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Ministero della Difesa

La Guerra d'Etiopia

Ai confini la Fiamma con gli sci

Nel frattempo i Carabinieri Reali stanno affrontando con metodo un altro ambiente operativo difficile. La montagna era stata una loro culla naturale in uno Stato dai confini così aspri come quello sabaudo. Le stazioni confinarie sulle Alpi avevano sempre avuto in dotazione le racchette per facilitare, insieme al cavallo, gli spostamenti in inverno.

E' nel 1922, seguendo l'esempio dei loro specializzati colleghi alpini che tanto avevano brillato nella Grande Guerra, che il Comando Generale istituisce i reparti di carabinieri sciatori. Del resto i reparti di CC RR assegnati alle grandi unità dell'esercito di campagna operanti lungo l'arco alpino provengono in prevalenza dalle stazioni di montagna e hanno già una buona esperienza.

Cosi per i carabinieri sciatori e rocciatori il reclutamento avviene tra i militi che prestano servizio nelle stazioni dislocate lungo le Alpi e la dorsale appenninica. Essi sono gli eredi della tradizione alpina savoiarda dei carabinieri nel 1814.

La dotazione prevede il meglio che possa offrire la tecnica sciistica degli anni Venti e Trenta: attacchi e bastoncini moderni, sci specializzati per il fondo o la discesa, materiali come la betulla o il legno di hickory. Lo stile insegnato è il telemarken, soppiantato poi dallo stile scandinavo e da quello alpino.

Rivedendo le foto dell'epoca, con quegli attacchi a molla e cavetto d'acciaio (così difficile da reinserire quando si sgancia per una caduta), le racchette in legno con l'impugnatura e il laccio di cuoio, gli scarponi rigorosamente di cuoio chiusi da lacci e soffietto, non si può fare a meno di sorridere pensando alle attuali fibre di carbonio, alle leghe spaziali, agli scarponi in plastica pressofusa.

Eppure si deve anche ai carabinieri se lo sci, ancora poco diffuso negli anni Venti in Italia, ebbe un grande impulso nel decennio successivo. Oltre alle normali competizioni di fondo, mezzofondo, discesa pura e slalom, una specialità alla quale gli appartenenti all'Arma amano prendere parte è il biathlon militare, una gara impegnativa per resistenza e precisione, visto che lungo un percorso di fondo bisogna fermarsi e sparare con la massima rapidità ed accuratezza.
A partire dal 1930 l'Arma predispone corsi regolari di sci presso le legioni di Torino, Bolzano, Udine e Chieti che si svolgono sui campi di Bardonecchia, Ponte di Legno, del Tonale, San Candido, Pescocostanzo ed altre località minori.

Nello stesso periodo viene ufficialmente riconosciuto all'Arma il motto (già usato) «Nei secoli fedele» (circolare n. 247, 20 maggio 1932) e con un decreto del luglio dello stesso anno viene concesso l'uso della bandiera nazionale ai CC RR.

Tre anni dopo, in conseguenza dell'uso della bandiera, viene anche riconosciuto il diritto a fregiarsi di uno stemma. E' allora che nasce il caratteristico blasone con una mano argentata che stringe un serpente e la granata dirompente d'oro. Particolari insignificanti agli occhi dell'uomo della strada, ma è su questi tangibili simboli di un solido spirito di corpo che si costruisce una tradizione per cui si serve, si vive e si muore.

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