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Dal battesimo del fuoco a
Grenoble, nell'estate del 1815, fino alla prima guerra di
Indipendenza, ricordando le prime medaglie d'oro
dell'Arma
Chi non ha fatto, nemmeno per
finta come capita oggi ai carabinieri a cavallo, una carica di
cavalleria non sa di che cosa si tratti. Gli uomini si dispongono
al passo in formazione a più ondate per prendere posizione con le
sciabole sguainate. I veterani sanno dominare le loro emozioni, i
novellini sperano di ricordare quello che hanno imparato nei mesi
di addestramento, i cavalli sono eccitati. Il comandante grida gli
ultimi ordini con la sciabola levata. Il passo viene accelerato nel
trotto, trotto lungo, galoppo. E' una progressione inarrestabile
mentre i cavalli si allungano in un ultimo sforzo prima di urtare
contro le linee di fanti nemici. Tutta una vita si concentra
nell'ondata della cavalleria. E' la carica!
Il cavaliere sente fischiare le
palle dei fucili, ma non ha quasi il tempo di guardare i compagni
caduti, vede invece sempre più avvicinarsi il muro delle baionette
nemiche o la bocca di un cannone pronto a vomitare mitraglia. Il
fante nemico, la baionetta inastata, vede la massa di
cavalli e uomini avventarglisi contro a velocità spaventosa. E la
paura di una sciabolata o di essere calpestato sotto gli zoccoli:
soltanto il contatto del gomito del commilitone gli assicura che la
sua linea tiene. In questi attimi interminabili non si misurano
tanto la forza della sciabola contro quella della baionetta, quanto
il coraggio collettivo tra due formazioni. Una fanteria
disciplinata e non scossa, specie se in quadrato, può reggere
qualunque cavalleria. I carabinieri si
scontrano con la linea di fanti dalle divise bianco-blu. La
linea regge, dietro-front, la carica va ripetuta. Una
cavalleria degna di questo nome è in grado di ripetere
l'azione. E questa seconda volta la saldezza del nemico
vacilla, è la fuga o la ritirata più o meno ordinata, ma la
sciabola cala senza pietà su chi non alza le mani. Il giorno
dopo, Grenoble si arrende ed i carabinieri ricevono una
lusinghiera menzione sull'ordine del giorno del generale De La
Tour. Successivamente due carabinieri vengono decorati per la
loro abilità nel fornire informazioni sulle forze nemiche
durante l'invasione della Savoia.
Tre mesi prima (23-24 aprile 1815)
era morto in servizio il primo carabiniere, Giovanni Boccaccio,
della stazione di Limone. Era di pattuglia presso il villaggio di
Vernante con altri due colleghi per catturare una banda di nove
evasi dal carcere di Cuneo. Ad un tratto un'imboscata nella notte.
Una pallottola fulmina il carabiniere, gli aggressori riescono a
fuggire. Ma il comandante dei Carabinieri Reali, il conte Carlo
Lodi di Capriglio, lancia la caccia all'uomo, gli assassini devono
essere catturati. Arrivano sul posto un ufficiale e 11 carabinieri,
il Comune deve fornire altri 12 uomini per la battuta. Invano. Si
riesce soltanto a sapere che l'assassino sarebbe un certo Stefano
Rosso, detto "il sardo": grazie alla buona conoscenza dei luoghi è
riuscito a sfuggire. Il primo ad entrare in una lunga lista di
ricercati dai carabinieri.
LA
RIORGANIZZAZIONE DEL 1816. Ancora durante la guerra era
continuata la riorganizzazione sia dei Carabinieri Reali che
delle altre istituzioni di sicurezza interna. Il primo
comandante dei carabinieri, Giuseppe Thaon de Revel de Saint
André termina il suo periodo di comando il 13 dicembre 1814,
avendo cumulato le cariche di governatore di Torino,
presidente del Buon Governo (un antesignano del ministero
degli Interni) e comandante dei Carabinieri Reali. Il giorno
successivo gli subentra il luogotenente generale Giorgio Des
Geneys, ma come capo interinale del Buon Governo e del Corpo,
in quanto il re vuole destinarlo ad altri incarichi (e poi si
ritiene opportuno attendere un minimo di anzianità per il
candidato ideale ai due incarichi). Nel frattempo il
candidato, maggiore Carlo Lodi di Capriglio, viene nominato
vicepresidente del Buon Governo e con il 14 gennaio 1815
riceve finalmente la carica di presidente capo dell'Ispezione
del Buon Governo e comandante supremo del Corpo dei
Carabinieri Reali. Mentre si
attuava al vertice questa successione di nomine chiaramente di
carattere politico, la continuità operativa e funzionale
veniva assicurata dal conte Luigi Ignazio Provana di
Bussolino, il colonnello comandante il Corpo, in carica dal 9
agosto del 1814.
Alla fine della guerra e con la
conclusione del Congresso di Vienna, che stabiliva l'annessione
della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna, il Corpo era
salito a 1.545 uomini e venne creata una settima divisione
(Genova), che assorbì la preesistente gendarmeria locale. La
decisione di non applicare il principio di legittimità (cioè di
ricostituzione dello statu quo) alle due Repubbliche di Genova e di
Venezia, doveva avere riflessi importanti sulla stabilità interna
dei due Stati (Regno di Sardegna e Austria) che le avevano annesse
e sull'intera storia del nostro Risorgimento. La nascita del
movimento mazziniano e la formazione di patrioti come Garibaldi,
Manin, Tommaseo non si possono spiegare senza tener conto dei
fermenti repubblicani che agitarono a lungo quelle città.
Tuttavia problemi
più urgenti occuparono l'attenzione di Lodi di Capriglio.
Infatti il concentramento in una sola persona delle cariche di
presidente del Buon Governo e di Comandante dei CC RR aveva
prodotto serie tensioni con altre istituzioni del Regno
(governatori, giudici, avvocati fiscali) in quanto mancava un
bilanciamento di poteri mentre il periodo dell'emergenza del
Regno poteva dirsi concluso. Le Regie Patenti del 15 ottobre
1816 decidono la soppressione del Buon Governo creando al suo
posto un ministero di Polizia, limitando la competenza dei
Carabinieri Reali a quella esecutiva. "Abbiamo riconosciuto
... sia conveniente di staccare intieramente le attribuzioni
proprie della polizia, da ogni corpo di forza armata, che per
la naturale sua istituzione è essenzialmente destinata ad
eseguire gli ordini, che le vengono dalle stabilite Autorità
legalmente comunicati" recitano le Patenti.
Allo stesso
tempo vengono istituiti ufficiali di polizia (ispettori,
sottoispettori e commissari), i quali hanno a disposizione i
carabinieri e gli agenti locali di polizia e la facoltà di
richiedere il concorso anche di altre forze armate. Segretario
del nuovo ministero resta Lodi di Capriglio. Le stesse Patenti
pongono un fondamento essenziale per la futura attività del
Corpo con l'alienazione delle famose "ventuno incumbenze" che,
sia pure con le variazioni necessarie dei decenni, resteranno
la base per i compiti attuali dei carabinieri. Un successivo
documento (Determinazione Sovrana del 9 novembre 1816), oltre
a rendere esecutive le citate patenti, stabiliva una
riorganizzazione del Corpo.
Viene:
-
costituito un comando di Corpo,
retto da un colonnello;
-
creato presso il comando un
consiglio di amministrazione, in grado di assicurare la completa
autonomia amministrativa;
-
riportato il numero delle
Divisioni a sei (quella di Nizza è riassorbita in quella di
Cuneo);
-
istituito il livello ordinativo di
compagnia con 19 compagnie agli ordini di capitani o luogotenenti
(oggi detti tenenti) anziani, da cui dipendono 28 luogotenenze
comandate da tenenti più giovani o da sottotenenti, che controllano
le stazioni rette da marescialli d'alloggio o da
brigadieri.
La forza fu
portata a 69 ufficiali e 1.999 tra sottoufficiali e truppa,
mentre venne disposto che il reclutamento ordinario si
effettuasse dagli esistenti reggimenti di fanteria e
cavalleria. Inoltre un reclutamento facoltativo poteva avere
luogo fra volontari civili dotati di spiccate qualità. A
partire dal 1°' novembre il Corpo ha un nuovo comandante, il
marchese Giovanni Battista D'Oncieu de la Batie de Douvres, un
nobile savoiardo fedele al sovrano. Era un comandante severo,
caparbio, un po' rigido, ma che lasciò un'impronta.
LA TEMPESTA DELLA
COSTITUZIONE. La pax austriaca, sapientemente e
spregiudicatamente instaurata da quel grande statista conservatore
che era il principe di Metternich, durò appena cinque anni, anche
se le basi del suo sistema, fondato sull'equilibrio delle potenze,
crollò definitivamente soltanto nel 1914. Il problemi principale
non fu rappresentato tanto dalla complessa valutazione degli
effettivi
rapporti di forza, quanto dalla sostanziale incapacità, per un
uomo di cultura settecentesca, di capire come le aspirazioni
libertarie e democratiche non fossero soltanto il prodotto di
alcune teste calde. Già in età napoleonica avevano cominciato
a diffondersi le sette (società segrete) carbonare, alle quali
aderivano non solo aristocratici progressisti, ma soprattutto
esponenti della media e piccola borghesia, che vedevano
minacciate dal Congresso di Vienna le conquiste politiche e
sociali della Rivoluzione francese, consolidate durante l'età
napoleonica. In Italia si diffondono così due tipi di
organizzazioni considerate sovversive dai governi: nel centro
e a sud le carbonerie, a nord le sette organizzate da Filippo
Buonarroti, massimo rappresentante delle idee egualitarie e
proto-socialiste fino al 1830. La caratteristica delle sette
buonarrotiane (tra cui in Italia gli Ad elfi, i Sublimi
Maestri Perfetti,
il Mondo) era la suddivisione degli adepti in tre categorie.
Le prime si battevano per la sovranità popolare, facilmente
raccordabile con le aspirazioni costituzionali dei carbonari,
mentre l'ultima riconosceva il programma repubblicano,
comunitario ed egualitario, sempre voluto dal
Buonarroti.
I primi moti scoppiarono il 10 marzo 1821 in Spagna con un
pronunciamento militare contro il corrotto governo di re Ferdinando
VII di Borbone e in favore della restaurazione della cancellata
Costituzione liberale di Cadice del 1812. Il contraccolpo sul Regno
di Sardegna e su quello delle Due Sicilie fu immediato.
Approfondimento: Le ventuno "incumbenze"
I primi anni di vita del Corpo dei Carabinieri Reali furono
particolarmente intensi sotto il profilo organizzativo, in quanto
esso andava ad inserirsi nel contesto del riassetto amministrativo
dello Stato sardo seguito alla Restaurazione. Conseguentemente si
susseguirono frequenti interventi per definire attribuzioni,
normative e compiti del nuovo organismo di polizia.
Tale fu, ad esempio, la "Determinazione Sovrana" del 9 novembre
1816 relativa alla "Organizzazione del Corpo", con la quale, in
particolare, vennero stabilite ventuno "incumbenze" fondamentali
per definire, il servizio istituzionale, che ancora oggi è
sostanzialmente ad esse, ispirato.
Come negare infatti la validità attuale di norme come la prima che
prescriveva l'esecuzione di pattuglie e perlustrazioni da annotare,
proprio come avviene ora, su un apposito "foglio di servizio". C'è
poi l'attività informativa, consistente nel "procurarsi e
raccogliere tutte le notizie possibili sopra i delitti che si
fossero commessi, e sovra i loro autori...". Segue l'arresto in
flagranza di reato, il controllo sul porto abusivo di armi e sui
giochi d'azzardo. Non mancano le prescrizioni relative alla tutela
dell'ambiente, contenute nella settima incombenza, che prevedeva
l'arresto di "devastatori di boschi, o di qualunque raccolto delle
campagne, come pure coloro, che fossero stati trovati nell'atto di
guastare le strade, gli alberi piantati lungo d'esse, siepi, fossi
e simili... ".
Vengono quindi disposizioni contro il contrabbando, per il
controllo del traffico sulle strade, contro le adunate sediziose ed
in appoggio ai pubblici funzionari per l'esecuzione di ordinanze e
sentenze dell'Autorità. Alle quali seguono quelle per la tutela dei
negozianti e del servizio postale ed altre relative ai processi
verbali "sullo stato dei cadaveri ritrovati sulle pubbliche strade,
o nelle campagne, o ritirati dalle acque, degli incendi, delle
rotture, ferite, e di tutti i delitti, che lasciano dopo di loro
qualche traccia, come pure delle denunzie, e delle dichiarazioni di
coloro, che potessero dare qualche indizio stilla natura, e gravità
dei delitti, e sopra i loro autori". Dopo la 16ª sul servizio di
traduzione degli arrestati, la 17ª e la 18ª trattano dei compiti di
polizia militare, segnatamente l'arresto dei disertori e l'obbligo
di imporre ai "militari assenti dal loro Corpo a recarvisi alla
spirazione delle permissioni ad essi accordate".
Importante anche il servizio di frontiera (19ª), in particolare il
controllo dei passaporti sia in uscita che in entrata nel Regno.
Altra necessaria attività quella di visitare gli alberghi, osterie,
i caffè, i ridotti, ed altri luoghi pubblici, anche di notte tempo
fino all'ora in cui sono aperti, per mantenervi il buon ordine, per
sorvegliare i forestieri o far ricerca delle persone colpevoli, e
sospette che, fossero indicate trovarvisi. Gli albergatori saranno
perciò obbligati di comunicare ai Carabinieri Reali i registri
tenuti in forza dei regolamenti".
Chiudeva l'assistenza alle manifestazioni pubbliche, così adunate e
cortei, conte fiere, mercati e spettacoli.
Come si vede la nostra epoca in fatto di polizia non ha inventato
nulla; sono cambiati alcuni metodi operativi, certamente i mezzi
tecnici hanno avuto un'evoluzione esponenziale in meno di duecento
anni, ma la sostanza del servizio è rimasta intatta.
V. P. |