"Un'altra gioventù è
abbattuta, un'altra virtù è tronca; un'altra fossa è scavata,
un'altra croce è infissa. E nondimeno, anche in questo nuovo
funerale, noi combattenti non deploriamo la morte ma esaltiamo la
vita, non conduciamo un lutto ma celebriamo un trionfo. Ogni giorno
si fa più stabile in noi la credenza che considera il sacrifizio di
sangue come un aspetto presente della vita eterna, come una creata
figura della immortalità terrena. Il transito degli eroi è un
mistero grandioso, nella religione della Patria.
Ecco che le loro schiere rimangono in piedi, con le loro armi
sanguinanti e fumanti, frapposte tra il passato e l'avvenire come
già tra il nemico e il suolo sacro. Il destino d'Italia così lo
tagliano in due, nettamente, come un istmo. Non diminuiscono il
nostro numero; anzi aumentano il nostro potere e il potere dei
figli. Non hanno dunque l'aspetto del dolore ma la sembianza della
bellezza e della pienezza. Essi ci sorridono perché le nostre
lacrime contenute dentro il saldo cuore si convertano in
quell'amaro senza acerbo che bene fu detto "il sale della
forza".
Anche nel volto consunto di questo giovine capitano il sorriso è
rimasto; e c'illumina tuttavia a traverso il feretro, più potente
di questo sole crudo su questa strada nostra scalpitata dai fanti e
solcata dai carri. Noi sentiamo che il suo silenzio è tuttavia
operoso, come quando in silenzio egli faceva ogni giorno l'offerta
della sua vita alla disciplina della guerra, che non era per lui se
non il primo comandamento della Patria: condizione essenziale di
salute e di vittoria. Quest'assidua dedizione di sé, nella
semplicità più verace, nella leale vigilanza, egli c'insegna,
affermandola come la regola severa dell'Arma in cui aveva l'onore
di servire. E l'Arma della fedeltà immobile e dell'abnegazione
silenziosa; l'Arma che nel folto della battaglia e di qua dalla
battaglia, nella trincea e nella strada, nella città distrutta e
nel camminamento sconvolto, nel rischio repentino e nel pericolo
durevole, dà ogni giorno eguali prove di valore tanto più gloriosa
quanto più avara è la gloria; l'Arma dei Carabinieri del Re incide
oggi il nome del capitano Vittorio Bellipanni nelle tavole dei
grandi esempii."
12 giugno 1917
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