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Ritorno al
Turchino
Tra la fine del primo conflitto mondiale ed il 1930 vi
furono diverse modifiche all'uniforme, così dei Carabinieri come
degli altri Corpi del Regio Esercito; ma, a parte le tenute
coloniali, che tra il 1916 ed il 1929 acquisirono foggia e taglio
completamente nuovi rispetto al passato, si trattò soprattutto di
dettagli, per quanto molto importanti, visto che taluni sono stati
mantenuti sino ai giorni nostri.
La prima variazione di rilievo è del 27 ottobre 1920. Infatti, la
circolare n. 614 G.M. in quella data, dopo aver definito la foggia
dell'uniforme grigia (grigioverde) per gli ufficiali dell'Arma,
peraltro uguale a quella degli altri Corpi, recita testualmente:
"La grande uniforme in panno nero è quella già in uso con
aggiuntavi la bandoliera in tessuto di argento (di nuova adozione).
E' conservata la mantellina nera con i risvolti di panno scarlatto,
che potrà essere indossata in servizio con la grande uniforme e
fuori servizio anche con l'uniforme grigia... E' d'obbligo, con
l'uniforme ordinaria, in servizio, la bandoliera di cuoio naturale.
E' d'obbligo, in servizio, il cappotto grigio delle armi a cavallo;
è facoltativa la mantellina...".
Queste poche righe ci dicono però molte cose: intanto per la grande
uniforme da ufficiale si prescrive il "panno nero già in
uso", ma la regolamentazione d'anteguerra (1903-1907) parla
chiaramente di panno turchino scuro. Qual è la verità? Come spesso
accade nella materia uniformologica, man mano che ci si avvicina ai
tempi attuali e le tenute aumentano di numero e di complessità, con
le relative commesse affidate a più ditte sartoriali, fogge e
colori vengono in qualche modo "interpretati"; ne è un
esempio il fatto che ancora alla fine degli anni Novanta la grande
uniforme di sottufficiali, graduati e carabinieri veniva definita
"di panno turchino", pur essendo in realtà di un bel nero
brillante.
Ciò dipende anche dallo storicizzarsi di alcune definizioni (si
ricordi che il panno ed il colore turchino scuro sono
indissolubilmente legati alla tradizione dell'Arma). Tornando alla
circolare del '20, si può ragionevolmente ipotizzare che, nel
tempo, lo "scuro" del panno turchino sia aumentato via via,
quasi impercettibilmente, ma costantemente sino a... scurirsi del
tutto in un nero semiopaco. D'altra parte, nello stesso documento,
nera è definita anche la mantellina. Per quanto riguarda la
bandoliera di grande uniforme, che tuttora indossano gli ufficiali
dei Carabinieri, si tratta di una buffetteria già in uso nei Corpi
a cavallo, poi estesa anche alla fanteria, ma del tutto nuova per
l'Arma; era ed è in gallone d'argento con tre filettature di seta
azzurra foderato di velluto; sul davanti erano fissati l'aquila
reale di Savoia (ora, ovviamente, non più), scudicciuolo con
freccette e catenelle, recante al centro il monogramma VE in
metallo dorato, il tutto in argento.
Alla bandoliera era (lo è ancora) agganciata una gibernetta di
metallo bianco (argento) verniciato in nero brillante con al centro
del coperchio una granata d'argento con le cifre reali dorate e
fiamma pure dorata. Inoltre, apprendiamo della riadozione, per così
dire, della bandoliera marrone da ufficiali modello 1901,
sostituita da quella grigio-vere da truppe a cavallo poco prima
dell'entrata in guerra (1915-18) da parte dell'Italia. Altre
variazioni di rilievo sono contenute nella circolare G.M. n. 331
del 7 giugno 1923, con la quale vengono ripristinate
definitivamente "le tre uniformi di panno turchino scuro
dell'anteguerra". Ecco dunque ancora il turchino, ma nello
stesso atto si parla poi per gli ufficiali di mantellina nera, di
cappotto e di impermeabile neri. Ma andiamo con ordine. Le tre
uniformi degli ufficiali erano e restano: grande, con l'abito a
code per intenderci; ordinaria, con la giubba a due petti; piccola,
con la giubba da campagna modello 1900.
Nulla di invariato nel complesso, senonché fanno la loro
apparizione le profilature scarlatte al colletto ed alle
controspalline delle giubbe delle tenute ordinaria e piccola.
Riguardo ai sottufficiali e carabinieri la prima variazione è nella
denominazione delle tenute: ferme restando le uniformi grande ed
ordinaria, in luogo dell'uniforme di fatica abbiamo la piccola: un
altro esempio della complessità dello studio uniformologico.
Si verifica infatti il caso che l'uniforme ordinaria descritta
dall'atto in questione sia composta dall'abito a code senza
guarniture rosse di piccola uniforme, secondo la definizione
tradizionale, e che la piccola uniforme sia invece quella con il
giubbone, che nel 1907 era di fatica; ma quest'ultima non scompare
affatto, perché la tenuta di tela modello 1912 continua ad essere
prevista nei servizi interni di caserma, nelle marce e nelle
esercitazioni di tiro, solo che viene, per così dire,
"retrocessa" dalla nomenclatura ufficiale e messa in una
nota in calce alla 331. Altra modifica, ma non per importanza,
l'abolizione sull'abito di grande uniforme dei sottufficiali e
carabinieri dei doppi alamari al colletto e sui paramani, adottati
nel lontano 1832.
Resterà un unico alamaro al colletto degli abiti, sia di grande che
di piccola uniforme; solo gli ufficiali conserveranno sino ad oggi
il doppio alamaro al collo ed ai paramani di quella che attualmente
è definita Grande Uniforme Speciale. Ultimi dettagli: per la
piccola uniforme dei sottufficiali e carabinieri si prevedevano
pantaloni corti alla cavallerizza, turchini con pistagne rosse per
i militari a piedi, grigio-verdi con pistagne nere per quelli a
cavallo, da portarsi rispettivamente dentro agli stivaletti e
dentro ai gambali neri. Anche il giubbone dei marescialli divenne
un po' più lungo e di taglio leggermente incavato alla cintura.
Fregio per il berretto degli stessi: granata d'argento per
marescialli d'alloggio e capi, in tessuto d'oro e seta nera per i
marescialli maggiori. Infine, nei servizi di ordine pubblico, ove
ritenuto opportuno, il berretto poteva essere sostituito con
l'elmetto di metallo.
Riguardo alle uniformi grigio-verde, queste potevano continuare ad
essere utilizzate sino al 31 dicembre 1924; la sostituzione sarebbe
avvenuta gradualmente a partire dai capoluoghi sedi di Legione. Le
armi in dotazione restarono invariate: pistola (Glisenti, Brixia o
Beretta, ma anche revolver alleggerito) per gli ufficiali, revolver
mod.89 e moschetto 91 per gli altri militari; le sciabole erano la
mod. 73 da ufficiali, la mod. 71 per i militari a cavallo, la mod.
55 (uguale ma più leggera della mod. 33) per i marescialli a piedi
e la daga mod. 1814-34 per i brigadieri, gli appuntati ed i
carabinieri a piedi. Nulla aggiunge alla 331 riguardo alle tenute
dei Carabinieri in servizio in patria (per i coloniali vedremo più
avanti) l'edizione 1927 del Regolamento sull'Uniforme, se non
l'adozione per gli ufficiali di una giubba di tela grigio-verde da
indossare facoltativamente in sostituzione dell'analogo modello in
panno nella stagione estiva.
Peraltro l'edizione 1931, che la sostituisce ed abroga i precedenti
regolamenti del 1903 e 1904, introduce due importanti norme: il
colore nero per tutte le uniformi degli ufficiali (per
sottufficiali e carabinieri resta il panno turchino scuro); sempre
per gli ufficiali, alla grande uniforme da cerimonia, che era in
sostanza la tenuta ordinaria, vengono aggiunti gli ornamenti della
grande uniforme; viene altresì sancita l'uniforme di fatica come
quarta di quelle in dotazione ai sottufficiali e carabinieri. Il
regolamento del '31 è l'ultimo dell'età romantica dei colletti
chiusi, dello spencer, dei mantelli e mantelline; circa tre anni
ancora, poi il generale Federico Baistrocchi, con la sua celebre
riforma, spazzerà via praticamente ogni residuo di belle époque
relegandone le ultime vestigia nelle cassapanche e negli armadi dei
nostalgici prima, dei nipoti e pronipoti poi, quando addirittura
non finiranno, ahimé!, sulle bancarelle dei rigattieri o dei
mercatini. Oggi, fortunatamente, esistono molti più musei,
collezioni private e negozi di antiquariato militare.
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