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RESISTENZA E GUERRA DI
LIBERAZIONE (I Carabinieri nella)
Dell'opera e del contributo
dell'Arma dei Carabinieri nel corso di tutte le campagne di
guerra (compresi i fatti d'armi di Grenoble del 1815, dei moti
di Torino del 1821) è cenno nella voce "Sezioni Mobilitate
dei Carabinieri".
Sebbene l'attività ed il concorso dei militari dell'Arma nella
Resistenza e nella Guerra di Liberazione costituiscano parte
integrante del 2° conflitto mondiale, si ravvisa - per le
peculiarità di situazioni, comportamento e sacrifici relativi ai
Carabinieri - la necessità di una specifica trattazione di tale
campagna.
Va innanzi tutto ricordato che subito dopo l'armistizio, in data 12
settembre 1943, venne costituito a Bari il "Comando Carabinieri
dell'Italia Meridionale" cui succedette, in data 15 novembre
successivo, il "Comando dell'Arma dei Carabinieri dell'Italia
Liberata" dal quale dipendevano le Legioni di Bari, Cagliari,
Catanzaro e Napoli.
La ricostituzione in Roma del Comando Generale dell'Arma dei
Carabinieri ebbe luogo ufficialmente in data 20 luglio 1944. Dall'8
settembre 1943 all'aprile 1945 l'Arma dei Carabinieri visse uno dei
periodi più difficili e al tempo stesso esaltanti della sua lunga
storia. Sebbene duramente provata su ogni fronte da quasi tre anni
di guerra, trasse dalle sue antiche virtù militari l'energia
organizzativa e la coesione morale per cimentarsi nella Resistenza
e nella Guerra di Liberazione, confermando così la secolare sua
fedeltà alle Istituzioni dello Stato. Non più rigidamente
inquadrati nei reparti dell'ordinamento di guerra, ma raccolti,
come per una nuova mobilitazione spirituale e guerriera, in nuclei
e formazioni clandestine, a volte di consistenza massiccia, a volte
di esigua entità, i Carabinieri diedero un impulso rilevante alla
lotta contro le forze nazi-fasciste. Nel corso di questa lotta essi
furono decisivamente sostenuti dall'apparato dei comandi
territoriali dell'Arma, dalle Stazioni alle più alte Unità,
trasformate in altrettanti centri di appoggio, che operarono
rischiosamente anche a vantaggio dell'eroica iniziativa dei
singoli.
Nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione i Carabinieri
riaffermarono quotidianamente spirito di abnegazione ed illimitata
dedizione al dovere, fornendo un altissimo, generoso tributo di
sangue.
Questa loro lunga lotta ebbe
inizio l'8 settembre 1943 - il giorno stesso dell'armistizio
tra l'Italia e gli angloamericani - con l'impiego del II
Battaglione Allievi Carabinieri, poi rimpiazzato dal Gruppo
Squadroni Carabinieri "Pastrengo", a sostengo delle
altre truppe schierate per difendere la Capitale dall'attacco
concentrico di due Divisioni tedesche all'alba del giorno
successivo. Queste furono costrette a ripiegare.
Contemporaneamente i Carabinieri si batterono in Balcania
unendosi con alcune Sezioni mobilitate e con altri reparti
dell'Arma alle truppe dell'Esercito (94 Carabinieri
sopravvissuti su 500 dopo diciotto mesi di lotta); ripresero
la lotta nella Capitale dopo la violazione da parte tedesca
dell'accordo che aveva dichiarato Roma "città aperta"
organizzandosi nel "Fronte Clandestino di Resistenza dei
Carabinieri" comandato dal generale Filippo
Caruso (v.) ed articolato in un "Raggruppamento
territoriale" ed in un "Raggruppamento mobile"
alimentarono infine in ogni regione la lotta senza quartiere
contro il nazi-fascismo passando alle formazioni partigiane
allorché il 7 ottobre il comando germanico decretò lo
scioglimento dei reparti dell'Arma ed il loro trasferimento
nel territorio del Reich.
L'opera dei Carabinieri nella Resistenza non conobbe mai sosta
nell'autunno-inverno 1943, né in Italia (banda di "Bosco
Martese" in Abruzzo, decisivo il loro intervento nelle gloriose
4 giornate dell'insurrezione di Napoli, tanto per citare i fatti
salienti) né in Albania, Grecia e Jugoslavia, ma nel 1944 attinse
via via l'estremo della partecipazione ed il vertice
dell'olocausto. Allorché il 23 marzo di quell'anno l'esplosione di
un ordigno fatto brillare a Roma in via Rasella da un elemento dei
G.A.P. (Gruppo di Azione Partigiana) provocò la morte di 33
militari tedeschi, Hitler ordinò la facilazione di 10 italiani per
ogni tedesco ucciso. L'eccidio ebbe luogo all'imbrunire del giorno
successivo alle Fosse Ardeatine: tra le vittime ben dodici militari
dell'Arma, tutti appartenenti al Fronte Clandestino della
Resistenza e già arrestati dalle SS germaniche, che invano li
avevano torturati perché rivelassero i piani ed i nomi
dell'organizzazione partigiana dei Carabinieri. Essi furono:
tenente colonnello Giovanni Frignani, tenente colonnello Manfredi
Talamo, maggiore Ugo De Carolis, capitano Raffaele Aversa, tenente
Genserico Fontana, tenente Romeo Rodriguez Pereira, maresciallo
d'alloggio Francesco Pepicelli, brigadiere Candido Manca,
brigadiere Gerardo Sergi, corazziere Calcedonio Giordano,
carabiniere Augusto Renzini, carabiniere Gaetano Forte. Alla loro
Memoria venne concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Intanto nel Nord, per merito del
maggiore dei Carabinieri Ettore Giovannini si era costituita
in Milano una formazione clandestina della Resistenza, che
nell'aprile 1944, assunto il nome di "Carabinieri Patrioti
Gerolamo" (dal nome di battaglia preso dallo stesso
maggiore) contava già oltre 700 militari dell'Arma, inquadrata
da numerosi ufficiali e ripartita in due Raggruppamenti.
Strettamente collegata al Comitato di Liberazione Nazionale
Alta Italia ed in particolare alla formazione partigiana
Carabinieri di Bergamo, comandata dal maggiore Giovanni
Rusconi, la "Banda Gerolamo" svolse intensa e rischiosa
attività operativa, oltre che preziosa opera informativa,
diretta anche all'individuazione degli obiettivi militari
tedeschi da parte dell'aviazione alleata.
In vista della liberazione di Roma da parte della V Armata
americana, nel maggio 1944 l'azione del generale Caruso e del suo
"Fronte Clandestino" di Carabinieri ebbe di mira anche la
preparazione del ripristino delle Stazioni dell'Arma nella
Capitale. Il generale, che era accompagnato dal capitano Giorgio
Geniola, cadde però il 29 maggio in un agguato tesogli dalla
polizia nazista, che sottopose i due ufficiali a gravi sevizie
nell'inutile intento di strappare loro delle rivelazioni. Il 4
giugno, mentre le colonne americane convergevano sulla Capitale, il
generale Caruso riuscì ad evadere dalle sinistre carceri di via
Tasso, riassumendo al comando del "Fronte" la direzione delle
azioni svolte dai Carabinieri in quella vigilia della Liberazione.
Questa ebbe luogo il 4 giugno 1944. Alla testa delle truppe
americane entrarono nella Capitale i Carabinieri del
"Contingente R." comandati dal tenente colonnello Carlo
Perinetti, che si fusero con quelli del "Fronte"
ripristinando in Roma i comandi territoriali dell'Arma. Per l'opera
svolta come animatore del "Fronte" il generale Caruso venne
poi decorato della Medaglia d'Oro al Valor Militare. Tra i pochi
sopravvissuti delle prigioni di via Tasso, il brigadiere dei
Carabinieri Angelo Joppi, gravemente menomato per le sevizie subite
durante 90 giorni di detenzione, meritò la Medaglia d'Oro al Valor
Militare anche per le ardue e rischiose imprese compiute come
elemento del "Fronte" prima della cattura.
Mentre nel settembre successivo lo
Stato Maggiore dei ricostituito Esercito Italiano trasformava
le unità del Corpo Italiano di Liberazione in sei "Gruppi
di Combattimento" strutturati come nelle Divisioni binarie
e dotati ciascuno di 2 o 3 Sezioni Carabinieri, numerosi
episodi di eroismo individuale erano intanto avvenuti nelle
regioni del centro e del settentrione, ovunque attestando
l'indomito slancio dei militari dell'Arma nella lotta contro
il nazi-fascismo. Vanno ricordate in particolare la
fucilazione del maggiore Pasquale Infelisi a Macerata,
l'uccisione in conflitto del brigadiere Elio Filemi a San
Benedetto del Tronto e del carabiniere Giuseppe Briganti a
Perugia e soprattutto il valore e l'estremo sacrificio del
carabiniere Vittorio Tassi, capo di una "Banda
partigiana" in Toscana, poi decorato della Medaglia d'Oro
al Valor Militare.
L'estate del 1944 fu assai dura per i Carabinieri impegnati nella
Resistenza, alla quale sacrificarono arditamente la vita anche il
tenente Tito Livio Stagni a Siena, il carabiniere Angiolo Valentini
a Talla (provincia di Arezzo), il carabiniere Giuseppe Alfonso a
Cuneo il carabiniere Remo Raviol a Roreto Chisone (provincia di
Torino), il carabiniere Enio Serra a Jesi, otto carabinieri della
"Compagnia Carabinieri Partigiani" in Valsesia, ai quali si
aggiunse il 13 luglio 1944 a Sarsina il carabiniere Fosco Montini,
definito "partigiano di leggendaria audacia" nella
motivazione della Medaglia d'Oro al Valor Militare a lui
concessa.
Un episodio che ricorda da vicino l'olocausto del vicebrigadiere
Salvo D'Acquisto fu quello che si concluse il 12 agosto 1944 a
Fiesole con la fucilazione da parte nazista dei carabinieri Fulvio
Sbarretti, Vittorio Marandola e Alberto La Rocca, passati alla
storia dell'Arma come "martiri di Fiesole". Essi
affrontarono il plotone d'esecuzione nazista per salvare la vita a
dieci ostaggi innocenti.
Nel
Veneto l'azione dei patrioti della Brigata "Giacomo
Matteotti" si avvalse del prezioso contributo apportato
dalla "Compagnia Carabinieri Partigiani", forte di 100
uomini comandati dal tenente Luigi Giarnieri e posta alle
dipendenze dirette della stessa Brigata avente il suo Comando
Unico sulla cima del Grappa. Di fronte all'intensissima
attività dei partigiani del Monte Grappa, i tedeschi decisero
di reagire.
Nella notte tra il 19 e il 20 settembre 1944 quattro Divisioni
tedesche, due "Brigate nere" due Battaglioni della Divisione
"Monterosa" e altre unità minori mossero contro il Grappa:
oltre ventimila uomini, armati ed equipaggiati, che attaccavano
mille patrioti, posti a difesa di un massiccio il cui centro era
presidiato dalla "Compagnia Carabinieri Partigiani" del
tenente Giarnieri. Negli aspri e cruenti combattimenti caddero 18
carabinieri. Nella notte fra il 21 e il 22 settembre il tenente
Giarnieri venne fatto prigioniero dai tedeschi. Condotto nel
collegio "Filippini" in Pademo del Grappa (Treviso), sede del
comando nazista, per due lunghe giornate subì inaudite
indescrivibili torture. Fiero e sprezzante, non conobbe momenti di
cedimento neppure di fronte alla minaccia di morte. I suoi
aguzzini, visto inutile ogni ulteriore tentativo di estorcergli
delle informazioni, decisero di impiccarlo pubblicamente affinché
la sua esecuzione servisse di monito a tutti i patrioti.
Rilevante fu all'inizio dell'autunno 1944 l'attività dei
carabinieri partigiani a Castiglione Chiavarese, in provincia di
Genova, a Fivizzano, vicino Massa Carrara, in provincia di Varese,
nel Pistoiese e a Lecco. Il Comando Unico Parmense ebbe anche dei
carabinieri fra le vittime dell'attacco in forze sferrato dai
tedeschi a metà ottobre a Bosco di Comiglio per annientare lo Stato
Maggiore dell'importante unità partigiana e durante il quale
caddero l'eroico comandante Giacorno di Crollalanza e il comandante
della Piazza di Parma, Gino Meconi.
Memorabili sono rimaste nelle valli di Lanzo e del Canavese le
azioni dei giovanissimi carabinieri, appena usciti dalla Scuola di
Torino, inquadrati nella 46^ e 47^ Brigata garibaldina, comandate
rispettivamente dal carabiniere Luigi Trivero e dal vice brigadiere
Ferdinando Giambi. Quindici di essi, insieme con altri ventuno
partigiani, non poterono purtroppo sottrarsi all'accerchiamento di
una soverchiante unità tedesca e vennero fucilati sull'aia di una
cascina nei pressi di Cudine di Corio. Era il 18 novembre
1944.
Qualche settimana più tardi, l'8
dicembre a Branova, in Slovacchia, il carabiniere Filippo
Bonavitacola affrontò il plotone di esecuzione per non aver
voluto calpestare gli alamari strappatigli dai nazisti.
All'ufficiale che comandava il plotone di esecuzione e che gli
si era avvicinato per bendargli gli occhi, sferrò un violento
pugno ed esclamò: "Non occorre che mi bendiate gli occhi.
Sparate". Venne decorato alla Memoria con la Medaglia
d'Oro al Valor Militare.
Arriviamo così al 1945, che per i carabinieri partigiani iniziò con
dei furiosi combattimenti in Val d'Arda contro agguerrite unità
tedesche. Nel gennaio di quell'anno il carabiniere Federico
Salvestri, comandante col nome di battaglia "Richetto" delle
Divisioni partigiane "Centocroci" e "Val di Taro",
venne catturato e condannato a morte. Ma durante la sua traduzione
a Piacenza, per esservi fucilato, riuscì con estrema audacia a
sfuggire ai nazisti insieme con cinque patrioti e a riprendere
immediatamente la lotta, con azioni che sono rimaste leggendarie.
Il 26 gennaio a Ciano d'Enza, in provincia di Reggio Emilia, il
carabiniere Domenico Bondi, che aveva al suo attivo numerose
imprese condotte contro i nazifascisti, prese parte all'attacco di
una colonna tedesca insieme col 3° Battaglione della Brigata
"Fiamme Verdi". Accerchiato dagli avversari durante
un'azione isolata, tenne loro testa per oltre due ore. Poi,
esaurite le munizioni, fu costretto a cedere. Le torture cui fu
sottoposto nei giorni successivi valsero ai tedeschi una sola
frase, che il Bondi ripetè con impavida ostinazione: "Sono un
carabiniere, da me non saprete altro". Il 26 gennaio cadde
davanti al plotone di esecuzione. Venne decorato della Medaglia
d'Oro al Valor Militare alla Memoria.
Fra i carabinieri comandanti di unità partigiane va ricordato il
brigadiere Alberto Araldi, che col nome di battaglia
"Paolo", aveva il comando della 3^ Brigata della Divisione
partigiana "Piacenza" del tenente dei Carabinieri Fausto
Cossu. Dei suoi colpi di mano, delle sue azioni audaci ed
improvvise, della sua indomabile energia e del suo coraggio scrisse
Pietro Solari nel volume "Partigiani in Val Trebbia e Val
Tidone". Cadde anche lui nelle mani dei tedeschi mentre tentava
di catturare un capo nazista di Piacenza, responsabile di
rappresaglie e crimini di guerra. Dopo la sua fucilazione, che
avvenne nel cimitero di Piacenza il 7 gennaio 1945, un
sottufficiale dei plotone d'esecuzione esclamò: "E' un peccato
fucilare uomini di carattere come Paolo". Medaglia d'Oro al
Valor Militare alla Memoria.
Tra un'infinità di altri episodi che caratterizzarono l'azione
patriottica dei Carabinieri fra il gennaio e il marzo dei 1945,
sopravvenne la primavera di quell'anno, così importante per la
Resistenza e per la Guerra di Liberazione. Anche sul piano militare
i Carabinieri, inquadrati nei Gruppi di Combattimento Italiani (3
Sezioni nel Gruppo Friuli, la 95^, la 98^ e la 316^; 2 Sezioni nel
Gruppo Legnano, la 39^ e la 51^; 2 anche nel Gruppo Cremona, la 94^
e 739^; infine 3 Sezioni nel Gruppo Folgore, la 314^, la 315^ e la
317^) parteciparono alle operazioni che portarono alla liberazione
di numerose città dall'occupazione tedesca. L'ingresso dei
Carabinieri nei centri liberati venne salutato ovunque con
entusiasmo irrefrenabile.
Al momento dell'insurrezione generale, ordinata il 25 aprile 1945,
i 700 carabinieri della "Banda Gerolamo" del maggiore
Giovannini intensificarono la loro attività e parteciparono nei
giorni 25, 26 e 27 alla liberazione di Milano. Secondo i piani
prestabiliti e decisi in armonia col C.L.N. varie squadre di
Carabinieri occuparono tempestivamente le caserme della città,
assicurando i necessari servizi d'ordine e di difesa degli edifici
pubblici e rastrellando ingente quantità di materiale e documenti.
Fra gli episodi più importanti va ricordata l'occupazione della
caserma del 205° Comando Regionale Repubblicano e l'attacco alla
Caserma Medici, sede dei Comando nazista. Gli alleati, sopraggiunti
dopo due giorni dalla liberazione, trovarono non solo a Milano, ma
in tutta la Lombardia, l'Arma interamente ripristinata dalla
"Gerolamo" nelle sue sedi e in piena attività istituzionale. Il 27
aprile anche Piacenza venne liberata da una Divisione partigiana: a
comandarla era il tenente dei Carabinieri Fausto Cossu, che il 27
aprile sfilò alla testa della sua unità per le vie della città
esultante. La formazione del tenente Cossu ebbe grandi meriti nella
lotta ai nazifascisti.
Ultimata l'epica stagione della Resistenza, venne il momento di
fare l'appello. Dalle file dell'Arma non risposero 2.735 militari,
caduti in soli venti mesi di lotta partigiana; 6.521 risultarono i
feriti.
Un così alto tributo di sangue ha avuto i seguenti
riconoscimenti:
alla Bandiera dell'Arma:
1 Medaglia d'Argento al Valor Militare;
ad ufficiali, sottufficiali, appuntati e
carabinieri:
2 Croci di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia;
32 Medaglie d'Oro al Valor Militare;
122 Medaglie d'Argento al Valor Militare;
208 Medaglie di Bronzo al Valor Militare;
354 Croci di Guerra al Valor
Militare.
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