Questa nuova serie, curata da Arnaldo Grilli, e che
prenderà il via dal prossimo numero, vuole riproporre il cammino
dell'Arma nel secolo appena trascorso a diretto contatto con lo
sviluppo della storia patria. Certo, un processo così complesso non
può essere descritto in tutti i suoi particolari: da qui la scelta
di privilegiare quegli aspetti che si distinguono per il carattere
della continuità nel tempo.
In altre parole, rileggere la Storia attraverso lo sviluppo delle
idee e delle "questioni", soprattutto quelle che dal 1861, momento
dell'unificazione territoriale, hanno condizionato, ritardato e
limitato il processo dell'unità spirituale del nostro popolo. Ci si
chiede: perché, malgrado le spinte ideali di quanti credettero,
lottarono e morirono per il nostro Risorgimento, non si pervenne
alIa creazione di uno Stato-Nazione? Perché, ancora oggi, si parla
di "altre" Italie, oltre quella ufficiale e storicamente
intesa?
Premesso che tali domande resteranno senza una risposta certa,
giacché ad ogni teoria giustificativa si contrappongono sempre
teorie rivali, focalizzeremo quelle situazioni il cui esame, sia
pure sintetico, potrà meglio chiarire il "come, quando e perché" è
stata scritta la Storia d'Italia, specie nel Novecento, e con quali
conseguenze. E cioè:
- la questione romana, intesa come ferma opposizione di una
parte non minoritaria del mondo cattolico al processo
unitario;
- il Mito della rivoluzione socialista, che, a differenza di
altri Paesi, ha distinto il movimento operaio e contadino italiano
come una "forza" che, nel nome dell'internazionalismo, non
solamente non ha accettato l'idea di Stato, ma ha impedito -
demonizzandolo - lo sviluppo della socialdemocrazia.
- la questione meridionale, nel suo triplice aspetto: del
ribellismo politico antiunitario (contro la cosiddetta "invasione
regia"); dell'arretratezza economica, rispetto al Nord;
dell'egemonia criminale su vaste zone che, dai tempi medievali, ha
schiavizzato quelle popolazioni impedendo lo sviluppo
culturale;
- la Rivolta antipositivista, che caratterizzerà il nazionalismo
italiano come uno specifico sincretismo politico-culturale in cui
si ritroverà il pragmatismo americano, il neo-idealismo (Croce e
Gentile), l'irrazionalismo, l'esaltazione dell'attivismo, del
vitalismo, del superuomo e delle minoranze eroiche (le avanguardie
elitarie). Da tale "rivolta" deriverà il mito dello Stato "Nuovo",
e dell'Uomo "Nuovo", antiliberale, antisocialista,
antidemocratico;
- la questione dell'irredentismo, quale idea-forza del
Risorgimento, sostenitrice del "primato degli italiani" (Gioberti)
e del loro "dovere" di portare la civiltà nel mondo oltre che
liberare le terre irredente (Mazzini);
- la questione "affari e politica", dalla "questione ferroviaria"
(1862) al finanziamento illegale dei partiti.
Le idee e "questioni" illustrate
hanno generato i ritardi nel processo di sviluppo, nonché le
passioni, gli odi di parte e gli scontri, anche fratricidi, in un
contesto di guerre-guerreggiate, sino all'ultima che alcuni autori
hanno definito "guerra civile europea" (dal 1917 aI 1991).
Nonostante ciò l'Italia si è fatta,
territorialmente parlando. Un processo di modernizzazione, avviato
con l'Unità, si è concretizzato: basti pensare al fenomeno
dell'emigrazione tra l'800 e primi del '900 e fare un confronto con
il momento attuale. Ciò si deve soprattutto all'opera di una
classe, quella "liberale", che, per quanto limitata negli slanci
ideali, ha consentito l'avvio e lo sviluppo
dell'industrializzazione.
In questo quadro vi è anche la storia particolare dell'Arma,
un'Istituzione che, pur avendo vissuto da molto tempo prima
dell'Unità le passioni scaturite dalle idee e le violenze delle
"questioni", non si è mai lasciata coinvolgere.
L'Arma, infatti, con i suoi valori interiorizzati, ha sempre
compreso - per il quotidiano rapporto di vita con la gente - lo
Spirito del Tempo, a fronte del quale ha operato per la difesa
delle popolazioni e la salvaguardia del loro lavoro. Basta un
riferimento: Salvo D'Acquisto.
Recenti studi hanno individuato l'origine della "forza" che ha
salvato i Carabinieri dalla lotta tra fazioni e li ha resi "unici
al mondo" sotto due aspetti: la Tradizione, ovvero le norme morali
e di comportamento, che si rilevano nel "Regolamento Generale"
dell'Arma del 1821 e successivi, e lo "spirito" della Gendarmeria
napoleonica e del Regno d'Italia (1805-1815), permeato dagli ideali
della Rivoluzione francese. Ideali che fecero della Gendarmeria, e
quindi dell'Arma, una forza al servizio del
popolo. |