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Le armi delle Campagne per
l'Indipendenza: I revolver della campagna contro il brigantaggio
(1860 - 1870)
Nell'800 la concezione degli armamenti individuali presso
gli eserciti europei vedeva la pistola relegata ad un posto
secondario, ausiliario, quasi l'"estrema ratio" rispetto
alle armi per eccellenza, quelle lunghe da fuoco e quelle bianche
da punta e taglio. Facevano eccezione a tale regola i Carabinieri,
com'è facile intuire, per via del loro diverso e complesso impiego
operativo sia in pace che in guerra.
A metà del secolo scorso si pose pertanto il problema di adeguarne
le dotazioni ai recenti sviluppi della tecnica armiera, che
vedevano le pistole monocolpo ad avancarica decisamente superate da
quelle a rotazione.
In particolare si andavano brillantemente affermando i revolver a
retrocarica francesi dell'armaiolo Lefaucheux, che utilizzavano
cartucce "a spillo" ideate dall'armaiolo parigino Houiller
nel 1846, sfruttando un singolare tipo di accensione. La cartuccia
infatti constava del proiettile di piombo e del bossolo di rame
(altra importante novità), alla cui estremità posteriore,
perpendicolarmente al fondello, era inserita una spina d'ottone,
che da una parte sporgeva di qualche millimetro all'esterno del
bossolo, dall'altra, acuminata, sfiorava una capsula d'innesco
posta internamente, in un alloggio di cartone pressato, a contatto
con la polvere nera della carica di lancio.
Lo sparo avveniva quindi con questa sequenza: inserite le cartucce
nella camera in modo che i relativi spilli sporgessero dalle
apposite tacche praticate sul tamburo, si alzava il cane in
posizione d'armamento, poi, premendo il grilletto, lo si svincolava
causandone l'abbattimento sullo spillo della cartuccia, e questo,
percuotendo la capsula d'innesco, provocava l'esplosione della
carica.
Tale sistema presentava indubbiamente alcuni rilevanti difetti,
ossia: delicatezza di trasporto delle cartucce per pericolo di
esplosione fortuita, causata da urto accidentale dello spillo; poca
maneggevolezza di caricamento dovuta alla giustapposizione degli
spilli nelle tacche; penetrazione dell'umidità dal foro dello
spillo sul bossolo.
Tuttavia a gravi inconvenienti corrispondevano notevoli pregi:
cartuccia con elementi uniti in un solo insieme (proiettile,
polvere e capsula); chiusura ermetica della cartuccia stessa
tramite il fondello metallico, che favoriva un utilizzo più
completo della pressione del gas; rapidità e volume di fuoco di
gran lunga maggiore rispetto alle armi ad avancarica. Il Ministero
della Guerra italiano si risolse dunque all'adozione del revolver
tipo "Lefaucheux" per l'Arma dei Carabinieri Reali,
ufficializzandolo con nota N.104 del 31 maggio 1861, della
"Direzione generale delle Armi speciali - Divisione Tecnica
d'artiglieria, Sezione Materiale", ed in particolare
sancì:
"1. Ogni Carabiniere riceverà una pistola revolver invece delle due
pistole M.1847 di cui è attualmente armato
2. Il modello di revolver adottato pei Carabinieri si è quello
Lefaucheux già in uso presso la Reale Marina (Giornale
Militare 1859, pag.453) con le varianti seguenti:
a) Accorciamento della canna di 40 millimetri;
b) Bacchetta disgiunta dall'arma.
3. Le modificazioni di cui al numero precedente si faranno solo
alle pistole revolver di cui si commetterà in avvenire la
fabbricazione, ritenendo quali esse si trovano quelle già
confezionate di cui si farà acquisto per provvedere immediatamente
alle esigenze di servizio.
4. I due modelli summenzionati si denomineranno pistola revolver da
Carabinieri Reali, Mo.1861, e pistola revolver Mo. Lefaucheux
secondo che saranno o no modificati nel senso sovraespresso".
In dettaglio l'arma era, come abbiamo visto, una pistola a
rotazione ad incasellatura aperta, ossia la canna si raccordava al
castello (il telaio che fa da supporto ai meccanismi) solo dalla
parte inferiore, mancando la staffa superiore di giunzione propria
dei moderni revolver. La canna rigata, calibro 10,9 mm., era
incassata, dalla parte della culatta, nel "rinforzo", un
supporto ad L il cui braccio corto, detto "coda", si fissava
al guardamano costituendo il raccordo di cui si è detto sopra; sul
rinforzo vi erano pure praticati i fori per la bacchetta che
serviva da espulsore dei bossoli (solo nei modelli Lefaucheux e non
nel Mo.'61), e per l'albero su cui ruotava il cilindro o tamburo.
Quest'ultimo era camerato per sei cartucce e recava le relative
tacche per la fuoriuscita degli spilli; si caricava facendolo
ruotare in senso orario, in modo da portare ciascuna camera in
corrispondenza di uno sportello basculante sito nella parte
posteriore del castello, sul lato destro. Il cane aveva tre
posizioni: abbattuto sul tamburo tra una camera e l'altra, nella
posizione di normale trasporto; mezza monta, per svincolare il
tamburo e consentire il caricamento dell'arma; completamente
alzato, pronto per lo sparo. Questo tipo di revolver era ad azione
singola, ossia il cane doveva essere armato manualmente di volta in
volta ad ogni colpo.
Il 19 dicembre 1861 venne pubblicata sul Giornale Militare
l'"Istruzione sulle pistole-revolver in uso presso i
Carabinieri", nella quale, oltre alla nomenclatura delle armi
ed alle istruzioni per l'uso e manutenzione, erano descritti i tre
diversi modelli di revolver distribuiti ai militari dell'Arma,
ossia:
"1.Pistola-revolver M°.1861
2.Pistola-revolver M°. Lefaucheux
3.Pistola-revolver M°. Lefaucheux corta.
Il primo differisce dagli altri per la dimensione d'alcune sue
parti, e per la bacchetta che è disgiunta dall'arma... Il secondo
differisce dal terzo nella maggiore lunghezza della canna, e nella
bacchetta che è trattenuta nella sua guida da una vite, mentre che
nel terzo è trattenuta da un dente della molletta di
bacchetta".
In sostanza si trattava di tre derivazioni da uno stesso originario
modello francese 1858 Lefaucheux, già in distribuzione alla Marina
dal 1859, come abbiamo visto nel primo documento riportato. Il
perché i Carabinieri avessero in dotazione tutti e tre i modelli
potrebbe trovare spiegazione nell'ipotesi che originariamente,
prima del M°.'61, vennero distribuiti i Lefaucheux direttamente
commissionati in Francia per la Marina, in prosieguo, per
uniformità con le disposizioni della nota N.104 del 31 maggio 1861,
le canne degli esemplari di più recente acquisto vennero accorciate
di 40 mm., donde deriva la pistola "Lefaucheux corta", cui
vennero pure eseguite le modifiche al fermo della bacchetta.
Infine con circolare n.1966 del 1864 del Comitato dell'Arma (organo
centrale corrispondente all'attuale Comando Generale), a
firma del Luogotenente Generale Presidente Federico Costanzo
Lovera di Maria, venne distribuito alle Legioni il modello di
fondina adottato per le nuove pistole. Essa era in cuoio marrone e
veniva indossata agganciandola al cinturino sul lato sinistro dei
militari a piedi, sul destro di quelli a cavallo.
Il modello 1861, oltre che partecipare alla campagna contro il
brigantaggio nel decennio 1860-1870, equipaggiò i Carabinieri che
presero parte alla terza Guerra per
l'Indipendenza. |
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