CARABINIERI

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Ministero della Difesa

Le origini

Con la sciabola e la carabina

La carabina a pietra focaiamo dello 1814 (Raccolta del Comando Generale dei Carabinieri )
LE ARMI DEL CORPO. Così la Determinazione sovrana del 9 agosto 1814 fissava con precisione l'armamento nel suo undicesimo articolo: «L'armamento per gli individui del Corpo dei Carabinieri Reali deve consistere in una carabina per quelli a cavallo, ed un fucile per quelli a piedi della qualità la più leggera. Avrà ognuno di essi individui una sciabola, col cinturone a tracolla ... ; ed inoltre per quelli. a cavallo due pistole di fonda». Con il successivo "Regolamento per gli uniformi" (8 novembre) l'armamento fu ulteriormente specificato.

I carabinieri a cavallo portavano: una carabina di modello corto ed una sciabola lunga, più due pistole di fonda per gli ufficiali. Quelli a piedi avevano: un fucile corto, la baionetta ed una sciabola corta, detta daga (che di fatto è la stessa ancora oggi). Allora, e praticamente fino alla prima guerra mondiale, la distinzione tra equipaggiamento militare e da polizia praticamente non esisteva e nei carabinieri la mancanza di uno strumento tipico di polizia come il manganello è durata fino ai nostri giorni. E i carabinieri sono stati impiegati spesso in compiti di ordine pubblico, dovendo adattarsi e adattare l'equipaggiamento alle diverse funzioni. In tempi come i nostri, La piccola uniforme "polacca" del 1822 in un figurino di Degai (Museo Storico).abituati a quei prodigi della tecnica che sono le mitragliette o alle armi a raffica controllata di cui si parla, riesce piuttosto difficile immaginarsi come fossero e soprattutto come funzionassero le armi dei primi carabinieri.

Tanto la carabina quanto il fucile modello 1814 derivavano dallo sperimentato fucile francese modello 1777. Si trattava di un fucile a pietra focaia, ad anima liscia e naturalmente ad avancarica. La carabina era fabbricata in due versioni: lunga da artiglieria e corta da cavalleria. Anche il fucile poteva essere lungo per la fanteria di linea o corto per i cacciatori. I carabinieri adottavano in entrambi i casi le armi più corte, che erano anche leggere e maneggevoli. Tradizionalmente la carabina avrebbe dovuto essere ad anima rigata, allo scopo di favorire una maggiore precisione, ma nel caricamento ad avancarica questo era uno svantaggio perché richiedeva più tempo per forzare la palla di piombo nella canna. La carabina pesava 3,3 chilogrammi, era lunga 1.090 millimetri ed aveva il calibro di 17 millimetri. Oggi un calibro del genere si userebbe soltanto per una mitragliera pesante, capace di perforare diversi millimetri di acciaio, ma allora era necessario per compensare la scarsa efficienza balistica della tradizionale munizione a palla.

Il volenteroso che volesse cimentarsi nel tiro con una simile arma ad avancarica (esistono delle associazioni di appassionati che usano repliche perfette) scoprirebbe che sarebbe necessaria una sequenza di movimenti decisamente complessi e che comportano una perfetta coordinazione. Il fucile va poggiato col calcio a terra, poi bisogna mordere la cartuccia (che era proprio di carta) e versare la polvere nella canna e con la bacchetta calcare la polvere. Subito dopo deve essere introdotto lo stoppaccio (per assicurare la tenuta dei gas di scoppio) e la palla, ambedue calcati sempre con la bacchetta. Infine con il resto della polvere si riempie il bacinetto, lo si chiude con la batteria e finalmente si arma il cane.

La pistola a pietra focaia del 1814 (Museo Storico).Il bacinetto è uno scodellino che contiene la polvere per trasmettere la fiamma alla carica nella canna. La batteria altro non era che una piastrina a forma di "L" su cui strisciava la pietra focaia portata dal cane e che si apriva al momento giusto perché le scintille della pietra incendiassero la polvere nel bacinetto.

A questo punto se la pietra focaia è stata affilata, la polvere non cade dal bacinetto, non piove e non si è commesso nella foga del combattimento l'errore di caricare due volte il fucile, si può ragionevolmente sperare che il colpo parta. Quanto alla precisione, è tutt'altro discorso: è appannaggio di pochi tiratori scelti, altrimenti non resta che il tiro quasi a bruciapelo. E quando si diceva a bruciapelo era proprio così, perché il colpo faceva una gran fiammata.

Il fucile a pietra focaia è, come ormai si è capito, un'arma di costruzione assai semplice, ma alquanto difficile da usare. Insomma una di quelle cose del buon tempo antico che nessuno rimpiange.

Divise dei Carabinieri del 1820 (originale all'Ufficio Storico SME).ADDESTRAMENTO OSSESSIVO. E' anche facile comprendere che con queste armi era necessario un addestramento meccanico, quasi ossessivo, per tirare con celerità e freddezza sotto il fuoco nemico, e soprattutto che, dopo un po' di fucilate, l'arma risolutiva restava quella bianca, baionetta o sciabola.

Le pistole funzionavano con lo stesso principio, ma non venivano portate sulla persona, bensì agganciate alla sella nella fonda, da cui derivò l'attuale fondina.

Infine il "Regolamento per gli uniformi" (che recano la data dell'8 novembre 1814) stabiliva minuziosamente la divisa del neocostituito corpo. La divisa era concepita essenzialmente per essere comoda e non impacciare i movimenti, ma era pur sempre una di quelle splendide divise ottocentesche eleganti, ricche di simboli e decorazioni di cui le attuali da cerimonia sono generalmente pallidi epigoni.

Il colore dominante della divisa era il turchino e, nonostante la necessità di far bella figura comune a tutti gli eserciti del tempo, le esigenze della praticità erano rispettate il più possibile perché si trattava di dare al carabiniere un capo di abbigliamento che risultasse funzionale in ogni circostanza, dall'esercitazione all'inseguimento di un malvivente. E' interessante rilevare come il colore turchino, nella più moderna variante del carta da zucchero, sia stato ripreso recentemente dalla nuova divisa estiva dei carabinieri.

La "Daga", sciabola di fanteria modello 1814 per i carabinieri a piedi, che è tuttora in uso.Il pennacchio dell'alta tenuta non era rosso-blu - sarà una caratteristica che verrà più tardi - ma turchino.

BARBA E CAPELLI. Severi erano i regolamenti per il taglio dei capelli e per quel che riguardava barba e baffi. Non si trattava, come potrebbe sembrare, soltanto di una fissazione più o meno tipicamente militare per l'uniformità (la stessa uniforme ha proprio questo significato), ma una preoccupazione di carattere igienico e politico.

Il taglio corto dei capelli si rivelava indispensabile per ragioni estetiche e di disciplina, ma anche e soprattutto per il controllo e l'eliminazione dei pidocchi, una piaga diffusissima in tempi nei quali i livelli di igiene erano molto bassi e non esistevano Carabiniere in tenuta di fatica (figurino di Alessandro Degai).pesticidi o shampoo efficaci.

Invece capelli e basette lunghi, insieme ai baffi ed al pizzetto, avevano connotati indiscutibilmente rivoluzionari. Non è tiri caso che tanti patrioti del Risorgimento avessero capelli lunghi e portassero la barba. Chiunque poi ricordi il '68 saprà che anche allora si poteva agevolmente distinguere a colpo d'occhio l'affiliazione politica di uno studente semplicemente dall'insieme del suo abbigliamento.

I carabinieri dovevano esprimere anche nei dettagli il fatto di essere i difensori dell'ordine dinastico sabaudo ricostituito. Equipaggiati di tutto punto, regolamentati in tutti gli aspetti essenziali, guidati da ufficiali competenti e lentamente amalgamati in un corpo di saldo morale, i carabinieri erano pronti a fare il loro ingresso nella storia.


Approfondimento: Ecco com'era la divisa

Budriere, rangona, dragona, grillò non sono termini di un vecchio romanzo di cappa e spada, ma appartengono ai termini tecnici usati nel "Regolamento per gli uniformi" (allora l'uniforme era di genere maschile) dell'8 novembre 1814.

Vediamo un po' più da vicino l'abbigliamento del nostro avo carabiniere.

La base, secondo il Regolamento, era costituita da un abito "di panno color turchino, tagliato in modo che si adatti al corpo: sarà interamente abbottonato sul davanti sino alla cintura con nove grossi bottoni, e sarà assai comodo sul petto per non impedire il respiro e lasciare libertà di aprire le spalle".
Maniche, falde e calzoni, altro tipico impaccio per il soldato del tempo, dovevano essere comodi ed opportunamente dimensionati per non impedire i movimenti.
Sopra poteva essere indossato un ampio cappotto di lana turchino per i carabinieri a piedi, mentre quelli a cavallo avevano un "mantello con maniche, colletto montante, ed una pellegrina, che discenda sin sotto il "gomito, abbottonata sul davanti". La pellegrina era una mantelletta corta da indossare sopra il mantello ed era prima caratteristica dei "romei", i pellegrini in viaggio per Roma.
I militi a cavallo portavano gli stivaletti, mentre quelli a piedi le mezze ghette da fanteria. Già proprio le ghette di Paperon de' Paperoni, solo che quelle dei carabinieri erano di maglia di lana nera.
Una parte di rilievo era assunta dalle buffetterie di "buffala" bianca. Ridotte nell'uniforme attuale quasi sempre a simbolo distintivo, erano l'imbracatura essenziale per il trasporto di armi e munizioni.
Il carabiniere a cavallo aveva: un cinturone bianco con pendagli per agganciarvi la sciabola lunga; la dragona da legare all'elsa della sciabola; la bandoliera con la classica giberna per polvere e palla, fregiata dalla granata in ottone, la rangona con un crocchio in ferro per agganciare la carabina quando si cavalcava. Bandoliera e rangona si sovrapponevano da destra a sinistra sul petto e sulla spalla.

Ecco finalmente la spiegazione di alcuni dei termini misteriosi incontrati all'inizio.

La dragona è un laccio con fiocco che viene legato per un capo all'elsa della spada e per l'altro avvolto intorno al polso. Lo scopo è di rendere salda la presa dell'arma durante il combattimento a cavallo. Elemento funzionale inizialmente usato dai dragoni, una truppa di fanteria a cavallo, è diventato con il passare del tempo un elemento puramente decorativo.
Bandoliera e rangona sono essenzialmente la stessa cosa, una larga striscia di cuoio, ma con funzioni diverse. La prima serve a portare le munizioni contenute nella borsa di cuoio detta giberna. La seconda sorregge la carabina durante i trasferimenti a cavallo. Bandoliera e giberna sono rimaste quasi le stesse nella divisa dei carabinieri di oggi, anche se essenzialmente ridotte al ruolo di distintivo. Nell'esercito la giberna è diventata una sacca di robusta tela mimetica per il trasporto dei caricatori.
Se per il carabiniere a cavallo poteva sembrare che avesse addosso soltanto una fascia trasversale di cuoio bianco, tutto l'opposto era per il carabiniere a piedi, per il quale bandoliera con giberna e budriere si incrociavano sul petto. Il budriere (o bodriere) era la buffetteria che serviva ad agganciare la daga e il fodero da baionetta.
Completavano la tenuta una bretella per il fucile, il cinturone ed il fodero da baionetta, questo nero, che andava collegato al budriere.
Infine c'era la tradizionale lucerna nera, uguale per tutti i carabinieri, un alto cappello a due punte che non li abbandonerà più.
E il grillò? Era la voce dialettale piemontese per indicare la grovigliuola d'argento (minuscoli cordoncini) che serviva a decorare le spalline dell'uniforme.

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