CARABINIERI

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Ministero della Difesa

Da Grenoble al 1848

La prima carica i primi eroi

Dal battesimo del fuoco a Grenoble, nell'estate del 1815, fino alla prima guerra di Indipendenza, ricordando le prime medaglie d'oro dell'Arma

Figurino di Carabiniere a cavallo di Alessandro Degai.Chi non ha fatto, nemmeno per finta come capita oggi ai carabinieri a cavallo, una carica di cavalleria non sa di che cosa si tratti. Gli uomini si dispongono al passo in formazione a più ondate per prendere posizione con le sciabole sguainate. I veterani sanno dominare le loro emozioni, i novellini sperano di ricordare quello che hanno imparato nei mesi di addestramento, i cavalli sono eccitati. Il comandante grida gli ultimi ordini con la sciabola levata. Il passo viene accelerato nel trotto, trotto lungo, galoppo. E' una progressione inarrestabile mentre i cavalli si allungano in un ultimo sforzo prima di urtare contro le linee di fanti nemici. Tutta una vita si concentra nell'ondata della cavalleria. E' la carica!

Il cavaliere sente fischiare le palle dei fucili, ma non ha quasi il tempo di guardare i compagni caduti, vede invece sempre più avvicinarsi il muro delle baionette nemiche o la bocca di un cannone pronto a vomitare mitraglia. Il fante nemico, la baionetta Figurino di Carabiniere a piedi di Alessandro Degai.inastata, vede la massa di cavalli e uomini avventarglisi contro a velocità spaventosa. E la paura di una sciabolata o di essere calpestato sotto gli zoccoli: soltanto il contatto del gomito del commilitone gli assicura che la sua linea tiene. In questi attimi interminabili non si misurano tanto la forza della sciabola contro quella della baionetta, quanto il coraggio collettivo tra due formazioni. Una fanteria disciplinata e non scossa, specie se in quadrato, può reggere qualunque cavalleria. Figurino di Ufficiale in tenuta speciale da cerimonia di Alessandro Degai.I carabinieri si scontrano con la linea di fanti dalle divise bianco-blu. La linea regge, dietro-front, la carica va ripetuta. Una cavalleria degna di questo nome è in grado di ripetere l'azione. E questa seconda volta la saldezza del nemico vacilla, è la fuga o la ritirata più o meno ordinata, ma la sciabola cala senza pietà su chi non alza le mani. Il giorno dopo, Grenoble si arrende ed i carabinieri ricevono una lusinghiera menzione sull'ordine del giorno del generale De La Tour. Successivamente due carabinieri vengono decorati per la loro abilità nel fornire informazioni sulle forze nemiche durante l'invasione della Savoia.

Tre mesi prima (23-24 aprile 1815) era morto in servizio il primo carabiniere, Giovanni Boccaccio, della stazione di Limone. Era di pattuglia presso il villaggio di Vernante con altri due colleghi per catturare una banda di nove evasi dal carcere di Cuneo. Ad un tratto un'imboscata nella notte. Una pallottola fulmina il carabiniere, gli aggressori riescono a fuggire. Ma il comandante dei Carabinieri Reali, il conte Carlo Lodi di Capriglio, lancia la caccia all'uomo, gli assassini devono essere catturati. Arrivano sul posto un ufficiale e 11 carabinieri, il Comune deve fornire altri 12 uomini per la battuta. Invano. Si riesce soltanto a sapere che l'assassino sarebbe un certo Stefano Rosso, detto "il sardo": grazie alla buona conoscenza dei luoghi è riuscito a sfuggire. Il primo ad entrare in una lunga lista di ricercati dai carabinieri.

Giorgio de Geneys, comandante del Corpo, per pochi mesi, fra il 1814 e il 1815.LA RIORGANIZZAZIONE DEL 1816. Ancora durante la guerra era continuata la riorganizzazione sia dei Carabinieri Reali che delle altre istituzioni di sicurezza interna. Il primo comandante dei carabinieri, Giuseppe Thaon de Revel de Saint André termina il suo periodo di comando il 13 dicembre 1814, avendo cumulato le cariche di governatore di Torino, presidente del Buon Governo (un antesignano del ministero degli Interni) e comandante dei Carabinieri Reali. Il giorno successivo gli subentra il luogotenente generale Giorgio Des Geneys, ma come capo interinale del Buon Governo e del Corpo, in quanto il re vuole destinarlo ad altri incarichi (e poi si ritiene opportuno attendere un minimo di anzianità per il candidato ideale ai due incarichi). Nel frattempo il candidato, maggiore Carlo Lodi di Capriglio, viene nominato vicepresidente del Buon Governo e con il 14 gennaio 1815 riceve finalmente la carica di presidente capo dell'Ispezione del Buon Governo e comandante supremo del Corpo dei Carabinieri Reali. cifra reale (ricamata in argento) per la gualdrappa degli ufficiali (dal "Giornale Militare", 1833).Mentre si attuava al vertice questa successione di nomine chiaramente di carattere politico, la continuità operativa e funzionale veniva assicurata dal conte Luigi Ignazio Provana di Bussolino, il colonnello comandante il Corpo, in carica dal 9 agosto del 1814.

Alla fine della guerra e con la conclusione del Congresso di Vienna, che stabiliva l'annessione della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna, il Corpo era salito a 1.545 uomini e venne creata una settima divisione (Genova), che assorbì la preesistente gendarmeria locale. La decisione di non applicare il principio di legittimità (cioè di ricostituzione dello statu quo) alle due Repubbliche di Genova e di Venezia, doveva avere riflessi importanti sulla stabilità interna dei due Stati (Regno di Sardegna e Austria) che le avevano annesse e sull'intera storia del nostro Risorgimento. La nascita del movimento mazziniano e la formazione di patrioti come Garibaldi, Manin, Tommaseo non si possono spiegare senza tener conto dei fermenti repubblicani che agitarono a lungo quelle città. La stessa spada (prima a sinistra) in una tavola dei "Giornale Militare" dei 1833.Tuttavia problemi più urgenti occuparono l'attenzione di Lodi di Capriglio. Infatti il concentramento in una sola persona delle cariche di presidente del Buon Governo e di Comandante dei CC RR aveva prodotto serie tensioni con altre istituzioni del Regno (governatori, giudici, avvocati fiscali) in quanto mancava un bilanciamento di poteri mentre il periodo dell'emergenza del Regno poteva dirsi concluso. Le Regie Patenti del 15 ottobre 1816 decidono la soppressione del Buon Governo creando al suo posto un ministero di Polizia, limitando la competenza dei Carabinieri Reali a quella esecutiva. "Abbiamo riconosciuto ... sia conveniente di staccare intieramente le attribuzioni proprie della polizia, da ogni corpo di forza armata, che per la naturale sua istituzione è essenzialmente destinata ad eseguire gli ordini, che le vengono dalle stabilite Autorità legalmente comunicati" recitano le Patenti.

La spada albertina da ufficiale con dragona da ufficiale superiore (Raccolta Comando Generale). Allo stesso tempo vengono istituiti ufficiali di polizia (ispettori, sottoispettori e commissari), i quali hanno a disposizione i carabinieri e gli agenti locali di polizia e la facoltà di richiedere il concorso anche di altre forze armate. Segretario del nuovo ministero resta Lodi di Capriglio. Le stesse Patenti pongono un fondamento essenziale per la futura attività del Corpo con l'alienazione delle famose "ventuno incumbenze" che, sia pure con le variazioni necessarie dei decenni, resteranno la base per i compiti attuali dei carabinieri. Un successivo documento (Determinazione Sovrana del 9 novembre 1816), oltre a rendere esecutive le citate patenti, stabiliva una riorganizzazione del Corpo.

Viene:

  • costituito un comando di Corpo, retto da un colonnello;
  • creato presso il comando un consiglio di amministrazione, in grado di assicurare la completa autonomia amministrativa;
  • riportato il numero delle Divisioni a sei (quella di Nizza è riassorbita in quella di Cuneo);
  • istituito il livello ordinativo di compagnia con 19 compagnie agli ordini di capitani o luogotenenti (oggi detti tenenti) anziani, da cui dipendono 28 luogotenenze comandate da tenenti più giovani o da sottotenenti, che controllano le stazioni rette da marescialli d'alloggio o da brigadieri.

Il colonnello Carlo L'odi di Capriglio, che fu comandante generale dei Corpo dei Carabinieri dal gennaio 1815 all'ottobre 1816.La forza fu portata a 69 ufficiali e 1.999 tra sottoufficiali e truppa, mentre venne disposto che il reclutamento ordinario si effettuasse dagli esistenti reggimenti di fanteria e cavalleria. Inoltre un reclutamento facoltativo poteva avere luogo fra volontari civili dotati di spiccate qualità. A partire dal 1°' novembre il Corpo ha un nuovo comandante, il marchese Giovanni Battista D'Oncieu de la Batie de Douvres, un nobile savoiardo fedele al sovrano. Era un comandante severo, caparbio, un po' rigido, ma che lasciò un'impronta.

LA TEMPESTA DELLA COSTITUZIONE. La pax austriaca, sapientemente e spregiudicatamente instaurata da quel grande statista conservatore che era il principe di Metternich, durò appena cinque anni, anche se le basi del suo sistema, fondato sull'equilibrio delle potenze, crollò definitivamente soltanto nel 1914. Il problemi principale non fu rappresentato tanto dalla complessa valutazione degli Le dragone dei 1833 da sottufficiale, maresciallo, brigadiere e carabiniere in una tavola di Dino Panzera.effettivi rapporti di forza, quanto dalla sostanziale incapacità, per un uomo di cultura settecentesca, di capire come le aspirazioni libertarie e democratiche non fossero soltanto il prodotto di alcune teste calde. Già in età napoleonica avevano cominciato a diffondersi le sette (società segrete) carbonare, alle quali aderivano non solo aristocratici progressisti, ma soprattutto esponenti della media e piccola borghesia, che vedevano minacciate dal Congresso di Vienna le conquiste politiche e sociali della Rivoluzione francese, consolidate durante l'età napoleonica. In Italia si diffondono così due tipi di organizzazioni considerate sovversive dai governi: nel centro e a sud le carbonerie, a nord le sette organizzate da Filippo Buonarroti, massimo rappresentante delle idee egualitarie e proto-socialiste fino al 1830. La caratteristica delle sette buonarrotiane (tra cui in Italia gli Ad elfi, i Sublimi Le dragone da ufficiale superiore, capitano e ufficiale subalterno in una tavola di Dino Panzera.Maestri Perfetti, il Mondo) era la suddivisione degli adepti in tre categorie. Le prime si battevano per la sovranità popolare, facilmente raccordabile con le aspirazioni costituzionali dei carbonari, mentre l'ultima riconosceva il programma repubblicano, comunitario ed egualitario, sempre voluto dal Buonarroti.

I primi moti scoppiarono il 10 marzo 1821 in Spagna con un pronunciamento militare contro il corrotto governo di re Ferdinando VII di Borbone e in favore della restaurazione della cancellata Costituzione liberale di Cadice del 1812. Il contraccolpo sul Regno di Sardegna e su quello delle Due Sicilie fu immediato.


Approfondimento: Le ventuno "incumbenze"

I primi anni di vita del Corpo dei Carabinieri Reali furono particolarmente intensi sotto il profilo organizzativo, in quanto esso andava ad inserirsi nel contesto del riassetto amministrativo dello Stato sardo seguito alla Restaurazione. Conseguentemente si susseguirono frequenti interventi per definire attribuzioni, normative e compiti del nuovo organismo di polizia.
Tale fu, ad esempio, la "Determinazione Sovrana" del 9 novembre 1816 relativa alla "Organizzazione del Corpo", con la quale, in particolare, vennero stabilite ventuno "incumbenze" fondamentali per definire, il servizio istituzionale, che ancora oggi è sostanzialmente ad esse, ispirato.
Come negare infatti la validità attuale di norme come la prima che prescriveva l'esecuzione di pattuglie e perlustrazioni da annotare, proprio come avviene ora, su un apposito "foglio di servizio". C'è poi l'attività informativa, consistente nel "procurarsi e raccogliere tutte le notizie possibili sopra i delitti che si fossero commessi, e sovra i loro autori...". Segue l'arresto in flagranza di reato, il controllo sul porto abusivo di armi e sui giochi d'azzardo. Non mancano le prescrizioni relative alla tutela dell'ambiente, contenute nella settima incombenza, che prevedeva l'arresto di "devastatori di boschi, o di qualunque raccolto delle campagne, come pure coloro, che fossero stati trovati nell'atto di guastare le strade, gli alberi piantati lungo d'esse, siepi, fossi e simili... ".
Vengono quindi disposizioni contro il contrabbando, per il controllo del traffico sulle strade, contro le adunate sediziose ed in appoggio ai pubblici funzionari per l'esecuzione di ordinanze e sentenze dell'Autorità. Alle quali seguono quelle per la tutela dei negozianti e del servizio postale ed altre relative ai processi verbali "sullo stato dei cadaveri ritrovati sulle pubbliche strade, o nelle campagne, o ritirati dalle acque, degli incendi, delle rotture, ferite, e di tutti i delitti, che lasciano dopo di loro qualche traccia, come pure delle denunzie, e delle dichiarazioni di coloro, che potessero dare qualche indizio stilla natura, e gravità dei delitti, e sopra i loro autori". Dopo la 16ª sul servizio di traduzione degli arrestati, la 17ª e la 18ª trattano dei compiti di polizia militare, segnatamente l'arresto dei disertori e l'obbligo di imporre ai "militari assenti dal loro Corpo a recarvisi alla spirazione delle permissioni ad essi accordate".
Importante anche il servizio di frontiera (19ª), in particolare il controllo dei passaporti sia in uscita che in entrata nel Regno. Altra necessaria attività quella di visitare gli alberghi, osterie, i caffè, i ridotti, ed altri luoghi pubblici, anche di notte tempo fino all'ora in cui sono aperti, per mantenervi il buon ordine, per sorvegliare i forestieri o far ricerca delle persone colpevoli, e sospette che, fossero indicate trovarvisi. Gli albergatori saranno perciò obbligati di comunicare ai Carabinieri Reali i registri tenuti in forza dei regolamenti".
Chiudeva l'assistenza alle manifestazioni pubbliche, così adunate e cortei, conte fiere, mercati e spettacoli.
Come si vede la nostra epoca in fatto di polizia non ha inventato nulla; sono cambiati alcuni metodi operativi, certamente i mezzi tecnici hanno avuto un'evoluzione esponenziale in meno di duecento anni, ma la sostanza del servizio è rimasta intatta.

V. P.

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