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Il viaggiatore e
l'indaffarato romano che oggi passano vicino all'austero
obelisco di Axum forse ricordano appena le discussioni di
qualche anno fa riguardo all'opportunità di restituire il
monumento originale all'Etiopia, in segno di definitiva
riparazione e riconciliazione con il passato coloniale.
La fine della feroce guerra civile che ha scosso Addis Abeba ha
rinviato ancora per un po' questo progetto.
Chi poi soffermasse il suo pensiero
sulla contiguità fra la FAO, l'agenzia dell'ONU che tanta parte nel
secondo dopoguerra ha avuto nell'assistenza al Terzo Mondo, e
quell'obelisco, potrebbe riflettere amaramente sui costi e sulle
tragedie provocati da nuovi e vecchi colonialismi, dalla cattiva
coscienza degli aiuti umanitari e dalla rapacità di troppi
governanti e clan africani.
Pochi però potrebbero ricordare le emozioni che un nome cupo e
squillante, Adua, ha suscitato in Italia ed in Etiopia per oltre
quarant'anni dalla fine del diciannovesimo secolo alla vigilia
della seconda guerra mondiale. |