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RESISTENZA E GUERRA DI LIBERAZIONE (I Carabinieri nella)

Roma 25 aprile 1944: alla Camilluccia i carabinieri del Fronte Clandestino della Resistenza sostengono un violento conflitto a fuoco con reparti tedeschi.Dell'opera e del contributo dell'Arma dei Carabinieri nel corso di tutte le campagne di guerra (compresi i fatti d'armi di Grenoble del 1815, dei moti di Torino del 1821) è cenno nella voce "Sezioni Mobilitate dei Carabinieri".
Sebbene l'attività ed il concorso dei militari dell'Arma nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione costituiscano parte integrante del 2° conflitto mondiale, si ravvisa - per le peculiarità di situazioni, comportamento e sacrifici relativi ai Carabinieri - la necessità di una specifica trattazione di tale campagna.
Va innanzi tutto ricordato che subito dopo l'armistizio, in data 12 settembre 1943, venne costituito a Bari il "Comando Carabinieri dell'Italia Meridionale" cui succedette, in data 15 novembre successivo, il "Comando dell'Arma dei Carabinieri dell'Italia Liberata" dal quale dipendevano le Legioni di Bari, Cagliari, Catanzaro e Napoli.

La ricostituzione in Roma del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri ebbe luogo ufficialmente in data 20 luglio 1944. Dall'8 settembre 1943 all'aprile 1945 l'Arma dei Carabinieri visse uno dei periodi più difficili e al tempo stesso esaltanti della sua lunga storia. Sebbene duramente provata su ogni fronte da quasi tre anni di guerra, trasse dalle sue antiche virtù militari l'energia organizzativa e la coesione morale per cimentarsi nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione, confermando così la secolare sua fedeltà alle Istituzioni dello Stato. Non più rigidamente inquadrati nei reparti dell'ordinamento di guerra, ma raccolti, come per una nuova mobilitazione spirituale e guerriera, in nuclei e formazioni clandestine, a volte di consistenza massiccia, a volte di esigua entità, i Carabinieri diedero un impulso rilevante alla lotta contro le forze nazi-fasciste. Nel corso di questa lotta essi furono decisivamente sostenuti dall'apparato dei comandi territoriali dell'Arma, dalle Stazioni alle più alte Unità, trasformate in altrettanti centri di appoggio, che operarono rischiosamente anche a vantaggio dell'eroica iniziativa dei singoli.

Nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione i Carabinieri riaffermarono quotidianamente spirito di abnegazione ed illimitata dedizione al dovere, fornendo un altissimo, generoso tributo di sangue.

Capitano dei Carabinieri Orlando De Tommaso (Medaglia d'Oro al V.M. alla Memoria).Questa loro lunga lotta ebbe inizio l'8 settembre 1943 - il giorno stesso dell'armistizio tra l'Italia e gli angloamericani - con l'impiego del II Battaglione Allievi Carabinieri, poi rimpiazzato dal Gruppo Squadroni Carabinieri "Pastrengo", a sostengo delle altre truppe schierate per difendere la Capitale dall'attacco concentrico di due Divisioni tedesche all'alba del giorno successivo. Queste furono costrette a ripiegare. Contemporaneamente i Carabinieri si batterono in Balcania unendosi con alcune Sezioni mobilitate e con altri reparti dell'Arma alle truppe dell'Esercito (94 Carabinieri sopravvissuti su 500 dopo diciotto mesi di lotta); ripresero la lotta nella Capitale dopo la violazione da parte tedesca dell'accordo che aveva dichiarato Roma "città aperta" organizzandosi nel "Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri" comandato dal generale Filippo Caruso (v.) ed articolato in un "Raggruppamento territoriale" ed in un "Raggruppamento mobile" alimentarono infine in ogni regione la lotta senza quartiere contro il nazi-fascismo passando alle formazioni partigiane allorché il 7 ottobre il comando germanico decretò lo scioglimento dei reparti dell'Arma ed il loro trasferimento nel territorio del Reich.

L'opera dei Carabinieri nella Resistenza non conobbe mai sosta nell'autunno-inverno 1943, né in Italia (banda di "Bosco Martese" in Abruzzo, decisivo il loro intervento nelle gloriose 4 giornate dell'insurrezione di Napoli, tanto per citare i fatti salienti) né in Albania, Grecia e Jugoslavia, ma nel 1944 attinse via via l'estremo della partecipazione ed il vertice dell'olocausto. Allorché il 23 marzo di quell'anno l'esplosione di un ordigno fatto brillare a Roma in via Rasella da un elemento dei G.A.P. (Gruppo di Azione Partigiana) provocò la morte di 33 militari tedeschi, Hitler ordinò la facilazione di 10 italiani per ogni tedesco ucciso. L'eccidio ebbe luogo all'imbrunire del giorno successivo alle Fosse Ardeatine: tra le vittime ben dodici militari dell'Arma, tutti appartenenti al Fronte Clandestino della Resistenza e già arrestati dalle SS germaniche, che invano li avevano torturati perché rivelassero i piani ed i nomi dell'organizzazione partigiana dei Carabinieri. Essi furono: tenente colonnello Giovanni Frignani, tenente colonnello Manfredi Talamo, maggiore Ugo De Carolis, capitano Raffaele Aversa, tenente Genserico Fontana, tenente Romeo Rodriguez Pereira, maresciallo d'alloggio Francesco Pepicelli, brigadiere Candido Manca, brigadiere Gerardo Sergi, corazziere Calcedonio Giordano, carabiniere Augusto Renzini, carabiniere Gaetano Forte. Alla loro Memoria venne concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Maggiore Pasquale Infelisi, fucilato dai nazisti nel Maceratese.Intanto nel Nord, per merito del maggiore dei Carabinieri Ettore Giovannini si era costituita in Milano una formazione clandestina della Resistenza, che nell'aprile 1944, assunto il nome di "Carabinieri Patrioti Gerolamo" (dal nome di battaglia preso dallo stesso maggiore) contava già oltre 700 militari dell'Arma, inquadrata da numerosi ufficiali e ripartita in due Raggruppamenti. Strettamente collegata al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ed in particolare alla formazione partigiana Carabinieri di Bergamo, comandata dal maggiore Giovanni Rusconi, la "Banda Gerolamo" svolse intensa e rischiosa attività operativa, oltre che preziosa opera informativa, diretta anche all'individuazione degli obiettivi militari tedeschi da parte dell'aviazione alleata.

In vista della liberazione di Roma da parte della V Armata americana, nel maggio 1944 l'azione del generale Caruso e del suo "Fronte Clandestino" di Carabinieri ebbe di mira anche la preparazione del ripristino delle Stazioni dell'Arma nella Capitale. Il generale, che era accompagnato dal capitano Giorgio Geniola, cadde però il 29 maggio in un agguato tesogli dalla polizia nazista, che sottopose i due ufficiali a gravi sevizie nell'inutile intento di strappare loro delle rivelazioni. Il 4 giugno, mentre le colonne americane convergevano sulla Capitale, il generale Caruso riuscì ad evadere dalle sinistre carceri di via Tasso, riassumendo al comando del "Fronte" la direzione delle azioni svolte dai Carabinieri in quella vigilia della Liberazione. Questa ebbe luogo il 4 giugno 1944. Alla testa delle truppe americane entrarono nella Capitale i Carabinieri del "Contingente R." comandati dal tenente colonnello Carlo Perinetti, che si fusero con quelli del "Fronte" ripristinando in Roma i comandi territoriali dell'Arma. Per l'opera svolta come animatore del "Fronte" il generale Caruso venne poi decorato della Medaglia d'Oro al Valor Militare. Tra i pochi sopravvissuti delle prigioni di via Tasso, il brigadiere dei Carabinieri Angelo Joppi, gravemente menomato per le sevizie subite durante 90 giorni di detenzione, meritò la Medaglia d'Oro al Valor Militare anche per le ardue e rischiose imprese compiute come elemento del "Fronte" prima della cattura.

Maggiore Ettore Giovannini, animatore della Resistenza a Milano.Mentre nel settembre successivo lo Stato Maggiore dei ricostituito Esercito Italiano trasformava le unità del Corpo Italiano di Liberazione in sei "Gruppi di Combattimento" strutturati come nelle Divisioni binarie e dotati ciascuno di 2 o 3 Sezioni Carabinieri, numerosi episodi di eroismo individuale erano intanto avvenuti nelle regioni del centro e del settentrione, ovunque attestando l'indomito slancio dei militari dell'Arma nella lotta contro il nazi-fascismo. Vanno ricordate in particolare la fucilazione del maggiore Pasquale Infelisi a Macerata, l'uccisione in conflitto del brigadiere Elio Filemi a San Benedetto del Tronto e del carabiniere Giuseppe Briganti a Perugia e soprattutto il valore e l'estremo sacrificio del carabiniere Vittorio Tassi, capo di una "Banda partigiana" in Toscana, poi decorato della Medaglia d'Oro al Valor Militare.

L'estate del 1944 fu assai dura per i Carabinieri impegnati nella Resistenza, alla quale sacrificarono arditamente la vita anche il tenente Tito Livio Stagni a Siena, il carabiniere Angiolo Valentini a Talla (provincia di Arezzo), il carabiniere Giuseppe Alfonso a Cuneo il carabiniere Remo Raviol a Roreto Chisone (provincia di Torino), il carabiniere Enio Serra a Jesi, otto carabinieri della "Compagnia Carabinieri Partigiani" in Valsesia, ai quali si aggiunse il 13 luglio 1944 a Sarsina il carabiniere Fosco Montini, definito "partigiano di leggendaria audacia" nella motivazione della Medaglia d'Oro al Valor Militare a lui concessa.
Un episodio che ricorda da vicino l'olocausto del vicebrigadiere Salvo D'Acquisto fu quello che si concluse il 12 agosto 1944 a Fiesole con la fucilazione da parte nazista dei carabinieri Fulvio Sbarretti, Vittorio Marandola e Alberto La Rocca, passati alla storia dell'Arma come "martiri di Fiesole". Essi affrontarono il plotone d'esecuzione nazista per salvare la vita a dieci ostaggi innocenti.

Carabiniere Filippo Bonavitacola, militante nelle formazioni della Slovacchia.Nel Veneto l'azione dei patrioti della Brigata "Giacomo Matteotti" si avvalse del prezioso contributo apportato dalla "Compagnia Carabinieri Partigiani", forte di 100 uomini comandati dal tenente Luigi Giarnieri e posta alle dipendenze dirette della stessa Brigata avente il suo Comando Unico sulla cima del Grappa. Di fronte all'intensissima attività dei partigiani del Monte Grappa, i tedeschi decisero di reagire.
Nella notte tra il 19 e il 20 settembre 1944 quattro Divisioni tedesche, due "Brigate nere" due Battaglioni della Divisione "Monterosa" e altre unità minori mossero contro il Grappa: oltre ventimila uomini, armati ed equipaggiati, che attaccavano mille patrioti, posti a difesa di un massiccio il cui centro era presidiato dalla "Compagnia Carabinieri Partigiani" del tenente Giarnieri. Negli aspri e cruenti combattimenti caddero 18 carabinieri. Nella notte fra il 21 e il 22 settembre il tenente Giarnieri venne fatto prigioniero dai tedeschi. Condotto nel collegio "Filippini" in Pademo del Grappa (Treviso), sede del comando nazista, per due lunghe giornate subì inaudite indescrivibili torture. Fiero e sprezzante, non conobbe momenti di cedimento neppure di fronte alla minaccia di morte. I suoi aguzzini, visto inutile ogni ulteriore tentativo di estorcergli delle informazioni, decisero di impiccarlo pubblicamente affinché la sua esecuzione servisse di monito a tutti i patrioti.

Rilevante fu all'inizio dell'autunno 1944 l'attività dei carabinieri partigiani a Castiglione Chiavarese, in provincia di Genova, a Fivizzano, vicino Massa Carrara, in provincia di Varese, nel Pistoiese e a Lecco. Il Comando Unico Parmense ebbe anche dei carabinieri fra le vittime dell'attacco in forze sferrato dai tedeschi a metà ottobre a Bosco di Comiglio per annientare lo Stato Maggiore dell'importante unità partigiana e durante il quale caddero l'eroico comandante Giacorno di Crollalanza e il comandante della Piazza di Parma, Gino Meconi.
Memorabili sono rimaste nelle valli di Lanzo e del Canavese le azioni dei giovanissimi carabinieri, appena usciti dalla Scuola di Torino, inquadrati nella 46^ e 47^ Brigata garibaldina, comandate rispettivamente dal carabiniere Luigi Trivero e dal vice brigadiere Ferdinando Giambi. Quindici di essi, insieme con altri ventuno partigiani, non poterono purtroppo sottrarsi all'accerchiamento di una soverchiante unità tedesca e vennero fucilati sull'aia di una cascina nei pressi di Cudine di Corio. Era il 18 novembre 1944.

Carabinieri Federico Salvestri, comandante di due Divisioni partigiane.Qualche settimana più tardi, l'8 dicembre a Branova, in Slovacchia, il carabiniere Filippo Bonavitacola affrontò il plotone di esecuzione per non aver voluto calpestare gli alamari strappatigli dai nazisti. All'ufficiale che comandava il plotone di esecuzione e che gli si era avvicinato per bendargli gli occhi, sferrò un violento pugno ed esclamò: "Non occorre che mi bendiate gli occhi. Sparate". Venne decorato alla Memoria con la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Arriviamo così al 1945, che per i carabinieri partigiani iniziò con dei furiosi combattimenti in Val d'Arda contro agguerrite unità tedesche. Nel gennaio di quell'anno il carabiniere Federico Salvestri, comandante col nome di battaglia "Richetto" delle Divisioni partigiane "Centocroci" e "Val di Taro", venne catturato e condannato a morte. Ma durante la sua traduzione a Piacenza, per esservi fucilato, riuscì con estrema audacia a sfuggire ai nazisti insieme con cinque patrioti e a riprendere immediatamente la lotta, con azioni che sono rimaste leggendarie. Il 26 gennaio a Ciano d'Enza, in provincia di Reggio Emilia, il carabiniere Domenico Bondi, che aveva al suo attivo numerose imprese condotte contro i nazifascisti, prese parte all'attacco di una colonna tedesca insieme col 3° Battaglione della Brigata "Fiamme Verdi". Accerchiato dagli avversari durante un'azione isolata, tenne loro testa per oltre due ore. Poi, esaurite le munizioni, fu costretto a cedere. Le torture cui fu sottoposto nei giorni successivi valsero ai tedeschi una sola frase, che il Bondi ripetè con impavida ostinazione: "Sono un carabiniere, da me non saprete altro". Il 26 gennaio cadde davanti al plotone di esecuzione. Venne decorato della Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria.

Fra i carabinieri comandanti di unità partigiane va ricordato il brigadiere Alberto Araldi, che col nome di battaglia "Paolo", aveva il comando della 3^ Brigata della Divisione partigiana "Piacenza" del tenente dei Carabinieri Fausto Cossu. Dei suoi colpi di mano, delle sue azioni audaci ed improvvise, della sua indomabile energia e del suo coraggio scrisse Pietro Solari nel volume "Partigiani in Val Trebbia e Val Tidone". Cadde anche lui nelle mani dei tedeschi mentre tentava di catturare un capo nazista di Piacenza, responsabile di rappresaglie e crimini di guerra. Dopo la sua fucilazione, che avvenne nel cimitero di Piacenza il 7 gennaio 1945, un sottufficiale dei plotone d'esecuzione esclamò: "E' un peccato fucilare uomini di carattere come Paolo". Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria.

Tra un'infinità di altri episodi che caratterizzarono l'azione patriottica dei Carabinieri fra il gennaio e il marzo dei 1945, sopravvenne la primavera di quell'anno, così importante per la Resistenza e per la Guerra di Liberazione. Anche sul piano militare i Carabinieri, inquadrati nei Gruppi di Combattimento Italiani (3 Sezioni nel Gruppo Friuli, la 95^, la 98^ e la 316^; 2 Sezioni nel Gruppo Legnano, la 39^ e la 51^; 2 anche nel Gruppo Cremona, la 94^ e 739^; infine 3 Sezioni nel Gruppo Folgore, la 314^, la 315^ e la 317^) parteciparono alle operazioni che portarono alla liberazione di numerose città dall'occupazione tedesca. L'ingresso dei Carabinieri nei centri liberati venne salutato ovunque con entusiasmo irrefrenabile.

Al momento dell'insurrezione generale, ordinata il 25 aprile 1945, i 700 carabinieri della "Banda Gerolamo" del maggiore Giovannini intensificarono la loro attività e parteciparono nei giorni 25, 26 e 27 alla liberazione di Milano. Secondo i piani prestabiliti e decisi in armonia col C.L.N. varie squadre di Carabinieri occuparono tempestivamente le caserme della città, assicurando i necessari servizi d'ordine e di difesa degli edifici pubblici e rastrellando ingente quantità di materiale e documenti. Fra gli episodi più importanti va ricordata l'occupazione della caserma del 205° Comando Regionale Repubblicano e l'attacco alla Caserma Medici, sede dei Comando nazista. Gli alleati, sopraggiunti dopo due giorni dalla liberazione, trovarono non solo a Milano, ma in tutta la Lombardia, l'Arma interamente ripristinata dalla "Gerolamo" nelle sue sedi e in piena attività istituzionale. Il 27 aprile anche Piacenza venne liberata da una Divisione partigiana: a comandarla era il tenente dei Carabinieri Fausto Cossu, che il 27 aprile sfilò alla testa della sua unità per le vie della città esultante. La formazione del tenente Cossu ebbe grandi meriti nella lotta ai nazifascisti.

Ultimata l'epica stagione della Resistenza, venne il momento di fare l'appello. Dalle file dell'Arma non risposero 2.735 militari, caduti in soli venti mesi di lotta partigiana; 6.521 risultarono i feriti.
Un così alto tributo di sangue ha avuto i seguenti riconoscimenti:

alla Bandiera dell'Arma:
1 Medaglia d'Argento al Valor Militare;

ad ufficiali, sottufficiali, appuntati e carabinieri:
2 Croci di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia;
32 Medaglie d'Oro al Valor Militare;
122 Medaglie d'Argento al Valor Militare;
208 Medaglie di Bronzo al Valor Militare;
354 Croci di Guerra al Valor Militare.