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Dopo Adua, la fine di
un secolo e l'inizio di un altro. Finisce l'epoca crispina per
lasciare il posto all'era giolittiana, non senza sussulti e drammi:
Bava Beccaris, il regicidio di Monza, nuovi sogni coloniali che si
materializzeranno dieci anni più tardi nello "scatolone di sabbia"
(la definizione fu di Salvemini) della Libia.
Tragedie bibliche, come il terremoto di Messina, e piccole grandi
calamità che videro sempre i carabinieri in prima linea. E poi
antiche piaghe, non ancora debellate, come il brigantaggio che
infestò in quegli anni anche la Toscana e, in particolare, la
Maremma. Una terra avara, dove la malaria era di casa.
Tra i canneti di quelle plaghe
allignava la trista pianta del brigantaggio, favorita spesso
dall'arrogante prepotenza dei grandi proprietari terrieri e dei
loro ottusi soprastanti. Come quel certo Angelo Del Bono, che per
conto del ricco marchese Guglielmi vessava i contadini
locali.
La roba del padrone, come rammenteranno gli spettatori dell'
"Albero degli zoccoli", una realistica opera di Ermanno Olmi su un
duro mondo contadino ancora vivo agli inizi del secolo, era più
sacra dell'ostia consacrata. |