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Ministero della Difesa

L'inizio della guerra

In Africa il fuoco nel deserto

I racconti della guerra del deserto evocano automaticamente tre nomi carichi di emozioni e di memorie: Rommel, Afrika Korps e Folgore. Anche dalla parte dei vincitori la campagna d'Africa richiama alla memoria nomi carichi di gloria: Montgomery, Desert Rats, France Libre. Ma, una volta tanto, i nomi che hanno conservato la maggiore suggestione sono quelli degli sconfitti, anche se responsabili di una guerra iniqua.

Le colonne del generale Graziani in marcia in territorio egiziano verso la località di Sidi Barrani.La campagna africana non comincia bene per gli italiani, al comando del generale Graziani. Forti di cinque divisioni potrebbero cacciare le deboli forze inglesi dall'Egitto, ma l'inettitudine, la cautela e le difficoltà logistiche li bloccano a Sidi Barrani.

Bastano due divisioni rinforzate e un po' di fortuna al generale Wavell per espellere alla fine del 1940 le forze fasciste dall'Egitto. Nel febbraio del 1941 la Cirenaica viene invasa, Tobruk capitola e a Beda Fomm si conclude la distruzione di un totale di nove divisioni italiane. Il morale è a terra ma, quando arriva Erwin Rommel con la XXI divisione Panzer, la situazione si modifica profondamente. Rommel, un prussiano di antenati polacchi, aveva già combattuto nella Prima guerra mondiale e proprio a Caporetto aveva imparato una grande lezione: la massa conta meno della concentrazione di forze nel punto giusto e della manovra condotta con audacia.

Il 24 marzo Rommel decide di riprendere l'iniziativa agli inglesi respingendo prima la loro forza di copertura ad El Agheila, poi effettuando una decisa puntata sulla fortezza di Tobruk. Wavell è colto di sorpresa e la sua II divisione corazzata viene sfasciata nel tentativo di intercettare la manovra tedesca.

In Africa compaiono, al fianco delle "scatole da sardine" italiane, i moderni Panzer III e il formidabile cannone da 88 millimetri. Inizialmente concepito come pezzo antiaereo, le sue doti di micidiale ammazzacarri vengono scoperte per caso durante la campagna di Francia. E' Rommel che ne inventa un impiego più aggressivo: li utilizza non solo come mezzo di sbarramento difensivo, ma anche come moltiplicatore di fuoco, lanciato insieme alle corripagnie carri.

Militi dell'Arma scortano prigionieri inglesi in Africa.Un apparente buon senso consiglierebbe alle forze del Commonwealth britannico una ordinata ritirata, ma a Wavell non sfugge l'importanza di tenere Tobruk, chiave del vitale sistema di comunicazioni lungo la costa. Per questo decide di mettere dentro la fortezza l'intera VII divisione australiana in modo da costituire una spina nel fianco dell'Asse.

Fallito un frettoloso assalto. Rommel cinge d'assedio Tobruk e avanza sui passi di Sollum e Halfaya. Wavell, già fortemente indebolito dall'inutile spedizione britannica in Grecia, è costretto da pressioni politiche a Londra a far qualcosa per spezzare l'assedio di Tobruk. L'offensiva ha scarse probabilità di successo, che vengono immediatamente cancellate dall'abilità di Rommel; Wavell viene sostituito dal generale Sir Claude Auchinleck.

Mentre le armate dei due avversari si rafforzano e si dotano di nuovi mezzi, arriva anche una piccola, ma scelta unità dei Carabinieri.

PARA' CON GLI ALAMARE. Il battaglione Carabinieri paracadutisti nasce nella stessa culla delle aviotruppe italiane, la scuola paracadutisti di Tarquinia. Sulle stesse torri di lancio dove si addestrano i ragazzi della divisione Folgore, dal 15 luglio 1940 si svolge anche l'istruzione dei carabinieri.

Sono identici i paracadute impiegati (prima il Salvator D, poi il più sofisticato IF 41/SP, la cui sigla vuol dire "Imbracatura Fanteria mod. 41/ Scuola Paracadutisti"); sono identici i velivoli impiegati per i lanci, tra cui i mediocri Caproni Ca. 133. L'addestramento e la selezione sono durissimi, qualcuno non supera gli esami, qualcuno rimane vittima di incidenti mortali.

Alla metà di luglio arriva improvviso l'ordine di partenza per l'Africa "a disposizione di quel Comando Superiore FFAA".

Battaglione Carabinieri paracadutisti in addestramento nella scuola di Tarquinia.Rinunciando a un piano di invasione dell'isola di Malta, i paracadutisti italiani vengono impiegati nella fornace libica come semplice fanteria scelta. Tra luglio ed ottobre le forze dei due contendenti in Libia si riorganizzano in vista del prossimo cielo di operazioni. L'VIII armata britannica viene portata alla forza di sette divisioni e di 700 tank. La Desert Air Force raggiunge i 1.000 aerei. Nelle forze dell'Asse l'Afrika Korps si espande con la XV divisione Panzer e le più ridotte 90° e 164ª divisioni leggere, alle quali si aggiunge un corpo di sei divisioni italiane. Sono schierati per l'offensiva 260 Panzer e 154 carri italiani, più 120 aerei germanici e 200 italiani. La sproporzione di forze neri è trascurabile, anche se Rommel, soprannominato "la volpe del deserto", non mostra di preoccuparsene eccessivamente.

La mossa di apertura tra le desolate pietraie e la stretta fascia verde costiera viene compiuta da Auchinleck con un attacco di sorpresa a Marsa Matruh che mira a insaccare le forze dell'Asse a Sollum e Bardia.

Rommel riesce a battere gli inglesi in una confusa battaglia a Sidi-Rezegh e contemporaneamente a respingere una sortita da Tobruk. Poi sferra un improvviso colpo nella profondità delle retrovie nemiche. Soltanto le capacità di Auchinleck impediscono che il morale degli Alleati venga distrutto dalle abili mosse di Rommel: il comandante britannico riesce anzi a intrappolare parte dell'Atrika Korps. I tedeschi rompono l'accerchiamento e attuano una rapida ritirata in dicembre, sotto la continua pressione dei britannici che arriveranno fino a Bardia.

E' in questo momento che il 1° battaglione Carabinieri paracadutisti, al comando del maggiore Edoardo Alessi, riceve (il 14 dicembre) l'ordine di attestarsi sul bivio di Eluet el Asel, a sud di Berta, con il secco ordine di resistere ad oltranza. Sembra una richiesta di suicidio per fonogramma. Sono solo 400 uomini, rinforzati da 6 cannoni controcarro da 47/32 millimetri dell'8° reggimento bersaglieri, dotati di 400 bombe controcarro Passaglia e di una settantina tra fucili mitragliatori e mitragliatrici. Come resisteranno all'VIII armata avanzante? Dovranno arrangiarsi perché i loro commilitoni in ritirata sulla litoranea hanno bisogno di tempo per sfuggire alla cattura.

1° Battaglione Carabinieri PAracadustisti impegnato nelle esercitazioni di lancio nella Regia Scuola di Tarquinia.La sera del 18 dicembre una pattuglia riferisce di mezzi in avvicinamento. Alle 5,55 del 19 i cannoni controcarro inquadrano il facile bersaglio di cinque camionette. E' l'inizio di uno scontro violentissimo, che si apre con il tambureggiante fuoco di preparazione dell'artiglieria inglese.

Alle 15,15 un battaglione nemico tenta di colpire in una zona pianeggiante. Il maggiore Alessi ha previsto la mossa e piazzato due dei suoi cannoni, ma la situazione diventa sempre più critica. Nonostante l'intensa fucileria, i fanti nemici, appoggiati da tank ed autoblindo, si avvicinano pericolosamente.

Resistere sul posto sarebbe l'annientamento, ritirarsi non è consentito. I Carabinieri parà si lanciano dunque in un terribile contrattacco armati delle loro Passaglia. Ci vuole arte e fegato per usarle. Bisogna correre verso il tank sferragliante con le mitragliatrici che sparano dovunque, evitare di finire sotto i cingoli, lanciare la bomba con precisione sul vano motore e buttarsi a terra. Quando l'ordigno penetra dentro il carro, succede l'ira di Dio: le fiamme divampano, il liquido idraulico schizza rovente per ogni dove e le munizioni possono saltare.

E' una giostra infernale di attacchi e contrattacchi. A sera i britannici si ritirano. Al diavolo questi italiani testardi, domani è un altro giorno e saranno schiacciati con comodo.

Per i carabinieri non c'è il domani. Alle 18,40 arriva finalmente l'ordine di ripiegare, restano tre plotoni di copertura e l'appuntamento per tutti è fissato ad Agedabia. Lungo la via Balbia il battaglione incontra un'altra colonna, ma è ferma.

LA NOTTE DEGLI ASSALTI. Gli inglesi hanno bloccato in più punti la Balbia e questo al bivio di Lamluda è uno dei loro posti di blocco. La zona è battuta da ogni tipo di arma: si sente lo gnaulio delle pallottole, il fragore delle bombe da mortaio, la botta secca dei pezzi da 5 libbre.

I parà scivolano silenziosamente ai due lati dello sbarramento e si avventano sul nemico all'improvviso, preceduti dallo scoppio delle loro bombe Passaglia. I nemici si danno alla fuga. Via libera, ma solo per qualche chilometro. Un altro sbarramento, più solido del primo, ferma di nuovo la difficile marcia.

Gli inglesi fanno uso dei razzi verdognoli per chiamare a raccolta gli uomini per fronteggiare la colonna di italiani, che si aprono la strada lanciando le loro Passaglia. Alcuni mezzi prendono fuoco, si sentono le urla dei feriti. Dopo tre ore di assalti l'ostacolo è rimosso. Forse gli uomini potranno concedersi qualche ora di riposo. Non è così: una nutrita scarica di armi automatiche avverte i carabinieri che, poco più in là ci sono altri inglesi.

Alessi raduna di nuovo i suoi uomini, anche se è ormai difficile far eseguire gli ordini e mantenere l'ordine dei reparti. Dopo ore di battaglia, ciascuno si muove per proprio conto. Ma anche il nuovo blocco viene superato. Non è finita: una mina spezza in due la colonna. Chi resta indietro sarà catturato all'alba dopo una disperata resistenza, ma il battaglione ce la fa ed arriva quasi senza problemi ad Agedabia.

Chi ha avuto qualche seccatura in più sono i tre plotoni di retroguardia ad Eluet el Asel. I britannici hanno cercato in tutti i modi di non farli sganciare. Solo con l'arrivo della notte i superstiti possono sgusciare inosservati tra le maglie nemiche e raggiungere le proprie linee dopo molte avventure.

L'INIZIO DELLA FINE. Per il battaglione, che conta solo 91 superstiti in grado di combattere, è la fine come unità operativa. Il 13 maggio 1942 arrivano al Comando Generale le congratulazioni del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito per il primo battaglione di paracadutisti italiani per fondazione ed impiego bellico che si è cosi valorosamente distinto.
Un riconoscimento ancor più esaltante, che testimonia il grande coraggio dimostrato, viene da parte del nemico. Radio Londra ammette nei suoi notiziari che «i paracadutisti italiani si sono battuti come leoni: fino ad ora. in Africa, i reparti britannici non avevano mai incontrato una resistenza cosi accanita».

Presto altri colleghi parà meriteranno la gloria per una resistenza altrettanto eroica. Tutto il 1942 vede la vittoriosa avanzata di Rommel fino alle porte dell'Egitto. Non lo ferma la superiorità dei mezzi nemici, ma lo schieramento di fortini sulla linea di Ain Gazala, non la resistenza valorosa delle truppe francesi a Bir Hacheim. non le potenti fortificazioni di Tobruk.

E' solo per esaurimento fisico e logistico che le sue armate si fermano nella strozzatura creata nel deserto dalla depressione di Qattara. Rommel prova ancora un'audace azione tra agosto e settembre con la battaglia di Alam Halfa. Lo fronteggia un nuovo generale duro. prudente e metodico, Alan Montgomery, che resiste senza cedere e lo costringe alla difensiva.

Da allora si assiste all'impressionante crescita delle forze dell'VIII armata, alla quale gli italo-tedeschi possono solo contrapporre ingegnose difese e campi minati, che vengono soprannominati "giardini del diavolo". Quando Montgomery é pronto ad El Alamein, le sue fanterie dovranno sudare parecchio per penetrare le difese, anche se alla fine lo sfondamento sarà inesorabile. Toccherà all'orgogliosa divisione Folgore raccogliere l'eredità dei Carabinieri paracadutisti e scrivere un'altra pagina di straordinario valore.

I carabinieri continuano a combattere come sempre su questo ed altri fronti. Li vedremo all'opera nella lontana Africa Orientale Italiana e nelle distese della Russia, ma nulla potrà allontanare la sensazione dell'inizio della fine.

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