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I Carabinieri nel Novecento
Italiano
L'impero dell'Africa Orientale
italiana
L'Impero dell'Africa Orientale Italiana non è motivo di
imbarazzo per il mnostro Paese, anche nel ricordo di errori che si
potevano evitare, come le rappresaglie eseguite a seguito
dell'attentato terroristico durante una pubblica cerimonia a
Graziani (morirono anche notabili indigeni). Metodi comunque meno
duri di quelli utilizzati dagli inglesi contro i Boeri e i
rivoltosi in India; o dei francesi in Indocina e in Africa
settentrionale.
Gli italiani, in pochi anni (1936-1940), compirono un vero e
proprio miracolo che quelle popolazioni, nel bene e nel male,
ancora ricordano. Non c'era infatti, allora, nel paese alcun
ordinamento amministrativo veramente efficiente; intere estensioni
di terra lasciate in abbandono; niente industrie né strade né
scuole né servizi sanitari. Solo per citare i settori essenziali
per una vita sociale decorosa.
Nel 1934 nei pubblici mercati si potevano comprare giovani
fanciulle con 190 talleri. I prezzi di listino per donna e uomo -
adulti - oscillavano rispettivamente da 130 a 220 talleri e da 150
a 250, secondo l'età, la statura, la robustezza, la bellezza
(secondo dati del Foreign Office e della Società delle Nazioni).
Gli schiavi erano oltre due milioni su una popolazione di otto. Le
"razzie" dei vari "ras" e briganti erano all'ordine del giorno.

L'Italia, in pochi anni, anziché impiegare capitali per costruire
cannoni e carri armati, li utilizzerà per "costruire" una civiltà.
Il territorio dell'Aoi, Africa Orientale Italiana, viene diviso in
cinque Governi: Eritrea, Amàra, Harar, Galla e Sidàma, Somalia
Italiana, retti da un Governatore più il Governatorato di Addis
Abeba: tutti alle dipendenze di un Governatore Generale che ha il
titolo di Viceré d'Etiopia. Ogni "Governo" è diviso in
circoscrizioni politico-amministrative rette da un Commissario di
governo; ogni Commissariato è suddiviso in "Residenze" e queste in
"Vice Residenze".
In tale quadro, viene creato anche un "ordinamento della
popolazione indigena": a ciascun gruppo, comunità o villaggio, alle
ripartizioni dei centri urbani, ai gruppi a base gentilizia, ai
mercati, sono preposti dei "capi" o "notabili", designati secondo
gli usi tradizionali. Gli atti ufficiali dovranno essere redatti o
pubblicati nelle lingue scritte locali (tigrai, amarico, arabo).
L'insegnamento verrà impartito secondo le lingue di quelle
popolazioni. In particolare, in tutti i territori musulmani è reso
obbligatorio l'insegnamento in arabo. Presso ogni governo è
istituita una Soprintendenza Scolastica, dalla quale dipendono
tutte le scuole elementari e medie e quelle per l'avviamento agli
studi universitari. Viene istituito un ruolo coloniale di maestri
elementari. In ogni Residenza e vice-residenza sono create scuole
per indigeni.
Prima dell'arrivo degli italiani non esisteva assistenza sanitaria:
decine di migliaia di lebbrosi circolavano liberamente. Da qui, la
costituzione di un Ispettorato Superiore di Sanità presso il
Governo generale, che indirizza e coordina gli Ispettorati di
sanità presso ogni governo: istituzione capillare di uffici di
igiene, ospedali, pronto-soccorso, farmacie: un'infermeria sino ai
minimi livelli; ospedali da campo presso cantieri e campi alloggio.
Azione incisiva contro le malattie infettive, la lue e la malaria;
rapida la vaccinazione antivaiolosa e la lotta alla lebbra. Dopo
l'abolizione della schiavitù si creano i cosidetti villaggi di
libertà, sul tipo di quelli organizzati dai Missionari della
Consolata, per agevolare il collocamento o favorendo la conclusione
di contratti con gli ex padroni o altri proprietari sotto la
vigilanza degli istituiti Uffici del lavoro.
L'amministrazione della giustizia è affidata ai capi indigeni per
la materia civile e commerciale, ai commissari e ai residenti per
la materia penale. Gli indigeni possono, però, adire le
giurisdizioni (come quelle nel Regno) stabilite per i cittadini
italiani. Tre sono gli ordinamenti religiosi: quello cattolico,
rinnovato dalla Santa Sede nel 1937 facendolo coincidere con le
nuove circoscrizioni, creando anche una delegazione apostolica per
l'Aoi, da cui dipendono i vicariati; la Chiesa copta cattolica e la
Chiesa copta etiopica con un "Metropolita" (Abùna) da cui dipendono
cinque altri vescovi e i capi dei sacerdoti, diaconi e cantori.
Ogni convento di monaci ha un capo eletto dalla comunità
religiosa.
Chiaramente, per quanto riguarda l'aspetto politico interno,
massimo organo del Partito Nazionale Fascista è l'Ispettorato del
Pnf per l'Aoi presso il Governatorato di Addis Abeba. Presso
ciascuno dei cinque Governi ha sede una Federazione dei Fasci di
Combattimento con gli stessi organi del Regno (Gil, Ond, istituti
di cultura, opere assistenziali, fasci femminili eccetera). Un
Ispettorato fascista del lavoro, dal quale dipendono gli Uffici del
lavoro presso ogni Federazione, ha sede ad Addis
Abeba. |
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