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Non è un caso
che, tanto la prima quanto la seconda medaglia d'oro siano
state guadagnate in terre che prima del turismo erano dure ed
alquanto inospitali. La Savoia altro non era che una zona
montuosa e povera ai confini estremi del Regno, la Sardegna
non era certo da meno: lo stesso fascino pittoresco e
romantico percepibile in un'isola selvaggia ed aspra era
francamente basato su una miseria spesso senza limiti. Chi si
ricorda il film "Padre Padrone" può solo avere un'idea di cosa
fosse la Sardegna agli inizi del secolo scorso. Certo, c'erano
porti e città fiorenti e di antica tradizione come Cagliari e
Sassari, ma il resto era ben diverso.
In questa condizione è facile
intuire come il brigantaggio e la tradizione delle interminabili
faide familiari potessero attecchire e prosperare. Ad inasprire
ulteriormente la situazione c'era anche stata quella legge delle
"chiudende" (1820) che aveva praticamente sottratto a pastori e
contadini l'uso delle terre comunali, una consuetudine ed un
assetto socioeconomico che risaliva ai tempi del medioevo. Non si
trattava di un semplice puntiglio legalistico, erano zone
indispensabili per la sopravvivenza di molte persone povere perché
garantivano il godimento collettivo di coltivazioni, pascoli, legna
da ardere. Tutto questo ebbe termine con la legge delle
"chiudende", una legge in tutto analoga a quella britannica delle
"enclosoures". Metodi più moderni di coltivazione capitalistica
erano possibili solo così, ma agli occhi dei diseredati questa
appariva una vera e propria rapina. Risultato: aumentarono le
rivolte ed il brigantaggio conobbe una recrudescenza.
E' il contesto
in cui si inserisce la storia di Gerolamo Berlinguer,
discendente di una nobile famiglia catalana, che come tutti i
maschi cadetti della nobiltà locale aveva dovuto abbracciare
la carriera militare per lasciare il grosso del patrimonio
indiviso al primogenito.
Ad appena ventun anni diventa
sottotenente nel reggimento della milizia provinciale di Sassari ed
alcuni anni dopo comanda come capitano un battaglione di
baracellari, una milizia locale istituita da re Carlo Felice che
godeva dell'esenzione dal servizio militare vero e proprio. Ancora
oggi i baracelli esistono con la funzione di guardie giurate.
Passato poi nel 1832 con altri
exbaracellari nei neocostituiti cavalleggeri di Sardegna, il
luogotenente Berlinguer aveva cominciato a conoscere a fondo tutti
gli anfratti della provincia di Sassari. Fu un apprendistato duro,
ma prezioso per muoversi alla pari con i latitanti.
Il latitante che era riuscito a
darsi alla macchia, non solo era logicamente protetto ed aiutato da
qualcuno in paese, non solo era in grado di sopravvivere in boschi
selvaggi, ma aveva tutta l'esperienza e l'agilità necessaria per
sfruttare ogni nascondiglio della foresta, Un tipico trucco sardo
era di nascondersi immobili in un cespuglio, ed aspettare che
l'inseguitore proseguisse oltre. Perciò chi non conosceva la zona e
non aveva né pazienza né fantasia poteva al massimo ricorrere, come
il viceré di Villamarina, all'incendio di un'intera foresta per
stanare una banda di latitanti. Metodi di cui uno specialista
antesignano di controguerriglia come Berlinguer poteva fare a
meno.
Gli era bastata
una piccola pattuglia, tre persone in tutto, per ritrovare un
latitante omicida, Battista Canu, che aveva ammazzato qualche
tempo prima, per motivi oscuri, un medico con una fucilata in
un agguato. Canu sarebbe stato sorpreso nel sonno in fondo ad
una grotta, se il suo fedele cane non si fosse lanciato su una
figura che strisciava dietro un cespuglio. Per quanto forte ed
addestrata, la bestia venne uccisa da Barlinguer con una
coltellata al ventre.
Canu prese la mira e tirò al
cespuglio sospetto. Un grido confermò che l'avversario era stato
colpito, Canu si rifugiò in fondo alla grotta ricaricando in fretta
il suo vecchio fucile a pietra focaia. Per la seconda volta
Berfinguer, già ferito ad una spalla, gli intima di arrendersi ai
cavalleggeri, altra fucilata cui rispondono quelle della pattuglia.
Canu ricarica ed attende paziente che il nemico si scopra.
Berlinguer decide, d'intesa con i commilitoni, di sfruttare il
momento della ricarica. Dopo un altro scambio di fucilate i due
della pattuglia serrano verso i lati della caverna senza essere
scoperti. Bisogna attirare l'attenzione del bandito.
"Canu arrenditi!", una secca
fucilati sfiora dolorosamente il fianco del luogotenente, ma in un
lampo i due piombano su Canu mentre armeggia per ricaricare.
Berlinguer entra finalmente nella caverna e Canu ne ,approfitta per
un'ultima disperata mossa, perché all'inferno è meglio andarci in
due. Raccatta il fucile e lo scarica in pieno petto al ferito.
All'alba del 25 giugno 1835, il
luogotenente viene adagiato su una rozza barella ed affronta le
operazioni chirurgiche. Per lui è la medaglia d'oro e la promozione
a luogotenente in prima, ma soffrirà sempre per le ferite subite.
Otto anni dopo deve lasciare il servizio per invalidità. A Canu non
resta che l'impiccagione in piazza e una fossa anonima. Una storia
di valore e di amarezza. |