellando le precedenti concessioni.

Ma non erano più i tempi in cui Maometto Il o Solimano il Magnifico reggevano con mano sicura l'impero ottomano, giudicato ormai nelle cancellerie "il grande malato d'Europa". Così, di fronte agli orrendi massacri di mussulmani e cristiani ortodossi, la Sublime Porta è costretta a richiedere l'intervento delle grandi potenze perché salvaguardino la vita dei loro concittadini. Nel dicembre 1896, anticipando soluzioni affidate molti decenni più tardi alle Nazioni Unite, le iniziative diplomatiche conducono allo sbarco a Creta dei primi contingenti di Inghilterra, Francia, Russia, Italia, Germania ed Austria. I cretesi, cioè la maggioranza greco-cristiana, invitano il re di Grecia a prendere possesso dell'isola. All'inizio del febbraio 1897 la rivolta riprende con maggiore vigore, mentre arrivano anche le truppe greche.

CASCHI BLU ANTE LITTERAM. In questa polveriera viene paracadutato il capitano Craveri e la diplomazia italiana svolge un ruolo incisivo. E' italiano il presidente del Consiglio degli ammiragli che funziona da autorità provvisoria internazionale ed è ancora un italiano il comandante militare a La Canea. Ai suoi ordini vi è un contingente multinazionale di 600 uomini (una compagnia per nazione), tra cui i carabinieri di Craveri.

Una cartolina d'epoca.Gradualmente si arriva all'unificazione delle forze di polizia, sempre in appoggio ai gendarmi turchi, il cui comando viene affidato prima al colonnello inglese Boor (comprimario di Craveri nell'avventura del forte in rivolta) e poi allo stesso Craveri. Nel 1898 le grandi potenze suggeriscono discretamente alla Turchia (che si lascia convincere) di evacuare l'isola. Di fatto Creta viene neutralizzata, finendo sotto l'amministrazione delle quattro potenze (Francia, Gran Bretagna, Italia e Russia), in attesa di raggiungere l'autonomia.

La vecchia e detestata gendarmeria viene sostituita da una guardia civica in cui però anche gli ex gendarmi possono arruolarsi.

Il 21 dicembre 1898 sbarca, in veste di alto commissario per l'isola, il re Giorgio di Grecia. Le cancellerie d'Europa, attraverso la soluzione del commissario internazionale, sono riuscite a garantire un trapasso di poteri ordinato dalla Turchia alla Grecia. I vari contingenti cominciano a partire, ma non i carabinieri di Craveri, che vengono anzi rinforzati da cinque ufficiali e 81 sottufficiali.

La loro opera è stata talmente apprezzata e l'Italia considerata da Atene una potenza imparziale ed amica, che re Giorgio affida personalmente a Craveri l'incarico di mettere in piedi una gendarmeria cretese. Il capitano, grazie alla sua cultura (sei lingue tra cui l'arabo) e alla sua abilità, è riuscito a trasformare un territorio pericoloso e minato dalle rivalità etnico-religiose in un posto sicuro quanto una normale città europea.

I militari del Corpo Internazionale a Creta.Ed è sempre lui, assecondato dall'opera instancabile dei suoi subordinati, a marcare l'impronta duratura dei carabinieri sul corpo della Khorophylaki Kritis (Gendarmeria di Creta). I suoi successori saranno in grado di sedare la rivolta irredentista divampata il 23 marzo 1905 non solo riuscendo a riportare la calma, ma anche ad ottenere la stima degli stessi capi dell'insurrezione Fumis, Manos e Venizelos (destinato a diventare un grande statista),"Al capitano Monaco esprimiamo tutta la nostra ammirazione e la estendiamo a tutto il personale italiano dei Carabinieri, che sempre, nobilmente, si studiò di limitare, per quanto possibile, lo spargimento di sangue in una lotta fratricida, pur seguendo sempre la via del dovere": ecco il generoso riconoscimento dei tre capi dell'insurrezione a quei soldati che ormai avevano compiuto la loro missione. Altri loro colleghi furono gli artefici della riorganizzazione della stessa gendarmeria ellenica e rimasero in Grecia fino al 1914. Perfino i turchi sono così colpiti dall'operato dei carabinieri che li chiameranno nel 1904 a ristrutturare la gendarmeria macedone dove rimarranno fino al 1911, anno in cui scoppia la guerra con l'Italia per la Libia.

Nell'ultimo scorcio del secolo e nei primi anni del '900 gli alamari fanno il giro del mondo, una volta per sedare la rivolta dei Boxer a Pechino (1900), un'altra per offrire il loro aiuto alla nascita dei carabineros cileni (1909-1911).

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