|
|
Le truppe coloniali e
cammellate
Se è vero, come già accennato altrove, che gli studi
uniformologici in genere aumentano di complessità man mano che si
viene con le ricerche verso i tempi attuali, nei quali il progresso
tecnologico e le "filosofie" operative tendono a
diversificare, finanche in dettagli minimi, gli equipaggiamenti
individuali a seconda dello specifico ruolo dei militari, è altresì
vero che, per quanto oggi le assegnazioni dei nuovi capi avvengano
quasi in "tempo reale" rispetto al passato, ci sono pur
sempre fasi di accavallamento nelle quali le vecchie dotazioni
coesistono con le nuove, secondo le disponibilità ed i criteri
degli approvvigionamenti e della distribuzione geografica rispetto
alle esigenze d'impiego. Figurarsi cinquanta, cent'anni fa o più!
E, in particolare, pensiamo alle colonie, ove reparti, spesso
piccoli come le Stazioni dei Carabinieri, erano disseminati
in aree molto vaste, notevolmente distanti tra esse e dalla
madrepatria (si pensi alla Libia ed all'Eritrea):
lentezza dei trasporti via mare e a dorso di mulo o di cammello;
difficoltà logistiche (ad esempio magazzini di raccolta lontani);
conseguente necessità di adattarsi con i materiali reperibili al
momento e quant'altro.
A queste complicazioni si devono poi aggiungere i fattori climatici
ed operativi regionali e, addirittura, a livello locale, connessi
con la facoltà dei comandanti di presidio o/e di corpo di
autorizzare variazioni, diciamo così, "sul campo", come si
evince anche dalla notevole documentazione fotografica. Quindi,
anche per il terzo volume, al pari del resto dell'opera, vale
quanto è stato premesso al primo: questa è una trattazione ad ampio
respiro e, giocoforza, dettagliata negli aspetti generali salienti
e nei particolari significativi, ma sempre sintetica pur nel suo
rigore scientifico, per cui vuole appunto essere "solo l'inizio
di un approfondimento che non conoscerà soste", uno stimolo per
i cultori e gli studiosi ad aggiungere il loro apporto completando,
confermando od anche confutando ciò che qui è detto.
Ma veniamo all'argomento. Il 29 settembre 1911
l'Italia dichiarava guerra all'Impero Ottomano per il
possesso dei territori africani compresi tra la
Tripolitania, la Cirenaica ed il Fezzan, i
quali, insieme, costituivano quella regione a noi meglio nota con
il nome di Libia. La guerra ebbe inizio propriamente il 5 ottobre
successivo, con lo sbarco nei pressi di Tripoli dei marinai
dell'ammiraglio Umberto Cagni, quindi il 15 partiva il primo
scaglione della 2° Divisione speciale destinata ad operare in
Cirenaica, della quale faceva parte una Sezione Carabinieri
Reali mobilitata dalla Legione di Roma; il 16 prendeva il mare
verso la Tripolitania un Corpo di Spedizione agli ordini del
generale Carlo Caneva, nel quale erano comprese tre Sezioni
mobilitate dalla Legione di Napoli.
Com'erano vestiti i nostri Carabinieri? Con l'uniforme per servizi
fuori residenza, come testimoniano le foto e gli spezzoni
cinematografici dell'epoca conservati all'Istituto Luce, vale a
dire: giubbone e pantaloni di panno turchino infilati negli
stivalini allacciati, berretto e casco coloniale, tascapane,
buffetterie da fanti (i militari a piedi), con due giberne nere
poste sul davanti fissate in vita ad un cinturino e due spallacci,
revolver mod.89 con fondina e correggiolo di cuoio marrone e
moschetto mod. 91; quelli a cavallo avevano i pantaloni bigi con
bande turchine, bandoliera nera e sciabola mod. 71 (s'intende,
oltre alla pistola ed al moschetto); sciabola mod. 55 per i
marescialli a piedi. Gli ufficiali stavano in piccola uniforme, con
la giubba da campagna ed i pantaloni da cavallo turchini infilati
negli stivali o nei gambali; sul capo calzavano il normale berretto
od il casco coloniale bianco; avevano inoltre la bandoliera
mod.1901 ed il revolver.
Nelle cerimonie di particolare rilievo o come guardie d'onore a
dignitari locali, i militari dell'Arma indossavano l'uniforme
ordinaria con l'abito a code di piccola uniforme, la bandoliera
bianca ed il casco coloniale con pennacchio rosso-blu. Nel corso
delle operazioni (1912) poi, i Carabinieri furono dotati
dell'uniforme grigio-verde come gli altri soldati, ma con colletto
e paramani rossi, anche su loro pressante richiesta in quanto con
l'uniforme turchina venivano facilmente scambiati per... truppe
regolari turche, con le conseguenze facilmente immaginabili. C'è
anche da dire che alcuni reparti indossavano le uniformi coloniali
di tela kaki, ma sempre con paramani rossi. Questa la guerra di
Libia.
Per quanto attiene in genere all'uniforme coloniale, già nel 1901
era stata adottata per gli ufficiali una giubba di nuovo modello,
color kaki con collo ovviamente chiuso, ad un petto con cinque
bottoni di metallo bianco e quattro tasche a toppa con pattine. E
finalmente il 21 luglio 1913 venne approvata l'"Istruzione sulla
divisa e sull'uniforme del R. Corpo di truppe coloniali di
Eritrea" che sostituiva la precedente del 1904, riguardante
anche l'Arma. Il documento prescriveva quattro tipi di uniforme:
grande; di marcia; ordinaria; di fatica o piccola uniforme per gli
ufficiali.La grande uniforme degli ufficiali era composta dalla
giubba da campagna nera, con pantaloni lunghi o da cavallo neri con
doppie bande scarlatte, stivalini neri con o senza gambali, oppure
ancora stivali in cuoio naturale (in genere gli ufficiali dell'Arma
portavano quelli neri facoltativi), casco coloniale kaki con velo
azzurro alla base della calotta e pennacchio a salice rosso e blu,
bandoliera di cuoio naturale, sciabola con accessori in cuoio
naturale; fuori servizio si portava sempre il berretto nero senza
sciabola; nei bassipiani eritrei s'indossavano giubba e pantaloni
di tela bianca, casco facoltativo anche fuori servizio o berretto
con foderina bianca.
|
|
|
|