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Hitler lasciò che le acque si
calmassero anche perché vi era alle porte l'appuntamento con il
plebiscito della Saar e preferiva procedere nel riarmo occulto
della Germania.
Con la pace di
Versailles (1919) la Francia si era ripresa le contese regioni
dell'Alsazia e della Lorena, ma aveva dovuto accettare il
compromesso di un plebiscito locale per rispettare
l'autodeterminazione della popolazione nella Saar.
Su invito della Società delle
Nazioni l'Italia spedì 1.300 uomini per la prima operazione di
polizia internazionale a garanzia della tranquillità di una
consultazione popolare. Agli ordini del generale Visconti-Prasca
vennero posti un reggimento di granatieri, un battaglione di
carabinieri, uno squadrone di carri veloci e il necessario treno
logistico e di servizi.
Il contingente partì il 19-21
dicembre 1934 per unirsi alla Saarforce, guidata dal generale
inglese Brind, comandante in capo della forza.
I carabinieri
vennero accasermati presso la Mellin Kaserme a Sulzbach e la
Pascal Kaserme di Dudweiler. In attesa del plebiscito (13
gennaio 1935), i carabinieri si ambientarono nel settore loro
assegnato e a stendere la rete di un servizio informativo per
monitorare la situazione politica. Alla data delle
consultazioni ai carabinieri toccarono 81 seggi sui 320 di
responsabilità italiana. Le quattro località (Quierschield,
Firedrichsthai, Sulzbach e Dudweiler) dovevano essere
sorvegliate intensamente perché già prima teatro di gravi
torbidi.
La giornata del plebiscito trascorse
in modo tranquillo, ma il giorno successivo (15 gennaio) quando fu
diffuso via radio l'annuncio dell'annessione alla Germania non vi
furono soltanto manifestazioni di gioia con bandiere, musica e
fiaccolate, ma anche aggressioni ai
fautori della neutralità o ai filofrancesi. Per fortuna
l'efficienza della Saarforce e dei suoi carabinieri permise di
ristabilire la calma nel giro di quarantott'ore.
Quattro giorni prima della partenza,
il generale Brind si recò in visita di cortesia al battaglione
carabinieri, schierato in grande uniforme. «Ovunque ho udito per il
vostro contegno parole di ammirazione e di compiacimento ed io
ringrazio per la vostri cooperazione e per avere reso il mio
compito tanto gradito. Noi stiamo per separarci e per ritornare
alle nostre case, e spero che tutti serberemo un grato ricordo del
tempo qui trascorso, perché in esso abbiamo potuto portare un
piccolo contributo alla causa della pace». Parole di elogio rare
per un compassato ufficiale britannico anche in un discorso di
etichetta. |