|
Il panorama politico
europeo e mondiale si modifica profondamente nel 1933 con l'avvento
al potere del capo del Partito Nazionalsocialista, dal quale
dipenderà pochi anni dopo lo scoppio della II Guerra
Mondiale
Quando Mussolini si preparava all'allungo finale che lo avrebbe
portato alla marcia su Roma, nessuno poteva notare quell'oscuro
agitatore che il 1° aprile 1920 aveva fondato un piccolo partito di
nome NSDAP (Nazionalsozialistische Deutsche
Arbeiter Partei, partito nazionalsocialista tedesco dei
lavoratori). L'inquieta repubblica di Weimar, il primo fragile
regime democratico in terra tedesca, era piena di gente che formava
partiti e spesso raccoglieva spostati senz'arte né parte.
La polizia
bavarese sapeva che Adolf Hitler aveva messo insieme un certo
numero di energumeni vestiti di camicie brune che si
chiamavano SA (squadre d'assalto), ma in quel periodo
considerava molto più pericolosi per il presente e l'avvenire
della Germania i comunisti.
Hiter non aveva perso tempo a
studiare il funzionamento di un partito di massa, anche se il
modello erano gli odiati socialdemocratici, e soprattutto aveva
trovato un bell'esempio al quale ispirarsi nel duce Mussolini e
nelle sue camicie nere.
I primi tentativi di Hitler,
tuttavia, furono fallimentari. Il putsch di Monaco (1923) si
concluse ingloriosamente e il futuro Fuhrer fu condannato a cinque
anni di carcere. Ma alcuni ambienti conservatori avevano già messo
gli occhi sul dinamico excaporale e dopo appena cinque mesi di
carcere non mancarono di seguire con simpatia, e incoraggiare, la
sua irresistibile ascesa.
Hitler non perse tempo e ricostruì
rapidamente il suo partito, preoccupandosi di curare maggiormente
l'organizzazione e la ricerca del consenso elettorale. Ai
lanzichenecchi delle SA affiancò una nuova milizia, le SS
(Schutzstaffeln, squadre di protezione) più
pulite, perbene ed estremamente disciplinate.
Nel gennaio 1933 diventò, grazie al
successo elettorale, cancelliere del Reich. Un mese dopo, grazie
all'ambiguo incendio del Reichstag, avviò la liquidazione delle
opposizioni democratiche e di sinistra. Le successive elezioni
ancora libere, ma in un clima di terrore, gli diedero un buon 48
per cento dei suffragi e l'opportunità di sbarazzarsi di alcuni
scomodi compagni di strada. Nel giugno del 1934 l'alleanza tra
nazisti, conservatori e forze armate fu suggellata dalla notte dei
lunghi coltelli, in cui le SS sterminarono le SA e i loro capi
populisti. Ormai gli elmetti con la doppia runa a fulmine non
avrebbero più incontrato ostacoli. E da allora Hitler si lanciò,
con parossistica frenesia, in una serie di audaci colpi per
smantellare l'assetto europeo dettato dalle potenze vincitrici a
Versailles.
Il primo incontro fra Hitler e
Mussolini non fu particolarmente cordiale. Hitler voleva annettersi
lo Stato cuscinetto dell'Austria, governata dal cattolico
autoritario Engelbert Dollfuss, che non accettava di confondersi
nel grande abbraccio paritedesco. I nazisti austriaci assassinarono
il capo del governo, ma le deboli truppe tedesche vennero congelate
alla frontiera quando Mussolini fece sapere che quattro potenti sue
divisioni si trovavano al Brennero. Era forse l'ultima volta che il
duce dava retta alla voce dell'interesse nazionale ed
involontariamente offriva all'Europa un inascoltato esempio di come
si dovesse (e si potesse) bloccare sul nascere la meteora
nazista. |