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Le Armi per la difesa dell'unità
d'Italia: Revolver mod. 1874
Nonostante i notevoli pregi, il revolver a spillo M. 1861
Lefaucheux in dotazione ai Carabinieri fu presto superato da quelli
che utilizzavano cartucce a percussione centrale, come gli attuali,
con la capsula d'innesco situata esternamente, al centro del
fondello del bossolo, ideate dall'armaiolo inglese Waw già dal 1861
e sperimentate con gran successo nel corso della guerra di
Secessione americana. Sicché, all'inizio degli anni '70, il governo
italiano pensò bene di dotare il proprio esercito di una pistola
adeguata ai tempi, possibilmente a doppia azione, ossia che per
sparare bastasse premere il grilletto senza dover armare
necessariamente il cane. La scelta cadde sulla pistola a rotazione
brevettata nel 1871 dagli armaioli Chamelot, svizzero, e Delvigne,
francese, i quali ne cedettero i diritti di costruzione alla ditta
dei fratelli Pirlot di Liegi, che brevettarono l'arma anche in
Italia in due successive riprese, nel 1872 e nel 1873, con la
denominazione di "Revolver Chamelot-Delvigne".
Questo revolver, adottato anche dagli eserciti svizzero e francese,
cominciò ad esser distribuito alle truppe italiane nel 1875, come
si evince dalla circolare n. 165 del 14 dicembre 1874, che
stabiliva: "Col 1° del prossimo gennaio 1875, avrà luogo in
Parma presso la scuola normale di fanteria, un corso d'istruzione
sulla conservazione, riparazione, e sul tiro del moschetto di
cavalleria modello 1870, e sulla pistola a rotazione modello
1874". L'arma, ad incastellatura chiusa, presentava
esteticamente una linea molto compatta e funzionale, non priva
anche di una certa eleganza: la canna, calibro 10,35 mm. a quattro
rigature destrorse, aveva esternamente forma esagonale, con il
mirino posto molto vicino al vivo di volata. Il cilindro conteneva
sei cartucce e il caricamento avveniva, come per quella modello
'61, dalla parte posteriore del castello tramite un'apposito
sportello posto sul lato destro. La bacchetta estrattrice
alloggiava sul fianco destro dell'arma.
Il cane, come nel precedente modello, poteva assumere due
posizioni: in sicura, al primo scatto; pronto al fuoco, al secondo.
Ci volle un periodo di tempo piuttosto lungo per completarne
l'assegnazione, tant'è che alla fine degli anni '80 i Carabinieri
avevano in dotazione, assieme al modello 1874, ancora i vari tipi
di Lefaucheux; è infatti del 13 gennaio 1888 la circolare n. 176
del Comando Generale all'oggetto "Impiego delle cartucce a
pallottola per pistola a rotazione da carabinieri o modello
Lefaucheux". Il revolver Chamelot-Delvigne equipaggiò i nostri
militari nelle campagne coloniali, nella lotta al banditismo
sardo e calabro-siculo di fine secolo, nel conflitto
italo-turco del 1911-12 ed alcuni esemplari di esso arrivarono
addirittura sino alla prima Guerra Mondiale, segno
dell'ottima affidabilità dimostrata da quest'arma nelle più
svariate circostanze.
Tra i suoi pochi difetti: durezza del grilletto in doppia azione e
cane troppo vicino al fondello del bossolo. A questo proposito è
del 9 marzo 1889 la circolare n. 1407 del Comando Generale
dell'Arma "Nuove prescrizioni di sicurezza per le pistole a
rotazione modello 1874", nella quale si avvisava
dell'inconveniente che "... al più piccolo urto od anche alla
semplice pressione del dito, il cane scatta dalla posizione di
sicurezza". Da considerare infine l'elevato costo che ne faceva
quasi (ed a giusta ragione) un'arma di
lusso. |
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