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Dopo il 1849 il Piemonte ha
ben compreso una lezione che sarà una costante secolare della
politica estera italiana: mai senza un grande alleato.
Il ministro
Camillo Benso, conte di Cavour, sa perfettamente che gli
alleati non si cercano sulla base delle buone intenzioni e
delle chiacchiere, ma che bisogna offrire concrete
contropartite. La buona occasione viene offerta dalla
provocazione dello zar Nicola di Russia al governo turco della
Sublime Porta. Nicola chiede al sultano (con il tacito
consenso dell'Austria di cui si è garantita la neutralità), di
riconoscere il diritto di proteggere tutti i sudditi di
religione ortodossa nell'impero turco, cioè in parole povere
il diritto di intromettersi nelle questioni interne (febbraio
1853).
L'opinione pubblica europea non ama
particolarmente la Turchia, ma la fondata paura di vedere l'orso
russo prendere il controllo del Bosforo (un timore ricorrente nei
secoli) provoca la mobilitazione della Francia e dell'Inghilterra.
Le due potenze fanno salpare le loro flotte alla volta dei
Dardanelli in segno di tangibile solidarietà. Purtroppo i russi,
dopo alcune sconfitte iniziali, spazzano a Sinope la flotta turca
dal Mar Nero e si preparano a marciare su Costantinopoli per
imporre la pace. Il 12 marzo 1854 Francia e Inghilterra firmano
l'alleanza con la Turchia. Grazie alla loro superiorità navale le
forze francoinglesi ricacciano rapidamente i russi da Scutari e
Gallipoli e prendono l'iniziativa di cingere d'assedio Sebastopoli,
centro nodale della potenza militare russa nel Mar Nero (9 ottobre
1854). Ma la fortezza è una noce dura da schiacciare e il rigido
inverno, insieme ad un'epidemia di colera, falciano i soldati ed
allontanano l'illusione di una rapida vittoria. Quando si rende
conto che l'Inghilterra cerca altri alleati nell'impresa, Cavour
tenta di strappare subito contropartite, anche segrete, per il suo
intervento, ma i franco-inglesi non hanno voglia di mettersi in
urto con l'Austria. Bisognerà pagare anticipato e rinviare il saldo
del credito politico. Il 9 maggio 1855 il Corpo di Spedizione Sardo
in Oriente, forte di 18.058 uomini, sbarca nel porto di Balaklava
(una località che diventerà famosa per una eroica carica inglese).
E' interessante notare come 136 anni dopo nell'analoga guerra del
Golfo (Stati Uniti a parte) soltanto la Gran Bretagna riuscisse a
gran fatica a mettere in piedi un contingente simile.
Con il corpo di spedizione viaggia
anche un distaccamento di 70 carabinieri, con cinque ufficiali, al
comando del capitano Emanuele Trotti. Mentre la campagna prosegue
con grande spargimento di sangue e senza troppa fantasia, i
carabinieri svolgono una capillare e preziosa opera di scorta,
guida e polizia civile e militare, nonché di soccorso ai colerosi,
che contribuisce non poco a infoltire il loro invidiabile
medagliere: 4 medaglie militari ottomane, 4 francesi, 37 di Crimea
inglesi e 27 di Crimea sarde. Nelle operazioni
militari il valore dei carabinieri risplende, insieme a quello
dei loro commilitoni dell'armata sarda, nell'accanita difesa
di una posizione ("La Roccia") dei Piemontesi. Il generale
russo Gorciakov ha lanciato un poderoso attacco notturno
(15-16 agosto 1855) con 50mila uomini sulle linee della
Cernaia (il fiume nero) per alleggerire la pressione su
Sebastopoli. Tuttavia Gorciakov non é troppo convinto
dell'utilità dell'azione anche se Pietroburgo preme perché si
faccia qualcosa.
LA ROCCIA DEI PIEMONTESI.
Alfonso La Marmora, messo in allarme da un rapporto informativo
francese, ha preso tutte le opportune misure, tra le quali la
fortificazione di un avamposto (lo Zig-Zag) oltre la Cernaia.
Precedute dal loro terribile "Hurra!" le grigie colonne russe si
lanciano sull'avamposto credendo di spazzarlo facilmente. Si
sbagliano e la resistenza all'arma bianca consente alla Il
divisione sarda e ai francesi di schierarsi per attendere l'urto.
Le truppe dello Zig-Zag ripiegano ordinatamente sulla Roccia dei
Piemontesi, dove i reparti sardi e quelli dei carabinieri addetti
alla Il divisione oppongono una resistenza insormontabile agli
scoordinati anche se furiosi e valorosi attacchi russi. Quando la
pressione russa si attenua, i piemontesi riconquistano di slancio
il loro Zig-Zag. Per i russi è una sconfitta cocente e
pesantissima, con la perdita di 7 generali e di 8mila uomini,
contro appena 2mila degli alleati. Sarà sarcasticamente immortalata
come esempio (quella guerra ne fu invero piena) di cattiva
pianificazione militare dalla proverbiale e amara strofa di
Tolstoj: «Era piano sulla carta, ma dirupato nella realtà».
Per il capitano
Trotti, a premiare il comportamento esemplare nella difficile
giornata del 16 agosto, arrivano la Legion d'Onore francese e
la croce di cavaliere dell'ordine dei SS. Maurizio e
Lazzaro.
In patria la Cernaia rappresenta un riscatto dall'onta di Custoza e
di Novara e un pegno per un ruolo più attivo nella politica
internazionale.
«Dio benedica da La Marmora all'ultimo tamburino, non sapete (o
forse sapete) che immenso bene avete fatto all'Italia!», scrive con
grate parole il politico Massimo d'Azeglio al generale Durando, che
comandava appunto la Il divisione.
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