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Il Corpo dei Volontari
Italiani
In previsione della riapertura delle ostilità con
l'Austria, il 6 maggio 1866 un Regio Decreto autorizzava la
formazione di un Corpo che accogliesse i volontari di tutta Italia,
la cui unità si era compiuta appena cinque anni prima. Era un modo
garbato per non imporre alle popolazioni meridionali, annesse da
poco tempo, l'obbligo di partecipare alla Terza Guerra per
l'Indipendenza. Nel Sud si stava combattendo su di un altro
fronte, non meno sanguinoso, quello del brigantaggio
pseudo-politico, in cui l'Arma era pesantemente impegnata. Le
popolazioni meridionali avvertivano molto debolmente il problema
della liberazione del Veneto; esse, piuttosto, mal sopportavano il
nuovo stato di cose, che esigeva ordine, rispetto delle leggi e
delle autorità costituite.
Ed ecco che il Corpo Volontari Italiani consentiva anche al
Sud, senza imposizione, di partecipare alla nuova avventura
bellica. Qualcosa del genere era già stata sperimentata durante
l'ultima fase della campagna per l'annessione del Sud: un proclama
alla popolazione del Sannio dichiarava che
"L'arrollamento volontario alla 17a Divisione è obbligatorio
fino a guerra finita". In data 16 maggio 1866, da Firenze
capitale, venne emanata una circolare che fissava l'ordinamento
del Corpo, stabilendone la consistenza in 20 Battaglioni,
che avrebbero formato 10 Reggimenti. Ben cinque di questi dovevano
costituirsi a Bari e Barletta. Anche i Carabinieri parteciparono
alla formazione del Corpo Volontari Italiani, pur essendo impegnati
nelle operazioni di linea, quale prima Arma dell'Esercito, con ben
51 ufficiali e 940 fra sottufficiali e militari di
truppa. |
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