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D iversi sono i fattori che
caratterizzano questo periodo che, pur apparendo disomogeneo, è
segnato da un filo conduttore unico: la fine dei totalitarismi e
del mito della rivoluzione in Occidente. Occorre inoltre
distinguere il periodo 1968-1989 da quello che, iniziato con la
caduta del Muro di Berlino, si schiude al nuovo
millennio.
Gli anni che vanno dal 1968 al 1989
sono stati influenzati, a livello internazionale, dalle conseguenze
della conclusione della Seconda guerra mondiale, che avevano
stravolto l'assetto geopolitico planetario. Venuto meno
l'eurocentrismo, che con la crisi del colonialismo aveva già
mostrato i suoi limiti, si era formato il bipolarismo Usa e Urss, e
la susseguente delimitazione delle rispettive aree d'influenza.
Le due
superpotenze erano portatrici di messaggi globali,
contrapposti, sul modo di assicurare il benessere ed il
progresso dei popoli, ma, in realtà, per assicurarsi
l'egemonia mondiale. Le forti differenze
politico-sociali-economiche e, soprattutto, militari che
identificarono i due blocchi resero impossibile qualsiasi
forma di assimilazione di uno nell'altro. Ognuno esercitò un
controllo politico-militare-economico nell'ambito della
propria area per impedire qualsiasi cambiamento di rotta che
potesse determinare la fine dello "stallo nucleare", da cui un
conflitto catastrofico per entrambi.
Le "guerre surrogate" divennero
quindi le valvole di sfogo di una pressione che ciclicamente
aumentava, fino a raggiungere livelli di guardia. Alle due potenze
andava aggiunta la Cina, la quale, criticando il modello sovietico,
sosteneva che "l'educazione e la fede delle masse avrebbero attuato
la rivoluzione nella rivoluzione". Una tale ideologia trovò facile
attecchimento nei Paesi del Terzo mondo.
La conflittualità ideologica tra le
due forme di comunismo (sovietica e maoista) si estese così ai
diversi movimenti di guerriglia e ai movimenti comunisti
occidentali, i quali sfuggirono al "controllo dei due super Stati"
(Diceva Mao: «Gli Usa sono una tigre di carta». Rispondevano i
sovietici: «Sì, ma con i denti nucleari»). In sostanza,
l'eventualità di una guerra mondiale era dietro l'angolo e i
conflitti, grazie alle due potenze, rimanevano ai livelli di "bassa
intensità".
Anche la
situazione italiana risentirà di queste dinamiche
internazionali di cui rileviamo alcuni profili. L'immobilismo
politico impediva il ricambio di governo e l'avvio delle
necessarie "riforme di struttura". Ciò derivava dal fatto che
il Pci era spaccato tra una base a maggioranza ancorata al
"mito della rivoluzione" e una dirigenza incerta sulle
strategie da seguire. Prevaleva la convinzione della fine
dell'utopia e della necessità della linea del compromesso
storico con la Dc. Si opponeva una minoranza
operaista-terzinternazionalista, ferma al mito dell'assalto
alla borghesia. Qualora fosse stata fatta la scelta
migliorista il partito si sarebbe spaccato, diventando
"social-traditore" per la base "specie giovanile radicale e
barricatiera".
A sua volta la Dc era bloccata dalla
contrapposizione tra "terzomondisti" (anti Usa) e moderati sul
progetto delle "convergenze parallele". Conclusione: si
sopravviveva in attesa di una risolutiva resa dei conti all'interno
dei due schieramenti (peraltro sempre sotto sorveglianza dell'Urss
e degli Usa).
Ciò causò una paralizzante serie di
governi della durata media di nove mesi, che non riuscivano a
far fronte ai radicali mutamenti della società. Il rumore
sotterraneo non fu avvertito dalla sinistra, malgrado il
dilagare di riviste filocinesi anti Urss e contro un Pci
burocratizzato (vedasi, L'ape e il comunista, numero 5 di
Corrispondenza Internazionale e Botteghe Oscure, addio di
Miriam Mafai). Anche la Dc non seppe valutare il dissenso
proveniente da settori cattolici fino ad allora fedeli e
acritici fiancheggiatori. Conseguenza, l'insorgenza
sessantottesca e poi terroristica colse di sorpresa i due
elefanti politici, che sulle prime non capirono di aver
perduto il tradizionale "controllo" di vasti settori giovanili
e del mondo operaio. Da cui l'assenza di prese di posizioni
nette, rimanendo fermi in attesa che l'ondata passasse. Il
tutto fu lasciato come problema passeggero di ordine pubblico,
cioè sulle spalle delle Forze di Polizia, anch'esse colte di
sorpresa dall'apparire del fenomeno.
Che cosa era accaduto? Proviamo a
sintetizzare le linee della doppia rivolta e del terrorismo. Negli
Usa la tivvù aveva portato la guerra del Vietnam in tutte le case.
Tutti videro, compresi i giovani delle università, molti dei quali
furono colti dalla paura: nasce la contestazione giovanile con il
rifiuto della cartolina-precetto, i raduni, la marijuana,
l'adesione alle teorie della Scuola di Sociologia di Francoforte e
di Marcuse, in particolare "rifiutare la società dei consumi". La
febbre dei giovani americani fu subito ripresa dal maggio francese,
a sua volta mutuato da quei gruppi italiani extraparlamentari già
da tempo operanti. Nasce un "neo-marxismo" che altro non era se non
una serie di principi presi dal primo Novecento italiano, più un
pizzico del "movimentismo di Rosa Luxembourg" e, naturalmente, dosi
massicce della rivoluzione culturale cinese, di castrismo e di Ho
Chin Minh, senza dimenticare le teorie giovanili di
Marx. |