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Peter Pan era una strana creatura. Non
era un bambino nonostante sapesse parlare, non era un uccello
nonostante sapesse volare. La sua vita fu tutta un'avventura.
Anzi, è tutta un'avventura, in quanto Peter Pan non ha
un'esistenza come quella d'ogni essere vivente. Finché ci sarà
un bambino in terra, egli non potrà morire, ma gli terrà
compagnia portandolo dentro la sua vita di sogno.
Bisogna dunque sapere che, quando ebbe una settimana, cioè sette
giorni dopo esser nato, Peter Pan scoprì il sistema di non
invecchiare. Dalla culla dove lo aveva messo la sua mamma guardò
gli alberi di un giardino non lontano da casa e desiderò
immensamente di andarci a vivere. Si trattava d'un giardino
incantato, abitato da fatine e folletti.
"Sì. Mi piacerebbe restarci per sempre", si disse.
E d'improvviso si sentì sollevare in volo. Volava come un
uccellino. Dall'alto vedeva Londra, la sua città. Vedeva i tetti,
le strade. Vedeva i bambini che giocavano. Atterrò.
Le fatine lo guardarono con sorpresa e con sospetto.
"Che strano
uccello!", esclamarono.
"Ma sembra un bambino...", poi si corressero, dopo averlo
osservato meglio.
"È soltanto un Tra l'uno e l'altro", sentenziò il Corvo Salomone
Gracchia, che la sapeva lunga.
"Potremmo tenercelo", disse subito una fatina di nome Trilli. E
lo disse perché s'era innamorata a prima vista di Peter Pan.
"Vi racconterò delle bellissime storie che conosco", lui le
lusingò. "E voi mi racconterete le vostre, che devono esser
tante".
Così trascorsero molti giorni, tutti pieni di dolci
divertimenti. Le fatine sapevano organizzare delle feste stupende,
specie di notte al chiaro di luna.
"Voglio che questa vita non finisca mai", Peter Pan chiese loro.
Ed esse sorrisero, come a dire che forse l'incantesimo avrebbe
potuto durare.
Ma una sera Peter Pan fu preso da una grande nostalgia per la
sua mamma. E pregò che lo lasciassero andare a vederla.
"È passato tanto tempo da quando sei volato via da casa", gli
dissero le fate, "e tu restando con noi non te ne sei nemmeno
accorto. Quando passa tanto tempo, cambiano tante cose anche fra
gli umani, nel loro mondo".
Peter Pan però insistette. E alla fine ottenne il permesso di
far ritorno alla sua casa. La raggiunse in volo, ma non vi entrò.
Dalla finestra, infatti, aveva visto la sua mamma che stringeva fra
le braccia un altro bambino. Pianse. E tuttavia comprese che, dopo
essersi disperata per la sua scomparsa, la mamma s'era consolata
chiedendo alla cicogna di portarle un nuovo bambino.
"Sono io ad avere scelto questa vita", ragionò Peter Pan. "Ho
dato un gran dolore alla mamma, ma ora devo vivere secondo il
destino che mi sono scelto. Andrò a cercarmi la compagnia di
qualche altro bambino. Magari saranno felici di conoscere il mio
mondo di folletto".
A lui era facile persino passare attraverso le fessure. Così
s'insinuò in una casa dove vivevano marito e moglie con tre figli e
una bambinaia. I ragazzi si chiamavano Wendy, John e Michael. La
bambinaia si chiamava Nana, e in realtà era una grossa cagna San
Bernardo.
Sgusciando per le stanze, Peter Pan fece rumore: Nana lo
inseguì, e per un pelo egli riuscì a volare via attraverso la
finestra. La sua ombra, però, rimase impigliata nel davanzale, e di
là penzolò.
"Tornerò a riprendermela alla prima occasione", si ripromise
Peter Pan. "Nessuno, che io sappia, va in giro senza la propria
ombra".
Il folletto attese perciò che i padroni di casa uscissero per
andare a teatro, che Nana fosse distratta, e di nuovo s'insinuò
nella camera dei ragazzi. Che parvero riconoscerlo. Anzi,
cominciarono a parlare con lui come se fossero vecchi amici.
Peter Pan raccontò dell'isola in cui viveva,
l'Isola-che-non-c'è, e delle fate che gli erano amiche.
"Me ne sono portata dietro una. Questa è Trilli, la più gentile
di tutte, anche se le fate sono tutte gentili", disse.
Trilli fece un inchino e inondò la camera di una polvere dorata
e splendente che usciva dalla sua bacchetta magica. Tuttavia in lei
già cominciava a nascere un sentimento che non aveva mai conosciuto
prima: si scopriva gelosa di Wendy, che faceva tante moine a Peter
Pan. E la gelosia non è davvero un bel sentimento.
Peter Pan raccontava, raccontava. E Wendy, John e Michael
passavano di meraviglia in meraviglia. In qualche modo si sentivano
protagonisti delle avventure strabilianti che ascoltavano. Gli
sarebbe piaciuto viverle davvero.
"Non avete che da venire con me. Ci vuole così poco... Saliamo
sui tetti e prendiamo il volo", li tentò Peter Pan.
"Volare? Noi non sappiamo volare", s'impaurirono i tre.
"Si fa così", spiegò Peter Pan. E Wendy e i suoi fratellini,
assieme al loro prodigioso amico e a Trilli, si trovarono a
viaggiare nel cielo, per tutta la notte, come se volare fosse stato
da sempre il loro mestiere.
Dall'alto scorsero
l'Isola-che-non-c'è, cioè il mondo incantato di Peter Pan, poi il
Villaggio Indiano, la Foresta, le spiagge bianchissime. Erano
dentro un sogno.
"Ma non è un sogno", li scosse Peter Pan. "Ecco infatti il
vascello di Capitan Uncino...".
"E chi è Capitan Uncino?", s'incuriosì Wendy.
"È il mio mortale nemico. È un pirata, con tutta la sua ciurma.
Gli manca una mano perché gliel'ha mangiata un coccodrillo. Insieme
alla mano, la bestiaccia ha mangiato anche una sveglia, che fa di
continuo tic-tac dentro il suo stomaco. In questo modo Capitan
Uncino sa quando il pericolo si avvicina".
Dal vascello del pirata partivano cannonate a ripetizione. Peter
Pan però riuscì ad evitarle, e a far arrivare Wendy, John e Michael
all'Isola-che-non-c'è.
"Nel mio rifugio segreto, che è l'Albero dell'Impiccato, sarete
al sicuro", li tranquillizzò. "Vi difenderanno i Bimbi Sperduti,
cioè i miei compagni di giochi, tutti bravissimi ragazzi...".
Ma Trilli, sempre più gelosa, aveva chiamato a raccolta i Bimbi
Sperduti, parlando loro malissimo dei nuovi amici del folletto.
Così i Bimbi Sperduti non trovarono di meglio da fare che
accoglierli a sassate mentre arrivavano in volo.
Per fortuna sopraggiunse anche Peter Pan. Fatti atterrare senza
danni i disorientati fratellini, poté chiarire l'equivoco. E
l'amicizia tra Wendy, John, Michael e i Bimbi Sperduti infine fu
stretta.
Tutti assieme cominciarono allora a giocare agli Indiani. Ma
sulla loro strada apparvero gli Indiani veri, che li legarono e li
imbavagliarono. Disse il loro capo, Toro in Piedi: "Siete voi che
avete rapito mia figlia Giglio Tigrato. La pagherete".
In realtà Giglio Tigrato era prigioniera di Capitan Uncino, il
quale, a ogni costo, voleva sapere da lei dove fosse il rifugio
segreto di Peter Pan. Ma Giglio Tigrato, innamorata a sua volta del
folletto, giurò al Capitano che nemmeno sotto la minaccia della
morte avrebbe tradito il suo amico.
Allora Spugna, fedele nostromo di Capitan Uncino, la trascinò in
mare. La fanciulla stava ormai per affogare, quando Peter Pan, con
un volo prodigioso, giunse a salvarla, scaraventando in mare il
pirata, che solo per un miracolo non finì fra le fauci del
coccodrillo, già spalancate per mangiarselo.
In onore di Giglio Tigrato, riportata fra gli Indiani, si fecero
grandi festeggiamenti. Toro in Piedi applaudì Peter Pan, e lodò
Wendy, i suoi fratellini e i Bimbi Sperduti. E tutti, naturalmente,
riebbero la libertà.
Ma Capitan Uncino non si era ancora rassegnato a lasciarsi
sfuggire Peter Pan. Approfittando della crescente gelosia di
Trilli, riuscì a farsi rivelare da lei dov'era il rifugio del
folletto e di tutti i suoi amici. Poi, con l'aiuto di Spugna e
dell'intera ciurma, catturò i ragazzi e fece in modo che Peter Pan
rimanesse da solo dentro l'Albero dell'Impiccato.
"Adesso a noi due!", gridò trionfante Capitan Uncino. E lasciò
cadere nella cavità dell'Albero un pacco pieno di esplosivo.
Peter Pan stava riposandosi da tante fatiche, e suonava il suo
zufolo.
"Guarda che bel pacco. Sarà un dono? Un dono misterioso?",
s'incuriosì.
Già era pronto ad aprirlo quando, appena in tempo, giunse
Trilli. "Ero prigioniera di Capitan Uncino. Sono riuscita a
liberarmi. È una bomba, quel pacco. Scappiamo!".
Un buuum tremendo, un boato. Ma ancora una volta il nostro eroe
fu salvo.
Il pirata, però, stava di nuovo tramando. Aveva fatto
trasportare Wendy, i suoi fratellini e i Bimbi Sperduti sul suo
Vascello Fantasma, e li minacciava: "Morirete tutti, se non
diventerete pirati anche voi".
"Non lo diventeremo mai, piuttosto io morrò!", rispose Wendy,
fieramente.
In quel mentre, sulla nave apparve Peter Pan. Ingaggiò una
terribile lotta con Capitan Uncino, e lo vinse. I prigionieri, lo
si può ben capire, tirarono tutti un gran sospiro di sollievo.
A quel punto, Wendy e
i suoi fratellini cominciavano ad avere nostalgia dei genitori,
anche se gli dispiaceva non poco separarsi da Peter Pan. Lui, a sua
volta, provava il medesimo dispiacere nel riaccompagnarli a casa.
Ma sapeva di non poter fare diversamente. Li lasciò dunque nella
loro stanzetta, li salutò, recuperò la propria ombra che era ancora
sul davanzale, e si rimise in volo solo soletto.
Scomparve. Poi riapparve in un raggio di luna.
Wendy, John e Michael si ritrovarono ciascuno nel proprio
lettino, giusto in tempo per sentirsi augurare la buonanotte da
papà e mamma, appena tornati dal teatro.
Su per le scale ansimava Nana, la bambinaia. Che, se avesse
potuto parlare... |