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La cura del cavallo e delle
bardature
Nell'Arma dei Carabinieri le normative sulla cura del
cavallo e sulle bardature sono sempre state oggetto di particolare
attenzione. Non va dimenticato che il Corpo dei Carabinieri Reali,
al momento della sua istituzione, aveva una preminenza per la
specialità a cavallo, determinata soprattutto dai gravosi servizi
d'Istituto da compiersi nelle impervie zone di montagna del
Piemonte.
Se ne ha conferma dal "Progetto d'istruzione provvisoria" del 12
giugno 1814, che disponeva"...si farà ogni giorno da due
Carabinieri d'ogni brigata a cavallo una girata sulle strade reali,
quelle di traversa, sulle strade vicinali...". Dallo stesso
organico del Corpo, fissato il 9 agosto di quell'anno, appare
evidente la prevalenza del personale a cavallo su quello a piedi:
su di un totale di 803 uomini, 476 erano montati e 327 a
piedi.
Riguardo alla cura del cavallo "per le truppe di cavalleria di Sua
Maestà", Carabinieri inclusi, venne emesso uno specifico
Regolamento nel 1815, che non trascurava nulla sulle necessità
dell'animale, sul modo di accudirlo e come preoccuparsi della sua
salute. Sul piano didattico, i Carabinieri a cavallo hanno sempre
avuto, sin dall'origine, dei regolamenti molto dettagliati sulla
materia dell'equitazione.
All'art. 1 di una "Istruzione elementare provvisoria", che porta la
data del 1820, fra le nozioni basilari si legge: "Il Carabiniere si
piazzerà all'altezza della testa del suo cavallo, dalla parte
sinistra, le punte de' piedi alquanto in fuori meno aperte
dell'angolo retto, le ginocchia distese, le reni avanzate, le
spalle cadenti in dietro, la testa agile, lo sguardo diretto avanti
di se, la mano destra impugnando le redini, che sono già sopra il
collo del cavallo e quattro dita dalla bocca, le unghie in giù, il
gomito aderente al corpo, la mano sinistra lungo la coscia, il dito
mignolo contro la riga de' bottoni".
Come si vede, una precisione e un impegno quasi maniacali. Una
frase, in particolare, merita di essere riportata; è tratta dalla
circolare n. 4862 rivolta in data 14 settembre 1822 dal colonnello
Cavasanti ai comandanti di Divisione (oggi comandanti Provinciali):
"... un cavallo necessita continuamente l'occhio attento del
padrone; quel colpo d'occhio, direi quasi, le vale un terzo del
nutrimento", come dire, con il noto adagio, che "l'occhio del
padrone ingrassa il cavallo". Nella stessa circolare venivano
impartite le istruzioni per collocare sella, groppiera e
pettorale.
Nel primo volume sono state riprodotte le disposizioni sulla
bardatura contenute nell'Istruzione Generale del 1864. Di un anno
precedente erano altre Istruzioni specifiche che riguardavano la
pratica del cavallo, il modo d'insellarlo, d'imbrigliarlo, ecc. :
poichè quelle norme sono rimaste inalterate nel tempo, anzi hanno
trovato maggiori occasioni di essere poste in pratica con lo
sviluppo che l'impiego del cavallo assunse nel periodo "umbertino".
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