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Ben prima che
scoppiasse la terza guerra d'indipendenza (1866) il giovane Regno
d'Italia dovette affrontare un conflitto assai più sanguinoso, che
richiese un tributo di caduti superiore a tutte le guerre
d'indipendenza messe assieme, superato solo dall'immane carneficina
della prima guerra mondiale.
Sotto lo
sbrigativo nome di brigantaggio è passata alla storia una
tremenda guerra civile e sociale, condotta senza esclusione di
colpi da ambo le parti e che creò una seria frattura fra il
nord ed il sud dell'Italia. Molti dei problemi sopravvissuti
nei cento anni seguenti costituiscono senza alcun dubbio
l'eredità di quel conflitto che mise in luce i contrasti fra
culture e regole sociali profondamente diverse e difficilmente
armonizzabili fra di loro.
L'ordine tradizionale del Piemonte governato dai Savoia o del
Lombardo-Veneto amministrato dagli austriaci, era ben diverso da
quello imposto dai Borboni nel Regno delle due Sicilie. Le
popolazioni civili subirono in pieno la violenza ed il retaggio di
odio di un conflitto (sanguinoso, duro, di difficile soluzione) che
si può dividere in due fasi.
La prima detta di brigantaggio (nel quale lievitano i motivi di
malcontento di intere popolazioni) politico durò dal 1860 al 1863
circa, mentre la seconda in cui prevalse la componente criminale si
protrasse fino al 1870. Naturalmente il trapasso fra le due fasi
non fu così netto, ma in entrambi i casi le forze dell'ordine e una
consistente aliquota dell'esercito unitario furono pesantemente
impegnate. I carabinieri furono ancora una volta in prima
fila.
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