Tra il 1848 e il
1871 l'Europa fu teatro di avvenimenti epocali, che
minarono le sue strutture socio-politiche: creazione e distruzione
di imperi; ascesa e caduta di grandi uomini politici; movimenti
costituzionalistici e libertari. In Italia, la cospirazione
elitaria di tipo "carbonaro" divenne guerra di popolo sino
all'unificazione nazionale. In tale periodo l'abbigliamento
militare subì rilevanti modifiche sulla base delle innovazioni
introdotte negli anni Trenta, adattandosi, oltreché ai mutati
canoni estetici, soprattutto alle nuove esigenze di praticità e
movimento dovute all'adozione delle armi a percussione prima, ad
ago e retrocarica poi. In Italia, già nel 1843, la "tunica"
(specie di rendigote lunga e comoda), sostituì il vetusto abito a
code, che restò in uso sino al 1860 nell'esercito delle Due Sicilie
e in Piemonte unicamente per i Carabinieri Reali, quale simbolico
indice di tradizione. Nel 1848, pietra militare della storia
patria, furono adottati il Tricolore nazionale e la nuova
coccarda (14 giugno) sui copricapi miliari sardi, in luogo di
quella azzurra dei Savoia.
Nello stesso periodo venne stabilito che gli ufficiali dell'Armata
Sarda portassero la sciarpa ad "armacollo" (tracolla), dalla
spalla destra al fianco sinistro (eccetto quelli del Corpo di Stato
Maggiore, che la indossavano al contrario), come avviene ancora
oggi. Per gli ufficiali di cavalleria fu introdotto l'uso dello
spencer, giubbetto foderato di pelliccia e guarnito di alamari di
provenienza ungherese, molto diffuso in Europa specialmente nella
cavalleria leggera e durante il periodo napoleonico. Nel 1866,
infine, per il Regio Esercito italiano venne eliminato l'impiego
sul campo di battaglia della grande uniforme, rutilante di
mostreggiature e pennacchi, ma vulnerabilissima dal tiro nemico e,
soprattutto, poco pratica nei movimenti. Per quanto concerne i
Carabinieri, tra il 1837 ed il 1844 numerose furono le variazioni,
tanto nell'uniforme che nell'armamento. Infatti, con Disposizione
sovrana del 30 dicembre 1837, i militari a piedi vennero dotati di
una "pellegrina" (mantellina) di panno turchino, lunga sino
alle ginocchia, ampia tanto da poter essere indossata sopra lo
zaino, foderata con due tele, di cui una incerata. Quando non era
indossato, il capo veniva conservato avvolto in una custodia in
tela vergata, collocata sullo zaino, come avveniva per il cappotto,
che venne definitivamente abolito l'11 luglio 1838.
Contestualmente fu approvata, sempre per la truppa a piedi, una
giubba di fatica per i servizi interni di caserma, simile a quella
già in uso ai Carabinieri a cavallo. Questi ultimi, il 29 agosto
dello stesso anno, furono equipaggiati per il servizio giornaliero
di pantaloni di fatica in panno "bigio di color naturale"
(grigio chiaro), allo scopo di non logorare troppo quelli di panno
turchino, riservati da allora alla sola grande uniforme. Con
Determinazione del 12 novembre 1842, pubblicata sulla circolazione
n. 113 del 30 successivo, vennero abolite la montura estiva per
tutta l'Armata Sarda e le giubbe di fatica per i Corpi di Fanteria,
compresi i Carabinieri a piedi. I pantaloni bianchi restarono in
dotazione al Corpo sino a tutto il 1843, ma limitatamente ai
servizi fuori residenza e mai in parata o congiuntamente ad altre
truppe: continuarono comunque ad essere distribuiti ai militari di
stanza in Sardegna e ai "Carabinieri Veterani". Questi,
sempre in servizio sull'Isola, erano stati istituiti il 1° gennaio
1842 come parte integrante del Corpo ma in soprannumero alla forza
organica. Erano tutti sottufficiali e militari che, nonostante
avessero raggiunto i previsti limiti di età, potevano comunque, per
capacità ed esperienza, assolvere mansioni meno faticose.
Coadiuvarono i Cavalleggeri di Sardegna (ai quali dal 3 marzo 1832
era demandato il servizio di polizia dell'isola) svolgendo
incarichi speciali e di particolare delicatezza sino alla data
dell'11 luglio 1852, allorché fu creato un "Corpo di Guardie di
Pubblica Sicurezza" e i Carabinieri Veterani vennero
definitivamente soppressi. I pantaloni bianchi in eccedenza sul
continente vennero venduti o addirittura trasformati in mutande.
Anche la giubba di fatica fu mantenuta sino a tutto il 1843. Ma le
innovazioni di maggior rilievo destinate a perdurare nel tempo
furono: l'adozione, con Regio Decreto 18 gennaio 1843, dell'abito a
doppio petto, chiuso da due file parallele di nove bottoni di
metallo bianco ciascuna, come quello in uso presso altri Corpi
dell'Armata Sarda dal 1833; i pantaloni di fatica grigi con doppie
bande turchine per sottufficiali e carabinieri a cavallo,
prescritti il 20 giugno 1844. Infine il 1° febbraio 1845
venne istituito il grado di Vice Brigadiere, che sostituì
quello di Appuntato di V classe; il distintivo era in gallone
d'argento ornato di filo rosso alle maniche come per i Brigadieri,
ma più stretto.
Rispetto al Regolamento del 1833 restarono invariati composizione,
mostreggiature ed ornamenti della grande montura; fu invece del
tutto soppressa l'uniforme di fatica "polacca", il cui
tipico copricapo venne sostituito nel 1843 dal berretto, in
dotazione agli altri Corpi dal 1833, di panno turchino scuro,
foderato di tela grezza, con visiera e soggolo in cuoio nero,
bottoni e granata di metallo bianco, fascia di panno rosso alla
base, poi eliminata nel 1850 allorché comparvero le caratteristiche
filettature rosse ai lati e sul retro del berretto stesso, che
restò in uso, con varie fogge, sino al 1934. Con la piccola montura
o "mezza divisa", inalterata per i carabinieri a piedi, i
militari a cavallo continuavano ad indossare i pantaloni grigi già
descritti e portavano, se al seguito delle truppe, il mantello
arrotolato a tracolla dalla spalla destra al fianco sinistro, nella
tipica tenuta di campagna delle guerre risorgimentali, tanto spesso
ricorrente nell'iconografia riferita all'epoca (ad esempio nei
quadri di Giovanni Fattori e negli acquarelli di Quinto Cenni). Per
gli ufficiali, a parte l'abito a doppio petto del 1843, non si
segnalarono novità sino al 15 ottobre 1864.
In tale data le "Istruzioni generali sulla divisa degli
Uffiziali superiori ed inferiori dei Carabinieri Reali..."
stabilirono tre tipi di montura: grande, con risvolti rossi, doppi
alamari, pennacchio, spalline e cordelline: ordinaria (piccola per
gli altri militari), con risvolti turchini, alamari singoli e senza
ornamenti; infine piccola. Insieme a quest'ultima (indossata per
servizi di fatica, ispezioni e diporto) era prescritto il berretto
e, al posto dell'abito, il cosiddetto frack, una specie di
soprabito turchino con doppia bottoniera (undici bottoni per parte,
lungo sino a dieci centimetri dalle ginocchia). Con tutte le tenute
venivano indossati pantaloni turchini con doppia banda scarlatta e
stivalini con speroni avvitati ai calcagni. I guanti in pelle
scamosciata gialli divennero bianchi per tutti i militari dell'Arma
(tale è il rango attribuito ai Carabinieri sin dal 1861). Ancora
per gli ufficiali, in particolare, fu adottata la feluca (termine
peraltro improprio entrato poi comunque nella regolamentazione
dell'Arma), tuttora in uso con la grande uniforme speciale. Si
tratta, in sostanza, del cappello a due punte (la classica
"lucerna") indossato perpendicolarmente alla fronte e che le
immagini dell'epoca ci mostrano anche anteriormente, nelle scene
che si riferiscono a episodi della Prima e Seconda Guerra
d'Indipendenza (1848-49/1859). Si può quindi avanzare un'ipotesi:
le "Istruzioni generali sulla divisa degli Uffiziali..." del
1864 sanciscono ufficialmente come norma una consuetudine ormai
consolidata nel tempo e sorta probabilmente per motivi di
praticità, come nel maneggio della sciabola.
Alle buffetterie si aggiunse, sempre nel 1864, la fondina di cuoio
marrone per il revolver a spillo tipo Lefaucheux, di cui i
Carabinieri vennero dotati nel 1861. Come più estesamente è detto
in altra parte del volume, l'armamento a pietra focaia venne
sostituito con quello a percussione nel 1844 per la carabina
(moschetto) e nel 1847 per la pistola. Questa fu rimpiazzata poi,
come detto, dal revolver a spillo modello 1861. Le sciabole ebbero
modifiche all'elsa nel 1834 e nel 1860; la spada "Albertina"
per gli ufficiali e i Marescialli venne abolita il 29 novembre
1856. Un'ultima annotazione: la circolazione n. 347 del 9 settembre
1848 consentì ai Carabinieri Reali di portare i baffi sino ad
allora rigorosamente proibiti. La caduta del divieto nasceva dalla
considerazione che tale usanza, largamente diffusa tra i civili,
non costituiva più intralcio per i delicati incarichi del servizio
di polizia da svolgersi in abiti borghesi. |