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Il regno
d'Italia nasce il 14 marzo 1861 con una legge votata dal primo
parlamento italiano riunito a Torino. Una data che corona
insieme aspirazioni nazionali e dinastiche. Puntigliosamente
Vittorio Emanuele Il non solo ribadisce il fatto che è il
secondo Re della vecchia dinastia dei Savoia, ma ci tiene a
ricordare che è sovrano "per grazia di Dio e per volontà della
Nazione", rappresentata da un corpo elettorale pari al 2 per
cento di tutta la popolazione.
L'opera tuttavia
è lontana dall'essere completata perché mancano la vera
capitale, Roma, e la liberazione del Veneto. Conscio della
priorità politica che riveste il problema della capitale, la
cosiddetta "questione romana", Cavour non perde tempo per
intavolare negoziati paralleli con i due uomini che
costituiscono i principali ostacoli oggettivi alla soluzione
di tali problemi: il papa Pio IX e l'imperatore francese
Napoleone III.
Negoziati
difficili e complessi. Era oggettivamente arduo, da parte
francese, farsi da parte, abbandonando il ruolo di garante
assunto negli anni precedenti nei confronti del potere
temporale. Pio IX aveva scelto la linea dell'intransigenza,
aiutato (o spinto) dal segretario di Stato, il cardinale
Antonelli, che si era fatto interprete di quella parte dei
cattolici ancora legati alla medievale concezione della
necessità di un potere temporale quale indispensabile
ingrediente di un potere spirituale.
Camillo Benso Conte di Cavour, il grande tessitore, morì nel giugno
del 1861 lasciando dietro di sé un grande vuoto nel panorama
politico dell'Italia.
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