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Il 7 febbraio
1868, per ordine del Ministero della Guerra, vennero
concentrati in Firenze 80 Carabinieri a cavallo (40 della
Legione di Firenze, 20 della Legione di Milano, 20 della
Legione di Bologna) destinati come scorta d'onore al corteo
reale che doveva formarsi allorquando la Principessa
Margherita di Savoia, andando sposa al Principe Umberto,
sarebbe entrata solennemente in città.
I Carabinieri, nella circostanza,
indossarono gli elmi e le corazze che già erano stati impiegati in
occasione delle nozze del Duca di Savoia con l'Arciduchessa Maria
Adelaide di Lorena.
Questa volta, però, lo squadrone
formatosi in Firenze non venne subito dopo disciolto, ma fu invece
destinato alla guardia dei reali appartamenti e scorta d'onore alla
persona del Re. Formato come era da elementi tratti dalle varie
Legioni del Regno, si badò che i singoli componenti dello speciale
reparto possedessero, oltre a peculiari doti fisiche di statura,
particolare robustezza ed abilità nel montare a cavallo e,
soprattutto, distintissimi requisiti d'ordine morale e
disciplinare.
Alla sua prima costituzione
l'organico prevedeva: 1 capitano comandante, 4 ufficiali, 9
sottufficiali, 69 carabinieri e 50 cavalli (che nel 1870 vennero
portati a 70).Tale reparto assunse, in breve volgere di tempo,
varie denominazioni: Corazzieri, Guardie d'onore di S.M.,
Carabinieri Reali Guardie del Corpo di S.M.; Drappello Guardie di
S.M., Carabinieri Guardie del Re, nome, questo, che rimase sino a
che durò la monarchia.
Nel 1869, con effetto
dal 1° gennaio, l'organico venne aumentato e stabilito in: 1
capitano, 4 ufficiali subalterni, 12 sottufficiali e 88
carabinieri. Fu questo il nucleo, che mantenendo immutate le
caratteristiche essenziali di reclutamento e composizione organica
e modificandosi soltanto in qualche particolare, divenne poi il
prestigioso Squadrone Carabinieri Guardie del Re, comunemente
chiamato, per brevità, Squadrone Corazzieri.
Con R.D. del 7 gennaio 1870 si
addivenne alla definitiva soppressione stabilita per il 1° febbraio
successivo delle compagnie Guardie Reali del Palazzo, le cui
tipiche funzioni divennero prerogative del nuovo Squadrone.
Quando la Real Casa, nel 1871, si
trasferì da Firenze a Roma, la seguì un distaccamento di
Carabinieri Guardie del Re al comando di un ufficiale subalterno.
Formatasi la Legione Carabinieri di Roma, lo squadrone passò a far
parte della medesima e fu così interamente riunito nella capitale,
che ne divenne da allora la sede naturale.
A testimonianza dell'efficienza e
dell'attaccamento al dovere del reparto di nuova istituzione, basta
ricordare due episodi fra i tanti che si ebbero nel periodo che
seguì fino allo scoppio della Grande Guerra.
Il 17 novembre
1878 a Napoli, mentre la vettura reale, in cui avevano preso
posto il Re e la Regina, accompagnati dal Principe ereditario
e dal ministro Cairoli, si trasferiva dalla stazione al
palazzo reale, scortata dallo Squadrone Carabinieri Guardie
del Re in formazione aperta, fu attentato alla vita di Umberto
I da parte di un individuo, tale Passanante, armato di
pugnale.
Al primo colpo, sviato dal ministro
Cairoli, ne seguì un secondo che venne fermato da un fendente di
sciabola vibrato dal comandante della scorta, capitano De
Giovannini, il quale, prontamente intervenuto, con estrema
decisione e rapidità immobilizzò l'attentatore impedendogli di
attuare il proposito criminoso.
L'ufficiale venne decorato di
Medaglia d'Argento al V.M. "per avere contribuito personalmente ad
impedire che avesse avuto effetto l'attentato alla reale Persona",
e la città di Napoli gli offerse una sciabola d'onore.
L'altro episodio si verificò a Roma
il 14 marzo 1912, pochi minuti prima delle ore 8. Vittorio Emanuele
III, accompagnato dalla Regina, si stava recando in carrozza
coperta dal Quirinale al Pantheon per assistere alla Messa in
memoria di Umberto I.
Giunta la carrozza reale dinanzi al
palazzo Salviati, su corso Umberto, un certo D'Alba, appostato tra
le colonne dell'edificio, estrasse la pistola nell'intento di far
fuoco contro la vettura. Di quel gesto si accorse in tempo il
tenente Cellario Serventi, che scortava la carrozza sulla destra,
mentre il maggiore Giovanni Lang scortava sulla sinistra.
L'ufficiale, allertando la scorta,
che immediatamente si serrò attorno alla vettura, e dando ordine di
accelerare l'andatura, si pose contro lo sportello destro, allo
scopo di coprire i sovrani. Il primo colpo esploso dall'attentatore
uccise il cavallo montato dal brigadiere Marri, che si era posto
nel frattempo poco innanzi allo stesso sportello; il secondo colpo,
invece, ferì alla testa il maggiore Lang, che cadde privo di sensi.
Al suo posto subentrò subito un brigadiere che lo seguiva,
impedendo così che si aprisse una falla nella formazione.
Appena rientrato il corteo al
Quirinale, il Sovrano encomiò solennemente il tenente Cellario e
tutto lo squadrone ed ordinò che l'alto suo riconoscimento fosse
inserito nelle cartelle personali dell'ufficiale e di tutti i
Carabinieri Guardie del Re: "Per il modo ammirevole con cui la
scorta si è comportata, per la calma serena con la quale ciascuno
ha mantenuto il proprio posto, malgrado che il maggiore Lang
cadesse ferito e malgrado la inevitabile confusione del
momento". |